Il popolo di Cristo è “riconoscente, grato e benedetto” tutto l’anno
Avete notato la valanga di decorazioni autunnali in vendita negli ultimi dieci anni circa che cercano di racchiudere la stagione in poche parole? Che si tratti di splendidi quadri incorniciati, vassoi con scritte o morbidi asciugamani da cucina, le parole “grato, riconoscente, benedetto” sono ovunque; certamente, nella maggior parte dei casi, non sono inclusi riferimenti alle Scritture, quindi questi prodotti potrebbero essere commercializzati a coloro che indirizzano la loro gratitudine alla Madre Terra.
Come cristiani, siamo felici di avere questi promemoria visivi nelle nostre case, poiché cerchiamo di esser grati; la tavolozza dei colori di questi articoli è prevalentemente autunnale e il mio rammarico è che, una volta arrivato il Black Friday, questi oggetti verranno accuratamente impacchettati insieme alle statuine dei pellegrini, alle candele a forma di zucca e alle cornucopie, per poi essere riposti in scatole e relegati in fondo alla soffitta, mentre le decorazioni natalizie verranno felicemente tirate fuori e disposte in tutta la casa.
Siamo giustamente desiderosi di celebrare l’incarnazione del nostro Signore Gesù, ma dovremmo essere pieni di gratitudine tutto l’anno e non solo quando il calendario dice che è il Giorno del Ringraziamento, infatti la riconoscenza non è una pratica stagionale. Inoltre, la sua presenza o assenza nella vita di un credente è indicativa della sua salute spirituale, e non è qualcosa da minimizzare o da considerare semplicemente come un’altra voce nella lista delle cose da fare, ma una virtù da coltivare fino a quando non vedremo il nostro Salvatore faccia a faccia e inizieremo a lodarlo per l’eternità.
Coltiviamo la gratitudine comprendendo che essa è molto di più che contare le nostre benedizioni. Jonathan Edwards ha spiegato in modo chiaro che esistono due tipi di gratitudine: uno primario cioè la gratitudine soprannaturale, che esprime la nostra riconoscenza verso il Signore per quello che è, e uno secondario cioè la gratitudine naturale, che esprime la nostra riconoscenza verso il Signore per quello che ha fatto.
Quando ringraziamo intenzionalmente e regolarmente il Signore per ciò che è, rafforziamo la nostra gratitudine prima ancora di iniziare a ringraziarlo per ciò che ha fatto; il primo caso è relazionale e esprime la nostra intensa gratitudine verso il Signore per i suoi attributi senza eguali, ancor prima di considerare i suoi generosi doni verso di noi; entrambi i tipi di gratitudine sono fondamentali per la nostra salute spirituale.
Non dobbiamo mai stancarci di lodare il Signore per le Sue qualità, anche se non riusciamo a comprendere o ad apprezzare appieno la profondità di come il nostro Dio Santo e Onnipotente sia allo stesso tempo immenso e onnipresente. Egli desidera sentire da noi quanto siamo grati prima di tutto per ciò che Egli è e poi per ciò che ha fatto per noi.
È interessante notare che quando lo ringraziamo, la nostra mente non può essere allo stesso tempo preoccupata e turbata, e per coloro che sono tormentati dal dubbio riguardo alla loro salvezza, la gratitudine ha un ulteriore vantaggio. I non credenti possono talvolta provare a ringraziare Dio per il buon esito di una biopsia o per essere sopravvissuti a un incidente, ma non lodano veramente Dio per la Sua santità e il Suo sacrificio d’amore infatti, quel tipo di lode può provenire solo da coloro che riconoscono Gesù come Signore.
Man mano che impariamo a concentrarci sulla grazia che abbiamo in Cristo, i nostri cuori riconoscenti ci spingono ad agire come persone grate che rispondono edificando la chiesa e diffondendo il Vangelo.
L’immagine descritta da Paolo in Colossesi 2:6-7 è molto chiara: dobbiamo essere persone che abbondano di ringraziamenti e traboccano di gratitudine. Di conseguenza, la nostra riconoscenza verso il Signore dovrebbe riversarsi sugli altri, mentre cerchiamo intenzionalmente modi per esprimere la nostra gratitudine per le piccole e grandi gentilezze che ci vengono offerte.
Cominciamo con la comune gentilezza, quella semplice pratica di usare abitualmente parole come “per favore” e “grazie” e che sembra essere in declino. Possiamo incoraggiare i commessi e i camerieri semplicemente guardandoli negli occhi, sorridendo e ringraziandoli sinceramente per il loro servizio; a volte sembrano piacevolmente sorpresi da questo nostro gesto. I nostri figli ci osservano in modi che forse non sempre consideriamo, anche se il dimostrare più gratitudine verso un commesso piuttosto che nei confronti della nostra famiglia può essere un problema.
Il Signore ha affidato ai genitori la seria responsabilità di educare bene i propri figli, insegnando loro a essere riconoscenti e non presuntuosi, ma l’obiettivo non è quello di trasformarli in piccoli difensori della morale, bensì in bambini che crescendo impareranno ad amare il Signore e a riconoscere che solo Lui ci benedice con ogni cosa. I genitori saggi insegnano ai propri bambini a esprimere gratitudine in modo semplice; quanto è dolce sentire un bambino dire “grazie” con la sua prima vocina! Trascurare questo aspetto può portare a una mentalità di presunzione che purtroppo è presente in troppi adolescenti. La nostra società li bombarda con il messaggio errato che essi meritano tutte le cose buone, mentre noi cerchiamo di indirizzarli verso Cristo che ha lasciato il Suo trono nella gloria per venire a morire per noi e donarci la vita in abbondanza.
Anche i nostri coniugi hanno bisogno di sapere costantemente della nostra gratitudine nei loro confronti, non date mai per scontato che si stanchino di sentire in che modo siamo loro grati. Non lasciate che un biglietto di auguri occasionale sia l’unico modo per farlo! Le parole dette e quelle scritte sono entrambe utili per non cadere nell’errore di pensare che la nostra gratitudine, compresa anche se non espressa, sia sufficiente.
La riconoscenza che si esprime per iscritto ha sicuramente un grande valore, sia che si tratti di ringraziare qualcuno per un regalo o di mostrare apprezzamento per quello che potrebbe sembrare un gesto di gentilezza o un atto di servizio passato inosservato. I nostri sforzi per mostrare sincera gratitudine in questo modo tangibile possono essere usati dal Signore in modi che non avremmo mai immaginato, perché dimostrano sia umiltà che assenza di arroganza. Che bello!
Sebbene si possa essere tentati di minimizzare la mancanza di sincera gratitudine verso il Signore come qualcosa su cui dobbiamo semplicemente lavorare mentre ci occupiamo di questioni apparentemente più urgenti, non smettiamo di prenderla sul serio. “Grati, riconoscenti, benedetti” possano essere questi gli aggettivi che descrivono l’atteggiamento costante dei nostri cuori e non solamente quando cadono le foglie.
Traduzione a cura di Yuni Akermi
Lettura consigliata: Beati di N. Guthrie, Ed. Coram Deo.
Foto di Priscilla Du Preez 🇨🇦 su Unsplash
Tematiche: Ringraziamento, Vita Cristiana
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