Abbi il coraggio di essere un Barnaba!

 

 

In Romani 16, l’apostolo Paolo invia i suoi saluti a decine di amici e collaboratori a Roma. Alcuni, come Prisca e Aquila, sono nomi noti. Altri, come Epeneto, non compaiono altrove nella Bibbia. Hanno avuto un ruolo nel ministero monumentale di Paolo, eppure di loro sappiamo pochissimo. Nonostante ciò, Dio li conosce. Condividono la ricompensa di Cristo, e hanno aggiunto le loro voci al coro della lode celeste.

Poiché le Scritture (a nostro beneficio) orientano spesso la nostra attenzione verso eroi della fede ben noti come Paolo, può essere facile dimenticare che la Chiesa, in ogni generazione, è stata sostenuta e arricchita principalmente da eroi non celebrati — coloro i cui nomi forse non sono mai stati scritti, conosciuti solo dai loro contemporanei, e che forse si sono sentiti tentati a credere di aver vissuto e di essere morti senza lasciare traccia. Eppure, nessuno è insignificante nei propositi di Dio.

 

Nessuno è insignificante nei propositi di Dio

Quasi tutti noi che siamo in Cristo per fede saremo tali persone: dimenticati dal mondo, ma ricordati da Dio. Possiamo trarre incoraggiamento da uno dei “personaggi minori” nella narrazione biblica: un uomo semplice di nome Giuseppe, la cui stessa umiltà gli permise di avere un impatto straordinario per il Vangelo.

 

L’incoraggiatore

Incontriamo per la prima volta Giuseppe — meglio conosciuto con il soprannome di Barnaba — in Atti 4, proprio all’inizio della vita della Chiesa:

«Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che significa figlio d’incoraggiamento), levita, originario di Cipro, vendette un campo che possedeva, portò il ricavato e lo depose ai piedi degli apostoli.»
(Atti 4:36–37, NR06)

Tra i molti che erano stati toccati dallo Spirito e trasformati vi era quest’uomo, Giuseppe. Non era uno dei Dodici, e il suo nome non è tra i più riconoscibili del Nuovo Testamento. Ciò che lo distingueva non era né la sua origine religiosa (era un levita), né il luogo di nascita (Cipro), ma il dono che Dio gli aveva dato, che ispirò il suo soprannome.

Talvolta, qualcuno riceve un soprannome talmente calzante da soppiantare il nome proprio. Fu questo il caso di Giuseppe. Gli apostoli lo chiamarono Barnaba, “figlio d’incoraggiamento”, perché era un incoraggiatore. E fu proprio questa caratteristica a renderlo influente. Sapeva confortare ed esortare chi gli era accanto, e ovunque andasse, lasciava un impatto per il Regno.

C’è un detto che recita: se vuoi conoscere il cuore di un uomo, guarda il suo libretto degli assegni. Se potessimo vedere il conto di Barnaba, vedremmo un uomo completamente consacrato a Dio. Era generoso con i suoi beni, con le sue parole, e con la sua vita — e tutto questo era possibile perché prima di tutto si era donato a Dio.

 

L’accogliente

La volta successiva in cui vediamo Barnaba in Atti, è quando svolge un ruolo decisivo nell’accogliere il persecutore Saulo nella Chiesa, poco dopo la sua improvvisa conversione:

«Quando [Saulo] fu arrivato a Gerusalemme, tentava di unirsi ai discepoli; ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, per strada, aveva visto il Signore, che gli aveva parlato, e come a Damasco aveva predicato con franchezza nel nome di Gesù.»
(Atti 9:26–27, NR06)

Saulo — ossia l’apostolo Paolo — aveva odiato i cristiani. All’inizio di Atti 9 lo troviamo ancora «pieno di minacce e di stragi contro i discepoli del Signore» (v. 1). Non è difficile simpatizzare con i discepoli di Gerusalemme. La trasformazione subita da Saulo a seguito dell’incontro con il Cristo risorto (vv. 3–5) fu davvero incredibile — ma è proprio il genere di trasformazione che lo Spirito Santo è solito operare. E fra tutti i credenti a Gerusalemme, fu Barnaba ad avere la saggezza e il coraggio di riconoscerlo.

Si racconta un episodio avvenuto sulla costa occidentale degli Stati Uniti, negli anni Sessanta, in una chiesa molto composta, frequentata da persone eleganti e ben pettinate. La congregazione rimase scandalizzata quando un hippy scalzo e con i capelli lunghi entrò in chiesa. Percorse le navate, ma nessuno gli fece spazio. Arrivato all’inizio, si sedette per terra, a gambe incrociate. Con sollievo di tutti, un diacono si fece avanti — e si sedette accanto a lui, anche lui a gambe incrociate.

 

Questo è lo spirito di Barnaba

Barnaba sapeva che ciò che Dio aveva fatto nella sua vita, poteva farlo anche nella vita di Saulo. Mentre altri gli sbattevano la porta in faccia, Barnaba gli tendeva la mano. E proprio grazie a Barnaba,

«[Saulo] andava e veniva con loro a Gerusalemme, predicando con franchezza nel nome del Signore» (Atti 9:28).

Il grande ministero dell’apostolo fu reso possibile grazie all’accoglienza di un eroe silenzioso.

Fu un gesto semplice, ma non privo di prezzo. “Prendere con sé” qualcuno, come fece Barnaba, richiede tempo, impegno, e la disponibilità a cambiare i propri piani. Per quanto desideriamo essere come Barnaba, siamo spesso più pronti a chiudere le porte che ad aprirle.

Che ciò ci ricordi che non esistono momenti insignificanti nella nostra giornata. Non esistono incontri casuali, persone irrilevanti o compiti inutili. La Chiesa si trasmette di generazione in generazione grazie a uomini e donne di cui non conosceremo mai il nome, che, come Barnaba, si prendono il tempo e il rischio di tendere la mano.

 

L’apostolo gioioso e generoso

Due capitoli dopo, Barnaba appare di nuovo nella Scrittura, scelto per essere inviato dai credenti di Gerusalemme a quelli di un’altra città:

«La mano del Signore era con loro, e un grande numero credette e si convertì al Signore. La notizia giunse agli orecchi della chiesa di Gerusalemme, ed essi mandarono Barnaba ad Antiochia. Quando egli giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò e li esortò tutti a rimanere fedeli al Signore con cuore risoluto, poiché era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede. E un gran numero di persone fu aggiunto al Signore.»
(Atti 11:21–24, NR06)

 

Non esistono momenti insignificanti nelle nostre giornate

Quando il Vangelo giunse ad Antiochia, i missionari «parlavano anche ai Greci, annunziando il Signore Gesù» (v. 20). Il Vangelo mise radici. L’accoglienza della buona notizia da parte dei gentili era ancora nuova nella storia della Chiesa, e non tutti erano pronti ad accettarla. Chi potevano mandare? Non stupisce: “Mandarono Barnaba”!

Non tutti, in chiesa, sono capaci di affrontare le novità. Non tutti sanno riconoscere la grazia di Dio all’opera in modi inaspettati. E non tutti sanno rallegrarsi nel vederla. Noi ci rallegriamo quando vediamo l’evidenza della grazia di Dio?

Barnaba era un uomo donato al Signore — e quando vide il Signore glorificato tra i gentili, non fu turbato ma si rallegrò. Non mise il freno all’opera del Vangelo. Né fu geloso del proprio ruolo nel ministero. Anzi,

«Andò a Tarso a cercare Saulo e, trovatolo, lo condusse ad Antiochia» (vv. 25–26).

Ancora una volta, l’eroe silenzioso fece avanzare il grande apostolo — e solo il cielo potrà dirci l’impatto di tale umiltà. La Chiesa ha bisogno di uomini e donne felici di stare in seconda fila per l’opera del Vangelo.

Ci rallegriamo quando vediamo l’evidenza della grazia di Dio?

 

Abbi il coraggio di essere un Barnaba

Barnaba in seguito avrebbe accompagnato Paolo nei suoi viaggi missionari, partecipando in prima linea all’opera del Vangelo. Ma non dobbiamo trascurare il suo impatto attraverso l’incoraggiamento, l’accoglienza, e la gioia nel vedere le persone venire a Cristo per fede.

Il vecchio coro per bambini cantava:

Osiamo essere come Daniele,
Osiamo restare da soli,
Osiamo avere uno scopo fermo,
Osiamo proclamarlo!

Per quanto sia necessario imparare da Daniele, potremmo sovrastimare il valore delle posizioni eroiche e solitarie.
Nella vita quotidiana, dovremmo anche ricordarci che:

Osiamo essere come Barnaba!
Non osiamo andare da soli!
Prendiamo qualcuno sotto braccio,
E facciamo conoscere il Vangelo!

 

Non dobbiamo essere eroi

Se il mondo ci ricorderà o meno conta poco nel Regno di Dio. Intorno a noi ci sono persone che hanno bisogno di incoraggiamento, di una mano accogliente, del Vangelo che abbiamo ricevuto. Nel servizio umile e generoso che Barnaba ha incarnato, serviamoli con l’amore di Cristo.

 

Lettura consigliata: La Bibbia a tu per tu, Ed Coram Deo.

 

 

Foto di Oliver Cole su Unsplash

Tematiche: Amicizia, Bibbia, Coraggio, Esempio

Alistair Begg

Alistair Begg

 

È pastore della Chiesa ParkSide a Cleveland (Ohio, Stati Uniti). Scrittore e conferenziere molto stimato. La sua trasmissione radio Truth for Life è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Ogni anno organizza la conferenza BASICS dove circa 1.500 pastori si incontano per ascoltare il Vangelo di Gesù Cristo.

© Truth for Life, © Coram Deo

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