Una “normale” visita pastorale

 

Qualche settimana fa, in risposta ad una domanda, ho postato una bozza di una “normale” settimana di ministero pastorale.

Da allora mi è stato chiesto più volte di descrivere una visita pastorale cosiddetta “normale”. Quindi, con le scuse per il ritardo, e con il solito avvertimento che ciò che è “normale” per me potrebbe non essere “normale” per voi, ecco la mia risposta.

 

In primo luogo, mi preparo per la visita con la preghiera.

Mi prendo qualche minuto per pregare per la famiglia che sto per visitare. Durante questo periodo mi assicuro di conoscere i nomi sia degli adulti sia dei bambini, mi ricordo di quello che ognuno di loro sta facendo nella loro vita, e mentalmente prendo nota di ogni particolare necessità o preoccupazione di cui avevamo parlato in precedenza.

 

Secondo, nei primi 15 minuti circa della visita cerco di parlare con la famiglia di quello che sta succedendo nella loro vita: come va il lavoro, i bambini, la scuola, ecc.

Se c’è anche qualche importante questione locale o nazionale parliamo anche di questo. Ovviamente, a volte si estende per un po’ oltre i 15 minuti. E a volte è difficile cambiare l’argomento in qualcosa di più “spirituale”. Tuttavia, mi piace “rompere il ghiaccio” in questo modo.

 

So che alcuni pastori non sono d’accordo con questo tipo di approccio, preferendo arrivare direttamente allo “spirituale” iniziando con la lettura della Bibbia e la preghiera.

In alcune delle chiese, la gente è stata addestrata ad aspettarselo dai loro pastori e questo è fantastico… Tuttavia, probabilmente per la maggior parte di noi, indurre la gente a parlare della propria anima non è una cosa facile ed è meglio prima “scaldare” un po’ la conversazione.

 

Non credo che questo sia pragmatico o manipolativo. Come pastore, mi interessa soprattutto il benessere spirituale del mio gregge, ma m’interessa anche ogni aspetto della loro vita. Mi piace sapere come sono andate le loro vacanze, il loro lavoro, le loro scuole, i loro amici, ecc. Mi piace vedere e avere il senso delle diverse personalità e persone. Spesso, si iniziano conversazioni che non avremmo mai potuto prevedere, che ci riportano alle Scritture in modo molto naturale (sono sempre alla ricerca di opportunità per mettere in relazione la Parola di Dio con il mondo della persona). Di solito aiuta tutti a rilassarsi un po’ e facilita il passaggio a questioni più direttamente “spirituali”. Sono d’accordo con il vecchio detto: “Alla gente non importa quanto tu sappia, finché non sappia quanto t’interessa”.

 

A volte trovo utile condividere un po’ della mia vita e della mia famiglia. Cerco di dimostrare che ho una vita familiare normale con tutte le sue gioie, preoccupazioni e dolori. Ovviamente devi stare attento in questo ambito. Non vuoi “permettere che certi eventi vadano in giro” e non vuoi passare troppo tempo a parlare di te stesso. Tuttavia, alcune persone trovano più facile aprirsi se il pastore stesso è disposto a farlo.

 

In terzo luogo, lo scopo principale di una visita pastorale è quello di avere una conversazione su questioni spirituali.

A volte è molto facile, perché soprattutto i cristiani maturi sono abituati alle visite pastorali e probabilmente avranno alcune domande spirituali da porre, o alcuni argomenti di cui vogliono parlare.

 

Ora, supponiamo che siate in visita a persone che non sono abituate a conversazioni spirituali. Come si fa a guidare la conversazione per produrre una discussione proficua? Fino ad ora, non mi sono mai seduto a pensare a quali domande fare alle persone, ma ho cercato di elencare qui sotto alcune domande che sono utili. È importante fare queste domande in modo amichevole e naturale, piuttosto che in modo accusatorio o “a bruciapelo”. A volte trovo più semplice indirizzare alcune di queste domande ai bambini all’inizio perché spesso parlano molto più liberamente di questioni spirituali.

 

  • C’è qualcosa per cui vorresti che pregassi?
  • Cosa hai letto nella tua Bibbia? Qualcosa che ti ha aiutato o ti ha lasciato perplesso?
  • Cosa trovi difficile leggere nella Bibbia?
  • Per che cosa ti è difficile pregare?
  • C’è qualcosa su cui vorresti che venisse predicato? Ci sono testi che vorresti che venissero spiegati?
  • Ci sono sermoni che hai trovato utili… confusi… impegnativi?
  • Cosa ne pensi della predicazione della scorsa domenica?
  • Diresti che stai progredendo spiritualmente, o stai andando indietro?
  • Stai leggendo qualche buon libro cristiano? C’è qualcosa che vuoi condividere?
  • Hai trovato dei versetti che ti aiutano a vivere la vita cristiana e che ti preparano per l’eternità?
  • Quali doni pensi che il Signore ti abbia dato? Pensi che la chiesa stia facendo il massimo uso dei tuoi doni?
  • Come ti descrivi: non salvato, salvato e sicuro, o non sicuro?
  • Pensi molto alla morte e alla vita dopo la morte? Ti senti preparato per questo? Come ti stai preparando?
  • Qual è la tua speranza per cielo? Qual è il motivo per cui pensi che sai ammesso in cielo?
  • Che cosa pensi di Gesù Cristo?
  • Che cosa vorresti cambiare di più nella tua vita?
  • Qual è la tua paura più grande?
  • Ti trovi di fronte a delle sfide difficili?
  • C’è una cosa che ti impedisce di seguire Cristo?
  • Bambini, cosa avete imparato alla Scuola Domenicale?
  • Genitori: cosa state imparando al corso di discepolato in chiesa?
  • Avete qualche domanda da farmi?

 

 

Forse sarà necessaria una sola domanda per iniziare una proficua conversazione. L’obiettivo finale è quello di scoprire dove si trovano spiritualmente le persone e come aiutarle a trovare la via della salvezza, ad una maggiore santificazione o ad essere più utili alla chiesa.

 

Quarto, concludere la visita può essere a volte difficile, specialmente con persone anziane e sole che hanno molto tempo a disposizione. È necessario tenere una buona traccia del tempo (con sguardi sull’orologio), soprattutto se si ha un’altra visita da compiere.

Di solito faccio sapere alla gente quando arrivo che devo essere da qualche altra parte ad un certo orario. Questo aiuta a inquadrare un po’ la visita ed evita anche che la gente pensi che tu sia stanco di loro quando devi concludere la visita. Si può sempre organizzare un secondo incontro, se necessario.

 

E anche se non avete un’altra famiglia da incontrare, non trascurate il vostro tempo libero. Se cominciate a capire che è ora di andare (persone che guardano l’orologio, alcuni della famiglia che improvvisamente scompaiono, silenzi più lunghi, ecc….), allora andate!

 

Ma non senza aver pregato e letto la Bibbia insieme.

 

Durante il corso della conversazione dovreste prendere appunti mentali su soggetti di preghiera. E nella preghiera conclusiva, cercate di raccogliere queste informazioni e pregate per ognuna di esse – anche su questioni banali sollevate da bambini piccoli.

Inoltre, cercate di scegliere un capitolo importante della Scrittura da leggere, un capitolo che parli alle loro esigenze. Cercate di mostrare come la preghiera e la lettura della Bibbia dovrebbe avere un impatto sulla vita ordinaria. Forse dovreste fare domande ai bambini sul passaggio.

 

Quinto, in auto, mentre tornate a casa, pregate per la visita effettuata o quando tornate a casa. Magari è il caso di prendere appunti e dovete appuntarvi di telefonare di nuovo tra qualche settimana. Inoltre, magari pensate a come il prossimo sermone potrebbe un aiuto a quella famiglia.

 

Infine, non conosco nessun pastore che pensi di essere un grande pastore. La maggior parte di noi è ben consapevole delle nostre mancanze, dei nostri fallimenti e soprattutto della nostra paura dell’uomo.

 

Concludiamo così ogni visita pastorale ritornando al Gran Pastore delle pecore per cercare il Suo perdono gratuito e completo.

 

Tematiche: Chiesa, Discepolato, Pastorato, Vita Cristiana

David Murray

David Murray


Professore di Antico Testamento e Teologia Pratica al Puritan Reformed Theological Seminary e anche professore al Westminster Theological Seminary.

 

© HeadHeartHand.org, © Coram Deo

Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.