Il primo calvinista: Teodoro di Beza, erede fedele di Giovanni Calvino
Teodoro di Beza nacque in Francia, in una famiglia appartenente alla piccola nobiltà e ricevette un’ottima istruzione in preparazione alla sua carriera di avvocato.
Nella buona provvidenza di Dio, all’età di nove anni fu mandato a studiare sotto la guida di Melchior Wolmar, un luterano tedesco, il quale non solo gli insegnò il greco e il latino, ma lo istruì anche su Cristo.
Beza descrisse l’inizio della tutela di Wolmar come «l’inizio di tutte le cose buone che ho ricevuto da quel momento in poi e che confido di ricevere anche nella mia vita futura».
Questo ci ricorda come Dio operi in ogni circostanza, guidando i nostri passi, poiché «noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno» (Romani 8:28, NR06).
Il copilota di Calvino
Dopo aver completato gli studi, tuttavia, Beza condusse per circa un decennio una vita dissoluta a Parigi, finché non fu costretto a letto e giunse vicino alla morte.
Nel 1548, Dio lo ricondusse in sé. Beza rinnovò il suo impegno verso Gesù e fuggì dalla Francia per unirsi alla causa riformata in Svizzera.
Iniziò a insegnare ai pastori a Losanna e, nel 1558, fu chiamato a Ginevra per servire sotto Giovanni Calvino. Negli ultimi anni di vita di quest’ultimo, Beza e Calvino svilupparono un legame profondo. Calvino scrisse di tenere «profondamente a Beza, che mi ama più di un fratello e mi onora più di un padre».
Questo legame fraterno è l’esempio di quella carità e unione che il Signore ci comanda, poiché «vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Giovanni 13:34, NR06).
A parte alcuni viaggi al di fuori della città-stato svizzera, Beza trascorse il resto della sua vita a Ginevra, spesso in condizioni difficili. Non sapeva mai se i cattolici avrebbero invaso la città e massacrato i suoi abitanti, e dovette combattere la crescente ondata di polemiche luterane contro i protestanti Riformati.
Il difensore di Ginevra
Beza lasciò la sua impronta sulla Riforma in diversi modi. In primo luogo, su di lui ricadde il fardello della leadership della Riforma di Ginevra dopo la morte di Calvino nel 1564.
Per i quarant’anni successivi, Beza servì come pastore e professore, viaggiò in Francia per aiutare i protestanti assediati (gli Ugonotti) e dibatté con cattolici e luterani.
In questa instancabile opera di servizio e difesa della verità, Beza dimostrò una fedeltà degna del servizio cristiano, un esempio per tutti coloro che sono chiamati a essere «esempi al gregge» (1 Pietro 5:3, NR06), pur sapendo che ogni vero credente ha un compito specifico da svolgere: «Egli ha dato gli uni come apostoli, gli altri come profeti, gli altri come evangelisti, gli altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo» (Efesini 4:11-12, NR06).
Il compilatore della Dottrina Riformata
Giovanni Calvino fu indubbiamente il padre del Calvinismo, ma Beza potrebbe benissimo essere stato il primo Calvinista nel senso moderno. Egli diede forma a ciò che oggi chiamiamo “Calvinismo”, spiegando e difendendo le dottrine bibliche che Calvino aveva riscoperto.
Attraverso il suo ministero di insegnamento e scrittura, Beza difese:
- L’imputazione della giustizia di Cristo come essenziale per la giustificazione del peccatore.
- Il conforto che il credente riceve dall’espiazione definitiva di Cristo (l’espiazione limitata).
Oltre alla sua leadership pastorale, Beza fornì alla giovane chiesa riformata di lingua francese la letteratura necessaria per favorirne la crescita. Durante la sua vita, Beza fu molto noto soprattutto per la sua opera sul Nuovo Testamento, culminata nelle sue Annotazioni sul Nuovo Testamento (Annotationes in Novum Testamentum).
Questo capolavoro linguistico includeva il testo greco del Nuovo Testamento, la traduzione della Vulgata Latina e la traduzione latina originale di Beza. Egli aggiunse le sue note a piè di pagina testuali e note esplicative, dimostrando che la fede Riformata era distintamente biblica. Le sue note nelle Annotazioni influenzarono la traduzione inglese della Bibbia del 1560, la Bibbia di Ginevra (Geneva Bible), che divenne la traduzione biblica più popolare tra i Puritani. Il testo greco pubblicato da Beza fu lo stesso utilizzato dai traduttori della Bibbia di Re Giacomo (King James Bible) del 1611.
Sotto la potente mano di Dio
Beza ereditò la visione biblica di Calvino riguardo alla dolce sovranità di Dio su tutti gli affari della vita umana. Dopo la morte di Calvino, Beza visse tempi tumultuosi, affrontando prove che lo avrebbero costretto a confidare unicamente nel suo Signore.
Nel 1587, per esempio, quando sembrava che Ginevra stesse per essere invasa dai cattolici, Beza incoraggiò la sua congregazione a confidare nella benevola provvidenza del Padre celeste:
«Questa dottrina è piena di eccellente conforto. Poiché per mezzo di essa comprendiamo che, grazie alla potenza del nostro Dio, la furia di quel leone affamato [il Maligno] è mitigata e frenata, e che Dio non gli permetterà mai di fare nulla contro i Suoi figli che non sia per il loro bene e vantaggio, come ci dice l’apostolo (Romani 8:28) e ci insegna anche con il Suo proprio esempio (2 Corinzi 12:7)».
Egli disse ai suoi ascoltatori che la nostra unica speranza è che il nostro Dio sia sovrano — così sovrano da poterci salvare dai nostri peccati quando siamo spiritualmente completamente morti:
«Non c’è nella nostra natura altro che la ribellione più disperata e ostinata, finché lo Spirito di Dio non scacci via, prima di tutto, le tenebre della nostra intelligenza, che non può, né vuole da sé stessa, neanche pensare alle cose di Dio (2 Corinzi 3:5), e in secondo luogo non corregga l’ostinazione della nostra volontà, che è nemica di Dio, e di tutto ciò che è veramente buono (Romani 5:10 e 8:7)».
Beza comprese che, poiché Dio regna e ha ogni potere, i cristiani possono sperare nella Sua bontà sia per salvarli sia per proteggerli attraverso i pericoli del loro pellegrinaggio terreno. Questa è la roccia su cui poggia la nostra fede, poiché «il Signore è la mia forza e il mio scudo; in lui ha confidato il mio cuore, e sono stato soccorso» (Salmo 28:7, NR06).
Lettura consigliata: La fiamma inestinguibile, Ed. Coram Deo.
Tematiche: Calvinismo, Elezione e predestinazione
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