#6 – Serie sull’Evangelizzazione: la parte di Dio, la nostra parte (sez. 3)

 

 

Abbiamo parlato di ciò che solo Dio può fare e che, di conseguenza, noi non possiamo in alcun modo compiere.

Dobbiamo avere le idee altrettanto chiare su qual è la nostra parte, ovvero, ciò che noi possiamo fare.

Innanzitutto, come abbiamo visto nell’articolo precedente, noi possiamo prepararci all’opera. In secondo luogo, possiamo collaborare nell’opera.

 

La nostra collaborazione all’opera

Sebbene l’opera di conversione sia essenzialmente opera di Dio, lo Spirito Santo, ci chiama a collaborare con lui per realizzarla.

Volete dirmi che le ostetriche producono bambini? Possono andare in giro come se lo facessero, ma non è così! L’ostetrica deve andare a letto la sera e riconoscere che Dio ha fatto nascere il bambino. Forse ha provato l’emozione di dire: “Signora Rossi, è una femmina!”. Ma non ha fatto altro. Giusto? E questa è la nostra parte nella salvezza, in definitiva: quando abbiamo vissuto la nostra vita e cantato la nostra canzone e suonato la melodia della vita trasformata dalla potenza dello Spirito e qualcuno arriva alla fede in Gesù Cristo, non siamo stati noi. È stato Dio a farlo e ci ha dato il gioioso privilegio di essere presenti nel reparto travaglio per vederlo accadere. È fantastico! Possiamo piantare, possiamo innaffiare, ma solo Dio fa crescere. Quindi, l’opera di conversione è sua, ma noi ne facciamo parte insieme a lui.

La nostra responsabilità, quindi, è quella di far conoscere la Parola di Dio. Come possiamo far conoscere la Parola di Dio se non conosciamo la Parola di Dio? Quindi, dobbiamo conoscere la Parola di Dio. Questo ci riporta indietro.

Ce ne staremo seduti a dire: “Oh bene. Ho capito che Dio fa tutto e io non sono molto importante. Mi trovo solo nel reparto travaglio”. No, questo è ciò che faremo: dobbiamo esortare gli uomini a cercare Dio. Dobbiamo dire ai nostri amici: “Ehi, hai letto il Vangelo di Giovanni?”.

Dobbiamo esortare gli uomini a pentirsi. Non possiamo farli pentire; solo Dio può concedere il pentimento. Questo lo abbiamo capito. Tuttavia, dovremmo dire loro: “Sai cosa? Devi tornare indietro, amico. Stai andando nella direzione sbagliata. Anch’io una volta sono andato nella stessa direzione. Voglio esortarti a tornare indietro”.

Dovremmo esortarli a convertirsi. Anni fa, ricordo quando in Gran Bretagna si passò dal carbone al gas naturale, e c’erano tutte queste pubblicità per passare al gas naturale e tutti i tipi di réclame in TV che dicevano: “Ti sei convertito?”. La gente veniva a casa nostra e ci esortava a convertirci. È stata una delle più grandi opportunità evangelistiche per la Chiesa da molto, molto tempo a quella parte. Vedete, il tizio veniva alla porta e diceva: “Vi siete convertiti?”. E noi rispondevamo: “Beh, di quale delle due conversioni stai parlando?”. E lui rispondeva: “Il gas naturale”. E noi: “Beh, me ne potrai parlare se mi lasci parlare di un’altra conversione”. E lui: “Quale?”. E io: “Ti sei mai convertito alla fede in Gesù Cristo?”. Fu un gran bel momento. 

Dobbiamo essere disposti, tuttavia, a mostrare un’amicizia genuina, che spesso sarà costosa. Sapete, se non siamo genuinamente amichevoli con le persone e diamo loro l’impressione che vogliamo solo il loro scalpo, non c’è da sorprendersi che ci escludano. La nostra amicizia deve abbracciare coloro che non abbracciano i nostri valori. Gesù dice: “Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete?” (Matteo 5:46). Dovremmo essere nel mondo, ma non del mondo. Mi auguro che tutti noi abbiamo amici non cristiani, e che ne abbiamo in un buon numero. Spero che tutti noi ci troviamo durante la settimana in un ambiente in cui, nel contesto dell’amicizia, abbiamo l’opportunità di render conto della speranza che è in noi (1 Pietro 3:15). E dobbiamo coltivare queste amicizie, riconoscendo che spesso ci costeranno. Dobbiamo essere pronti a fare questo lavoro sempre e ovunque.

Concludo con questa affermazione: le implicazioni di queste verità sono di vasta portata e dovrebbero  instillare in noi quanto meno un rinnovato senso di dipendenza da Dio e un’accresciuta fiducia in Dio che si dimostrerà in gran parte nelle nostre preghiere.

Questo è il grande, ardente desiderio del cuore di Paolo: “Il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati” (Romani 10:1). L’intero impulso della sua vita era la salvezza di coloro che, come lui, provenivano dalla radice di Davide. E così, per questo motivo, dipendendo da Dio, fiducioso che Dio potesse fare ciò che lui solo può fare, lo invocava nella preghiera del credente.

 

Spero che questo ci sia d’aiuto: c’è una parte che solo Dio può fare: non dobbiamo cercare di farla noi. 

Il fatto che Dio abbia una parte che non è nostra, tuttavia, non nega la nostra parte. Quindi, dobbiamo investire noi stessi in ciò che è nostro dovere fare e non sprecare tempo ed energie in un compito che non è nostro. 

 

Questo articolo fa parte della serie sull’evangelizzazione adattata da “Crossing the Barriers“, di Alistair Begg.

 

Lettura consigliata L’uomo della croce di mezzo, Ed.Coram Deo.

L'uomo della croce di mezzo

 

Foto di Land O’Lakes, Inc. su Unsplash

 

Tematiche: Chiesa, Cultura e Società, Evangelizzazione

Alistair Begg

Alistair Begg

 

È pastore della Chiesa ParkSide a Cleveland (Ohio, Stati Uniti). Scrittore e conferenziere molto stimato. La sua trasmissione radio Truth for Life è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Ogni anno organizza la conferenza BASICS dove circa 1.500 pastori si incontano per ascoltare il Vangelo di Gesù Cristo.

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