Come posso essere salvato?
Si racconta che un anno, durante le Olimpiadi estive, tre uomini desiderassero entrare nello stadio come spettatori: un inglese, un irlandese e uno scozzese. Senza biglietti, osservando un cantiere nei paraggi, si fecero creativi.
Neville Atkinson, l’inglese, trovò un tubo che faceva parte di un’impalcatura. Si avvicinò all’ingresso dello stadio con il tubo in mano e disse: «Neville Atkinson, Regno Unito, salto con l’asta». Il custode rispose: «Meraviglioso, avanti».
L’irlandese, Sean O’Leary, incuriosito, guardò intorno e trovò un chiusino. Portandolo sotto il braccio, si presentò al custode: «Sean O’Leary, Irlanda, lancio del disco». «Benissimo» rispose l’uomo, «prego, da questa parte».
Poi fu la volta dello scozzese, un tale di nome Jack MacTavish. Cercando il suo biglietto d’ingresso, trascinò alcuni rotoli di filo spinato fino all’entrata e disse: «Jack MacTavish, Scozia, scherma».
Questa storiella umoristica ci ricorda che il luogo e le condizioni d’ingresso contano e mai più che per l’ingresso nel regno dei cieli. Il Nuovo Testamento ce lo insegna. Gesù, parlando ai Suoi discepoli in Matteo 7, dice che dovremmo:
«Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano» (Mt. 7:13-14).
Quando Gesù parla dell’entrare per la porta stretta, ha in mente la nostra salvezza. Ma cosa significa obbedire al Suo comando e afferrare la vita eterna? Come può una persona essere salvata?
Le condizioni d’ingresso contano e più che mai per l’ingresso nel regno dei cieli.
Non vi è probabilmente passo migliore per rispondere a questa domanda dell’insegnamento di Paolo in Efesini 2:1–10. Qui l’apostolo insegna che, per natura, siamo morti e non possiamo darci la vita; siamo schiavi e non possiamo liberarci dalle manette del peccato; siamo ciechi, senza rimedio in noi per poter vedere (vv. 1–3).
«Ma Dio», per la Sua misericordia e il Suo amore, rende spiritualmente vivi uomini e donne morti.
Egli ci salva non a motivo delle opere, ma per le opere buone. La nostra salvezza, sottolinea Paolo, è per grazia, mediante la fede in Cristo(vv. 4–10).
In termini semplici, Efesini 2 descrive l’esperienza cristiana come un’esperienza personale da abbracciare mediante ravvedimento e fede. Dobbiamo essere coloro che entrano per la porta stretta. È una decisione personale, di cui ciascuno è responsabile.
Obiezioni al nostro bisogno
Efesini 2:1-10 mostra chiaramente che gli uomini e le donne si trovano in una condizione disperata. L’apostolo Paolo afferma senza mezzi termini che abbiamo bisogno di essere salvati dal nostro peccato, una verità impopolare nel panorama odierno delle idee. In risposta all’insegnamento biblico, molti sollevano obiezioni.
Per esempio, qualcuno potrebbe dire:
«È ripugnante che i cristiani suggeriscano che qualcuno debba essere salvato!».
Secondo questo ragionamento, l’umanità sarebbe già in buoni rapporti con Dio. Ma Giovanni, nella sua prima lettera, replica:
«Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita» (1 Giovanni 5:12).
Altri obiettano: «Non sarò accettato da Dio se semplicemente faccio del mio meglio e metto in ordine la mia vita?» Frequentare la chiesa, essere un buon vicino, pagare le bollette in tempo, questo è quanto Dio richiede, si dice, ma anche questa idea non è coerente con le Scritture. Isaia, già secoli prima, insegna che
«tutti i nostri atti di giustizia sono come un abito sporco» davanti a Dio (Isaia 64:6).
Lo splendore della purezza divina è tale che anche al nostro meglio sembriamo impuri.
Ci sono molte altre obiezioni. Ma l’educazione, l’assistenza sociale, la sanità, ecc., non risolvono il problema dell’umanità davanti a Dio. Sono solo cerotti che coprono il sanguinamento, ma non possono essere soluzioni permanenti. Poiché il peccato è un problema personale e ha colpito tutta l’umanità, la salvezza deve essere un’esperienza personale.
Ravvedimento personale e fede
L’unica via attraverso cui una persona può essere salvata è voltarsi dal peccato e rivolgersi a Cristo. Usando il linguaggio di Gesù in Matteo 7, siamo o sulla via larga o sulla via stretta. Stiamo andando o verso la distruzione eterna, o verso la vita eterna. Con Gesù non esiste neutralità. L’appello del cristianesimo è:
«Sei sulla via larga che conduce alla morte. Volgiti e segui Cristo: lì troverai la vita.»
Ravvedersi significa voltarsi dal peccato. È un’inversione di rotta, determinando di vivere in luce di Cristo e della Sua misericordia, anziché per noi stessi e i nostri fini egoistici.
L’unica via per essere salvati è voltarsi dal peccato e rivolgersi a Cristo.
Come Efesini 2:1–3 chiarisce, per natura stiamo andando nella direzione sbagliata. Chiunque sia onesto con sé stesso per più di cinque minuti sa di aver voltato le spalle a Dio e al Suo disegno. Non siamo i mariti o le mogli che dovremmo essere. Non siamo i dipendenti che dovremmo essere. Coltiviamo pensieri cattivi e rancori. In breve, conosciamo il peccato, perché siamo peccatori. Gesù ci chiama ad abbandonare tutto questo.
Dopo esserci allontanati dal peccato, ci volgiamo a Cristo. Ravvedimento e fede sono due facce della stessa medaglia, entrambe parte dell’unico atto della conversione. Quando ci rivolgiamo a Cristo, riceviamo da Lui tutto ciò che Egli intende donarci. Gesù è morto sulla croce per prendersi i nostri peccati, portandoli su di sé affinché noi potessimo essere perdonati. Questo dono ci è concesso non per ciò che abbiamo fatto, ma per ciò che Gesù ha fatto per i peccatori sul Calvario.
Ricevendo Cristo con un cuore pentito e pieno di fede, Lo riconosciamo come il Signore delle nostre vite. Egli ci salva non per restare seduto sul sedile posteriore, ma per prendere il volante. Riorientiamo la nostra vita attorno a Lui e alle Sue priorità, dicendo no a vecchie amicizie e abitudini che Lo disonorano.
Non sbagliarti: il cristianesimo è una questione personale, ma non privata. Seguire Cristo lungo la via stretta è una scelta che ognuno deve fare. Per ciascuno di noi, c’è una decisione cruciale riguardo ai reclami di Cristo.
Se stai ponendo la domanda: «Come posso essere salvato?», non complicare la risposta. E se stai cercando di spiegare la salvezza a un non credente, ricorda che non tutto nella Bibbia è facile da capire, ma la via per la vita eterna è chiarissima:
Volgiti dal peccato, e guarda a Gesù.
«Il regno di Dio è vicino», dice Gesù;
perciò: «Ravvedetevi e credete al Vangelo» (Marco 1:15).
Questo articolo è adattato da un sermone di Alistair Begg: Come posso essere salvato?
Lettura consigliata: L’uomo della croce di mezzo, Ed. Coram Deo.
Foto di Jametlene Reskp su Unsplash
Tematiche: Salvezza, Sovranità di Dio
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