Quei versetti sono davvero nel Salmo 139?
Il Salmo 139 è un salmo prezioso, che mette in risalto i fondamenti del rapporto di Dio con i Suoi figli. Nei primi sei versetti, Davide afferma (per parafrasare): «Dio mi conosce intimamente»; nei versetti 7-12, «Dio è sempre con me»; e nei versetti 13-18, «Dio mi ha fatto in modo meraviglioso».
I versetti 19-22, tuttavia, sembrano suonare come una nota stonata. Questo passaggio pare quasi fuori luogo. Dei ventiquattro versetti del salmo, è indubbio che la maggior parte delle persone considererebbe questi quattro come i più difficili. Dopo aver lodato Dio per la Sua provvidenza nei versetti 1-18, Davide prega poi che Dio giudichi gli empi:
“Oh, Dio, se tu uccidessi i malvagi!
Allontanatevi da me, uomini sanguinari!
Essi parlano contro di te con malizia;
i tuoi nemici usano il tuo nome a falsità.
Non odio io quelli che ti odiano, o SIGNORE?
Non detesto quelli che insorgono contro di te?
Io li odio con odio implacabile;
li considero miei nemici.”
(Salmo 139:19-22, NR06)
Per comprendere questi versetti, è necessario leggerli nel contesto dell’intero salmo (senza contare quello di tutta la Scrittura). Dio è così prezioso per Davide che egli trova intollerabile chi parla contro Dio.
Il principio è semplice: quando il mondo di una persona è colmo di Dio, come lo era quello di Davide, quella persona desidererà l’eliminazione del male. Come un padre è pieno di indignazione verso chi fa del male a suo figlio, così Davide disprezza coloro che si ribellano al Signore.
Dal Salmo 139 possiamo trarre alcuni principi per aiutarci a leggere i salmi di giudizio presenti nella Bibbia.
I Salmi di giudizio sono preghiere
In primo luogo, dobbiamo notare che in questi versetti Davide rivolge le sue parole a Dio. L’immagine non è quella di un re sul trono che grida ai suoi sudditi, ma quella di un uomo umile che porta il proprio peso come supplica al Re dei re.
Più nello specifico, questo salmo è una preghiera imprecatoria. Un’imprecazione è una maledizione. Questi salmi esprimono come ogni opposizione alla magnifica santità di Dio sarà un giorno distrutta. In una parola, sono preghiere per la vendetta divina, fondate sulla promessa di Dio stesso in tal senso.
Il fatto stesso che questi salmi siano presenti nella Bibbia mette alcuni in imbarazzo. Nel tentativo di spiegarli via, potremmo essere tentati di contrapporre l’Antico Testamento al Nuovo, dicendo: «Il Dio dell’Antico Testamento è un Dio d’ira; Gesù nel Nuovo Testamento è pieno di grazia. Non troverai nulla di simile a questi salmi di maledizione nei Vangeli o nelle Lettere». Ma un esame più attento del Nuovo Testamento dimostra il contrario.
Ogni opposizione alla magnifica santità di Dio sarà un giorno distrutta
Gesù, ad esempio, maledice i farisei ipocriti del Suo tempo in Matteo 23:33: «Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio dell’inferno?». Oppure Paolo, scrivendo alle chiese della Galazia, avverte: «Se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema!» (Galati 1:9). Le preghiere imprecatorie sono una caratteristica sia dell’Antico che del Nuovo Testamento.
Allo stesso tempo, la Bibbia proibisce espressamente la vendetta personale. I cristiani sono persone da Deuteronomio 32:35, affidando ogni vendetta contro il male nelle mani di Dio. (È importante notare che Paolo fa riferimento proprio a questo versetto in Romani 12:19, applicando il principio dell’Antico Testamento ai cristiani del Nuovo Testamento.)
Nel sostenere entrambe queste verità, si deve raggiungere un equilibrio. Da un lato, preghiamo con Davide affinché Dio giudichi i malvagi. Dall’altro, affidiamo quel giudizio a Dio solo.
I Salmi di giudizio non sono programmi
Poiché la vendetta appartiene a Dio, queste preghiere di giudizio non sono un programma che Davide — o chiunque altro — debba attuare. Davide, come noi, desidera un giorno in cui la malvagità sarà distrutta, ma si rifiuta di prendere in mano la situazione.
Nonostante i molti privilegi che Davide godeva come re, e le numerose occasioni che ebbe di usare violenza contro i suoi nemici, egli non lo fece. Walter Kaiser descrive i nemici di Davide in 1 e 2 Samuele come «il culmine e il frutto finale di tutta la menzogna, avidità, odio, crudeltà e tradimento diretti contro i mezzi stessi della loro salvezza». Uomini come Doeg, Cus e Ahitofel odiavano Davide, rifiutando il re unto da Dio e le promesse salvifiche.
Il fatto è che Davide vedeva il male per ciò che è: male. Lo odiava «con odio implacabile». Se siamo onesti, è difficile esprimere un sentimento del genere senza mescolarlo a risentimento personale. Ma la Parola di Dio rimane. Queste parole sono una preghiera da rivolgere a Dio, non un programma da attuare per vendicarsi personalmente. Devono essere anche pregate con la consapevolezza e la speranza che i malvagi possano ancora, per grazia di Dio, convertirsi e salvarsi finché avranno respiro nei polmoni.
I Salmi di giudizio rivelano il problema dell’umanità
I cristiani che leggono i salmi imprecatori si trovano di fronte a un duplice problema. Primo, possiamo essere confusi nel nostro modo di pensare. Forse parte della ragione per cui esitiamo a pregare come faceva Davide è che troviamo sgradevole confrontarci con il peccato. Se non stiamo attenti, potremmo lasciarci guidare da cliché culturali piuttosto che da principi biblici.
Il cristiano moderno in Occidente, ad esempio, si è abituato al detto “Ama il peccatore, odia il peccato”. Suona bene — ma è coerente con il modo in cui Davide pregava nel Salmo 139? Sapeva di vivere in un mondo in cui abbonda il male. Per lui, il male non era un concetto astratto; si manifestava nei cuori e nelle vite delle persone. Egli non distingueva tra il peccato e la persona che lo commetteva.
Non c’è dubbio che dobbiamo avere compassione per coloro che sono prigionieri del peccato. Allo stesso tempo, dobbiamo sottomettere il nostro pensiero sul peccato e sui peccatori all’autorità della Bibbia. È simultaneamente vero che l’ira di Dio si rivela contro ogni peccato e che l’amore di Dio si estende ai peccatori colpevoli (Giovanni 3:16, 35).
Al fatto che siamo confusi nel nostro pensiero si aggiunge un secondo problema: possiamo essere compromessi nel nostro vivere. Possiamo non vedere quanto sia realmente malvagio il male, rifuggendo dal giudizio di Dio. Come la rana nella pentola che non si accorge che l’acqua sta bollendo, possiamo scivolare lentamente in una tolleranza sempre maggiore delle pratiche che Dio condanna nella Sua Parola.
È simultaneamente vero che l’ira di Dio si rivela contro
ogni peccato e che l’amore di Dio si estende ai peccatori colpevoli.
I Salmi di giudizio devono essere letti con umiltà
I versetti conclusivi del salmo raccomandano un atteggiamento di umiltà. Dopo aver invocato Dio perché giudichi i malvagi nei versetti 19–22, Davide si sottomette all’esame divino. Non si limita ad attaccare il male che lo circonda; affronta anche il male che è dentro di sé:
“Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore,
mettimi alla prova e conosci i miei pensieri.
Vedi se c’è in me qualche via iniqua
e guidami per la via eterna.”
(Salmo 139:23–24, NR06)
«Esaminami. Mettimi alla prova. Verifica se c’è peccato in me», prega Davide. Egli riconosce ciò che anche noi dobbiamo confessare: nei nostri cuori si annidano i semi di ogni male terribile.
Nella preghiera, non dobbiamo guardare solo
alla peccaminosità che ci circonda,
ma anche alle tendenze peccaminose che abitano dentro di noi.
Abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio per leggere e pregare i salmi di giudizio con cuori puri. Forse faremmo bene a fare nostra la preghiera di lode espressa da Paolo:
“O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio!
Quanto insondabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie!
Infatti, ‘chi ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi è stato suo consigliere?’
‘O chi gli ha dato qualcosa per primo, tanto da riceverne il contraccambio?’
Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose.
A lui sia la gloria in eterno. Amen.”
(Romani 11:33-36, NR06)
Questo articolo è stato adattato dal sermone “Dio giudica giustamente” di Alistair Begg.
Lettura consigliata: L’uomo della croce di mezzo, Ed. Coram Deo.
Foto di Nitish Meena su Unsplash
Tematiche: Controversie, Preghiera
© TruhforLife.org, © Coram Deo
Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.

