Cosa rende efficace una predicazione
Predicando domenica scorsa, mi sono ricordato di cosa rende efficace un sermone.
Stavo predicando su come fare esperienza di Gesù, come gioire in Lui, esultare in Lui, ed “esaltare il suo amore più del vino” (Cantico dei Cantici 1:4). E proprio nel momento culminante del messaggio, mentre l’anima mia era commossa e traboccava per lo straordinario amore di Gesù, ho visto un uomo che si stava appisolando.
Aveva il classico movimento del capo “aereo”, quello che ciondola mentre si cerca di restare svegli.
Mi sono sentito scoraggiato. I pensieri hanno cominciato a correre: “Beh, questo sermone fa schifo. Io faccio schifo. Dovrei parlare più forte? Cambiare ritmo? Ugh.”
Ma prima di fare qualsiasi cosa, ho distolto lo sguardo dal dormiente e ho guardato altrove.
Una fila più avanti, all’estremità opposta, c’era una donna con le mani discretamente sollevate in grembo, in atto di adorazione. Il suo capo annuiva in segno di approvazione, aveva le lacrime agli occhi, e si capiva che stava dicendo: “Grazie, Gesù.”
Ho sentito la stessa cosa. Grazie, Gesù. Grazie per la tua morte e risurrezione. Grazie per il tuo amore. E grazie per aver toccato questa donna.
Cosa rende efficace una predicazione? Una persona: il Dio trino.
Lotta di potere
Mi sono ricordato che non possiamo poggiare la nostra fiducia sulle nostre capacità per far “funzionare” una predicazione. È facile per un predicatore spostare, anche solo in modo sottile, la sua dipendenza da Dio verso le proprie:
- intelligenza,
- conoscenza biblica,
- studio,
- intuizioni,
- illustrazioni,
- scelta delle parole,
- articolazione,
- tono di voce,
- postura,
- volume,
- citazioni…
E non solo queste cose sono impotenti da sole, ma Paolo ci ricorda anche del pericolo dell’eloquenza:
“…non con sapienza di parola, affinché la croce di Cristo non sia resa vana” (1 Corinzi 1:17).
Un serio avvertimento per chi predica o insegna la Parola di Dio.
I nostri strumenti non sono inutili, ma limitati
Le abilità nella predicazione non sono totalmente inutili.
Hanno il potere di farci sembrare bravi, di ricevere complimenti, inviti a parlare, di farsi dire: “Sei proprio un bravo oratore.”
Ma non hanno il potere di compiere l’opera di Dio. Le nostre abilità possono produrre risultati “naturali”. Ma per il soprannaturale, serve lo Spirito.
Chi attira davvero?
Cosa pensiamo davvero che attiri le persone?
Il nostro stile? Le nostre scarpe (Dio ci aiuti!), il nostro branding… o quell’uomo insanguinato su una croce, sepolto, risorto, asceso, e che sta per tornare?
“E io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me.” (Giovanni 12:32)
Ricordiamo cosa disse Lutero riguardo alla Riforma:
“Ho semplicemente insegnato, predicato, scritto la Parola di Dio; e poi, mentre dormivo, o bevevo birra di Wittenberg… la Parola ha indebolito il papato più di quanto qualsiasi principe o imperatore potesse fare. Io non ho fatto nulla. La Parola ha fatto tutto.”
Paolo ci mette in guardia dal pensare che la potenza venga da noi. E ci ricorda:
- “…l’evangelo è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16).
- “…la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è la potenza di Dio” (1 Corinzi 1:18).
- “…la nostra fede non fosse fondata sulla sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio” (1 Corinzi 2:5).
- “…affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio, e non a noi” (2 Corinzi 4:7).
Come diceva J.I. Packer: “La debolezza è la strada giusta”.
Spurgeon ha espresso questo concetto in modo magistrale:
“Se predichi la Parola di Dio, se innalzi Cristo crocifisso sul vessillo del Vangelo, non hai bisogno di preoccuparti troppo dello stile del tuo discorso. Non devi dire: ‘Devo essere un oratore di prima classe; devo essere un professionista dell’arte oratoria’. Io credo che molta di quella retorica di alto livello serva solo a velare la croce di Cristo, e che i bei discorsi su Gesù Cristo siano l’ultima cosa di cui un povero peccatore ha bisogno. Una sera, ero a cena in un albergo di Mentone e volevo parlare con un amico seduto di fronte a me. Ma qualcuno aveva messo tra noi un magnifico mazzo di fiori in un vaso sontuoso. Ero grato che quei fiori fiorissero in pieno inverno, e mi piaceva vederli e sentirne il profumo; ma, dopo un po’, li spostai perché mi impedivano di vedere il volto del mio amico. Così, ammiro il linguaggio raffinato — nessuno lo apprezza più di me, nel suo giusto contesto — e penso persino che potrei farne uso anch’io, se volessi. Ma ogni volta che si frappone tra un’anima perduta e Cristo, mi vien da dire: ‘Rompi quel vaso in mille pezzi, getta quei fiori nel fuoco; non ci servono, vogliamo che il peccatore veda Cristo’. È la Parola di Dio che converte l’anima; non i nostri bei paragoni sulla Parola, non i nostri discorsi eleganti, ma la Parola stessa. Dunque, cari insegnanti e fratelli nel ministero, diamo loro la Parola”.
Cosa rende efficace un sermone? Dio e la Sua Parola.
Siamo mercanti della Parola. Distributori della Parola. Portatori della Parola. Uomini della Parola.
E se mai ti chiedi: “C’è abbastanza Gesù in questo sermone?”, mettine di più. Non puoi metterne mai troppo.
“Io non ho fatto nulla. La Parola ha fatto tutto” – Martin Lutero
Consigliamo la lettura di Dal testo all’insegnamento di David Jackman, Ed. Coram Deo
Foto di Nycholas Benaia su Unsplash
Tematiche: Predicazione, Studio e disciplina
© spiritualtheology.net, © Coram Deo
Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.
