Gli Ebrei hanno ucciso Gesù?

 

 

 

Chi fu responsabile della morte di Cristo? Ci sono più di una risposta vera che possiamo (e dobbiamo) dare a questa domanda.

Possiamo considerare la croce come il luogo della sostituzione, affermando che Cristo “è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità” (Isaia 53:5).

Possiamo considerare la croce come sacrificio espiatorio e affermare che piacque al Signore di “stroncarlo con i patimenti” (Isaia 53:10).

Possiamo anche considerare la croce come il luogo dell’obbedienza del Figlio e affermare che Cristo ha deposto volontariamente la sua vita (Giovanni 10:18) e ha sopportato la croce per la gioia che gli era posta dinanzi (Ebrei 12:2).

Tutte e tre queste affermazioni sono vere. Dietro la morte sulla croce ci sono il Padre, il Figlio e ci siamo tu ed io.

Tuttavia, dobbiamo essere cauti nel modo in cui parliamo di queste realtà.

La Bibbia non dice mai che il Padre abbia ucciso il Figlio, né tantomeno che il Figlio si sia tolto la vita. Dobbiamo fare attenzione a non descrivere la croce in termini che implichino colpa o peccato da parte del Padre o del Figlio.

Dobbiamo anche evitare di attribuire al peccato umano il ruolo decisivo nella morte di Cristo (ed è per questo che mentalmente aggiungo sempre una nota a piè di pagina quando cantiamo: “fu il mio peccato a trattenerlo là”).

Se siamo prudenti, ponendo le dovute precisazioni, possiamo affermare che la volontà del Padre, l’obbedienza del Figlio e i nostri peccati hanno tutti avuto un ruolo nel rendere possibile la crocifissione.

Chiarendo la domanda

Ma allora, chi uccise Gesù?

Chi pone la domanda vuole sapere non solo in senso teologico o ultimo, ma anche in senso immediato e terreno: chi ha ucciso il Messia d’Israele?

Sappiamo che furono i soldati romani a compiere materialmente l’atto di inchiodare Gesù alla croce (Marco 15:24).

Inoltre, il libro degli Atti testimonia che, sotto la sovranità di Dio, “proprio in questa città, contro il tuo santo servitore Gesù, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme con le nazioni e con tutto il popolo d’Israele” (Atti 4:27–28).

Anche in senso strettamente terreno, dunque, furono diverse le persone che ebbero la responsabilità nella morte di Gesù.

E riguardo agli Ebrei? La Bibbia non afferma forse ripetutamente che gli ebrei, come popolo, furono responsabili — forse in modo unico — della morte di Gesù? Dopo tutto, la folla a Gerusalemme, chiedendo a gran voce che Gesù fosse crocifisso e che Barabba fosse liberato, gridò: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Matteo 27:25). Anche se questa affermazione è impopolare, non siamo forse obbligati a dire, con la Bibbia, che furono gli ebrei a uccidere Gesù?

La risposta breve è: dipende.

La risposta più articolata è: come affermazione generica, senza ulteriori precisazioni, non dovremmo dire “gli ebrei uccisero Gesù.”

Cominciamo nel senso più stretto in cui qualcuno potrebbe accuratamente dire che gli Ebrei uccisero Gesù.

Il Vangelo di Giovanni parla dei “Giudei” che gridavano contro Gesù (Giovanni 18:38–40) e dei “Giudei” che chiedevano a Pilato di crocifiggerlo (Giovanni 19:14–16). Se si predica su Giovanni, ci si potrebbe esprimere a un certo punto dicendo che i Giudei respinsero e crocifissero il loro Messia (Giovanni 1:11), ma il linguaggio di Giovanni non può essere inteso come una condanna universale di ogni ebreo, poiché Giovanni stesso era ebreo e, naturalmente, lo era anche Gesù. Non si può rendere il Vangelo di Giovanni un testo antisemita quando il suo scopo è portare a credere e adorare il Re dei Giudei (Giovanni 20:24–31). Non a caso, la nota della ESV a Giovanni 9:18 chiarisce che il termine greco Ioudaioi (“Giudei”) si riferisce in quel contesto ai capi religiosi e a coloro che erano sotto la loro influenza, in quel tempo.

Gli Ebrei e la responsabilità collettiva

È vero che alcuni testi biblici attribuiscono la responsabilità della morte di Gesù a specifici ebrei, in un contesto particolare. Tuttavia, la Bibbia non insegna che il popolo ebraico nel suo complesso abbia ucciso Gesù. Ho già trattato alcuni di questi argomenti in precedenza, delineando una teologia della responsabilità corporativa, ma è necessario riesaminare alcuni degli stessi argomenti in quanto si riferiscono specificamente agli ebrei.

Un rapido sguardo al libro degli Atti mostra che, sebbene molti ebrei a Gerusalemme durante la settimana della Passione abbiano avuto una particolare responsabilità, il popolo ebraico non fu considerato, in senso generale, unico responsabile della morte di Gesù.

In Atti 2, Pietro accusò gli “uomini di Giudea e voi tutti che abitate in Gerusalemme” (Atti 2:14) di aver crocifisso Gesù (Atti 2:23, 36). Bisogna ricordare che Pietro stava parlando a Gerusalemme, proprio a coloro che vi abitavano. In quanto presenti in città durante la settimana della Passione, questi Giudei portavano una responsabilità particolare per la morte di Gesù.

Allo stesso modo, Pietro accusò gli uomini d’Israele riuniti al portico di Salomone di aver consegnato Gesù e di averlo rinnegato davanti a Pilato (Atti 3:11–16). Non sappiamo se ogni singola persona presente in quella folla di Atti 3 avesse effettivamente preferito Barabba a Cristo, ma Pietro non esitò ad addossare loro la colpa della crocifissione. La maggior parte di loro, se non tutti, aveva avuto un ruolo attivo negli eventi che condussero alla morte di Gesù. Questo era un peccato che richiedeva pentimento (Atti 3:19–20).

Lo stesso approccio lo vediamo in Atti 4:10 e Atti 5:30, dove Pietro e Giovanni accusano il sinedrio di aver ucciso Gesù.

Da questi testi risulta chiaro che gli apostoli ritenevano responsabili i capi religiosi e i Giudei presenti a Gerusalemme in quel periodo — insieme ad altri uomini malvagi (Atti 2:23; 4:27) — per la morte di Gesù.

Sono proprio brani come questi a spingere alcuni a sostenere in maniera generica che “i Giudei hanno ucciso Gesù”, ma a meno che non si intenda “i Giudei a Gerusalemme che comparvero davanti a Pilato”, un’affermazione del genere è, nel migliore dei casi, fuorviante e, nel peggiore, offensiva. È evidente che Pietro e Giovanni non intendessero accusare un intero popolo (né allora né mai), anche perché loro stessi erano Giudei. Colpisce il fatto che non dissero “noi abbiamo ucciso Gesù”, come se tutti i Giudei fossero responsabili della crocifissione, ma parlarono piuttosto di colui che “voi avete crocifisso e ucciso” (Atti 2:23, enfasi aggiunta). È chiaro, dunque, che Pietro e Giovanni non pensavano di essere personalmente colpevoli di aver ucciso Gesù (pur affermando, in senso teologico, che Cristo morì per i peccatori).

Non c’è nessuna prova che gli apostoli ritenessero che tutti i Giudei, ovunque e in ogni tempo, avessero una parte nella morte di Gesù. Basta guardare cosa accade negli Atti quando la scena si sposta fuori da Gerusalemme.

Parlando a Cornelio (un pagano), Pietro riferì che “essi lo uccisero appendendolo a un legno” (Atti 10:39). Dato che il riferimento più vicino riguarda ciò che Gesù fece “a Gerusalemme”, è molto probabile che l’“essi” a cui Pietro pensa siano i Giudei che rifiutarono Gesù in Giudea e i capi religiosi di Gerusalemme. Questa interpretazione trova conferma in una dichiarazione simile di Paolo alcuni capitoli più avanti.

In Atti 13:27, Paolo dice alla folla di Antiochia di Pisidia che “gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi” condannarono Gesù. Questo discorso è particolarmente significativo perché Paolo si rivolge soprattutto a Giudei (Atti 13:16, 26). Notiamo che Paolo non incolpa i Giudei di Antiochia di Pisidia per le azioni dei Giudei di Gerusalemme. Non c’è alcuna espressione come “che voi avete crocifisso” quando si rivolge a Giudei di altre città dell’Impero Romano.

Ciò che vediamo in Atti 13 rappresenta un modello coerente in tutto il resto del libro.

Paolo non accusa i Giudei di Tessalonica o di Berea di aver ucciso Gesù (Atti 17), né i Giudei di Corinto (Atti 18) o di Efeso (Atti 19). Anzi, quando Paolo torna a Gerusalemme molti anni dopo la crocifissione, non accusa nemmeno i Giudei lì presenti di aver ucciso Gesù. Non imputa neppure quel crimine al sinedrio (cfr. Atti 23). Nel libro degli Atti, gli altri Giudei dovevano certamente pentirsi dei loro peccati, ma al di fuori di Gerusalemme e dopo il tempo specifico della crocifissione, i Giudei non furono mai accusati di aver messo a morte il Messia.

Conclusione

Dunque, i Giudei hanno ucciso Gesù?

In un senso limitato, possiamo dire, con la Scrittura, che i capi religiosi giudei e la folla davanti a Pilato consegnarono Gesù per essere crocifisso e messo a morte per mano di uomini malvagi.

Allo stesso tempo, però, non dobbiamo trarre da questo contesto specifico un’affermazione assoluta sul popolo ebraico nel suo insieme. Quando oggi qualcuno dice “i Giudei hanno ucciso Gesù” o è desideroso di difendere tale affermazione — senza ulteriori spiegazioni o precisazioni — è lecito domandarsi quale sia la motivazione dietro a questo modo di parlare. Non è certamente il linguaggio con cui la Bibbia si esprime in generale riguardo agli ebrei. Gli apostoli considerarono i Giudei presenti a Gerusalemme al tempo della crocifissione come particolarmente responsabili della morte di Gesù, ma questa colpa non si estese a ogni Giudeo vivente allora né a quelli che sarebbero vissuti in seguito.

La responsabilità collettiva non si determina automaticamente in base a razza, religione o etnia. Il popolo ebraico, come gruppo, non è responsabile dei peccati specifici commessi da alcuni Giudei in un momento e in un luogo specifico della storia. Il messaggio che dovremmo avere a cuore come cristiani non è tanto stabilire chi ha ucciso Gesù, ma annunciare che attraverso Gesù — il figlio di Abramo, il figlio di Davide, il figlio di Maria — tutte le nazioni, Giudei e non Giudei, possono essere salvati dai loro peccati e ricevere la vita nel suo nome (Giovanni 20:31).

 

 

 

Tematiche: Cultura e Società, Storia

Kevin DeYoung

Kevin DeYoung

Kevin è pastore della Christ Covenant Church a Matthews, Carolina del Nord (Stati Uniti). È professore di teologia sistematica al Reformed Theological Seminary ed è il presidente del Comitato di The Gospel Coalition. Lui e sua moglie Trisha hanno sei bambini.

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