Perché l’immagine del tuo corpo è importante per Dio

 

 

 

Tutti hanno un’immagine del proprio corpo e, che sia per l’influenza della società o per i cambiamenti legati all’età, la maggior parte delle persone combatte con una percezione negativa. In un mondo pieno di messaggi contrastanti sul corpo e con i social media che promuovono standard irraggiungibili di magrezza o muscolosità, è difficile avere un pensiero equilibrato riguardo al proprio corpo. Nel libro Struggling with Body Image: Seeing WhatGodSees, Lainey Greer, consulente e personal trainer con un’esperienza diretta nelle difficoltà legate all’immagine corporea, aiuta i lettori a respingere i messaggi negativi e ad abbracciare una visione biblica su come pensare al proprio corpo.

Mentre alcuni valutano positivamente il proprio corpo e altri con indifferenza, la maggior parte soffre di una percezione negativa. Per questo motivo, Struggling with Body Image si concentra proprio su questo tema e fornisce strumenti biblici per costruire un’immagine di sé che onori Dio. L’autrice condivide anche storie di altre persone che hanno affrontato queste lotte, aiutando a individuare le radici più comuni di una percezione negativa del corpo.

In questa intervista, parliamo con Lainey di cosa sia l’immagine corporea e del perché i nostri corpi siano importanti per Dio.

 

D: Perché l’immagine corporea è un tema importante, soprattutto per i cristiani? E, se è così importante, perché il corpo in generale e l’immagine corporea nello specifico vengono così raramente trattati nella chiesa?

L’immagine corporea è importante per i cristiani perché Dio ha creato i nostri corpi e, nell’incarnazione, ha preso un corpo anche Lui. Inoltre ci comanda di glorificarlo nel nostro corpo (1 Corinzi 6:20). Questo comandamento orienta le nostre azioni e dovrebbe includere anche i pensieri che coltiviamo riguardo alla nostra struttura fisica. Dobbiamo riconoscere che avere un’immagine del corpo che onora Dio rientra in quel comando, che è dato per guidare ogni nostro pensiero e azione per il nostro bene.

Purtroppo, il corpo in generale e l’immagine corporea nello specifico sono raramente trattati nella chiesa, poiché spesso i credenti hanno frainteso il valore del corpo e la sua importanza nella fede cristiana. È triste che un tema così rilevante venga ignorato, lasciando cristiani di ogni corporatura a cercare di orientarsi sul tema dell’immagine corporea basandosi solo su ciò che vedono o sentono nella cultura popolare!

 

D: Qual è l’obiettivo del tuo libro Struggling with Body Image? A chi è rivolto?

Lo scopo di questo libro è aiutare i credenti a sviluppare una comprensione biblica del corpo che sia il fondamento per un’immagine di sé che onori Dio. Tutti hanno un’immagine corporea e, che sia a causa degli stereotipi culturali, dei social media, di difficoltà fisiche o dei cambiamenti legati all’età, la maggior parte delle persone ne ha una negativa. Poiché il tuo corpo conta per Dio, è fondamentale che sia la sua Parola e non il mondo, a formare la tua percezione del corpo.

Questo libro è per chi lotta personalmente con un’immagine negativa del corpo, ma anche per chi vuole aiutare una persona cara o desidera una comprensione più profonda per consigliare chi è sotto la sua cura. Ti aiuterà ad avere un’immagine di te stesso che onori Dio vedendo il tuo corpo come lo vede Lui, e ti darà strumenti per guidare altri a fare lo stesso. Domande di riflessione ti accompagneranno per meditare più a fondo su ogni capitolo e applicarlo in modo pratico.

 

D: Ti va di condividere alcune delle tue difficoltà personali riguardo all’immagine corporea?

Ricordo i primi problemi legati all’immagine del corpo già alle elementari e alle medie. Essendo sempre la più alta della classe, venivo presa in giro per la mia statura e alcuni parenti mi chiamavano “grossa” o di “ossatura grande”. In quinta elementare ricordo vividamente la frase crudele di un compagno: “Sei troppo grande per essere una ragazza”, che ovviamente accentuò le mie insicurezze.

Alle medie e al liceo scoprii che la mia corporatura era un vantaggio in sport come il basket e il softball. Ma continuavo a sentirmi molto a disagio, confrontando alcune parti del mio corpo con quelle delle altre ragazze e provando vergogna per le cicatrici evidenti di un incidente in bici. Ripensarci oggi mi sembra assurdo, ma in quegli anni formativi ero ossessionata da questi “difetti”. Mi sentivo a disagio e persino imbarazzata del mio corpo. Oggi mi rendo conto che i miei problemi erano simili a quelli di tanti altri, perché quasi tutti noi — uomini e donne, giovani e anziani — ci confrontiamo con l’immagine corporea a un certo punto della vita.

Dopo quegli anni dell’adolescenza, a vent’anni affrontai una dura prova che portò a depressione e anoressia, aggravando la mia percezione negativa del corpo. In quel periodo lavoravo nel ministero cristiano e come personal trainer. Notai che molti credenti, me compresa, faticavano a prendersi cura del proprio corpo. Inoltre discepolavo giovani donne che affrontavano difficoltà simili, tra disturbi alimentari e immagine corporea. Ho trovato molto senso nel confortare altri attraverso la mia esperienza (2 Corinzi 1:3). È stato allora che si è acceso in me il desiderio di aiutare i credenti a comprendere il legame tra teologia e corpo.

 

D: Ci parli dei tuoi studi di dottorato in teologia e sulla visione biblica del corpo.

Per sviluppare un quadro biblico che ci permetta di vedere i nostri corpi come li vede Dio, abbiamo bisogno di una teologia del corpo. In parole semplici, una teologia del corpo riconosce i principali modi in cui la Scrittura parla del corpo e poi organizza l’insegnamento biblico in temi chiari. Una teologia del corpo ci aiuta a comprendere come i nostri corpi siano stati creati, quale valore abbiano, a chi appartengano, cosa siano chiamati a fare e quale sarà il loro destino.

Tutti questi aspetti sono fondamentali per poter vedere davvero i nostri corpi come li vede Dio. Quando studiamo ciò che la Bibbia dice riguardo alla loro creazione, scopriamo che siamo stati fatti come portatori dell’immagine di Dio in forma incarnata, una realtà essenziale che significa che Dio ci ha formati come esseri materiali e immateriali, anima e corpo. Egli ci ha progettati a sua immagine come uomini e donne incarnati, le cui anime e corpi hanno uno scopo, una dignità e un valore intrinseci.

Ho dedicato il mio dottorato allo sviluppo di una teologia dell’incarnazione umana applicata all’immagine corporea. In questo percorso ho visto il Signore unire le due passioni che avevo sin dai tempi dell’università: la teologia e il corpo. Così, ho lavorato per discernere una visione biblica di come Dio vede i nostri corpi e collegarla a cosa significhi glorificarlo nel nostro corpo (1 Corinzi 6:20). Parte del glorificare Dio nel corpo riguarda anche i pensieri che coltiviamo sul nostro corpo. Perciò è fondamentale che i cristiani sviluppino una teologia del corpo che possa costituire il fondamento per un’immagine corporea sana. Nel mio lavoro di dottorato, mi sono concentrata sullo sviluppo di una teologia del corpo basata su 1 Corinzi 6:12–20. Ho esaminato questo passo in dettaglio, mostrando come l’apostolo Paolo sviluppi un approccio trinitario all’immagine corporea per correggere il modo distorto in cui i Corinzi pensavano dei loro corpi, che li portava a peccare e a disonorare Dio con essi.

 

D: Quali sono i tre elementi che compongono l’immagine corporea di una persona?

L’immagine corporea ha tre componenti: una rappresentazione mentale, un filtro soggettivo e una valutazione risultante. Anzitutto, l’immagine corporea implica una rappresentazione mentale della propria forma fisica. In secondo luogo, quella rappresentazione viene filtrata attraverso uno schema soggettivo, cioè un criterio personale che ciascuno stabilisce per sé. Infine, questo filtro parziale produce una valutazione: il risultato complessivo che descrive la tua immagine corporea.

In sostanza, l’immagine corporea è il modo in cui visualizzi il tuo corpo. È una rappresentazione interiorizzata del tuo aspetto fisico che può o meno riflettere la realtà. Di solito questa immagine mentale è distorta, perché passa attraverso uno schema basato su standard interiorizzati e idealizzati che ti sei imposto. Quando questo schema ti porta a giudicare il tuo corpo come inadeguato o insoddisfacente, i tuoi pensieri, le tue emozioni e le tue azioni vengono influenzati in modo negativo. Tutto questo è incluso in ciò che intendiamo quando parliamo di immagine corporea negativa.

 

D: Che cosa dobbiamo fare per iniziare a vedere i nostri corpi come li vede Dio?

Per vedere i nostri corpi come li vede Dio, i cristiani devono sostituire la seconda componente dell’immagine corporea: quel filtro soggettivo. Invece di far passare la rappresentazione mentale attraverso uno schema personale che porta a una valutazione severa, possiamo sostituirlo con uno schema biblico.

Così, indipendentemente dall’immagine mentale che abbiamo, se la facciamo passare attraverso la Parola di Dio, la nostra mente si concentra sulla verità, al di là dei difetti percepiti. Poi, dipendendo dalla grazia di Dio e scegliendo di essere d’accordo con il modo in cui Lui vede i nostri corpi, possiamo liberarci dalle aspettative della società che distolgono le nostre menti e i nostri cuori dalla verità per condurli verso menzogne e negatività.

In questo modo, una volta sostituito il filtro, possiamo valutare il nostro corpo secondo la Scrittura, il che produce un’immagine corporea che onora Dio. Così come fare le cose secondo la via di Dio fa parte dei suoi buoni propositi per noi, lo stesso vale per la prospettiva con cui guardiamo i nostri corpi. Nel cammino verso questo obiettivo, è importante anche imparare come si sviluppa l’immagine corporea.

 

D: Da dove nasce un’immagine corporea negativa? Ci sono fattori che potrebbero sorprenderci?

L’immagine corporea negativa è la percezione del proprio aspetto esteriore che, una volta filtrata attraverso schemi soggettivi, genera insoddisfazione quando il corpo viene giudicato come manchevole in qualche modo. Pur avendo un’immagine mentale dell’intero corpo, l’immagine corporea negativa può concentrarsi anche solo su alcune parti, ma non si ferma qui. Coltivare pensieri distorti sul proprio corpo può influire sul benessere emotivo e condurre ad azioni dannose, nel tentativo di raggiungere quegli ideali estetici che alimentano l’insoddisfazione. Perciò, per i cristiani che faticano a vedere i propri corpi come li vede Dio, serve un nuovo schema di riferimento: uno che si interponga tra l’immagine mentale e il giudizio finale. Quando abbandoniamo i nostri filtri soggettivi per un criterio oggettivo radicato nella Parola di Dio, siamo equipaggiati per affrontare l’immagine corporea negativa, gestire emozioni difficili e fermare giudizi e comportamenti che non glorificano Dio.

I fattori scatenanti dell’immagine corporea negativa sono molti e spesso provocano emozioni di scoraggiamento e reazioni potenzialmente dannose. Questi stimoli variano da persona a persona e possono derivare da interazioni sociali, dal peso sulla bilancia, dal riflesso allo specchio, dal cibo, dall’autocritica, dall’esercizio fisico, dal vestirsi, dall’esposizione ai media e altro ancora. I principali contributori all’immagine corporea negativa sono di tipo sociale, comportamentale e fisico. Tra i fattori sociali troviamo le aspettative culturali, l’influenza di familiari e amici e i media. Tra i fattori comportamentali rientrano le tendenze caratteriali, le abitudini, l’auto-dialogo e i modelli peccaminosi nei nostri pensieri, sentimenti e azioni. Dal punto di vista fisico, diverse realtà biologiche – come genetica, pubertà, peso e invecchiamento – contribuiscono all’immagine corporea negativa.

 

D: Quali sono alcuni segnali di risposte disordinate a un’immagine corporea negativa a cui prestare attenzione, se abbiamo una persona cara che potrebbe lottare con questo problema?

Purtroppo, l’immagine corporea negativa porta spesso a risposte disordinate. Quando l’immagine mentale del corpo viene filtrata attraverso schemi soggettivi e giudichiamo il nostro aspetto come manchevole, ne derivano comportamenti volti a “correggere i difetti”. Per chiarezza, un’immagine corporea negativa da sola non causa necessariamente disturbi alimentari o risposte estreme; di solito entrano in gioco altri fattori, come un evento traumatico, il desiderio di controllo, l’esperienza del ridicolo, la mancanza di gestione emotiva o il perfezionismo. Tuttavia, questi disturbi sono alimentati da pensieri distorti sul corpo e affrontando l’immagine corporea negativa dobbiamo essere consapevoli anche della possibilità di disturbi alimentari o altre reazioni problematiche.

Anche se non gravi come i disturbi diagnosticabili, i cristiani dovrebbero guardarsi da risposte più lievi ma comunque dannose. Alcuni esempi includono le diete “yo-yo”, spendere somme eccessive in integratori o attrezzature che promettono risultati rapidi, passare ore ogni giorno sui social seguendo influencer del fitness, sottoporsi a interventi estetici non necessari per correggere difetti superficiali, oppure sviluppare una tale ossessione per piani di dieta ed esercizio da compromettere la propria routine quotidiana.

Le risposte più gravi possono spingere a tentare di trasformare il corpo per renderlo conforme a un ideale personale, ma le misure adottate sono malsane. Alcuni arrivano a restrizioni alimentari o all’auto-inflitta privazione di cibo, come nell’anoressia, che ha il più alto tasso di mortalità tra i disturbi mentali. Allo stesso modo, può svilupparsi la bulimia nervosa, che persegue la perdita di peso attraverso il vomito autoindotto. Il disturbo da alimentazione incontrollata è simile alla bulimia per l’eccessiva quantità di cibo consumata in una sola volta, ma senza condotte compensatorie. Anche se i disturbi alimentari si manifestano soprattutto nelle donne tra i 12 e i 35 anni, un terzo delle persone che ne soffrono sono uomini e, fatto sorprendente, una piccola percentuale di donne oltre i 60 anni ne fa ancora esperienza.

 

D: Come risponde il mondo all’immagine corporea negativa? E come dovrebbero rispondere i cristiani?

Il mondo cerca di affrontare l’immagine corporea negativa in vari modi: pensiero positivo, resilienza, strategie di auto-miglioramento, miglioramento del rapporto con il proprio corpo, imparare ad amarlo. Il problema è che molte di queste risposte collocano la soluzione dentro l’individuo stesso, cosa che contrasta con la visione biblica. Noi non possiamo mai essere abbastanza forti da soli per affrontare i nostri problemi: per questo abbiamo bisogno di Cristo.

Uno dei capitoli del libro considera il tema della chirurgia estetica, del movimento della “body positivity” e degli approcci terapeutici diffusi, come la terapia cognitivo-comportamentale o il modello socioculturale. Esaminando questi tentativi, si nota come, per la grazia comune di Dio, molti approcci secolari inconsapevolmente si basino su principi che in parte riflettono verità bibliche nel modo in cui trattano l’insoddisfazione corporea. È importante saper distinguere i punti di forza di questi approcci, senza però cadere nelle loro debolezze.

Come credenti, ci rivolgiamo anzitutto alla Scrittura per ricevere guida in ogni area della vita e questo vale anche per l’immagine corporea. Poiché tutti abbiamo un’immagine del corpo, e spesso negativa, i cristiani devono imparare a sviluppare una prospettiva biblica in quest’area. Questo richiede, innanzitutto, di riconoscere e respingere le visioni sbagliate che abbiamo accettato riguardo al corpo. Solo allora possiamo abbracciare la visione di Dio. Con questa prospettiva, siamo equipaggiati per affrontare le lotte legate all’immagine corporea, rinunciare ai nostri schemi imperfetti e vedere il nostro corpo come lo vede Lui. Poiché il corpo conta per Dio, è importante ricordare che il modo in cui pensiamo, sentiamo e agiamo riflette ciò che crediamo riguardo ad esso. Cercare di glorificare Dio anche nel corpo significa meditare continuamente su ciò che Egli dice a riguardo.

 

D: Quali menzogne credono spesso i cristiani riguardo al corpo?

Ce ne sono molte, ma tra le più comuni troviamo:

  • Applichiamo l’immagine di Dio solo all’anima e non al corpo.
  • Consideriamo la santità come un traguardo esclusivamente spirituale, ostacolato dalle realtà fisiche.
  • Non cogliamo appieno la promessa della glorificazione.
  • Dimentichiamo che, così come Cristo prese un corpo nell’incarnazione, Egli rimane incarnato.
  • Siamo confusi sul significato di “sarx”, il termine greco tradotto con “carne”.
  • Interpretiamo male l’affermazione di Paolo che l’esercizio fisico è utile a poca cosa.
  • Tiriamo conclusioni sul corpo basandoci su singoli versetti presi fuori contesto.
  • Supponiamo l’insignificanza del corpo, a causa della sua temporanea separazione dall’anima.

 

D: Quali principi biblici riguardo all’immagine corporea possiamo ricavare da 1 Corinzi 6:12-20?

Riporto prima il brano biblico:

“Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla. Le vivande sono per il ventre e il ventre è per le vivande; ma Dio distruggerà queste e quello. Il corpo però non è per la fornicazione, ma è per il Signore, e il Signore è per il corpo; Dio, come ha risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi mediante la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo per farne membra di una prostituta? No di certo! Non sapete che chi si unisce alla prostituta è un corpo solo con lei? «Poiché», Dio dice, «i due diventeranno una sola carne». Ma chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui. Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l’uomo commetta è fuori del corpo, ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”
(1 Corinzi 6:12-20).

Alcuni principi che emergono da questi versetti:

  • Un’immagine corporea che onora Dio riconosce la forte tentazione degli standard estetici del mondo e rifiuta di sottomettersi ad essi (v. 12).
  • Un’immagine corporea che onora Dio riconosce che il corpo è per il Signore e lo dedica interamente a Lui (v. 13).
  • Un’immagine corporea che onora Dio attende con speranza la futura restaurazione del corpo, pur accettando con saggezza che in questa vita esso non sarà reso perfetto (v. 14).
  • Un’immagine corporea che onora Dio considera il corpo come membra di Cristo e lo tratta di conseguenza (v. 15).
  • Un’immagine corporea che onora Dio cerca intenzionalmente di glorificarlo in ogni aspetto della vita incarnata (v. 20).
  • Un’immagine corporea che onora Dio riconosce il valore del corpo in quanto legato al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo (vv. 19-20).

 

D: Come possiamo onorare Dio nel nostro corpo, così com’è adesso?

La Scrittura ci mostra come avere un’immagine corporea che onora Dio. Se applicato al contesto delle comuni difficoltà con l’immagine del corpo, lo schema di 1 Corinzi 6:12–20 può aiutarci a correggere un’immagine negativa del corpo in uomini e donne di ogni età. Questo processo inizia con l’ascolto e la riflessione su ciò che ha generato i pensieri distorti che abbiamo adesso. Una volta riconosciute le cause, chiediamo allo Spirito di aiutarci a identificarle e a respingere le menzogne che abbiamo creduto riguardo al corpo. Confessione e ravvedimento di questi pensieri sbagliati sono i primi passi verso la guarigione. Da lì, possiamo elaborare piani per affrontare i fattori di influenza. Questi piani possono includere l’uso della Scrittura per contrastare i pensieri negativi, l’inizio di nuove abitudini e comportamenti e l’imparare a confidare nell’aiuto dello Spirito per resistere alla tentazione di ricadere nei cicli di pensiero distorto.

Grazie alla potenza divina che ci è stata donata nel vangelo, i cristiani possono impegnarsi a sostituire quel filtro soggettivo con uno oggettivo, fondato sulla Parola di Dio. Questo sforzo di pensare biblicamente riguardo ai nostri corpi sarà un processo: come la lotta contro ogni modello di peccato, richiede tempo e impegno consapevole. Tuttavia, mentre cerchiamo di conoscere la Parola di Dio, confessare le menzogne, ricevere perdono, rinnovare la nostra mente con la verità e confidare nella potenza dello Spirito che opera in noi, la nostra immagine del corpo cambierà.

I cristiani hanno motivo di gioire, perché la Bibbia contiene tutto ciò di cui abbiamo bisogno per combattere l’immagine corporea negativa. Non dobbiamo ricorrere a metodi terapeutici o a movimenti culturali per correggere i nostri pensieri e dare pace alla nostra mente, anche se, per la grazia comune di Dio, possiamo comunque imparare qualche strategia utile da essi. Il mondo non può offrire soluzioni durature attraverso la chirurgia estetica o le mode dei social. Nella lotta contro l’immagine corporea negativa, se desideriamo davvero un’immagine del corpo che onori Dio, dobbiamo dare priorità al credere a ciò che Egli dice, piuttosto che lasciarci condizionare da influenze esterne. Conosciamo la sua Parola e confidiamo nel suo aiuto per sostituire i nostri pensieri con le sue verità. Poi, mettiamo in pratica quelle verità per glorificare Dio nel nostro corpo. Sostituire il nostro filtro soggettivo con uno biblico richiederà tempo, ma Dio ci ha già equipaggiati con potenza. Crediamo a ciò che Egli dice, pensiamo secondo la sua verità e impariamo a vedere il nostro corpo come lo vede Lui.

 

Lettura consigliata: A sua Immagine, Ed. Coram Deo.

 

Tematiche: Cultura e Società

Lainey Greer

Lainey Greer

Ricercatrice presso il Center for Biblical Worldview del FRC, è fondatrice di Your Body Matters e creatrice di Understand Healthy e The Bible and Your Body. È appassionata di teologia cristiana e di cura del corpo e si impegna a fornire ai credenti gli strumenti necessari per glorificare Dio attraverso il proprio corpo. Fornendo una comprensione della teologia del corpo e dei principi fondamentali del benessere, Lainey fornisce ai cristiani un fondamento biblico per il corpo e gli strumenti per applicare questi principi alla vita quotidiana.

 

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