Finire bene

 

 

Qualche tempo prima di compiere ottant’anni, ho iniziato a rendermi conto di essere giunto all’ultimo capitolo della mia vita e del mio ministero. Voglio concludere bene. Ho riflettuto a lungo su cosa significhi e perché sia così importante. Le Scritture e la storia della Chiesa sono piene di tragici esempi di uomini che mostrarono grandi promesse, ma non conclusero bene.

 

Dema fu un collaboratore dell’apostolo Paolo. È menzionato nel penultimo versetto di Filemone e in Colossesi 4:14. Svolse un ruolo importante, strategico e illustre, tuttavia nell’ultima epistola ispirata di Paolo, l’apostolo menziona Dema in una luce diversa: “Dema, avendo amato questo mondo, mi ha lasciato” (2 Timoteo 4:10). Sotto la minaccia della persecuzione e la pressione quotidiana di prendersi cura di tutte le chiese (cfr. 2 Corinzi 11:28), Dema abbandonò la sua chiamata.

 

Esiste un pericolo molto concreto che qualcuno che ha vissuto e servito Cristo fedelmente per la maggior parte della sua vita possa diventare pigro, negligente, affaticato o tiepido nella fede e quindi inciampare fino alla fine. Conosciamo tutti servitori di Cristo dotati che sono caduti in peccati sconvolgenti e squalificanti, screditando la loro testimonianza, disonorando Cristo e distruggendo la loro capacità di concludere bene.

 

Ecco uno dei motivi per cui questo è un problema così grande: vivere la vita cristiana fedelmente non è maggiormente privo di difficoltà man mano che invecchiamo, cioè la santificazione non arriva più facilmente man mano che l’età avanzata. Il numero e l’intensità dei dardi infuocati che le potenze del male ci lanciano contro non diminuiscono, anzi. Gli ostacoli che affrontiamo non diventano più facili da gestire e superare. Inoltre, le Scritture ci avvertono: “Chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere” (1 Corinzi 10:12).

 

L’apostolo Paolo, per quanto saldo fosse, era profondamente consapevole dei pericoli della caduta. Scrisse: “Correte in modo da riportarlo” (1 Corinzi 9:24). “Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato” (vv. 26-27).

 

io desidero seguire l’esempio di Paolo. Voglio che ogni cristiano miri a quella corona incorruttibile, a correre per vincere e a concludere bene la nostra vita. Alla fine della nostra esistenza, vogliamo poter dire ciò che Paolo disse a suo figlio nella fede in 2 Timoteo 4:7-8: “Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno”.

 

Queste furono praticamente le ultime parole scritte dall’apostolo. Concluse l’epistola con alcune osservazioni personali, ma questa fu la sua ultima dichiarazione di trionfo: “Ho conservato la fede”. Paolo aveva raggiunto la fine della sua vita terrena e quella fu una conclusione eternamente trionfante. Si trovava sulla vetta della lealtà al suo Signore ed era sanguinante, ma indomito. Non esiste trionfo più grande per nessun cristiano.

 

La mia preghiera per te, caro lettore, è che anche tu combatta trionfalmente la buona battaglia, che un giorno tu possa terminare vittoriosamente la corsa e che tu conservi la fede con incrollabile devozione.

 

 

Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: La corsa della fede.

La Corsa della Fede

 

Tematiche: Ministero, Vita Cristiana

John MacArthur

John MacArthur

Nato nel 1939 a Los Angeles, è il pastore-insegnante della Grace Community Church a Sun Valley, California, oltre che autore, conferenziere, rettore dell’Università e del Seminario del Master e docente con il ministero Grace to You.

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