#3 – Serie sull’Evangelizzazione: che cos’è l’evangelizzazione? (sez.3)

 

 

Proclamare il messaggio

Il verbo proclamare deriva da kerussein, che logicamente non è il cherosene che si mette nelle lampade, anche se questo suono potrebbe aiutarci a memorizzare questa parola. Troverai questo verbo (frequente nella Scrittura e, ancora una volta, tradotto con “evangelizzare”) sessantuno volte nel Nuovo Testamento. Un’altra traduzione piuttosto comune è “predicare”, ma non vuole suggerire l’idea di un uomo che riunisce un gruppo di persone in una stanza per far loro lunghi discorsi; piuttosto, l’immagine di fondo è quella di un araldo, che spesso portava con sé una tromba o suonava un tamburo. Insomma, un tizio che faceva un bel po’ di baccano prima di dire ciò che doveva, e non perché pensasse di essere molto importante, ma perché sapeva di avere un messaggio molto importante.

Questo aspetto riguarda la nostra responsabilità nell’evangelizzazione. A volte interferiamo con il messaggio stesso e portiamo le persone ad allontanarsi perché diamo l’impressione di presentare noi stessi piuttosto che il Signore Gesù. Un araldo non era nella posizione di esprimere la propria opinione né le proprie idee: doveva trasmettere un messaggio con l’umiltà di cuore richiesta dall’autorità della parola che portava. 

Il sostantivo corrispondente è kērugma, ovvero il messaggio o l’annuncio. Se leggi libri di teologia avrai trovato di tanto in tanto la parola kērugma, usata in modo intercambiabile all’espressione “vangelo” o “buona notizia”. Si può trovare trovare, ad esempio, in Romani 16:25: “Or a colui che può fortificarvi secondo il mio vangelo [kērugma] e il messaggio di Gesù Cristo…”.

Quando Paolo si rivolgeva ai Corinzi, si differenziava dalla retorica fiorita che contraddistingueva molti insegnanti del suo tempo, poiché parlava del suo messaggio, cioè del suo kērugma“, mentre spiegava che la [sua] predicazione non consisteva “in discorsi persuasivi di sapienza, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza” (1 Corinzi 2:4).

Lascia che io sia diretto: finché non comprenderemo questa verità, molti di noi si sentiranno paralizzati nel tentativo di dedicarsi all’evangelizzazione personale. Finché non ci sarà chiaro che la potenza è nel kērugma e non nella nostra capacità di comunicare il kērugma stesso, non andremo mai avanti. Faremo enormi passi avanti semplicemente permettendo a qualcuno di leggere la Bibbia da solo, o magari leggendola insieme a lui. Il più grande passo avanti sarà lasciare, per così dire, che la meravigliosa potenza del Vangelo raggiunga la vita delle persone, piuttosto che pensare che la chiave stia nella nostra capacità di articolare queste grandi verità.

Ora, dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che, nell’adempiere all’incarico dato da Gesù, gli apostoli non stavano semplicemente declamando parole della Bibbia o qualche formula evangelica, ma stavano proclamando Gesù Cristo stesso. L’evangelizzazione fa parte della vita ordinaria di una chiesa sana e non può mai essere considerata un optional.

Mi sono imbattuto in una grande citazione dal diario di Wesley. Il 17 luglio 1739, Wesley scrive: “Sono andato a Bradford, a cinque miglia da Bath ….. Alcune persone [si erano] accampate in un posto conveniente… sulla cima di [una] collina sotto la quale si trova la città; [lì] offrii Cristo a circa un migliaio di persone, per ‘saggezza, giustizia, santificazione e redenzione'”. È una grande frase: “Lì offrii Cristo”. Evangelizzare è essenzialmente questo.

Quindi, dopo aver esaminato le parole, cerchiamo di stabilire una definizione operativa di ciò che significa evangelizzare. Ed eccola qui, direttamente dagli albori del XX secolo e da una commissione di vescovi della Chiesa d’Inghilterra (la sua teologia è stata un po’ ripulita da J. I. Packer, il quale ha scritto Knowing God).

Evangelizzare significa presentare Cristo Gesù agli uomini peccatori affinché, grazie alla potenza dello Spirito Santo, giungano a riporre la loro fiducia in Dio per mezzo di lui”

Ve la lascio scritta qui e proseguo ma, mi raccomando, portatevi dietro questa definizione.

 

Dichiarazioni chiave sull’evangelizzazione

Vorrei, infine, sottolineare una serie di affermazioni chiave sull’evangelizzazione.

Innanzitutto, l’evangelizzazione è la vita normale di una chiesa sana e non può mai essere considerata un optional

A tal proposito, considera che gli appelli degli apostoli alle chiese in materia di evangelizzazione sono praticamenti assenti. Ci hai mai pensato? Confesso che io non ci avevo riflettuto: esortazioni del tipo: “Andate, evangelizzate!” sono quasi inesistenti. Perché? Sembra che l’evangelizzazione fosse data per scontata e che venisse portata avanti senza tecniche né programmi speciali.

Ora, voglio mettere a confronto Genesi 1:28 e Matteo 28:19,20. Dopo, potremo parlare di come si fa ad evangelizzare e, successivamente, potremo discutere del motivo per cui pensi che io abbia scritto questi due versetti in giustapposizione. 

Genesi 1:28 è il passo in cui Dio dice: “Siate fecondi e moltiplicatevi” e Matteo 28 è il Grande Mandato. Ora, siamo sinceri: l’umanità ha avuto qualche difficoltà nel rispondere al mandato di Genesi 1:28? Semmai, sarebbe un grosso problema far sì che l’umanità smetta di rispondervi. Il Grande Mandato, analogamente, non era un optional riservato a un gruppo di pazzi fanatici, ma si presumeva che la riproduzione, a livello spirituale, fosse il risultato di cristiani sani e membri di chiese sane. Quindi, l’evangelizzazione è la vita normale di una chiesa sana, non un optional.

In secondo luogo, l‘evangelizzazione è privilegio e responsabilità di ogni membro del corpo di Cristo. Non si può dire: “Questo è un corso elettivo”; non si può dire: “Non seguo questo corso”. Siamo tutti coinvolti. Sei nel corpo? Allora sei coinvolto.

Ci sono persone che hanno il “dono” dell’evangelizzazione, come si legge in Efesini 4: Dio ha dato dei doni alla Chiesa, tra cui gli evangelisti. Alcuni pensano che questo sia avvenuto solo nel primo secolo e che Dio non dia più alla Chiesa degli evangelisti, ma personalmente troverei difficile sostenere questa tesi: basta leggere la storia della Chiesa per rendersi conto di come Dio abbia suscitato persone dotate di un talento unico. Gli evangelisti hanno un’abilità speciale nel comunicare la verità e, per così dire, nell’usare gli strumenti giusti per andare a pesca di uomini.

Quindi, senza negare il dono speciale dell’evangelizzazione, riconosciamo allo stesso tempo che la responsabilità della testimonianza ricade su tutti, senza eccezioni. A chi di noi stia dicendo: “Beh, non è il mio dono. Non sono un evangelista”, rispondo che nemmeno io sono sicuro di essere un evangelista. Mi limito a rispondere a ciò che Paolo disse a Timoteo quando lo esortò, come pastore, a “svolgere il compito di un evangelista” (2 Timoteo 4:5): parte dell’annuncio del Vangelo deve essere svolgere questo compito. Io non sono stato chiamato a essere “un evangelista”, e molti di noi probabilmente non lo sono; ma tutti siamo stati chiamati al compito di testimoniare.

Proseguendo, l’evangelizzazione è l’opera suprema di Dio nelle persone, un’opera nella quale egli si avvale della cooperazione umana. Dio con il suo Spirito opera nella vita delle persone; potrebbe fare tutto da solo se volesse, e a volte fa; ma ci offre l’opportunità di essere parte di ciò che sta facendo nella vita di un altro.

Infine, l’evangelizzazione è essenzialmente un processo piuttosto che un programma. Non ne trarrò un’applicazione, perché mi ci vorrebbe un’altra pagina e molti di voi non finirebbero la lettura, ma ne riparleremo nei prossimi articoli.

 

Questo articolo fa parte della serie sull’evangelizzazione adattata da “Crossing the Barriers“, di Alistair Begg.

 

Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: Come parlare del Vangelo ai nostri amici cattolici.

 

Foto di Phil Hearing su Unsplash

 

 

 

Tematiche: Chiesa, Cultura e Società, Evangelizzazione

Alistair Begg

Alistair Begg

 

È pastore della Chiesa ParkSide a Cleveland (Ohio, Stati Uniti). Scrittore e conferenziere molto stimato. La sua trasmissione radio Truth for Life è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Ogni anno organizza la conferenza BASICS dove circa 1.500 pastori si incontano per ascoltare il Vangelo di Gesù Cristo.

© TruthForLife.org, © Coram Deo

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