Bentornati al podcast Chiedi al pastore John, il podcast italiano di Ask Pastor John, con John Piper. Abbiamo la gioia di condividere con voi questo podcast in Italia da ormai cinque anni e questo è per noi il 72esimo episodio, un bel percorso fino a qui che rappresenta solo una piccola parte del podcast Ask Pastor John che va in onda ogni settimana da circa 13 anni. Spero che questi numeri vi aiutino a orientarvi verso la gioia pienamente appagante che si trova solo in Gesù Cristo; è a questo che dedichiamo le nostre vite, a questo lavoro di indicarvi Gesù Cristo. La nostra missione, ogni giorno in Coram Deo (in partnership con DesiringGod), è creare e condividere risorse che aiutino le persone a trovare quella gioia in Gesù. Se abbiamo fatto questo nella vostra vita, considerate di diventare partner nella missione. Sappiamo che la vita è piena di impegni, ma in questi anni, se siete stati benedetti dall’accesso gratuito alle nostre risorse e volete compensare per gli altri “il costo della gratuità”, come lo chiamiamo noi, considerate un dono unico o mensile per sostenere tutto ciò che facciamo. Sul sito coramdeo.it potete trovare le informazioni necessarie per sostenerci.
La vita è frenetica. Vi sembra che a volte Dio svanisca sullo sfondo delle vostre giornate? Oggi, a Chiedi al pastore John, il pastore John lancia un grido d’allarme contro un killer silenzioso.
Ci arriviamo da una domanda di una studentessa universitaria di diciannove anni, suscitata dalla lettura del libro di Sofonia:
«Salve, Pastore John, e grazie per Chiedi Pastore John, che ascolto ogni volta e che amo molto! Scrivo perché Sofonia 1:12 mi pesa sul cuore. Dice così: “In quel tempo io frugherò Gerusalemme con le lanterne e punirò gli uomini che, fermi sulle loro fecce, dicono in cuor loro: ‘Il Signore non fa né bene né male'”. Ovviamente, è un forte avvertimento contro la compiacenza, che io voglio afferrare pienamente e applicare alla mia vita, specialmente per quanto riguarda i miei obiettivi e le mie aspirazioni.
Essendo una studentessa universitaria molto impegnata, è facile farsi assorbire dai propri programmi, sentendo a volte che Dio non sia attivamente coinvolto nel quotidiano della mia vita. È questo l’avvertimento qui? Se è così, come posso evitare di diventare compiacente nella mia fede e nelle mie ambizioni, specialmente quando sembra che le cose stiano solo ‘andando avanti’ senza grandi cambiamenti o emozioni? Cosa insegna questo versetto sul vivere con uno scopo e con fede, confidando che Dio sia all’opera in tutto, anche quando sembra che tutto taccia?»
Un avversario per tutte le età
Ecco l’elemento chiave che dice la nostra giovane amica.
Dice: «Come studentessa universitaria, è facile farsi assorbire dai propri programmi», ed ecco la parte fondamentale, «sentendo a volte che Dio non sia attivamente coinvolto nel quotidiano della mia vita. È questo l’avvertimento qui?».
Ebbene, la risposta è sì — un sì fragoroso.
È proprio questo l’avvertimento. E non solo per gli studenti universitari, ovviamente.
Sto imparando come essere un uomo anziano.
Studio questo da qualche anno e, bontà divina, se la compiacenza può minacciare la vita di una diciannovenne, quanto può minacciare la vita di un settantanovenne!
«Me lo sono meritato!». Ecco cos’è il pensionamento: compiacenza.
Beh, naturalmente non è così che dovrebbe essere.
Dio non dovrebbe scomparire sullo sfondo mentre veniamo consumati dalle routine di questo mondo.
Non dovrebbe svanire dalla nostra coscienza, mentre ci muoviamo attraverso i comuni esercizi della vita e della realtà quotidiana.
E questo non è solo un problema per gli studenti; è un problema degli esseri umani di tutte le età.
È stato un problema dai tempi di Sofonia e dai tempi di Gesù, Paolo, Pietro e degli Ebrei, tutti affrontano questa terribile realtà, questa terribile minaccia della compiacenza.
Adagiarsi sulle fecce
Ecco il versetto a cui si riferiva la nostra giovane amica:
«In quel tempo io frugherò Gerusalemme con le lanterne e punirò gli uomini che, fermi sulle loro fecce [compiacenti], dicono in cuor loro: “Il Signore non fa né bene né male”». (Sofonia 1:12)
In altre parole, Dio non è più un fattore, in senso matematico.
Semplicemente non è un fattore determinante nelle nostre vite. Non ha alcuna conseguenza.
Le cose vanno avanti benissimo senza di lui, a 19 o a 79 anni.
Questo è il significato di compiacente.
La parola compiacente qui traduce un’immagine che la vecchia versione della bibbia inglese King James rendeva letteralmente.
Traduceva l’immagine del vino che si deposita sulle fecce.
Il termine era *lees* — i sedimenti, ciò che si posa sul fondo.
Quindi, l’immagine è quella di una grande giara di vino appena versato da dove le uve sono state pressate; se la giara resta ferma lì giorno dopo giorno, inattiva, inutilizzata, le impurità si depositano sul fondo, indisturbate.
Questa è l’immagine.
È l’immagine di persone a Gerusalemme totalmente ignare dell’imminente giorno del Signore, virtualmente inattive per quanto riguarda la realtà spirituale della loro vita.
Sono felicemente immerse nelle routine di questo mondo e Dio è caduto così lontano sullo sfondo da non avere più alcuna conseguenza pratica.
E ciò che Sofonia fa è lanciare un chiaro avvertimento a tali persone, oggi, e allora, da parte di Dio: «Io punirò gli uomini che sono compiacenti».
In altre parole, saranno colti di sorpresa.
Si sveglieranno quando sarà troppo tardi e si renderanno conto che Dio è sempre e ovunque non solo attivo, ma l’attore principale.
E lo hanno trattato con disprezzo come un non-fattore della loro vita.
Così tante persone pensano che trattare Dio come un non-fattore non sia un’offesa perché non hanno detto nulla.
Non lo hanno insultato. Lo hanno solo ignorato, come se questo non fosse blasfemia.
Altri avvertimenti contro la compiacenza
Amos 6:1 riporta lo stesso avvertimento: «Guai a quelli che vivono tranquilli a Sion e fiduciosi sul monte di Samaria, ai notabili della prima fra le nazioni, dietro ai quali va la casa d’Israele!».
E quando passiamo al Nuovo Testamento, troviamo avvertimenti ancora più urgenti sulla compiacenza, specialmente in vista della seconda venuta del Signore.
Perché Dio non solo opera sempre in ogni dettaglio delle nostre vite, secondo Giacomo 4:15 («Se il Signore vuole, saremo in vita e faremo questo o quello»), ma ci sarà anche un improvviso, drammatico intervento di Dio di cui non conosciamo l’ora, e soffriremo se saremo compiacenti mentre si avvicina quel momento, trattando Dio come un non-fattore nelle nostre vite perché non possiamo vederlo.
Così è in Luca 21:34. Gesù dice: «Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non siano intorpiditi da stravizio, da ubriachezza, dalle ansiose preoccupazioni di questa vita, e che quel giorno non vi venga addosso all’improvviso come un laccio».
Più e più volte, Gesù ha avvertito del rischio che la vita spirituale affondi nella compiacenza della routine mentre questo mondo intorpidisce la realtà spirituale in noi.
La parola è intorpiditi, intorpiditi da cosa?
«Dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita» (Luca 8:14) proprio la vita ordinaria che soffoca la vita spirituale fino a ucciderla mentre ci adattiamo e ci adagiamo compiacenti al mondo.
Oh, quante volte Gesù dice: «State svegli; siate vigili».
Il grande pericolo per uno studente universitario o per chiunque viva in questo mondo decaduto, non è principalmente qualche peccato terribile che distrugge la vita, ma l’insidioso, graduale adattamento a questo sistema mondiale, perdendo ogni reale senso del fatto che siamo esuli e forestieri la cui cittadinanza non è di questo mondo.
E gli avvertimenti sono continui e risonanti per aiutarci a evitare che ciò accada.
E poi c’è Paolo: «Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo» (Galati 6:9).
«Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una rovina improvvisa verrà loro addosso.. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; … Non dormiamo dunque come gli altri (che significa essere spiritualmente indifferenti) ma vegliamo e siamo sobri;
Non compiacenti in altre parole.
E poi ascoltate queste ultime parole di Efesini 5:15–16:
«Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; recuperando il tempo, perché i giorni sono malvagi».
Che parola chiara e risonante per gli studenti, per i settantanovenni e per tutti quelli che stanno nel mezzo.
Riscattate il tempo, gente; riappropriatevene. Ogni minuto passa.
Non potrete mai più riviverlo.
Vi viene dato come un dono gratuito per moltiplicare il suo significato per Cristo e il suo regno.
Non sprecate la vostra vita. Questo è l’esatto opposto della compiacenza.
O considerate Ebrei 12:12–14: “Perciò, rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti; fate sentieri diritti per i vostri passi, affinché quel che è zoppo non esca fuori di strada, ma piuttosto guarisca. Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore”.
E poi c’è Pietro, l’apostolo benedetto: “Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare” (1 Pietro 5:8).
In riposo ma all’erta
Cosa diremo dunque? La vita cristiana è una vita vissuta in una condizione di riposo e, al tempo stesso, di massima allerta.
Siamo in riposo perché Cristo ci ha amati, ha dato se stesso per noi, cosicché mediante la fede in Lui i nostri peccati sono perdonati e abbiamo pace con Dio e la speranza della vita eterna e della gioia, e questo è una certezza.
Ma siamo in massima allerta, perché abbiamo un grande nemico che vuole distruggere la nostra fede, renderci inutili in questo mondo, diminuire le nostre capacità di godere di Cristo e rovinare la nostra efficacia nel servizio per Cristo.
Quando Paolo dice in 1 Corinzi 9:27 che tratta duramente il suo corpo affinché non sia egli stesso squalificato, immagino una persona che guida un’auto per una missione importante per Cristo e sta per addormentarsi al volante e si dà uno schiaffo sulla guancia.
Questo è Paolo ed è come se Paolo dicesse a se stesso:
«Svegliati, Paolo, forza, svegliati! Non dormire durante la rivoluzione.
Metti il gomito sinistro fuori dal finestrino nel gelo dell’inverno. Resta sveglio.
Sei in missione. La tua vita conta qualcosa».
Quindi, rendiamo grazie a Dio per l’avvertimento di Sofonia sul fatto che Dio punirà i compiacenti che scivolano nel trattare Dio come un fattore irrilevante nella propria vita.
Egli è il fattore numero uno in ogni situazione, in ogni momento.
Tematiche: Chiedi al pastore John, Domande dei lettori al pastore John Piper, Peccato, podcast, Santificazione, Vita Cristiana
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