#4 – Serie sull’Evangelizzazione: la parte di Dio, la nostra parte (sez. 1)

 

 

Voglio iniziare con una citazione di Spurgeon: 

“Se fossi completamente egoista, e non mi interessasse nient’altro che la mia felicità, sceglierei, se potessi, di essere un vincitore di anime, perché non ho mai conosciuto una felicità perfetta, traboccante, impronunciabile, dell’ordine più puro e nobilitante, finché non ho sentito parlare per la prima volta di una persona che aveva cercato e trovato un Salvatore grazie a me. (…) Nessuna giovane madre ha mai gioito… per il suo primogenito, nessun guerriero ha esultato così tanto per una vittoria conquistata a fatica”.

Se avete avuto il privilegio di essere l’anello di una catena che ha portato alla conversione di un amico o di un vicino, allora potrete identificarvi in qualche misura con i sentimenti di Spurgeon. E se non avete mai avuto questa gioia e la desiderate, vi assicuro che camminando in obbedienza alla Parola di Dio e lasciando che il suo Spirito si muova e ci conceda questo privilegio, molti di noi arriveranno a comprendere il sentimento di Spurgeon.

Dobbiamo prima di tutto riconoscere, come abbiamo visto negli articoli precedenti, che l’evangelizzazione è l’opera suprema di Dio nelle persone, un’opera nella quale egli si avvale della cooperazione umana. Come Dio ha creato ex nihilo (dal nulla) e ha fatto risplendere la luce nelle tenebre, così avrebbe potuto scegliere di operare una ri-creazione in questo modo: avrebbe potuto fare sue le persone con un atto di fiat divino, senza alcuna cooperazione umana. Tuttavia, egli ha deciso di non operare in questo modo. Così come è venuto nella persona di Gesù, adesso che Gesù è tornato in cielo sceglie di rendere se stesso (il Dio invisibile) visibile a un mondo che non lo conosce, e di farlo attraverso la vita e lo stile di vita di coloro che sono stati trasformati dalla potenza dello Spirito. Dunque, riconosciamo che è Dio che salva, ma altresì che egli non lo fa in modo isolato da noi. Se da un lato è Dio che ha ordinato uomini e donne alla salvezza, come ci dice Paolo, dall’altro ha anche ordinato i mezzi con cui essi debbano giungere alla salvezza, arruolandoci quindi in questo processo.

 

Ciò che solo Dio può fare

Nell’adempimento delle nostre responsabilità e nell’essere obbedienti al Grande Mandato, dobbiamo avere le idee chiare su ciò che solo Dio può fare e che, quindi, noi non possiamo fare. Chiaro, no? Se soltanto Dio può fare certe cose, ipso facto, ne consegue che noi non possiamo farle. Se non abbiamo la consapevolezza di non poterle fare, possiamo essere tentati di provare a farle, sprecando un’enorme quantità di energia. Se non prestiamo attenzione alla teologia che Dio stesso ci ha dato e partiamo alla carica a zonzo per l’universo, ci ritroveremo zelanti per le buone azioni ma allo stesso tempo incapaci di comprendere le implicazioni di una teologia sbagliata. 

Guardiamo allora alle cose che solo Dio può fare.

 

L’evangelizzazione è l’opera suprema di Dio nelle persone, 

un’opera nella quale egli si avvale della cooperazione umana.

 

Innanzitutto, la convinzione del peccato è opera dello Spirito Santo, quindi di Dio. Riguardo alla testimonianza verso i propri amici, i credenti spesso dicono: “Sai, stavo parlando con George”, o “Stavo parlando con Brenda (o chiunque altro), e stavo parlando del Vangelo, menzionando l’aspetto del peccato. E mi ha detto: ‘Oh sì, so che c’è il peccato nel mondo, ma io non c’entro. So che ci sono dei peccatori, ma io non sono uno di loro’”. Il credente a questo punto di solito ragiona così: “Mi sentivo obbligato a cercare di convincerli del fatto che sono peccatori, così ho iniziato a parlare di tutti i loro difetti, delle loro incoerenze e di tutto il resto, ma quando sono arrivato alla parte della Buona Notizia, non sembravano disposti ad ascoltare”. Che sorpresa!

Ecco perché Gesù dice, a proposito dello Spirito Santo: “Ma ora vado…  perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto [lo Spirito], convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me”(Giovanni 16:5-9). È interessante che il peccato più importante sia quello di incredulità. Non credere in Dio è peccato! Ora, l’uomo naturale non se lo aspetta e non lo accetta. Tuttavia, questo è ciò che dice: “quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato“(Giovanni 16:10).

Solo Dio può dare il pentimento agli uomini. Come può un impenitente, onesto, dignitoso e ben intenzionato membro della società, che lavora nel vostro ufficio o vive nella vostra via, inginocchiarsi e riconoscere di essere un peccatore impotente e senza speranza davanti a Dio, se Dio stesso non gli concede il pentimento?

Quando nacque la chiesa, Pietro proclamò la responsabilità di obbedire a Dio. Dopo aver ricevuto una bastonata e subito dopo un’altra, disse: “Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini” (Atti 5:29). E poi in Atti 5:30: “Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi uccideste appendendolo al legno e lo ha innalzato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele e perdono dei peccati”. È una grande affermazione!

Il popolo ebraico, di cui Pietro faceva parte, riconosceva di essere stato coinvolto in un evento che andava ben oltre la sua comprensione. Pietro non risparmiò le parole sulla loro responsabilità e, allo stesso tempo, disse che tutto questo era avvenuto per volere di Dio, affinché egli concedesse il pentimento. E gli altri riferimenti negli Atti sottolineano la stessa cosa.

Solo Dio può attirare uomini e donne a Gesù Cristo. Non è forse quello che abbiamo scoperto in Giovanni, capitolo 6? Gesù dice: “Nessuno può venire a me se il Padre che mi ha mandato non lo attira”(Giovanni 6:44).

Una delle cose belle delle settimane di evangelizzazione a cui ho partecipato è che Dio ha dato conferme solo in modo silenzioso ma superbo. Per esempio, una signora è venuta a dirmi: “Le cose che hai insegnato oggi sono accadute nella mia vita, e ho accettato questa settimana Gesù Cristo come mio personale Salvatore”. E questo è stato direttamente il risultato della nostra volontà di uscire a evangelizzare riconoscendo il fatto che solo Dio può attirare uomini e donne a Gesù Cristo.

Inoltre, solo Dio può rivelare Gesù. Possiamo condividere tutto ciò che capiamo riguardo alla Bibbia e a Gesù, ma come può una persona, nel profondo del suo essere, arrivare a riconoscere Cristo? In 2 Corinzi 4:6, Paolo dice: “perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre» è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio, che rifulge nel volto di Gesù Cristo“. In altre parole, quando ha creato il mondo, Dio ha detto: accendiamo la luce. E accese la luce! Paolo dice che lo stesso Dio che ha acceso la luce, in termini di ordine naturale, ha acceso la luce nell’ordine spirituale: ha fatto risplendere la sua luce nei nostri cuori per darci la luce della conoscenza della gloria di Dio. E dove? “Nel volto di Gesù Cristo”.

Ora, questo, vedete, è molto, molto importante. Perché di tanto in tanto incontriamo persone che dicono: “Oh, beh, sono salito su una montagna e ho incontrato Dio”, oppure “Posso conoscere Dio facilmente se me ne vado in una grotta sperduta a contemplare e a rigirarmi i pollici”. Beh, non c’è dubbio che essi possano riflettere sul fatto che sono stati creati con dignità in quanto fatti a immagine e somiglianza di Dio. Non c’è dubbio che possano guardare il cielo e dire: “Questo è stato fatto da qualcuno al di là di me”. Ma non arriveranno mai alla comprensione salvifica di Dio finché Dio non accenderà la luce su Gesù. Finché Gesù non si accende sullo schermo del cuore di un uomo o di una donna, non può avvenire alcuna salvezza. Potranno essere avvicinati al Regno, potranno passare dall’ateismo all’agnosticismo, potranno abbracciare una nozione di religione, ma non conosceranno ciò di cui parla Paolo qui in 2 Corinzi 4:6: l’accensione della luce. A meno che Dio, tramite il suo Spirito, non riveli Gesù.

E poi, altro punto, è prerogativa unica di Dio realizzare la nuova nascita. È quello che vediamo nell’episodio di Nicodemo, che era un uomo intelligente, molto preparato nel suo background giudaico, e preoccupato di non avere, in un modo o nell’altro, tutti i pezzi del puzzle. Nicodemo viene da Gesù e Gesù gli dice: “Sai, devi nascere di nuovo” (parafrasi di Giovanni 3:3). Naturalmente Nicodemo, che era abbastanza intelligente ma anche un po’ ottuso, disse: “Beh, sicuramente non posso entrare una seconda volta nel grembo di mia madre e nascere”. Gesù deve aver detto: “No, orsacchiotto. Ascolta quello che ti sto dicendo, non essere ridicolo”. Okay, sono sicuro che non avrebbe mai detto così, solo una persona cattiva come me risponderebbe così a Nicodemo. Lui ha detto: “No, non stiamo parlando di cose fisiche. Stiamo parlando di cose spirituali”.

C’è stato un tempo in cui siete nati, fisicamente. Non avete avuto nulla a che fare con il processo: non l’avete creato voi; non l’avete progettato; non l’avete chiesto; non avete avuto alcun ruolo. All’improvviso, boop! Siete venuti fuori. Qualcuno vi ha dato una botta sul di dietro, avete iniziato a urlare e da allora avete continuato a urlare, in un modo o nell’altro. E così, nello stesso identico modo, Dio realizza la vostra nascita spirituale. È lui che vi rivela Gesù. È lui che vi attira a sé. È lui che crea la nuova nascita. Giovanni 1:12 dice che “a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome”. E notate bene il verso successivo: “i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio”.

Permettetemi di chiedervi questo: Siete disposti ad avere una salvezza che non abbia un’origine diversa se non da Dio? Se voi siete l’artefice della vostra salvezza, potete presumibilmente essere anche lo sterminatore della vostra salvezza. Coloro che vivono la loro vita credendo che la salvezza sia qualcosa che hanno fatto di propria iniziativa quando un giorno sono diventati intelligenti, sono gli stessi che, se li incalziamo, non hanno alcuna convinzione di mantenere la rotta o di andare un giorno in paradiso. Perché credono di aver iniziato loro il processo e hanno il sospetto che forse prima o poi smetteranno.

Ma quando osserviamo il panorama della grazia e della fede comprendiamo ciò che mi ha detto una persona questa mattina: “Quando ho cominciato a guardare la mia vita negli ultimi ventiquattro mesi, ho capito che nessun individuo avrebbe potuto architettare questo scenario di eventi. Nessuna persona avrebbe potuto mettere insieme tutto questo. Sicuramente, deve essere stato Dio ad operare nella mia vita”. Questa è una testimonianza straordinaria! Non è la testimonianza dell’uomo naturale. Non è la testimonianza dell’uomo medio della strada. È la testimonianza verbale di qualcuno che ha riconosciuto la priorità e l’iniziativa di Dio nella propria vita.

Ora, ecco il punto, miei cari. Questo ci toglie subito molti grattacapi nell’evangelizzazione personale, non è vero? Perché se pensiamo che domani mattina dovremo uscire, sudare e affaticarci tra i nostri amici e vicini per convincerli del peccato, portarli al pentimento, attirarli a Cristo, rivelare Gesù e assicurarci che siano nati di nuovo, abbiamo un’alta montagna da scalare. Tuttavia, quando ci rendiamo conto che solo Dio può compiere tutto questo, allora possiamo piegare le ginocchia stasera prima di andare a letto e dire: “Dio, domani abbiamo una grande giornata. E francamente, tu ne hai una più grande di me. Ma io andrò e sarò quello che tu vuoi che io sia, e confiderò che tu farai quello che, tu solo, o Dio, puoi fare”. 

Avere questa consapevolezza non ci impedisce di avere uno zelo evangelistico, al contrario lo crea, se ci pensate bene.

 

Questo articolo fa parte della serie sull’evangelizzazione adattata da “Crossing the Barriers“, di Alistair Begg.

 

Lettura consigliata Coraggiosi per fede, Ed.Coram Deo.

Tematiche: Chiesa, Cultura e Società, Evangelizzazione

Alistair Begg

Alistair Begg

 

È pastore della Chiesa ParkSide a Cleveland (Ohio, Stati Uniti). Scrittore e conferenziere molto stimato. La sua trasmissione radio Truth for Life è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Ogni anno organizza la conferenza BASICS dove circa 1.500 pastori si incontano per ascoltare il Vangelo di Gesù Cristo.

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