È ogni peccato uguale agli occhi di Dio?

 

 

 

Molti cristiani sono convinti, in modo errato, che ogni peccato sia uguale agli occhi di Dio. Alcuni abbracciano questa idea attraverso un ragionamento teologico mal impostato: «Se ogni peccato merita il giudizio eterno, allora ogni peccato deve essere ugualmente grave». Altri diffondono questo concetto per motivi apologetici: «I tuoi peccati non sono peggiori di quelli di nessun altro». Altri ancora vi credono spinti da un sincero senso di umiltà: «Chi sono io per pensare che i miei peccati siano meno odiosi di quelli degli altri?».

Sebbene ognuna di queste motivazioni sia comprensibile, e in parte persino encomiabile, la testimonianza della Scrittura e delle confessioni di fede della chiesa raccontano una storia diversa.

 

La rivelazione biblica, lungo tutto l’arco della storia della salvezza, mostra chiaramente che alcuni peccati sono peggiori di altri. Consideriamo alcuni esempi:

  • La legge mosaica prescriveva pene diverse per violazioni diverse e richiedeva sacrifici differenti per compiere l’espiazione.
  • La stessa legge distingueva tra peccati involontari e peccati commessi con mano alzata, cioè con ribellione consapevole (Numeri 15:29-30).
  • I peccati di idolatria manifesta e di ribellione volontaria erano giudicati molto più gravi nei re d’Israele e di Giuda rispetto alla colpa di non aver eliminato gli “alti luoghi” nella nazione.
  • L’ira di Dio era spesso rivolta in modo particolare contro i capi del popolo. In altre parole, il peccato del re, dei sacerdoti o degli anziani attirava un giudizio maggiore di quello della gente comune.
  • Gesù avvertì che le città in cui aveva compiuto i suoi miracoli sarebbero state giudicate più severamente di Sodoma e Gomorra (Matteo 10:15).
  • Gesù considerò il tradimento di Giuda come un peccato particolarmente grave (Matteo 26:24).
  • L’ira di Dio si accende in modo speciale contro i peccati commessi ai danni dei bambini, dei deboli e degli indifesi (Geremia 32:35; Matteo 18:6; Luca 20:47).
  • La scomunica sembra essere stata riservata soltanto ai peccati più scandalosi (1 Corinzi 5:1-13).
  • Cornelio è descritto come “un uomo devoto e timorato di Dio” (Atti 10:2). Nonostante non fosse salvato dalle sue opere, perfino tra i non credenti c’è differenza tra una persona rispettabile e un individuo spregevole e corrotto.
  • Giacomo insegna che il peccato segue una progressione: dal desiderio, alla sua coltivazione interiore, all’azione esterna, fino alla morte (Giacomo 1:14-15).
  • Giovanni afferma che esiste un peccato che conduce alla morte, ma non tutti i peccati sono di questo tipo (1 Giovanni 5:16).

 

La Bibbia non avrebbe alcun senso — né la legge mosaica, né l’esilio, né la disciplina ecclesiastica, né i frequenti avvertimenti di giudizio rivolti a trasgressioni specifiche — se tutti i peccati fossero uguali agli occhi di Dio. In effetti, nemmeno la vita quotidiana avrebbe senso in questi termini. I genitori non disciplinano i figli nello stesso modo per ogni atto di disobbedienza. I datori di lavoro non infliggono la stessa sanzione per ogni violazione del regolamento aziendale. Le forze dell’ordine non trattano ogni infrazione alla stessa maniera. I tribunali non comminano la stessa pena per ogni reato. Sappiamo istintivamente che alcune colpe sono peggiori di altre.

 

Ciò che sappiamo essere vero nella vita ordinaria non dobbiamo dimenticarlo nella nostra vita spirituale. Per quanto ciò dimostri ammirevole umiltà o sollecitudine apologetica, non dobbiamo agire o insegnare come se ogni peccato fosse uguale agli occhi di Dio.

 

Un aiuto dal Catechismo Maggiore

Ecco dove i documenti confessionali della chiesa diventano preziosi. Ad esempio, il Catechismo Maggiore di Westminster afferma chiaramente: “Tutte le trasgressioni alla legge di Dio sono ugualmente odiose ed efferate in sé stesse; ma alcuni peccati in sé stessi, e in ragione di diverse aggravanti, sono più odiosi degli altri agli occhi di Dio” (Domanda 150).Il Catechismo prosegue offrendo un’analisi molto utile di ciò che rende “alcuni peccati più gravi di altri” (Domanda 151), identificando quattro categorie di aggravanti. Vediamole brevemente:

 

1)Dalla persona che pecca: se ha maggiore età, esperienza o conoscenza, se ricopre un ruolo di guida o influenza gli altri con il suo esempio.
Questo significa che i peccati sono peggiori quando commessi da pastori, genitori, figure pubbliche, insegnanti, autori, o da cristiani che dovrebbero sapere meglio.

 

2)Dalla persona offesa: se contro Dio stesso, i suoi attributi e il suo culto; contro Cristo e la sua grazia; contro lo Spirito Santo e la sua opera; contro autorità, genitori, fratelli nella fede, persone fragili o il bene comune.
I peccati sono peggiori quando bestemmiamo Dio, disprezziamo Cristo, resistiamo all’opera dello Spirito, manchiamo di rispetto a genitori e autorità, scandalizziamo i deboli o corrompiamo la società.

 

3)Dalla natura e qualità dell’offesa: se essa va contro la lettera esplicita della legge, infrange più comandamenti, contiene in sé più peccati; se non rimane solo concepita nel cuore, ma esplode in parole e azioni, scandalizzando altri e senza possibilità di riparazione; se va contro i mezzi di grazia, le misericordie, i giudizi, la legge di natura, la voce della coscienza, le ammonizioni pubbliche o private, le correzioni della chiesa, le punizioni civili; e contro le nostre preghiere, propositi, promesse, voti, patti ed impegni presi davanti a Dio o agli uomini; se compiuta deliberatamente, con volontà ostinata, presunzione, sfacciataggine, vanto, malizia, frequenza, durezza di cuore, con piacere, continuità, o ricadendo dopo un pentimento.

 

Questo significa che i peccati sono più gravi quando riguardano questioni chiare e inequivocabili, non ambigue; quando si manifestano esteriormente e non restano solo interiori; quando sono frequenti; quando vengono celebrati o approvati; quando non possono essere annullati; quando sono contro natura, contro coscienza e contro le ammonizioni ricevute da altri.

4)Dalle circostanze di tempo e luogo: se avvengono nel giorno del Signore o in altri momenti dedicati al culto divino; o immediatamente prima o dopo di essi, o in occasioni che dovrebbero servire a prevenire o rimediare a simili cadute; se avvengono in pubblico o davanti ad altri, che potrebbero così essere provocati o contaminati.

Questo significa che i peccati sono più gravi quando si compiono in connessione con l’assemblea del popolo di Dio per il culto, quando potevano essere evitati e quando sono pubblici e quindi noti a molti.

 

Utile per noi e per gli altri

Se non hai mai studiato la Domanda 151 del Catechismo Maggiore, le quattro categorie sopra riportate  — senza contare le decine di riferimenti biblici che ho tralasciato — meritano un’attenta lettura e meditazione.

Posso pensare ad almeno tre benefici: pubblico, pastorale e personale.

  • Sul piano della testimonianza pubblica, dobbiamo avere il coraggio di affermare che alcuni peccati sono peggiori di altri. I peccati dei pastori sono più gravi di quelli dei fedeli. I peccati di personaggi pubblici con molti seguaci sono peggiori di quelli di persone comuni. Sebbene ogni peccato sessuale sia grave, non dobbiamo tirarci indietro dall’insegnare che i peccati contro la legge di natura  — quelli che il Catechismo Maggiore indica specificamente in Romani 1:26-27— sono particolarmente odiosi, soprattutto quando sono praticati con compiacimento e a danno del bene comune.

 

  • Sul piano pastorale, distinguere tra i vari gradi di peccato può aiutarci ad applicare il conforto e gli avvertimenti della Scrittura in modo più saggio. Alcuni di noi tendono a smorzare la forza della Parola quando essa richiederebbe un severo avvertimento; altri invece sono pronti a tuonare giudizi su ogni mancanza. Allo stesso modo, imparando a discernere come i peccati “ricevono le loro aggravanti”, saremo in grado di trattenerci dal giustificare i peccati minori solo perché altri hanno peccato in maniera più grave.

 

  • Sul piano personale, comprendere le diverse forme di peccato nella Bibbia ci porta grandi benefici. Troppi cristiani hanno appiattito le sfumature morali della rivelazione, al punto da non distinguere più tra il cadere in peccato e il corrervi incontro deliberatamente. Questo significa che alcuni di noi sono troppo severi con sé stessi (non vedendo differenza tra una caduta dovuta a una tentazione e una disobbedienza flagrante), altri sono troppo indulgenti (considerando peccati gravissimi come semplici “lotte” o “sviste”), e molti rinunciano a perseguire la santificazione perché sanno che non riusciranno mai a liberarsi completamente dal peccato in questa vita. Tuttavia la Bibbia ci indica una via diversa: ogni peccato merita l’ira e la maledizione di Dio (Catechismo Maggiore, Dom. 152), ma non tutti i peccati sono uguali agli occhi di Dio.

 

 

 

 

 

 

Lettura consigliata: Mansueto e umile, Ed. Coram Deo.

 

 

 

Tematiche: Giustizia, Peccato

Kevin DeYoung

Kevin DeYoung

Kevin è pastore della Christ Covenant Church a Matthews, Carolina del Nord (Stati Uniti). È professore di teologia sistematica al Reformed Theological Seminary ed è il presidente del Comitato di The Gospel Coalition. Lui e sua moglie Trisha hanno sei bambini.

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