I cristiani dovrebbero sempre schierarsi con Israele?

Dato che gli Stati Uniti e Israele operano come alleati nell’attuale conflitto con l’Iran, i cristiani di tutte le nazioni potrebbero chiedersi nuovamente, in quanto discepoli di Cristo, quale opinione dovremmo avere sul moderno stato-nazione di Israele. Alla luce delle promesse dell’Antico Testamento, delle aspettative del Nuovo Testamento e della nostra comune ascendenza spirituale, i cristiani dovrebbero sempre sostenere Israele? Dovremmo difendere le sue rivendicazioni sulla terra?

 

Oggettivamente, queste realtà possono essere complesse per noi, sia come cristiani sia come cittadini terreni. La nostra fedeltà suprema appartiene solo a Gesù, pur avendo lealtà secondarie verso diverse nazioni moderne. Risposte semplici potrebbero non essere sufficienti, soprattutto in tempo di guerra.

 

I cristiani si sono già confrontati con queste questioni in passato; esse fanno parte del panorama fin dalla fondazione del moderno Stato di Israele nel 1948. In momenti come questi, prendere in esame punti di vista esterni al nostro contesto immediato può fornire quella chiarezza di cui noi abbiamo tanto bisogno. A tal fine, abbiamo selezionato le seguenti risorse di John Piper, risalenti a un periodo compreso tra dodici e ventidue anni fa. La questione qui non riguarda principalmente il modo in cui le singole nazioni dovrebbero rapportarsi alla moderna nazione di Israele, ma piuttosto come i cristiani, in quanto cittadini del cielo, dovrebbero considerare Israele oggi.

 

In questa intervista del 2014, John Piper affronta il conflitto tra Israele e la Palestina. Le azioni di Israele sono sostenute e approvate da Dio? Il moderno Israele possiede un diritto divino su quella terra? Dio è particolarmente dalla parte di Israele, come lo era ai sensi dell’antica alleanza?

 

Piper sostiene che, sebbene Dio abbia un piano positivo per il futuro di Israele, Egli non si schiera in modo particolare dalla parte di Israele così come si presenta oggi in uno stato di disobbedienza spirituale: «Un popolo in stato di tradimento contro il proprio Re non può rivendicare legittimamente le promesse regali destinate a chi osserva il patto».

 

Sebbene Dio non abbia ancora concluso il suo progetto con Israele, la nazione così come esiste oggi non può rivendicare un diritto divino su quella terra. Pertanto, «i diritti delle nazioni dovrebbero essere determinati in base a principi di una giustizia pubblica improntata alla compassione, piuttosto che su pretese di diritto divino o di status teocratico».

 

Piper conclude tuttavia mettendo in guardia contro l’interpretazione non biblica secondo cui l’attuale ribellione di Israele significherebbe che le altre nazioni abbiano il diritto di molestarla. «No, non ce l’hanno affatto. Israele gode ancora dei diritti umani tra le nazioni, anche se non ha diritti specifici davanti a Dio, proprio come tutte le altre nazioni». E come cristiani, preghiamo affinché giunga il giorno in cui «tutto Israele sarà salvato» (Romani 11:26).

 

Nel suo sermone del 2004 su «Israele, Palestina e Medio Oriente» – il più sostanziale su questo tema – Piper espone un’argomentazione in sette punti:

  1. Dio scelse Israele tra tutti i popoli del mondo per farne il suo popolo eletto.
  2. Quella terra faceva parte dell’eredità che Egli aveva promesso ad Abramo e ai suoi discendenti per sempre.
  3. Le promesse fatte ad Abramo saranno ereditate come dono eterno solo dal “vero Israele spirituale” (cioè: la chiesa del Signore Gesù), non dall’Israele disobbediente e incredulo.
  4. Gesù Cristo venne nel mondo come Messia degli ebrei, ma il suo stesso popolo lo respinse in gran parte.
  5. Pertanto, lo Stato laico di Israele oggi non può rivendicare un “diritto divino” attuale su quella terra e dovrebbe cercare soluzioni pacifiche basate non su presunti diritti divini attuali, ma sui principi internazionali di giustizia, misericordia e fattibilità pratica.
  6. Attraverso la fede in Gesù Cristo (il Messia ebraico), i gentili diventano coeredi con l’Israele redento della promessa fatta ad Abramo, compresa la promessa della terra.
  7. Infine, questa eredità del popolo di Cristo (ebrei e gentili insieme) sarà realizzata solo alla seconda venuta di Cristo, quando Egli instaurerà il suo regno, e non prima; e fino ad allora noi cristiani, in quanto tali, non prendiamo le armi per rivendicare la nostra eredità, ma piuttosto sacrifichiamo la nostra vita per condividerla con il maggior numero possibile di persone.

 

In ultimo, in una risposta data nel 2011 a un cristiano palestinese, Piper espone dodici importanti verità sull’identità cristiana, la cittadinanza terrena e il rapporto attuale di Dio con lo Stato moderno di Israele.

 

Piper ci ricorda che «Dio ha dei disegni di salvezza per l’Israele etnico (Romani 11:25-26), così come per le nazioni arabe (Salmo 22:27; Matteo 28:19-20)». Quindi, «l’appello cristiano in Medio Oriente ai palestinesi e agli ebrei rimane sempre lo stesso: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato”» (Atti 16:31).

 

Per concludere, rivolge un messaggio speciale ai pastori:

«Tutti i cristiani, e in particolare i pastori, dovrebbero parlare apertamente e con gioia della nostra unità con i cristiani arabi ed ebrei, e non dovrebbero anteporre il sostegno politico a Israele o a qualsiasi nazione araba al sostegno che dobbiamo alla nostra famiglia spirituale dei credenti».

 

 

Traduzione a cura di Christian Tursi

 

 

Articolo a cura di Desiring God.

 

 

 

 

Tematiche: Bibbia, Controversie, Cristianesimo, Ebrei, Ira di Dio, Popolo di Dio, Stato e Governo, Teologia

John Piper

John Piper

È il fondatore di Desiring God, per il quale ricopre anche il ministero di insegnante, inoltre, è il rettore del Bethlehem College & Seminary. Ha servito per trentatré anni come pastore presso la chiesa battista Bethlehem Baptist Church di Minneapolis, in Minnesota e ha scritto più di cinquanta libri, tra cui  Non sprecare la tua vita (Ed. Coram Deo), Rischiare è giusto (Ed. Coram Deo), Coronavirus e Cristo (Ed. Coram Deo), Stupefatto da Dio (Ed. Coram Deo), La Buona Notizia di una grande gioia (Ed. Coram Deo), Le caratteristiche di un leader spirituale (Ed. Coram Deo) e Desiderare Dio.

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