I puritani, il Fuoco Estraneo, il Cessazionismo e la Confessione di Westminster

 

 

 

Senza tentare di analizzare tutto (o veramente tutto) ciò che è stato detto alla Strange Fire Conference — per non parlare del fatto di esaminare ciò che è stato detto e fatto, in risposta — ho pensato che sarebbe stato utile fare un passo indietro e dare una prospettiva storica sulla questione del cessazionismo.

Nella prima sezione del primo capitolo della Confessione di Westminster troviamo un riferimento ad almeno un qualche tipo di cessazionismo.

 

“Sebbene la luce di natura e le opere della creazione e della provvidenza rendano tanto manifeste la bontà, la saggezza e la potenza di Dio, da rendere gli uomini inescusabili, tuttavia esse non sono sufficienti per fornire quella conoscenza di Dio e della Sua volontà che è necessaria alla salvezza. Per questo il Signore si è compiaciuto, numerose volte e in diverse maniere, di rivelare Se stesso e di dichiarare quella Sua volontà alla Sua Chiesa; e successivamente per meglio preservare e propagare la verità, e per un più saldo fondamento e conforto della Chiesa contro la corruzione della carne e la malizia di Satana e del mondo, di far mettere la stessa interamente per iscritto; la qual cosa rende la Sacra Scrittura sommamente indispensabile; essendo ora cessate quelle forme in cui Dio rivelava in precedenza la Sua volontà al Suo popolo.” (Confessione di Westminster 1.1)

 

Chiaramente, i teologi di Westminster credevano che ci fosse la cessazione di qualcosa. Se la Confessione significhi abbracciare tutto ciò che ora si potrebbe intendere per cessazionismo è un’altra questione. Ma certamente non possiamo relegare alla teologia sterile la credenza che qualcosa del modo di Dio di rivelare sé stesso sia cambiato.

 

Indubbiamente, il miglior libro sul cessazionismo nel primo secolo della tradizione riformata è la tesi di laurea pubblicata da Garnet Milne intitolata “The Westminster Confession of Faith and the Cessation of Special Revelation: The Majority Puritan Viewpoint on Whether Extra-Biblical Prophecy Is Still Possisible (trad. La Confessione di fede di Westminster e la Cessazione della Rivelazione Speciale: Il punto di vista della maggioranza puritana sul fatto che la profezia extrabiblica sia ancora possibile o meno)” (Paternoster, 2007). In questa opera un modello di attenta ricerca al servizio della Chiesa Milne sostiene che i puritani erano prevalentemente cessazionisti, ma che il loro cessazionismo non era privo di confini permeabili [vedi anche l’articolo di Vern Poythress “Affirming Extraordinary Works of the Spirit Within Cessationist Theology (trad. Affermare le opere straordinarie dello Spirito nella teologia cessazionista)”].

 

Vale la pena leggere questa sezione della Prefazione di Milne, in particolare il suo punto di vista sulla rivelazione “mediata” e “immediata”:

 

“Come va letta la clausola “cessazionista” della Confessione di Westminster 1:1 alla luce di questi fatti? Era intesa come una stretta negazione della possibilità che una qualsiasi rivelazione soprannaturale ai fini della salvezza potesse avvenire dopo il periodo apostolico, o i suoi autori, come alcuni studiosi moderni hanno sostenuto, consentivano una visione più flessibile, in cui tale rivelazione divina attraverso mezzi straordinari potesse ancora avvenire? Questo libro esplora queste domande alla luce dei moderni dibattiti sull’interpretazione del linguaggio della Confessione e sulle sue implicazioni per la Chiesa di oggi. Considera la differenza tra la rivelazione “mediata” e la rivelazione “immediata” così come intesa dai teologi di Westminster, e cerca di dimostrare che solo la rivelazione “immediata” era considerata cessata, mentre la rivelazione “mediata”, che ha sempre coinvolto la Scrittura, era considerata continuata.

 

Un’analisi dettagliata degli scritti dei teologi di Westminster rivela che questi uomini di Chiesa possedevano sia un forte desiderio di mantenere l’unità della Parola e dello Spirito, sia una preoccupazione di salvaguardare la libertà dello Spirito Santo di parlare in particolari circostanze attraverso il linguaggio e i principi della Scrittura. Dio permetteva ancora la profezia predittiva e parlava agli individui in modi straordinari, ma la profezia contemporanea era considerata qualcosa di diverso dalla profezia straordinaria dei personaggi del Nuovo Testamento.

 

Nella mente dei presbiteriani scozzesi e dei puritani inglesi, la profezia era considerata un’applicazione della Scrittura per una situazione specifica, non un annuncio di nuove informazioni non contenute nella Bibbia. La Scrittura è sempre rimasta essenziale per il processo di discernimento della volontà di Dio (XV-XVI)”,

 

Poco dopo, Milne riassume la sua tesi:

“Il libro conclude che i teologi di Westminster intendevano con la clausola cessazionista affermare che non ci sarebbe stata più alcuna rivelazione extrabiblica, “immediata”, per nessun motivo, ora che la Chiesa possedeva la Scrittura completa. La Parola di Dio scritta era pienamente in grado di mostrare la via della “salvezza” nella sua più ampia portata come liberazione temporale o eterna.

 

Allo stesso tempo i teologi non intendevano negare che Dio potesse ancora parlare attraverso provvidenze straordinarie che potessero coinvolgere i sogni o il ministero degli angeli, per esempio, ma tale rivelazione era sempre da considerarsi “mediata”. Il mezzo principale è stato ritenuto essere le Scritture, illuminate dallo Spirito Santo. L’unità della Parola e dello Spirito è stata mantenuta, e la libertà di Dio di affrontare le singole circostanze è rimasta intatta (XVI-XVII)”.

 

Sia che siate d’accordo con i presbiteriani scozzesi e i puritani inglesi su questo argomento, non credo che chiunque si trovi alle prese con le ricerche di Milne possa negare che egli presenti un caso convincente per la conclusione appena enunciata. Senza dubbio, la Confessione di Fede di Westminster insegna il cessazionismo, ma è un cessazionismo che richiede notevoli sfumature e permette sorprese soprannaturali, purché si lavori con e attraverso la Parola di Dio.

 

Traduzione a cura di Andrea Lavagna.

 

 

Lettura consigliata: Siamo tutti teologi, Ed Coram Deo.

Siamo tutti Teologi

Foto di Jonny Swales su Unsplash

Tematiche: Teologia

Kevin DeYoung

Kevin DeYoung

Kevin è pastore della Christ Covenant Church a Matthews, Carolina del Nord (Stati Uniti). È professore di teologia sistematica al Reformed Theological Seminary ed è il presidente del Comitato di The Gospel Coalition. Lui e sua moglie Trisha hanno sei bambini.

© TheGospelCoalition, © Coram Deo

Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.