L’esperienza più straordinaria in questo mondo
Trascrizione dell’intervista
Oggi torniamo a parlare dell’esperienza più straordinaria che l’universo possa offrirci — e non stiamo parlando né dell’arrampicata ad Angels Landing né di un viaggio su Marte. Il tema di oggi nasce da due email, inviate da due ascoltatori — Erik e Mike — che pongono entrambi domande su testi paralleli nelle letture bibliche di questa settimana. Il primo è 1 Samuele 3:21, un versetto straordinario: “Il Signore continuò ad apparire a Silo, perché a Silo il Signore si rivelava a Samuele mediante la sua parola”. Dio si è rivelato mediante la sua parola. Erik e Mike mettono in relazione questo brano con 2 Corinzi 3:18 e 2 Corinzi 4:4 — testi che rientrano anche nelle letture bibliche della settimana.
Allora, in che modo 1 Samuele 3:21 ci prepara a comprendere il ruolo della Parola nella rivelazione di Dio e della sua gloria a noi, svelata nel volto di Gesù Cristo? Come è mediata la presenza di Dio a noi, attraverso e mediante la sua Parola?Naturalmente, pastore John, hai dedicato molto tempo ad approfondire questo tema nel tuo libro “Reading the Bible Supernaturally” — un’opera meravigliosa che raccomando vivamente a tutti gli ascoltatori. Tuttavia, 1 Samuele 3:21 vi viene citato solo di passaggio. Hai qualche nuova intuizione su come possiamo sperimentare Dio attraverso la sua Parola, mentre leggiamo questi tre preziosi brani biblici all’inizio di maggio?
La risposta breve è: sì. Tuttavia cominciamo con la grande domanda che stiamo affrontando (almeno così mi pare): Possiamo conoscere personalmente il Creatore dell’universo, Dio? Possiamo conoscerlo davvero? Possiamo conoscerlo in modo tale che questa conoscenza ci trasformi, rendendoci più simili a lui, più allineati alla sua volontà? Credo che uomini e donne, in ogni cultura, lingua ed epoca della storia umana, si siano posti questa domanda: “Posso conoscere colui che mi ha creato?” Dunque, questa è una domanda enorme. Non stiamo parlando di qualcosa di secondario, ma di qualcosa che è al cuore stesso dell’esistenza umana.
Personalmente, da tempo mi affido a 2 Corinzi 3:18, 2 Corinzi 4:4 e 1 Samuele 3:21 per rispondere a questa domanda, sia per la mia risposta personale che per la mia esperienza di conoscere Dio. Ciò che è più nuovo per me, oggi, sono le connessioni che sto scoprendo tra questi testi — che conosco da tempo — e altri brani delle Scritture. Queste nuove connessioni hanno l’effetto di confermare e approfondire le intuizioni di prima e l’esperienza ormai consolidata di cosa significhi conoscere Dio e venire trasformati da questa conoscenza.
Vedere il Dio vivente
Ecco 1 Samuele 3:21, così che sia chiaro di cosa stiamo parlando quando ci riferiamo a questi testi:
“Il Signore continuò ad apparire a Silo, perché a Silo il Signore si rivelava a Samuele mediante la sua parola”.
Ora, non possiamo conoscere Dio se non è lui a rivelarsi a noi. Dio è Dio. Noi non lo siamo. È lui che deve prendere l’iniziativa. Non possiamo scalare questo universo, arrivare fino al cielo per incontrare e conoscere Dio. È Dio che deve chinarsi verso di noi, mostrarsi, rivelarsi. Solo così possiamo conoscerlo. Questo testo ci dice che Dio l’ha fatto con Samuele. Straordinario. Dice che “si rivelò”. È un’espressione che indica una conoscenza personale del Creatore dell’universo. Samuele incontrò il Dio vivente e lo conobbe personalmente.
Dopo leggiamo queste meravigliose parole che ci mostrano come anche noi possiamo partecipare a questa esperienza. Il testo dice che Dio si è rivelato “mediante la sua parola”. Quindi, questa rivelazione, questa manifestazione — una sorta di visione interiore — avviene attraverso l’ascolto o la lettura. Dio ha stabilito che il modo più comune e ordinario per conoscerlo personalmente è ascoltando e leggendo la sua Parola. L’esperienza più straordinaria del mondo — conoscere personalmente Dio — avviene attraverso un’esperienza ordinaria: leggere o ascoltare la Parola di Dio.
Ci ho messo un po’ di tempo a collegare 1 Samuele 3:21 con quanto era stato detto poco prima sul giovane Samuele, che ancora non conosceva il Signore quando la parola di Dio gli giunse durante la notte. Chi è cresciuto in un contesto di fede conosce bene le storie per bambini su questo episodio, in cui Dio parla a un ragazzino e lui, pensando sia il sacerdote Eli, corre più volte da lui, senza riconoscere la voce di Dio. Così, in 1 Samuele 3:7, leggiamo: “Ora Samuele non conosceva ancora il Signore, e la parola del Signore non gli era ancora stata rivelata”. Questo conferma ciò che abbiamo visto al versetto 21: conosciamo personalmente il Signore attraverso la conoscenza della sua Parola.
Da bambino, Samuele non ascoltava ancora la parola di Dio come parola di Dio. Sentiva una voce, comprendeva delle parole, ma non sapeva che era Dio a parlare. Non riconosceva la parola del Signore. Questo mi ha fatto pensare a 1 Tessalonicesi 2:13, dove Paolo descrive la nostra esperienza: “Quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete”.
Dunque, prima ascoltiamo la Parola di Dio nelle Scritture, poi lo Spirito Santo apre il nostro cuore per riconoscerla come ciò che essa è realmente: la parola stessa di Dio. In quel momento, incontriamo Dio, conosciamo Dio personalmente attraverso la sua Parola. Ecco perché, ogni volta che leggiamo la Bibbia, dovremmo pregare:“Signore, apri i miei occhi. Apri le mie orecchie. Apri il mio cuore. Apri la mia mente per conoscerti.”Non stiamo semplicemente raccogliendo nozioni dottrinali o fatti storici. Stiamo incontrando il Dio vivente nella sua Parola. È lì che accade.
Una visione che trasforma
E poi arriva la questione centrale: Stiamo davvero venendo trasformati da questa esperienza?
Stiamo diventando simili a Dio? Ci stiamo conformando alla sua volontà attraverso l’ascolto della sua Parola? A questo punto entra in gioco 2 Corinzi 3:18: “Noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore…” Dunque, secondo 1 Samuele, Dio si sta rivelando attraverso la sua parola. Ora, questa rivelazione diventa per noi una contemplazione. Il testo ci dice che: “siamo trasformati [da questa contemplazione] nella sua stessa immagine, di gloria in gloria”. Potremmo chiamarlo così:“Diventare buoni contemplando la sua gloria” — diventare come Cristo, mediante la contemplazione della sua gloria.
È come un’anticipazione di ciò che Giovanni promette in occasione del ritorno di Cristo.
In 1 Giovanni 3:2 leggiamo: “Sappiamo che quando egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è”. Paolo aggiunge in 1 Corinzi 13:12: “Ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia”. Questo ci aiuta a comprendere perché oggi siamo trasformati gradualmente, a volte in modo esasperatamente lento: perché vediamo Cristo in modo imperfetto. Quanto desidereremmo vederlo più chiaramente, conoscerlo in modo più diretto, in modo così reale da scuotere l’anima.
Comunque al suo ritorno, saremo trasformati “in un momento, in un batter d’occhio” (1 Corinzi 15:52), quando lo vedremo faccia a faccia. Paolo non ci lascia nel dubbio su dove possiamo rivolgere ora il nostro sguardo per vedere la gloria del Signore, quella stessa gloria che, secondo 2 Corinzi 3:18, possiamo contemplare. Quattro versetti dopo, in 2 Corinzi 4:4, egli scrive: “Il dio di questo mondo” — cioè Satana — “ha accecato le menti affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio”.
Dove, dunque, vediamo la gloria di Cristo? Risposta: lui dice che la vediamo nel Vangelo, nella storia della vita, morte e risurrezione di Gesù, scritta per noi con l’autorità degli apostoli nel Nuovo Testamento. È lì che contempliamo la gloria del Signore, che emerge viva dalla Parola ispirata di Dio ed è così che veniamo trasformati.
Una Nuova Visione, un Nuovo Sé
Vorrei ora condividere due ulteriori intuizioni recenti, emerse mentre meditavo su questo insieme di testi. Non avevo mai notato, ad esempio, che Colossesi 3:10 dice probabilmente la stessa cosa: “vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l’ha creato”.Questo nuovo uomo è proprio la trasformazione che desideriamo profondamente, quella descritta in 2 Corinzi 3:18. Significa essere trasformati a immagine del nostro Creatore. È ciò che Paolo definisce la nuova creazione; siamo nuove creature in Cristo. Dice che questa trasformazione avviene attraverso la conoscenza di Lui. Dunque, conosciamo il Signore attraverso la sua Parola e veniamo trasformati, ci rivestiamo del nuovo sé proprio attraverso questa conoscenza, cioè attraverso la Parola.
Un’ultima connessione: ho notato in 1 Giovanni 3:6 qualcosa che non avevo mai visto prima.
Il versetto dice: “Chiunque persiste nel peccare non l’ha visto, né conosciuto”. In altre parole, se continuiamo a vivere in una condizione di peccato, senza alcun segno di trasformazione, senza ravvedimento fino alla fine, dimostreremo che non l’abbiamo mai visto, né abbiamo mai conosciuto la sua gloria. Questo, a mio avviso, conferma in modo straordinario che è proprio quella visione descritta in 2 Corinzi 3:18 a produrre la trasformazione.
La grande domanda, che persone di ogni cultura e in ogni tempo si pongono, è questa: “Come posso conoscere Dio personalmente?” Questa è la domanda fondamentale: “Come posso conoscere Dio in modo tale da essere trasformato per diventare più simile a Lui?” La Bibbia dà una risposta meravigliosa: Dio si rivela a noi attraverso la sua Parola e, grazie a questa autorivelazione, veniamo cambiati.
Foto di Kamil Pietrzak su Unsplash
Tematiche: Domande dei lettori al pastore John Piper, Santificazione, Vangelo
© DesiringGod, © Coram Deo
Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.
