La cura di Dio per chi delude
Detesto le delusioni.
Non mi piace affatto essere deluso, ma mille volte meno mi piace essere io a deludere gli altri. Peggio ancora se la cosa mi coglie di sorpresa. Quando accade, il mio mondo interiore si blocca e, come niente, mi fisso sull’accaduto, per analizzare cosa è successo e come affrontarlo.
La mia (inadeguata) auto-cura
Ecco alcune strade che tendo a percorrere quando mi accorgo di aver ferito qualcuno o di averlo deluso.
Dove ho sbagliato e come posso evitare di farlo di nuovo?
Inizio con l’ipotizzare un errore da parte mia e comincio a ripercorrere i miei passi per capire dove ho sbagliato, in primo luogo per non ripetere l’errore. Come ho potuto permettere che accadesse una cosa del genere e come ho potuto essere così insensibile, immaturo o egoista? In fondo, però, tutti questi tentativi di capire e di prevenire ulteriori danni sembrano solamente un modo per tenermi a galla in un oceano di umiliazione e di paura. Per ora sono buone strategie, ma mi domando se riuscirò a non affogare.
In che modo l’altra persona è stata ingiusta e come posso evitare di essere ferita di nuovo da lei?
Alla fine, potrei trovare dei vuoti nella mia analisi dei miei errori, casi in cui i miei tentativi di fare del bene sono stati mal interpretati o in cui non potevo davvero fare di più. A questo punto, la mia rabbia inizia a montare. Cosa dà agli altri il diritto di pretendere così tanto da me o di mostrarmi così poca comprensione? Ancora una volta, più in profondità, si scatenano ondate di dolore e di vergogna e si infrangono continuamente su di me e, purtroppo, l’indignazione sembra l’unica zattera sicura a cui aggrapparmi, quindi me la tengo stretta e spero che le acque si calmino presto.
È una sensazione terribile e ho bisogno di allontanarmi dal dolore
Riesco a riconoscere oggettivamente il motivo per cui questa situazione è un problema e cerco di uscirne con la razionalità. Ricordo a me stesso che le relazioni sono sempre caotiche e che io non sono perfetto e nemmeno gli altri lo sono. Non dovrei essere una persona che vuole fare tutti contenti ad ogni costo o che si preoccupa troppo di ciò che pensano gli altri, e presto tutto questo passerà. La natura ambigua o irrisolta di tutta la situazione e la mia impotenza nel sistemare le cose o nell’evitare che si ripetano mi perseguitano e la triste constatazione che, in qualche modo, non sono riuscita a fare abbastanza (e che potrei non essere mai in grado di fare abbastanza) mi fa soffrire. È come sentirsi un peso che ti schiaccia il petto e, anche se cerco attivamente una distrazione efficace o un diversivo che mi intrattenga, non basta a sradicare il dolore.
Mentre nuoto in queste acque, Dio interviene e si unisce a me sempre più, mostrandomi come anche le mie reazioni e i miei approcci impulsivi lascino poco spazio al Suo coinvolgimento.
La cura di Dio per me
Mentre mi apro a Lui, con gentilezza mi ricorda ciò che ho dimenticato (o almeno concretamente negato) nei miei tentativi di accontentare gli altri.
Io, effettivamente, non sono abbastanza
Deludere qualcuno è, prima di tutto, un’opportunità per ricordare a me stesso e abbracciare la realtà che non sono “abbastanza”. Piuttosto che fissarmi su come sia potuta accadere una cosa del genere, Dio mi invita ad accettare che la delusione è inevitabile a motivo della combinazione dei nostri limiti in quanto creature, delle nostre aspettative corrotte e della nostra persistente immaturità nel relazionarci con gli altri. L’accettazione lascia ancora molto spazio alla giusta misura di dolore, alla sofferenza e al desiderio che le cose vadano meglio, ma allo stesso tempo ci richiama ad una postura di umiltà che ci guarisce e ci dà stabilità, liberandoci da pretese che Dio non si aspetta che soddisfiamo. Quando deludiamo gli altri, possiamo partire con il pensiero incoraggiante che, in qualche modo, nel regno di Dio, non essere abbastanza è una buona notizia, perché Gesù ci onora, ci accoglie e ci aiuta a prescindere da quali siano i nostri limiti.
Dio è più che sufficiente
Riconoscere che io non sono abbastanza (così come anche la persona che ho offeso) reindirizza la mia attenzione verso Colui che è sufficiente. Quando mi confronto con lui, scopro che la sua disposizione nei miei confronti è radicalmente diversa dalla mia. È gentile, paziente e, invece di mostrarsi sorpreso, irritato o imbarazzato per qualsiasi cosa io abbia fatto per contribuire al problema, lui allevia il mio disagio e mi attira con la sua caritatevole gentilezza e compassione. Convalida con empatia il dolore di chi cerca di amare gli altri per, poi, ricevere in cambio la loro disapprovazione e mi ricorda che sa cosa significa essere fraintesi e giudicati ingiustamente. Mi dice che, nella mia debolezza, Lui è forte e più che sufficiente per me e per la persona che ho offeso e mi offre continuamente il suo aiuto e il suo sostegno, mentre cerco di agire con amore e umiltà nei confronti degli altri.
Dio ci darà sempre quello che ci serve per ogni passo successivo
Egli cammina con me lungo un percorso di discernimento e mi guida in ogni passo successivo:
- Probabilmente, prima di coinvolgere l’altra persona, mi spingerà a cercare una maggiore comprensione dei fatti: a riflettere con lui su ciò che è accaduto, a riconoscere ciò che per me è chiaro e ciò che ancora non lo è e a chiedere lucidità per capire dove ho sbagliato. Potrebbe anche guidarmi a parlare dell’accaduto con una persona saggia e fidata per avere una prospettiva più ampia sulla questione o per aiutarmi a vedere come Dio sia all’opera anche in questa situazione dolorosa.
- Può convincermi e darmi il coraggio di proporre all’altra persona un confronto. Potrebbe persuadermi a chiedere agli altri di condividere maggiori dettagli sul tipo di impatto che le mie scelte hanno avuto su di loro, di esprimere dolore per la loro sofferenza, di chiedere perdono o, anche, di chiedere se vogliono ascoltare il mio punto di vista sulla situazione. E se mi spinge a cercare questo tipo di confronto, probabilmente dovrà pure ricordarmi che, anche se tutti stiamo perseguendo la maturità, siamo suoi figli e i bambini sono caotici, impacciati e continuano a commettere errori. La sopportazione reciproca nel corso di tutto questo processo è parte integrante della nostra crescita insieme.
- Potrebbe anche guidarmi dandomi la pazienza di aspettare senza cercare il confronto con questa persona (o magari ad essere più intenzionale e selettiva nella mia comunicazione) fino a quando non sarò meglio equipaggiata per parlare o non avrò la certezza che una conversazione sia la scelta giusta e che porterà un buon frutto. Egli, comunque sia, mi spingerà ad attendere restando attiva; che può significare lottare con lui nel disagio e nella vulnerabilità causata dall’ambiguità della situazione o, forse, chiedergli di aiutarmi a combattere contro l’amarezza e l’orgoglio o pregare che Egli sia all’opera nel cuore dell’altra persona. Ognuna di queste possibili strade sicuramente mi porterà a cercare il suo aiuto per mantenere un cuore tenero nei suoi confronti, sensibile alla sua guida, sobrio nei miei giudizi e aperto nelle mie aspettative.
Non credo che sarò mai completamente immune al disagio di deludere gli altri, ma sto iniziando ad apprezzare il modo in cui Dio lo usa per curare quelle parti di me che altrimenti terrei fuori dalla sua portata, per generare una genuina umiltà e compassione verso l’altra persona. Quindi, la prossima volta che vi troverete angosciati, sulla difensiva o sgonfiati per una delusione che avete causato, aguzzate la vista per vedere questo tipo di interventi da parte di Dio. Accoglieteli e non stupitevi se metterà sottosopra il vostro mondo con la sua grande bontà e gentilezza.
Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: Mansueto e Umile – il cuore di Gesù verso i peccatori e gli afflitti
Tematiche: Conflitti, Depressione
© DesiringGod.org, © Coram Deo
Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.

