Il costo di una predicazione audace
Ai tempi di Geremia sussisteva un grave problema: il popolo seguiva le proprie vie, non quelle del Signore, si trattava di idolatri ostinati, che praticavano sacrifici di bambini, un popolo che portava il nome di Dio ma era pieno delle opere di Satana; ma c’era un altro grave problema a quei tempi: i profeti facevano profezie false in seguito al peccato del popolo. Questi falsi uomini di Dio “vi espongono le visioni del proprio cuore e non ciò che proviene dalla bocca del Signore” (Geremia 23:16).
Quelle visioni erano intrise di adulazione, solleticavano le orecchie e lusingavano i sensi, promettendo sole quando invece un tornado si stava formando sopra le teste dei malvagi. Geremia ci offre uno stralcio della loro predicazione:
«Dicono di continuo a quelli che mi disprezzano: “Il Signore ha detto: Avrete pace”; e a tutti quelli che camminano seguendo la caparbietà del proprio cuore dicono: “Nessun male vi colpirà”».
Il popolo disprezzò la Parola di Dio e seguì i propri cuori, ma gli uomini che sembravano messaggeri di Dio li accolsero con benedizioni. Dopotutto, questi erano figli di Abramo, il popolo di Dio, l’Onnipotente non avrebbe mai distrutto Israele per mano di Babilonia, vero?
Profeti della positività
Quello era il passato, ma è anche il presente. Il male persiste ai nostri giorni; aumenta l’illegalità e l’amore si affievolisce. A Timoteo fu predetto che negli ultimi giorni le persone sarebbero state egoiste, amanti del denaro, orgogliose, disubbidienti ai genitori, empie, insaziabili; i neonati vengono ammazzati nel grembo materno, le celebrità si vestono come prostitute, la perversione sfila per le strade, il nome di Dio è diventato qualcosa da usare,“picchiare” e manipolare, a proprio piacimento; noi, come società, abbiamo dimenticato come provare vergogna. Anche molti di coloro che si professano religiosi sono “amanti del piacere anziché di Dio, aventi l’apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza. Anche da costoro allontanati.” (2 Timoteo 3:4-5). È così.
Tuttavia, persiste anche un altro problema. Dai pulpiti di tutta l’America e non solo, alcuni uomini sanno solo dire “Pace, pace” quando non vi è alcuna pace; pronunciano menzogne e mezze verità; curano superficialmente le ferite dei credenti, benedicendo coloro che ignorano attivamente la Parola di Dio per seguire il proprio cuore; raramente menzionano il peccato e non avvertono mai riguardo all’inferno; predicano come se tutti coloro che li assistono fossero già al sicuro nel regno. Noi che ne siamo consapevoli, predichiamo forse in modo migliore? Il successo di questo tipo di insegnamento era stato predetto molto tempo fa:
Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole (2 Timoteo 4:3-4)
Per combattere la loro predicazione ipocrita, a Timoteo viene chiesto di fare una cosa piuttosto rischiosa: «Predica la parola».
Potremmo pensare che sia entusiasmante, ma Paolo continua: Predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole o sfavorevole, rimprovera, ammonisci, esorta con ogni pazienza e insegnamento. […] Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo ministero” (2 Timoteo 4:2,5). Il predicatore deve trattare con onestà i peccatori (all’interno e all’esterno della chiesa), parlando loro del peccato, mettendo alla prova le loro convinzioni, offrendo loro l’unica via di fuga che Dio offre e rischiando la loro indignazione e ciò richiede coraggio. Il pastore è chiamato a prendersi cura dell’eternità delle persone, preparandole a morire e a presentarsi davanti a Cristo.
Timoteo, seguendo le orme del profeta Geremia che fu perseguitato, proclamerà verità che renderanno alcuni dei suoi ascoltatori credenti o non credenti adirati, inquieti, frustrati e forse persino minacciosi. Gli viene chiesto di risvegliare i suoi doni per mano di un padre nella fede che si trova in prigione, pronto a morire per aver proclamato l’intero piano di Dio. Paolo lo esorta a predicare fedelmente e quindi gli dice: «Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù» (2 Timoteo 2:3).
Egli deve essere pronto a prendere il suo posto accanto agli uomini del passato come Geremia, che fu colpito, calunniato, incatenato, gettato in una fossa di fango e disprezzato; pur non cercando la contesa, Timoteo deve aspettarsi di incontrarla, specialmente da parte dei nemici dichiarati della chiesa, ma anche da parte di alcuni che si professano cristiani. Lo stesso vale per noi. Consideriamo alcune annotazioni dal diario di preghiera di Geremia:
- «Sono diventato oggetto di scherno tutto il giorno; ognuno si fa beffe di me» (Geremia 20:7).
- «Poiché odo le diffamazioni di molti, lo spavento mi viene da ogni lato: «Denunciatelo, e noi lo accuseremo”. Tutti quelli con i quali vivevo in pace spiano se io inciampo e dicono: «Forse si lascerà sviare, noi prevarremo contro di lui ci vendicheremo di lui» (Geremia 20:10).
- «Maledetto sia il giorno che io nacqui!… Perché sono uscito dal grembo materno per vedere tormento e dolore, per finire i miei giorni nella vergogna?» (Geremia 20:14,18).
Geremia cercò di allontanarsi dal suo ministero, di rimanere in silenzio, ma la parola di Dio divenne un fuoco ardente dentro di lui, impossibile da contenere (Geremia 20:9); certamente, Geremia affrontò difficoltà che la maggior parte di noi non incontra nelle proprie città e nei propri paesi, ma i pastori della chiesa in genere conoscono bene tali difficoltà, pericoli e opposizioni, e noi che siamo risparmiati da tali persecuzioni dovremmo essere pronti a bere dallo stesso calice. So di aver chiesto troppo in fretta il dono della profezia, dimenticando le loro sofferenze. Desideriamo essere usati con potenza per il suo nome, lodiamo Dio, senza immaginare che ciò possa includere il sopportare gravi abusi per il Suo nome.
Il redattore dei sermoni
Una prova fondamentale, ovviamente, sarà il nostro insegnamento in pubblico.
I veri uomini di Dio nell’Antico e nel Nuovo Testamento erano spesso osteggiati e perseguitati, perché questo? Perché trattavano con fedeltà la Parola di Dio e le anime degli uomini: «tutte le parole che io ti comando di dir loro; non omettere nessuna parola» (Geremia 26:2). Non si limitavano a ripetere solo i passaggi che davano immediato conforto, ma pronunciavano anche quelli più difficili e non solo esultavano, consigliavano e incoraggiavano, ma ammonivano, rimproveravano e confrontavano. Non curavano con leggerezza le ferite della società o dei piccoli gruppi, non permettevano alle persone, che li ascoltavano, di vivere tranquillamente solo per poi destarsi nel giorno del giudizio.
Noi che viviamo con molte meno minacce, scegliamo ancora la strada più sicura? Una che non susciti polemiche? Che eviti di offendere, anche se ciò richiede sacrificare la verità? Che mantenga il cristianesimo cortese, positivo e leggero a tutti i costi?
Può succedere in modo subdolo. Come i cani di Pavlov, possiamo lentamente abituarci a sbavare di fronte alle affermazioni positive, e quando succede, diventiamo sempre più vulnerabili all’orgoglio e allo sconforto. Il confine tra glorificare Cristo e usare Cristo per ottenere gloria personale è molto sottile, infatti Paolo ci ricorda che un uomo che assume il ruolo sacro di sentinella, pastore, guida spirituale o insegnante non può cercare di compiacere gli uomini. “Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo” (Galati 1:10).
L’ego cresce senza controllo, il desiderio di approvazione e il timore degli uomini presto si insinuano nella nostra vita e iniziano a modificare i nostri sermoni. Sappiamo quanto possa diventare facile il ministero se ci abbandoniamo alla semplice abitudine di eliminare alcune frasi che potrebbero metterci nei guai o aggiungerne altre per adulare e ottenere applausi.
Il coraggio ora, la gloria dopo
Allora, pastore, predicatore, insegnante, ecco la domanda: qual è l’ultimo sermone che hai predicato che ha richiesto il coraggio dato dallo Spirito? Cristiano, qual è l’ultima conversazione, l’ultimo incontro di gruppo o l’ultima preghiera in famiglia che ha richiesto una parola di Dio che sapevi in anticipo che ti sarebbe potuta costare cara? Chi è tentato di provare antipatia per te a causa delle parole di Cristo? Chi ti ha parlato male, ti ha calunniato, ha spettegolato su di te, ti ha disprezzato a causa della tua fedeltà alla Bibbia e non alla sua semplificazione?
Cristo promise ai suoi primi discepoli: «Il servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra» (Giovanni 15:20). «Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché così fecero i loro padri con i falsi profeti [ai tempi di Geremia]» (Luca 6:26). E viceversa: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi e gioite, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti [come Geremia] che sono stati prima di voi» (Matteo 5:11-12).
Fratelli, vigiliamo sulla sposa del nostro Re, la chiesa per la quale egli ha versato il proprio sangue; occupiamoci delle anime eterne. Abbiamo iniziato a immaginare che la nostra vocazione sia solo un lavoro dalle nove alle cinque, una carriera terrena, una professione per intellettuali?
«Cose spaventevoli e orribili si fanno nel paese: i profeti profetano bugiardamente; i sacerdoti governano agli ordini dei profeti; e il mio popolo ha piacere che sia così. Che cosa farete voi quando verrà la fine?» (Geremia 5:30-31).Quella fine si abbatté su Gerusalemme. Un giudizio che lasciò molti senza parole per lo sgomento, ma un’altra fine sta arrivando. Cosa facciamo quando i cieli si apriranno? Decidiamo ora di pagare qualsiasi prezzo sia necessario per predicare la Sua Parola in questa generazione.
Traduzione a cura di Yuni Akermi
Lettura consigliata Predicare alla gloria di Dio, Ed. Coram Deo.
Tematiche: Falso Vangelo, Predicazione, Sottomissione
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