#10 – Serie sull’Evangelizzazione: esaminare le nostre motivazioni

 

 

 

Dal momento che Dio guarda al cuore, è importante che esaminiamo regolarmente le nostre motivazioni. Riguardo all’evangelizzazione, ci sono molte motivazioni false e non bibliche che devono essere rigettate. Avendo Paolo come nostro esempio, riconosciamo che siamo più utili al Signore quando siamo motivati sia da un desiderio di vederlo glorificato sia da un sincero interesse per il bene degli altri.

 

Dio non è interessato soltanto a cosa facciamo, ma è estremamente interessato al perché lo facciamo. Innanzitutto vorrei farvi notare che, se vogliamo essere efficaci nell’evangelizzazione, è molto importante che le nostre motivazioni siano in accordo con il modello e i principi della Scrittura. È qualcosa di molto semplice, eppure è bene ricordarci reciprocamente questa verità.

 

Le false motivazioni

Siamo consapevoli che nell’ambito dell’evangelizzazione ci sono diverse motivazioni dalle quali spesso ci facciamo spingere: motivazioni pretestuose e, dunque, da rigettare. Non è sufficientemente buono rispondere ad alcuni input molto efficaci nello spronarci all’azione, se essi non sono per nulla biblici.

Permettetemi di passare rapidamente in rassegna questi punti.

 

1 – Desiderio di accettazione da parte del gruppo

In altre parole, ci troviamo in mezzo a un gruppo di persone, tutte coinvolte nell’evangelizzazione: giacché lo fanno tutti, sentiamo di dover essere coinvolti anche noi. Non sappiamo né come né perché, ma sentiamo la pressione del gruppo.

 

2 – Conformismo dovuto a vincoli esterni

Si collega direttamente alla motivazione precedente e significa essere spinti da qualcosa che è del tutto fuori da noi. Con ciò non sto negando la doverosa obbedienza ai precetti biblici, che possiamo avvertire come esterni a noi; sto parlando di quando aderiamo a un certo tipo di evangelizzazione senza alcuna spinta interiore. Siamo tentati di muoverci solo perché una qualche struttura esterna ci spinge a farlo.

 

3 – Desiderio di giudicare gli altri

Potremmo avere dentro di noi un desiderio distorto di pronunciare giudizi sugli altri. Potremmo difenderci ed esclamare: “No, io non giudico!”. Bene, spero davvero che non sia il nostro caso, ma so che ciò è vero per alcuni. Potremmo essere motivati dal desiderio di andare in giro a rimproverare le persone, a dir loro quanto sono cattive e quanto tutto vada male. La personalità di chi tende a comportarsi in questo modo è fatta in modo tale che essi non trovano difficile giudicare, e vi è una certa forma o un certo stile di evangelizzazione che sembra alimentare questo bisogno dentro di loro. È un desiderio perverso che non ha nulla di biblico.

 

4 – Desiderio di controllo

Ecco un’altra motivazione pretestuosa: il desiderio di controllare le persone. Quando brandiamo la spada dello Spirito, quando ci muoviamo tra le persone portando con noi informazioni che abbiamo compreso chiaramente, ecco che ci troviamo in una posizione di potere. E a volte può accadere che alcune persone vogliano essere coinvolte in queste attività proprio per il senso di controllo che ne deriva.

 

5 – La “quota minima obbligatoria”

Ricordo che la prima volta che venni negli Stati Uniti avevo un amico che frequentava un certo istituto teologico; per diverse ragioni, non mi piaceva affatto l’idea di quel posto. Primo, non era un ambiente etnicamente misto, e non riuscivo a concepirlo. Secondo, non si potevano tenere i capelli lunghi, e a me non stava bene. Terzo, ogni settimana dovevi uscire e soddisfare la tua “quota minima” di evangelizzazione, a qualunque costo. Ogni fine settimana dovevi rendere conto di quanti “scalpi” eri riuscito ad appendere alla cintura e, nel caso tu non avessi raggiunto la quota, ti saresti dovuto aspettare una “tirata d’orecchie” prima di essere rispedito fuori a completare il tuo incarico. Un po’ come lavorare nel settore delle vendite, in effetti. Questa è senza dubbio una motivazione pretestuosa e anti biblica.

 

Se vogliamo citare due motivazioni autentiche e fondamentali per l’evangelizzazione, eccole: primo, dovremmo essere spinti dall’amore per Dio e da un desiderio per la sua gloria; secondo, dovremmo essere mossi dall’amore per il prossimo e da un sincero interesse per il suo bene.

Il libro Evangelism and the Sovereignty of God (L’evangelizzazione e la sovranità di Dio) di J. I. Packer contiene entrambe queste motivazioni. Our Guilty Silence (Il nostro colpevole silenzio) di John Stott presenta una variazione sullo stesso tema.

Non sono idee uniche o nuove ma sono, a mio avviso, un giusto riassunto biblico dei due principali fattori motivanti che dovrebbero abitare il cuore di chiunque sia coinvolto nel compito dell’evangelizzazione.

“Quando leggiamo attentamente le nostre Bibbie, scopriamo che Dio ha chiesto e ordinato di essere coinvolti nell’evangelizzazione”.

 

Questo articolo è l’ultimo della serie sull’evangelizzazione adattata da “Crossing the Barriers“, di Alistair Begg.

 

Lettura consigliata Verità per la Vita, 2, Ed.Coram Deo.

Verità per la vita - Volume 2

 

Foto di Kate Bezzubets su Unsplash

Tematiche: Chiesa, Cultura e Società, Evangelizzazione

Alistair Begg

Alistair Begg

 

È pastore della Chiesa ParkSide a Cleveland (Ohio, Stati Uniti). Scrittore e conferenziere molto stimato. La sua trasmissione radio Truth for Life è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Ogni anno organizza la conferenza BASICS dove circa 1.500 pastori si incontano per ascoltare il Vangelo di Gesù Cristo.

© TruthForLife.org, © Coram Deo

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