Abbiamo una domanda via e-mail sulle piattaforme dei social media e sulla ricerca della popolarità cristiana (se così possiamo chiamarla).
Daniel scrive per chiedere questo:
“Pastore John, è un peccato desiderare di essere famoso?
In quest’epoca di blog, storie su Instagram e tutti i social media, mi sento come se stessi vedendo questo crescente desiderio di essere famosi, persino “cristianamente famosi” – di essere ben conosciuti, benvoluti e “condivisi”, e di avere qualcosa che ti dia uno scopo. Mi sembra accada soprattutto alle madri con bambini piccoli.
Quali sono i campanelli d’allarme, in questa era digitale, per i cristiani che desiderano essere famosi per i loro libri, blog, podcast, sermoni, foto o qualsiasi cosa producano online?”

 


 

È un peccato desiderare di essere famosi?
Sì, lo è, anche se potrebbe non essere un peccato desiderare di essere influenti.
E il problema sorge, quando il piacere che si cerca nell’essere molto apprezzati, è più grande del piacere che si cerca nell’essere di servizio.
Quindi, ecco il problema.
Non è un peccato desiderare che coloro che ci conoscono pensino bene di noi, a condizione che la nostra speranza, la nostra preghiera e i nostri sforzi, siano indirizzati a far sì che vedano la grazia di Dio in noi e diano gloria a Dio e, in questo senso, ci considerino favorevolmente, pensino bene e correttamente di noi.
Gesù disse:
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:16).
Si tratta di una grande sfida.
Proverbi 22:1 dice: “La buona reputazione – il favore presso gli altri – è da preferirsi alle molte ricchezze; e la stima, all’argento e all’oro”.
Quindi, nessuno dovrebbe desiderare di essere conosciuto come uno sciocco o un ladro o uno sbruffone o un ghiottone o un fannullone o un lussurioso.
Niente di tutto questo sarebbe di corollario per la dottrina di Dio con il nostro comportamento, che è ciò a cui serve il comportamento nell’economia di Dio.
Dovremmo volere che la nostra vita sia a lode della verità che professiamo.
Quindi, il buon nome che si deve piuttosto ricercare, è quello di essere conosciuti come una persona che ha trovato il proprio pieno appagamento in Dio.
Questo, è ciò che rende la reputazione di una persona, una buona reputazione: essere conosciuta come una persona che ha trovato le promesse di Dio completamente degne di fiducia, la persona la cui gioia trabocca, anche nella sofferenza, nel perseguimento della gioia degli altri in Dio.
Questo, è ciò che caratterizza una buona reputazione nel senso biblico più pieno.
Allora, dico: sì, è un peccato voler essere famosi, voler essere conosciuti da sempre più persone che ci considereranno importanti e ci loderanno.
È un desiderio mortale dell’ego umano decaduto voler essere incensati, anche per il bene che facciamo, per non parlare del male che facciamo.
Potresti pensare che questo mio pensiero, sia contrario all’insegnamento di Galati 4:18, che nella traduzione della Nuova Riveduta, dice che è bene essere l’oggetto di grande considerazione da parte degli altri (Galati 4:18: “essere oggetto dello zelo altrui nel bene”).
Non ne parlerò di nuovo qui, ma non è una contraddizione, e si può capire il perché.
Gesù sembra essere più preoccupato di questo tema, che di molte altre cose.
Egli disse:
“Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, per essere osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 6:1).
Ora, penso che questo sia cristallino.
Non fare quello che fai per ottenere la ricompensa della fama umana, perché allora non avrai la ricompensa di Dio.
Ha esplicitamente accusato i farisei in Matteo 23:5:
“Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini”.
In Matteo 6, naturalmente, Gesù fornisce tre esempi di come non fare questo, ovvero come evitare quel tipo di errore comportamentale farisaico.
1) Egli dice:
“Quando dunque fai l’elemosina, non far suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini”.
Ora, potrebbero anche essere famosi.
“Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno” (Matteo 6:2).

2) O ancora:
“Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” (Matteo 6:5–6).

3) E poi, di nuovo, una terza volta:
“Quando digiunate, non abbiate un aspetto malinconico come gli ipocriti; poiché essi si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. Io vi dico in verità: questo è il premio che ne hanno” (Matteo 6:16).
Quindi, tutti questi avvertimenti, mi sembra, hanno lo scopo di metterci alla prova per vedere se Dio è la nostra vera ricompensa.
Questi passi in sostanza dicono: se cerchi soddisfazione nella lode dell’uomo, non avrai la ricompensa del Padre tuo.
L’intera attenzione è posta su: Dov’è il tuo cuore? Dov’è il tuo tesoro?
È nella fama, o è in Dio?
E ricordate, dopo aver condotto un ministero di notevole impatto e influenza, un ministero di trionfo sul diavolo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Luca 10:20).
In altre parole: Dio è la tua ricompensa? O il ministero di successo è il tuo dio?
Ma finiamo da dove abbiamo iniziato.
Sì, è un peccato voler essere famosi.
Tuttavia, potrebbe non essere un peccato voler essere influenti.
In effetti, potrebbe essere un peccato non voler essere influenti.
Dovremmo voler conquistare sempre più persone a Cristo.
È un peccato non volere che la nostra vita serva per conquistare sempre più persone a Cristo.
Dovremmo volerci impegnare sempre di più nel fare il bene per alleviare la sofferenza delle persone, specialmente la sofferenza eterna.
Adoro la citazione di John Wesley o almeno, a lui si attribuisce il merito di averla detta, non ho verificato se sia stato proprio lui, ma ecco cosa dicono molte persone che Wesley affermi:
“Fate tutto il bene che potete, con tutti i mezzi che potete, in tutti i modi che potete, in tutti i luoghi che potete, in ogni momento che potete, a tutte le persone che potete, finché potete”.
Mi piace molto questa frase, proprio tanto.
In altre parole, dovremmo desiderare avere un grande impatto nel fare del bene alle persone.
Paolo vedeva il suo ministero come lo strumento di benedizione di Dio nella vita di un numero sempre più crescente di persone.
Disse in 2 Corinzi 1:11:
“Cooperate anche voi con la preghiera, affinché per il favore divino che noi otterremo per mezzo della preghiera di molte persone siano rese grazie da molti per noi”.
Ammettiamo però tutti quanto sia incredibilmente difficile fare questa distinzione.
Voler essere una benedizione per sempre più persone da un lato, sia attraverso i social media che altri mezzi di comunicazione, mentre dall’altro si vuole essere conosciuti e apprezzati da sempre più persone.
È incredibilmente difficile.
Ma è proprio qui che la battaglia deve essere combattuta: nei nostri cuori.
È la differenza tra la mente della carne e la mente dello spirito che leggiamo in Romani 8:5-7.
Ed è proprio qui che dobbiamo combattere.
Troviamo soddisfazione nella lode degli uomini, o troviamo soddisfazione in Dio e in un numero sempre crescente di persone che trovano in Lui la nostra stessa soddisfazione?

 

 

Tematiche: Chiedi al pastore John, Cultura e Società, Domande dei lettori al pastore John Piper, podcast, Social media, Vita Cristiana


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John Piper

John Piper

È il fondatore di Desiring God, per il quale ricopre anche il ministero di insegnante, inoltre, è il rettore del Bethlehem College & Seminary. Ha servito per trentatré anni come pastore presso la chiesa battista Bethlehem Baptist Church di Minneapolis, in Minnesota e ha scritto più di cinquanta libri, tra cui  Non sprecare la tua vita (Ed. Coram Deo), Rischiare è giusto (Ed. Coram Deo), Coronavirus e Cristo (Ed. Coram Deo), Stupefatto da Dio (Ed. Coram Deo), La Buona Notizia di una grande gioia (Ed. Coram Deo), Le caratteristiche di un leader spirituale (Ed. Coram Deo) e Desiderare Dio.