Tra qualche giorno sarà la festa del Ringraziamento negli Stati Uniti.
Il Ringraziamento è un tema trattato dall’apostolo Paolo, sempre attuale per tutti noi, in qualsiasi giorno.
Questa festa è il momento giusto per una domanda su Romani 1:21 e su come il ringraziamento verso Dio, o la sua mancanza, definisce la direzione di tutta la nostra vita.
In che modo la storia della tua vita viene raccontata dal tuo ringraziamento?
Questa è un’ottima domanda da parte di un ascoltatore di nome James, che probabilmente non festeggia il Giorno del Ringraziamento perché vive nella splendida e aspra penisola della Cornovaglia, in Inghilterra.
Ecco la sua e-mail: “Pastore John, grazie per il tuo ministero e per questo podcast. Mi chiedevo se potessi spiegare la logica della direzione di cui parla Paolo in Romani 1.
In particolare, vorrei comprendere meglio il ruolo del ringraziamento incentrato su Dio nel versetto 21: “perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato”.
Questa mancanza di ringraziamento porta a una schiavitù del peccato sempre più profonda e a giudizi di Dio sempre più gravi sui peccatori.
In negativo, in che modo l’ingratitudine ci aiuta a capire cos’è il peccato?
In positivo, in che modo il ringraziamento definisce la direzione della nostra vita?”
Questo è davvero un testo sorprendente.
Ho meditato su questo testo ancora una volta.
Ho passato molto tempo ad immergermi nelle meravigliose affermazioni di questo testo, soprattutto in merito all’assunto che ogni essere umano conosce Dio.
Gli esseri umani conoscono la sua eternità. Conoscono il suo potere. Conoscono il suo essere Creatore di tutto. Conoscono la sua divinità.
Tutti conoscono Dio. Gli atei conoscono Dio. Gli agnostici conoscono Dio. Gli animisti conoscono Dio. Ogni persona che incontri per strada conosce Dio.
Eppure, a meno che Dio non intervenga con la sua grazia salvifica, Romani 1:18 afferma che ogni essere umano sopprime questa conoscenza.
Il motivo per cui lo facciamo è che ogni essere umano trova altre cose preferibili a Dio, il che rappresenta l’essenza stessa del male, l’essenza del peccato.
Geremia 2:13 dice:
«Il mio popolo infatti ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente d’acqua viva, e si è scavato delle cisterne, delle cisterne screpolate, che non tengono l’acqua».
Questo è il male supremo, il peccato primordiale, la radice di tutti gli altri mali: gli esseri umani trovano le cose, le persone, la creazione preferibili a Dio. Anche se queste altre cose sono come spazzatura al confronto, noi non preferiamo Dio.
Non troviamo Dio attraente. Non troviamo Dio desiderabile, bello, appagante.
Questo è il male di tutti i mali, ed è per questo che, dice Paolo, sopprimiamo la conoscenza che abbiamo di Dio: perché quella conoscenza lo mostra preferibile a tutte le altre cose.
Il cuore del problema
Quindi, noi affermiamo di non conoscere Dio.
Affermiamo di non conoscerlo, ma in realtà lo conosciamo.
Ci arrabbiamo con lui perché non si è manifestato in modo più chiaro, ma Paolo dice che Dio si è manifestato perfettamente a tutti gli uomini (Romani 1:19).
Il nostro problema non è la mancanza di rivelazione; il nostro problema è che non vogliamo vedere.
Non vogliamo vedere, e quindi reprimiamo e fingiamo di non vedere.
Paolo dice che queste sono le nostre tenebre, questa è la nostra stoltezza, questa è la futilità delle nostre menti (Romani 1:21).
Troviamo Dio non attraente, sgradevole, offensivo, persino abominevole.
Poi, con qualunque mezzo, scambiamo la sua gloria infinitamente bella e appagante con pietosi surrogati, come l’esaltazione di noi stessi o artefatti culturali che sottolineano la nostra ingegnosità, intelligenza, creatività e ostentata indipendenza.
Il risultato è che l’umanità è sotto la giusta ira di Dio, così che Egli ci abbandona a un degrado sempre maggiore che è costantemente e quotidianamente sotto i nostri occhi.
Nel mezzo di questa terribile descrizione della nostra condizione umana, Paolo menziona l’alternativa positiva a quelle tenebre, a quella stoltezza, a quella futilità e a quella soppressione della verità: vale a dire, glorificare e ringraziare Dio, proprio come Dio.
Ecco cosa manca: glorificare e ringraziare Dio.
Questo cambierebbe tutto.
Gloria e gratitudine
Lasciatemi leggere il testo in modo che le persone possano sentire da sole tutto ciò che ho appena detto.
18 L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; 19 poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; 20 infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, 21 perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. 22 Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, 23 e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili (Romani 1:18–23).
Quindi, James ha ragione.
Si interroga sul posto e sulla funzione della gratitudine in questo testo: “perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato”.
Credo che Paolo menzioni sia “onorare”, che è come “glorificare”, sia “rendere grazie”, perché sa che sono realtà sovrapposte.
Quando ringraziamo Dio, lo mostriamo glorioso, e nessuno può veramente glorificare Dio con un cuore ingrato.
Glorificare e ringraziare sono realtà sovrapposte, ma non sono la stessa cosa.
Ci sono modi di sentire, pensare e agire che glorificano Dio, ma non li chiameremmo gratitudine.
La realtà del glorificare Dio è più ampia, più grande.
È una realtà più grande del ringraziare Dio.
Ringraziare Dio è un sottoinsieme, una sottospecie, del glorificare Dio.
Eppure, Paolo, tra tutti i modi di glorificare Dio che avrebbe potuto menzionare, sceglie di citare la gratitudine accanto al glorificare Dio.
Perché?
Fatto per ringraziare
In primo luogo, credo che si riferisca al fatto che Paolo ha appena affermato che ciò che si può conoscere di Dio si conosce attraverso le cose che ha creato.
In altre parole, ovunque un essere umano guardi, che si tratti del cielo, della foresta, delle montagne, dei fiumi, del mare, della terra, della famiglia, della persona che vede nello specchio – tutto – ovunque guardi è creato da Dio ed è un dono di Dio, dal Creatore all’umanità.
Ogni singola cosa che ci dà piacere in questo mondo è un dono di Dio.
La risposta del cuore che Dio ha creato per glorificarlo per i suoi doni è la gratitudine.
Questo è ciò che ha creato, questo è ciò che ha progettato, nel cuore umano come risposta a questa vasta, vastissima gamma di cose create, di doni.
Certo, non è sbagliato dire di essere grati a Dio per Dio stesso.
Non è sbagliato, ma nella Bibbia la gratitudine si riferisce principalmente ai doni di Dio e alle sue azioni per benedirci.
Di sicuro, Dio stesso è il dono, e se non arriviamo a capirlo, non siamo arrivati da nessuna parte.
Tuttavia, è giusto e buono che i nostri cuori siano pieni, semplicemente ripieni, di gratitudine per il fatto che Dio è il Creatore.
Tutto ciò che non è Dio è stato creato da Dio.
Pertanto, a ogni angolo, ovunque guardiamo, in ogni momento, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dovremmo sentirci profondamente, continuamente e sinceramente grati per i doni di Dio.
Credo che questo sia uno dei motivi per cui in questo testo Paolo elenca la gratitudine come controparte di “onorare” o “glorificare”.
Fatto per dipendere
In secondo luogo, credo che Paolo esprima l’importanza di essere grati a Dio, oltre a glorificarlo, perché la gratitudine è intrinseca all’umiltà, al senso di dipendenza e alla gioia nel ricevere nel bisogno.
Umiltà, dipendenza, gioia nel bisogno: non sorprende che queste parole siano molto riconducibili alla fede.
Penso che, se insistessimo con Paolo, ci direbbe che la vera gratitudine verso il nostro glorioso Creatore, onnipotente e onnisciente include una fiducia umile, dipendente e gioiosa.
Gratitudine e fiducia potrebbero non essere la stessa cosa, ma sono così intimamente e integralmente connesse che Paolo ritiene sia opportuno parlare di gratitudine in questo passo, richiamando al contempo l’attenzione sulla fiducia.
C’è qualcuno che può veramente dire: “Sono gioiosamente grato a Dio per la sua bellezza che tutto appaga, per la sua potenza che tutto governa e per la sua bontà che tutto provvede a me, ma non mi fido di Lui”?
Nessuno può parlare in questo modo.
Ci sarebbe della falsità se si pronunciasse una frase di questo tipo.
La gratitudine, quando è rivolta a Dio, è un’esperienza profonda e potente.
E così, quando la gratitudine viene meno, Paolo ne descrive l’assenza in questo modo:
“Si sono perduti nei loro vani ragionamenti; il loro cuore senza intendimento si è ottenebrato; la loro pretesa sapienza si è rivelata stoltezza e sono caduti nel sacrilegio di scambiare Dio con delle immagini, soprattutto con quella nello specchio”.
Questa è l’assenza di gratitudine. È una descrizione orribile, orribile.
Il disperato bisogno del mondo
Quindi sì, penso che James abbia ragione.
L’assenza di gratitudine, intesa come assenza di umiltà, dipendenza, appagamento seppure nel bisogno e fiducia, è un modo per descrivere l’oscurità, la follia e la futilità dei nostri tempi.
È l’opposto, si potrebbe dire, dell’Orgoglio con la lettera maiuscola, proprio l’Orgoglio che chiama la nostra vergogna “gloria”, esattamente come la descrive Romani 1, quando scambiamo Dio con la persona nello specchio.
Lo scambio del sesso opposto con lo stesso sesso, nelle nostre passioni è una conseguenza, dice Paolo, di quello stesso scambio di Dio con la persona riflessa nello specchio.
Ci sono molti modi per descrivere il disperato bisogno del mondo e, secondo Romani 1, uno di questi è il pentimento dall’orgoglio, dall’indipendenza e dall’autosufficienza verso un senso di bisogno umile, dipendente, felice e fiducioso di Dio, così come egli si è rivelato in Gesù e che chiamiamo gratitudine.
Tematiche: Chiedi al pastore John, Domande dei lettori al pastore John Piper, podcast, Ringraziamento, Vita Cristiana
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