Perché adoriamo: il Salmo 8 e il fondamento della lode

 

 

Viviamo in un mondo largamente autoreferenziale e con tale autoreferenzialità inevitabilmente si accompagna una visione bassa di Dio.

Pur non essendo incapace di occasionali lampi di altruismo, l’umanità decaduta è in ultima analisi prigioniera del proprio ego. Piuttosto che vivere per la lode della gloria di Dio, viviamo per la lode della nostra.

Questa visione del mondo centrata su di sé è contraria a una comprensione centrata su Dio. Non è conciliabile con le Scritture. Il Salmo 8 è incorniciato dal ritornello: «O SIGNORE, nostro Signore, quanto è magnifico il tuo nome su tutta la terra!» (vv. 1, 9).

L’approccio della Bibbia alla vita è fondamentalmente diverso da quello di chi non ascolta le sue verità. Le Scritture cominciano con Dio e la Sua gloria, non con l’uomo e il suo bisogno. Solo rispondendo adeguatamente alla domanda “Chi, e che cosa, è Dio?” siamo capaci di rivolgerci a noi stessi. Calvino commenta: «L’uomo non ottiene mai una conoscenza chiara di sé se prima non ha contemplato il volto di Dio, e poi discende dal contemplarlo ad esaminare se stesso».

Una conoscenza giusta di Dio è il fondamento della lode. Il Salmo 8 ci aiuta a conoscere Dio e poi a conoscere noi stessi in relazione a Lui.

 

Chi è Dio?

I versetti iniziali del Salmo 8 descrivono Dio sia nella Sua maestà che nel Suo potere creativo.

Il Dio maestoso

Il contesto di questo salmo rende le sue verità ancora più stupefacenti. Vediamo il suo autore, il maestoso re Davide, chinarsi davanti a una Maestà ancora più grande: il Dio eterno. Sarebbe come sedersi accanto all’estinta Regina Elisabetta, la sovrana più longeva del Regno Unito, e sentirla confessare in adorazione: «Oh Signore, quanto è magnifico il tuo nome!»

Le nostre traduzioni inglesi pongono due opzioni sulla parola “Lord” una accanto all’altra. La prima è in maiuscolo completo (“LORD”); la seconda solo con la L maiuscola (“Lord”). E ciò perché in ebraico sono due parole diverse.

La prima parola è Yahweh (o Jehova). È quel nome che Mosè ricevette quando chiese a Dio: «Se vado dai figli d’Israele e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”, e mi domandano: “Qual è il suo nome?” che risponderò loro?» E Dio rispose: «IO SONO COLUI CHE SONO. … Di’ così ai figli d’Israele: “IO SONO mi ha mandato a voi”» (Esodo 3:13–14).

Il nome di Dio è la rivelazione di Sé stesso. Nel Suo nome sono racchiusi tutti i Suoi attributi: meraviglioso e magnifico, creatore e sostenitore di ogni cosa, eterno, infinito, immutabile nel potere e nella perfezione, e così via. Qualunque sia la reazione delle persone, Dio è eternamente maestoso. Egli è il Maestoso.

Questo nome maestoso di Dio, notiamo al versetto 2, è contrastato da “nemico e vendicatore”. E tale opposizione è zittita non dalla forza dell’uomo, ma dalla fragilità: «Dalle labbra di fanciulli e di lattanti hai stabilito la forza».

Non è forse così che Dio opera? Non fu con la forza che Israele sconfisse Golia, ma tramite un ragazzo pastore dipendente da Dio (1 Samuele 17:1–11, 23–45). O considera le parole di Paolo ai Corinzi:

«Riguardo alla vostra chiamata, fratelli: non molti erano sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili; ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per confondere le sapienti; e le cose deboli del mondo ha scelto Dio per confondere le forti; le cose umili e disprezzate del mondo, quelle che non sono, Dio le ha scelte per annientare quelle che sono, affinché nessuno si vanti davanti a Dio».
(1 Corinzi 1:26–29, NR06)

L’uomo non ottiene mai una conoscenza chiara di sé se prima non ha contemplato il volto di Dio, e poi discende dal contemplarlo ad esaminare se stesso

Quando riconosciamo di essere fragili, possiamo abbracciare un’identità più forte di qualsiasi cosa possiamo tirar su coi nostri meriti.

 

Il Dio Creatore

Se i primi due versetti mostrano un re che si piega davanti a una Maestà, i versetti 3–4 descrivono il re-pastore che giace sulla schiena, contemplando la vastità del cielo notturno. «I cieli», scrive Davide in un altro suo poema, «dichiarano la gloria di Dio, e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani» (Salmo 19:1).

Davide conosceva solo una frazione di ciò che sappiamo. Egli non conosceva la Via Lattea. Non concepiva anni luce, galassie, miliardi di stelle, ecc. Ma, mentre guardava, realizzava che ogni stella al suo posto, l’alternarsi di notte e giorno costante e tutte le meraviglie celesti percepibili non erano coincidenze, ma frutto della provvidenza divina.

Quanto diverse sono le parole di Davide al versetto 3 rispetto a quelle di molti oggi! Molti credono che l’universo sia una combinazione di “incidenti chimici cosmici” — un insieme di molecole sospese e mosse da processi naturali. Ma la visione biblica dice: «No, dietro l’universo c’è il Dio creatore».

E questo Dio onnipotente è personalmente coinvolto con le sue creature. Davide si stupisce che il Dio creatore sia «pensiero di lui» (v. 4). Egli si cura di lui. In effetti, che l’Onnipotente ami e si prenda cura del Suo popolo è caratteristico del cristianesimo. Le religioni parlano spesso di uomini che cercano di elevarsi a un dio lontano; il cristianesimo afferma che il Creatore è intervenuto nel tempo.

 

Che cosa è l’uomo?

I versetti finali del salmo parlano dell’uomo in relazione sia alla sua dignità che al suo dominio.

Ecco l’uomo come protagonista nel contesto della creazione. È «coronato … di gloria» come portatore dell’immagine di Dio e distinto dagli animali, su cui ha dominio (vv. 5–6). Cioè, all’uomo è affidata la responsabilità di governare il mondo di Dio sotto l’autorità della Parola divina. Questi versetti sono, in sostanza, un commento a Genesi 1: l’uomo che vive secondo la Parola di Dio, curando il mondo nella sua bellezza originaria.

Ci chiediamo: perché il mondo oggi appare così diverso da come è descritto nel Salmo 8? La risposta è in Genesi 3, che narra la caduta e la ribellione dell’umanità. In una parola: la nostra dignità è pari alla nostra depravazione.

Essere depravati non significa essere al massimo grado di malvagità possibile. Significa piuttosto che ogni ambito della nostra vita — menti, volontà, emozioni, corpo e azioni — è influenzato dal peccato. Siamo segnati nella nostra dignità come immagine di Dio, ma anche da depravazione come peccatori davanti a Dio. L’immagine di Dio in noi non è spenta ma offuscata — come i vecchi castelli scozzesi che il tempo ha rovinato. La loro bellezza non è scomparsa, ma è degradata. Sono rovine gloriose.

Non c’è dubbio che la nostra depravazione sciupa i buoni disegni di Dio. Ogni volta che usciamo dall’autorità di Dio, subentra il disordine.

 

Gesù: Dio maestoso e uomo senza peccato

Leggiamo questo salmo con senso di attesa. Attendiamo il suo più grande compimento, anticipando il giorno in cui l’ordine creato sarà ristabilito nel suo scopo originario.

Davide scriveva guardando a Gesù: l’uomo perfetto, l’ultimo Adamo, il Buon Pastore e Re dei re. Egli compie tutto ciò che è rappresentato nel Salmo 8. È il Maestoso. È stato innalzato, seduto al di sopra di ogni autorità e dominio, sopra ogni nome in questo secolo e nei secoli a venire. E ha sopportato la maledizione che ci è caduta, cominciando da ora a rimuovere l’effetto del nostro peccato.

Lo Spirito Santo ci dona il Salmo 8 per svegliarci dal nostro ego-centrismo, invitandoci a vederci alla luce della conoscenza di Dio. Solo allora possiamo unirci ai redenti e dire:

«Oh SIGNORE, nostro Signore, quanto è magnifico il tuo nome su tutta la terra! Tu hai innalzato la tua gloria al di sopra dei cieli.»

 

 

 

Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: L’adorazione comunitaria.

 

Foto di shay cohen su Unsplash

Tematiche: Adorazione, Bibbia, Lode

Alistair Begg

Alistair Begg

 

È pastore della Chiesa ParkSide a Cleveland (Ohio, Stati Uniti). Scrittore e conferenziere molto stimato. La sua trasmissione radio Truth for Life è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Ogni anno organizza la conferenza BASICS dove circa 1.500 pastori si incontano per ascoltare il Vangelo di Gesù Cristo.

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