La menzogna della privacy in un mondo di estrazione di dati

 

Viviamo in un mondo di dati. Dallo shopping, le letture online, alle attività fisiche ed inclinazioni politiche, si raccolgono in continuazione dati che ci riguardano e molti di noi da poco si stanno rendendo conto di questa realtà.

 

Di recente abbiamo visto come i dati raccolti da Facebook siano stati usati dalla Cambridge Analytica per influenzare i risultati delle elezioni presidenziali americane del 2016. Abbiamo visto anche che in California le forze dell’ordine hanno usato campioni di DNA estratti da database di alberi genealogici per risolvere l’omicidio del Golden State dopo 30 anni.

Sappiamo che il nostro mondo ricco di dati offre anche molti benefici. Waze ci porta a destinazione usando il percorso più veloce. Netflix ci trova lo spettacolo perfetto di cui non avevamo neanche mai sentito parlare. Ma i benefici che vengono da quest’estrazione di dati, portano con sé altrettanti pericoli.

 

 

La privacy è una bugia

Il nostro Dio è sovrano su tutta la creazione. Niente sfugge alla sua portata né si sottrae al suo sguardo attento. Lui conosce il numero di capelli che abbiamo (Matteo 10:30) e i pensieri che ci passano per la testa. Non possiamo nascondergli nulla, né dovremmo volerlo fare. Dovremmo voler essere ben conosciuti ed amati. Essere ben conosciuti e poco amati sono la cosa più terribile da sperimentare, ed essere ben amati ma poco conosciuti è una farsa.

 

Ciò è particolarmente vero in un mondo ossessionato dai dati e dalla privacy. In molti casi, siamo conosciuti da migliaia di ditte e di produttori, ma non siamo amati. C’è sempre un limite da considerare. Infatti le promesse che le imprese ci fanno, di cercare il nostro bene e il nostro massimo beneficio, hanno tutte un secondo fine: il loro guadagno personale.

 

I cristiani devono sapere che niente di quello che pensiamo o facciamo sfugge al nostro Dio. Ma, mentre Dio sa tutto di noi, Lui ci ama anche. Dio non cerca di conoscerci con un secondo fine. Lui cerca di conoscerci per il Suo grande amore, mostratoci nella persona e nell’opera del suo Figliolo. Non gli puoi nascondere nulla, ma ciò è per il nostro bene.

 

 

Tu sei il prodotto

Da Twitter a Facebook, dagli assistenti digitali ai servizi musicali, viviamo nel mondo degli strumenti a basso costo. Ma questi servizi gratuiti o economici sono in realtà troppo belli per essere veri. Il pagamento siamo noi stessi. Noi siamo il vero prodotto.

Ti sei mai fermato a considerare cosa dicono quei termini e quelle condizioni? Quei trafiletti che saltiamo velocemente a piè pari? A meno che tu non abbia una laurea in giurisprudenza, non li capirai. Spesso scorro il più velocemente possibile o clicco semplicemente sul bottone “Accetto”, cercando d’arrivare subito a quello che mi serve. Ma una delle domande più spinose che ci siamo posti ultimamente è fino a che punto siamo disposti a barattare la nostra privacy in cambio di questi servizi?

 

Si raccolgono in continuazione dati che ci riguardano. La cronologia di quello che abbiamo consultato, cosa ci è piaciuto, cosa abbiamo cliccato, e persino quanto tempo abbiamo cercato qualcosa che è stato registrato per vari scopi. Sulla scorta dei dati raccolti da Facebook a proposito delle elezioni presidenziali del 2016, un signore ha scritto un post su Twitter spiegando che Google raccoglie circa cinque gigabyte di dati per utente, usandoli per affinare i risultati sia delle ricerche sia degli annunci pubblicitari. Tutto ciò sembra essere la punta dell’iceberg in termini di ciò che sappiamo e non sappiamo come vengono usati i nostri dati.

 

Considerando il movimento (fallito) #CancellaFacebook e agli avvocati che spingono sui giganti della tecnologia per ottenere nuove regole sulla privacy, siamo stati piuttosto reattivi e attivi sulle questioni relative alla privacy. Come cristiani, dobbiamo affrontare questi temi con discernimento e saggezza.

 

 

Appello alla saggezza

Proverbi 1:20 ci dice che “la sapienza grida per le vie, e fa sentire la sua voce nelle piazze”. I credenti devono considerare con saggezza le implicazioni relative sia all’estrazione dei dati sia alla privacy digitale.

 

Prima di tutto, dobbiamo ricordare che viviamo in un mondo decaduto. Promesse e accordi non vengono mantenuti. Nessuna società al mondo potrà mai proteggere completamente i tuoi dati. Quello che fai online ti ritroverà, perché la privacy completa è una bella bugia. A causa di un hacker o di una fuga di dati, le tue informazioni non saranno mai completamente al sicuro. Dovremmo essere consapevoli che tutto è pubblico e dovremmo cercare di essere irreprensibili in ogni cosa, specialmente nel nostro comportamento online.

 

Secondo, dovremmo stare attenti a non usare male la tecnologia. La tecnologia è uno strumento che Dio ci ha dato da creare e usare alla sua gloria e per il bene della società che ci sta attorno. Ma spesso siamo più controllati dalla tecnologia di quanto la controlliamo. Abbracciamo passivamente nuove mode o applicazioni senza capire che potrebbero impedirci di glorificare Dio, glorificando invece noi stessi. Invece di cercare il bene di quelli che ci circondano, potremmo essere tentati di cercare il nostro bene e di vivere in un mondo curato, costruito sugli algoritmi, ritagliato perfettamente a nostra immagine. Queste tecnologie sono spesso guidate da dati che abbiamo fornito inconsapevolmente.

 

Come cristiani, siamo responsabili di ogni pensiero, azione e click che facciamo. Niente può sfuggire alla conoscenza – o alla presenza – di Dio. Tuttavia in questo mondo sempre più connesso e saturo di dati, pare che niente sfugga anche agli altri. Dobbiamo essere buoni amministratori della nostra privacy digitale, non perché abbiamo qualcosa da nascondere, ma perché la prudenza esige cautela e visto che esistono sconosciuti che potrebbero aver accesso ai nostri dati, usandoli a nostra insaputa.

 

È buono e giusto invitare gli altri nelle nostre vite per il bene della responsabilità e della comunità, ma è saggio dare i nostri dati personali a compagnie e venditori che hanno un doppio fine?

 

 

 

Traduzione a cura di Susanna Giovannini

 

 

Tematiche: Crescita spirituale, Cultura e Società, Social media, Vita Cristiana

Jason Thacker

Jason Thacker
È il direttore creativo della Commissione per la Libertà Etica e di Religione. È laureato presso l’università del Tennessee e presso il Southern Seminary. È sposato con Dorie, ed ha due figli. Sono membri della City Church di Murfreesboro, Tennessee.

© TheGospelCoalition.org, © Coram Deo

Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.