Il costo della lamentela
“Or il popolo si lamentò e questo dispiacque agli orecchi dell’Eterno;
come l’Eterno li udì, la sua ira si accese,
e il fuoco dell’Eterno divampò fra di loro, e divorò l’estremità dell’accampamento”.
Numeri 11:1
Nella vita cristiana non dove esserci posto per la lamentela.
Israele imparò questa lezione nel peggiore dei modi (e in maniera molto lenta). Dopo che Dio li ebbe liberati dalla schiavitù in Egitto, gli Israeliti ricevettero la legge, i comandamenti e seppero quale fosse la destinazione verso cui si stavano dirigendo. Si misero impazientemente in cammino verso la terra promessa, ma non andarono molto lontano, appena svoltata la prima curva, prima di iniziare a lamentarsi.
Volevano mangiare carne al posto della manna e desiderarono persino fare ritorno in Egitto (Numeri 11:4-6). Se prima avevano pensato che la manna quotidiana che Dio concedeva loro fosse una meravigliosa prova del suo amore, ora iniziavano a lamentarsi perché desideravano mangiare ciò che un tempo erano soliti avere.
La lamentela potrebbe sembrare un fattore di poco conto, ma in realtà è un segno d’ingratitudine. Ogniqualvolta che la vita dei figli di Dio è caratterizzata da incredulità e mancanza di ringraziamento è inevitabile che ci siano delle conseguenze. Probabilmente non finiremo a vagare per 40 anni nel deserto come gli Israeliti, ma lamentarsi ha comunque un costo.
Ti ricordi l’emozione provata quando ti sei convertito? Forse avevi appena comprato una copia del Nuovo Testamento e pensavi che tutto ciò che stavi scoprendo fosse fantastico. Lo leggevi in qualunque luogo ti trovassi. Poi, probabilmente, qualcosa è accaduto durante il viaggio; ora potrebbe sembrarti la “solita vecchia Bibbia” e vorresti che Dio facesse qualcosa di più plateale, di migliore?
Ti ricordi un tempo quando condividere la fede ti sembrava essere uno straordinario privilegio, ma ora lo vedi più come un peso e un dovere da compiere? Ti ricordi un tempo quando ti sentivi sopraffatto di gratitudine per l’opera compiuta sulla croce, ma ora ti focalizzi maggiormente sui modi in cui Dio non ti ha guidato durante il cammino oppure le strade che tu avresti preferito intraprendere?
Quando l’apostolo Paolo scrisse alla chiesa primitiva, ricordò loro la storia del popolo d’Israele per usarla come avvertimento: “E non tentiamo Cristo, come alcuni di loro lo tentarono, per cui perirono per mezzo dei serpenti. E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore. Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età” (1 Corinzi 10:9-11).
Se abbiamo fede in Cristo, allora siamo stati liberati dalla schiavitù del peccato e anche della lamentela! Siamo stati liberati mediante un sacrificio: lo spargimento del sangue di Cristo sulla croce; inoltre, siamo stati posti su un cammino, non verso Canaan ma verso il cielo. Alla luce di questo, Dio ci ha sia fatto meravigliose promesse sia dato importanti avvertimenti.
Non essere presuntuoso nei confronti della sua provvidenza e non lamentarti della strada in cui ti ha condotto, ma sii pieno di gratitudine per tutto ciò che ti ha donato sia a livello materiale sia spirituale.
La croce dietro di te, il cielo sopra di te, lo Spirito dimora in te. Non c’è nessun bisogno, o giustificazione, per lamentarsi.
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Foto di Anastasiya Badun su Unsplash
Tematiche: Peccato, Tratto dai nostri libri, Verità per la vita, Vita Cristiana
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