“Posso perdere la mia salvezza?” – La dottrina della Perseveranza
Poche cose appesantiscono il credente più di quando una persona che professava di conoscere Cristo si allontana dal Vangelo. Se guardi alla tua esperienza personale, tu stesso/a potresti mettere insieme una lista di nomi di persone che un tempo ti facevano da mentore nella fede, guidavano la lode durante il culto la domenica mattina, o che persino ti hanno insegnato la Bibbia e che ora (sembra) si siano allontanate dalla fede. Tragicamente, il mondo è pieno di persone che un tempo camminavano apparentemente nell’obbedienza della fede ma che l’hanno abbandonata.
Il fenomeno non è nuovo. L’autore di Ebrei mette in guardia i lettori a riguardo di problemi come il deragliare dalla fede, la ribellione e la disobbedienza (Ebrei 2:1; 3:16). Lui ha persino presentato questi argomenti in termini condizionali: “Infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo dal principio” (Ebrei 3:14 NR06).
Quando si tratta della dottrina della preservazione dei santi, dobbiamo riconoscere che questi avvertimenti nel libro di Ebrei sono veri avvertimenti, diretti specificatamente ai Cristiani. Non ha alcun senso che essi vengano ignorati sulla base dell’autoproclamata sicurezza. Al contrario, come Sinclair Ferguson annota, “il Nuovo Testamento ci mette in guardia con precetti ed esempi che alcune persone professatesi Cristiane potrebbero non perseverare nella loro professione di fede fino alla fine delle loro vite.”
La perseveranza ha più a che fare con l’opera di Dio
che con il nostro operato.
Dobbiamo essere cauti a non diventare orgogliosi o indifferenti quando si tratta di perseverare nella fede. Infatti, la dottrina dovrebbe produrre in noi una premura al dare la giusta attenzione agli avvertimenti biblici a riguardo dell’abbandono della fede. Quando veniamo alle Scritture, si scopre che la perseveranza del popolo di Dio nella propria salvezza è una verità biblica, pratica e centrata su Cristo.
Una dottrina biblica
Cosa si intende quando ci si riferisce alla dottrina della perseveranza? Louis Berkhof dà una definizione utile, descrivendola come “il continuo lavoro dello Spirito Santo nel credente, per il quale l’opera della grazia divina, che ha avuto inizio nel cuore, è continuata ed è portata a compimento.” Onestamente parlando, la perseveranza ha più a che fare con l’opera di Dio che con il nostro operato. È perché Dio persevera nel Suo amore per noi che noi siamo in grado di continuare ad amarlo. Un nome più appropriato per questa dottrina, infatti, potrebbe essere “la preservazione dei santi”. Dio preserva, mantiene e protegge il Suo Popolo.
Con questa definizione in mente, possiamo individuare questa dottrina attraverso tutte le Scritture. Anzi, la Bibbia enfatizza l’assoluta certezza della custodia del credente. I primi versetti della Prima lettera di Pietro sono tra più chiari a riguardo:
Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua
grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la
risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per un’eredità incorruttibile, senza
macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, che siete custoditi
dalla potenza di Dio mediante la fede, per la salvezza che sta per essere
rivelata negli ultimi tempi. (1 Pietro 1:3-5 NR06)
Tre verità a riguardo del piano di Dio di custodia dei santi emerge da questo brano.
Come prima verità, Dio “ci ha fatti rinascere” (v. 3). Pietro scrive ai credenti perseguitati attraverso tutto l’Impero Romano ed enfatizza che loro sono stati liberati da un regno di disperazione. Se c’è una cosa che contrassegna i cristiani in un mondo senza speranza, è il fatto che noi siamo “rinati ad una speranza viva”. E il cardine di questa speranza è ciò che Dio stesso ha fatto attraverso la risurrezione di Suo Figlio secondo la sua misericordia.
Noi siamo preservati e perseveriamo
attraverso la fede, mai lontani da essa
Come seconda verità, Dio ci garantisce un’eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile (v. 4). In altre parole, il nome del credente è inciso nell’eredità alla quale è chiamato, acquistata in precedenza, con la garanzia che sarà presente fino alla fine. Quest’eredità è custodita per noi in Cielo; lì essa non può essere danneggiata dalla morte, compromessa dal male, o indebolita dal tempo.
E infine, la terza verità è che Dio ci custodisce con la Sua potenza (v. 5). La parola greca tradotta con “potenza” è un termine militare e viene usato per descrivere la guardia del soldato. Noi potremmo pensare ad un lottatore professionale che è sorretto dal suo entourage. Semplicemente Pietro ci ricorda che il potere di Dio presiede il credente – e che lo fa “attraverso la fede”. In altre parole, la perseveranza dei santi non è una polizza assicurativa che ci permette di vivere indifferentemente verso Dio. Al contrario, la Bibbia insegna che non c’è alcuna protezione senza la fede e che coloro che perseverano sono quelli che hanno fede (Ebrei 4:2; Giuda 20-21, 24 NR06). Noi siamo preservati e noi perseveriamo attraverso la fede – mai lontani da essa.
Il pastore Scozzese John Brown ci aiuta a comprendere questo, scrivendo:
“La perseveranza dei santi… è la loro perseveranza non solo in una condizione di sicurezza, ma anche in una santa disposizione e condotta; e nessun santo che si comporta come un peccatore può legittimamente godere del conforto della dottrina della perseveranza, in quanto questa è conforme e destinata ad ogni santo che si comporta come tale.”
Una dottrina pratica
La perseveranza dei santi non solo è una dottrina biblica, ma è anche pratica. Questo è vero in due sensi.
Primo, essa ci ricorda dell’amore di Dio. L’amore divino è alla base della salvezza e custodia di Dio nei nostri confronti. Paolo scrive che “Gesù Cristo è colui che è morto,” e conclude che niente “potrà separarci dall’amore di Dio” (Romani 8:34, 39 NR06). Gesù si dichiara inoltre “il buon pastore” che “dà la Sua vita per le pecore” (Giovanni 10:11 NR06). E il Suo amore è un amore che salva e che ci porta a gioire con l’autore dell’inno:
Oh, l’amore che mi ha cercato!
Oh, l’amore che mi ha comprato!
Oh, la grazia che mi ha portato all’ovile!
Meravigliosa grazia che mi ha portato all’ovile!
La perseveranza è anche pratica nel senso che ci ricorda la grazia di Dio. Una giusta conoscenza della Sua dottrina ferma e chiude la nostra bocca e ci rende umili davanti a Dio. Pensaci bene: prima che Dio intervenisse, noi eravamo peccatori, destinati a morire per i nostri peccati. Tuttavia, conoscendo il peggio del nostro essere in questa situazione precaria, Dio ci ha dichiarati apertamente e pienamente giusti per via di Suo Figlio (Romani 5:8 NR06). Senza ombra di dubbio, la nostra salvezza – e la nostra perseveranza in essa – è tutto per mezzo della grazia (Efesini 2:8 NR06).
Una dottrina centrata su Cristo
Consapevoli della nostra necessità di perseverare nella Grazia di Dio, ci sono sempre delle cose essenziali che possiamo fare per persistere in essa.
Possiamo iniziare dal togliere lo sguardo da noi stessi e porlo su Cristo. Se guardiamo solo a noi stessi, troveremo ampie aree di scoraggiamento. Come l’autore di Ebrei ci esorta a fare, dobbiamo “considerare Gesù l’apostolo e il sommo sacerdote della fede che professiamo” (Ebrei 3:1 NR06).
Una giusta conoscenza della Sua dottrina ferma
e chiude la nostra bocca e ci rende umili davanti a Dio.
Guardando a Cristo, dobbiamo anche ascoltare la Sua Parola. “Oggi se udite la Sua voce”, come il salmista introduce, “non indurite i vostri cuori” (Salmi 95:8 NR06). È la Parola di Dio che ci mette in guardia, ci guida, ci insegna e ci incoraggia a perseverare nella fede. Possiamo pensare a Pietro, che, dopo esser caduto per un tempo. è stato restaurato in Cristo nella potenza della Sua Verità rivelatagli (Giovanni 21:15-17). Se desideriamo persistere, è tassativo che diventiamo figli della Parola.
Quindi, guardiamo a Cristo. Ascoltiamo la Sua Parola e infine, posizioniamoci tra la Sua Gente. O, come l’autore di Ebrei di nuovo esorta, “Esortatevi a vicenda ogni giorno” (3:1, NR06) e ci troveremo in entrambe le estremità di dare e ricevere divine esortazioni. I santi di Dio non hanno una piccola parte nella nostra perseveranza. Essi sono doni di grazia per noi, che ci accompagnano quando il cammino è duro e ci incoraggiano quando siamo deboli.
In fondo, la nostra fede non può fallire perché è Dio che la sostiene. J.I. Packer l’ha spiegato in questo modo: “Tu non sei forte abbastanza per cadere mentre Dio è ostinato a tenerti.” Nessuno potrà mai rapirci dalla mano di Cristo (Giovanni 10:28 NR06).
Questo articolo è stato adattato dal sermone “La perseveranza dei Santi” di Alistair Begg.
Traduzione a cura di Lustro Giada
Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: Siamo tutti teologi.
Foto di Hannah Janssen su Unsplash
Tematiche: Perseveranza
© TruthForLife.org, © Coram Deo
Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.

