Questa è una delle domande più importanti che abbiamo ricevuto nella casella di posta elettronica di Chiedi al Pastore John, e ci viene da un ascoltatore di nome Jesse.

“Caro Pastore John, vorrei farti una domanda in merito a una questione che hai sottolineato in un recente episodio. Faccio riferimento a questa affermazione:

“Dio ha mandato suo Figlio nel mondo per soffrire con noi e per noi. Ciò significa che, se ci fidiamo di lui, nessuna delle nostre sofferenze è una punizione per il nostro peccato. Cristo sopportò tutte le nostre punizioni per il peccato”.

Questo è ciò che hai affermato.
Penso tuttavia che ci siano conseguenze molto reali per il nostro peccato in questo mondo, sia su noi stessi sia sugli altri, tanto per i credenti quanto per i non credenti.
Ad esempio, difficoltà finanziarie dovute a spese eccessive egoistiche oppure malattie sessualmente trasmissibili a seguito di promiscuità.
La mia domanda è questa: come facciamo a considerare certi eventi come disciplina e non come una punizione? Puoi chiarire qual è la differenza tra i due?”


 

La differenza tra la disciplina che Dio applica ai suoi figli e il giudizio di Dio sui suoi nemici è una differenza abnorme.
Quindi, spero di poter aiutare Jesse a capire la differenza, perché è molto importante per il suo cammino di fede.

Permettetemi di iniziare delineando la differenza con alcuni passaggi biblici, solo due, ma sono estremamente importanti.
Quando parlo del giudizio di Dio sui suoi nemici, mi riferisco alla miseria che egli fa ricadere su di loro, non per scopi purificatori o riabilitativi, ma solo per esprimere la sua santa giustizia, la sua retribuzione, non per la reintegrazione.
Ed è solo questo che i nemici meritano. Non si tratta di dimostrare pietà.
Si tratta di dimostrare rettitudine e giustizia.

Per esempio, Apocalisse 16:5-6:
“Udii l’angelo delle acque che diceva: “Sei giusto, tu che sei e che eri, tu, il Santo, per aver così giudicato. Essi infatti hanno versato il sangue dei santi e dei profeti, e tu hai dato loro sangue da bere; è quello che meritano””.
Questo è l’obiettivo della pura giustizia retributiva.

Il peccatore riceve solo quello che si merita, la punizione non produrrà per lui alcun beneficio.
Lo si può vedere ancora più chiaramente in Apocalisse 19:1-3, perché qua i giudizi sono eterni, non temporanei, perciò, chiaramente, non stanno affatto aiutando una persona nella santificazione.
La stanno punendo per non essere santo. Ecco cosa dice:
“Dopo queste cose, udii nel cielo una gran voce come di una folla immensa, che diceva: «Alleluia! La salvezza, la gloria e la potenza appartengono al nostro Dio, perché veritieri e giusti sono i suoi giudizi. Egli ha giudicato la grande prostituta che corrompeva la terra con la sua prostituzione e ha vendicato il sangue dei suoi servi, chiedendone conto alla mano di lei». E dissero una seconda volta: «Alleluia! Il suo fumo sale per i secoli dei secoli»”.

Quindi, questo è ciò di cui parlo quando parlo della punizione di Dio sul peccato in contrasto con la disciplina che Dio applica ai suoi figli.
La punizione è ciò che i colpevoli meritano. È una punizione sacra e giusta, ed è eterna.
Pertanto, non è progettato per la riabilitazione, mostra invece la giustizia di Dio e mette in evidenza quanto sia preziosa la misericordia per coloro che la ricevono.

D’altra parte, Dio descrive la sua disciplina per i suoi figli in modo molto diverso e approfondito in Ebrei 12:5-11.
Ascoltate quanto sia diverso questo passo:
“E avete dimenticato l’esortazione rivolta a voi come a figli? “Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d’animo quando sei da lui ripreso” (Ebrei 12:5).
Notate, questa è disciplina, non punizione.
Questo sta accadendo a un figlio di Dio, che egli ama e intende migliorare, anche se implica il dispiacere di Dio.
Lo potete vedere nella parola “ripreso”.
E continua:
“Perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli. Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli. Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità” (Ebrei 12:6-10).

C’è una grande differenza: “per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità”.
Questo è diverso dalla punizione per i nemici di Dio.
“E’ vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa” (Ebrei 12:11).

Quindi, ripeto: c’è una differenza infinita tra le cose dolorose che accadono nella nostra vita e ci disciplinano, progettate per il nostro bene per poter condividere la santità di Dio come figli amati, e quella terribile esperienza di pura punizione in cui semplicemente sopportiamo ciò he ci meritiamo e sperimentiamo la giustizia di Dio per sempre. E questa condizione si chiama inferno.
E, naturalmente, Jesse, e questo potrebbe essere l’ostacolo, Jesse ha assolutamente ragione nel dire che molte delle cose dolorose nella vita del cristiano sono dovute ai nostri peccati: alcuni che abbiamo commesso prima di essere cristiani e altri che abbiamo commesso da quando siamo cristiani.
Quando Jesse chiede: “Come facciamo a considerare certi eventi come disciplina e non come punizione?” sembra che stia commettendo l’errore di pensare che l’azione disciplinare di Dio, possa solo risultare nel nostro comportamento giusto attraverso la persecuzione, mentre la punizione di Dio interviene solo come conseguenza di un comportamento ingiusto.
Ora, non è così.

La disciplina di Dio può infatti derivare dai nostri stessi comportamenti peccaminosi, che commettiamo come cristiani, e dalle loro conseguenze.
Un esempio si può trovare in 1 Corinzi 11:30 e seguenti.
Alcuni cristiani avevano peccato.
Avevano davvero peccato nel modo in cui avevano trattato la Cena del Signore.
Ed ecco la risposta di Dio:
“Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono”.
Sono morti per aver abusato della Cena del Signore, per il loro peccato. I cristiani peccano e sono morti per questo.
E continua:
“Ora, se esaminassimo noi stessi non saremmo giudicati”, cioè: malati, deboli, morti, “ma quando siamo giudicati siamo corretti dal Signore, per non essere condannati con il mondo” (1 Corinzi 11:31-32).
Incredibile.
Questo è un esempio sbalorditivo del giudizio disciplinare di Dio che arriva al punto di provocare la morte di suo figlio.
E quella morte è l’effetto disciplinare del peccato nella vita del figlio, perché gli impedisce di andare all’inferno.
Dice: “per non essere condannati con il mondo”.
Ecco perché ci ha portati fuori dal mondo.

Quindi, Jesse, c’è una differenza infinita e preziosa tra la giustizia retributiva di Dio nella punizione e la disciplina purificatrice di Dio nel nostro dolore.
E questa differenza non risiede nell’origine, nell’origine umana del dolore, sia esso buono o cattivo.
Risiede nello scopo e nel disegno di Dio nella nostra sofferenza.

 

 

Tematiche: Chiedi al pastore John, Disciplina, Domande dei lettori al pastore John Piper, Peccato, podcast, Sofferenza, Vita Cristiana


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John Piper

John Piper

È il fondatore di Desiring God, per il quale ricopre anche il ministero di insegnante, inoltre, è il rettore del Bethlehem College & Seminary. Ha servito per trentatré anni come pastore presso la chiesa battista Bethlehem Baptist Church di Minneapolis, in Minnesota e ha scritto più di cinquanta libri, tra cui  Non sprecare la tua vita (Ed. Coram Deo), Rischiare è giusto (Ed. Coram Deo), Coronavirus e Cristo (Ed. Coram Deo), Stupefatto da Dio (Ed. Coram Deo), La Buona Notizia di una grande gioia (Ed. Coram Deo), Le caratteristiche di un leader spirituale (Ed. Coram Deo) e Desiderare Dio.