Suscitare e preparare pastori è compito della Chiesa
La responsabilità della chiesa
9Marks: Perché, secondo te, suscitare e preparare la prossima generazione di pastori e insegnanti è responsabilità della chiesa locale?
Mark Dever: Tanto per cominciare, lo vediamo nelle Scritture. Nel libro degli Atti, è la chiesa locale a mandare Paolo e Barnaba. Paolo raccomanda a Timoteo, pastore ad Efeso, di affidare le verità del Vangelo a uomini fedeli che a loro volta le insegneranno ad altri (2 Timoteo 2:2). Gesù dà alla chiesa le chiavi del regno e promette che la chiesa prevarrà (Matteo 16:18-20), ma non dice mai che la vittoria della chiesa dipende da scuole di teologia economicamente sane e dottrinalmente fedeli (e spero comunque che lo siano, sane e fedeli!).
Non sono contrario alle scuole di teologia, anche se prima del diciottesimo o diciannovesimo secolo tra i protestanti erano inesistenti. Dico solo che nella Bibbia abbiamo la chiesa locale, una comunità dove le persone si conoscono, le loro conversioni si vedono e i doni spirituali si evidenziano, ed è questo il luogo appropriato per una constatazione così solenne: il riconoscimento di doni e chiamata di Dio. Suscitare e preparare i leader della chiesa fa parte del suo stesso mandato.
9M: Quali sono le risorse che la chiesa ha per preparare pastori e predicatori, che invece una scuola di teologia non possiede?
Dever: Una visione a 360 gradi della vita di un individuo. Amicizie. Più persone che si rapportano con l’individuo in maniera diversa, piuttosto che uno studente in una classe di 62 elementi che il professore deve imparare a conoscere. È alla chiesa locale che Dio ha consegnato la chiarezza del suo vangelo, tramite la predicazione, e l’autorità di dare accesso alla Cena del Signore, o nel togliere questo accesso. Una scuola non ha né la facoltà né il mandato di fare tutto ciò.
Inoltre, nella chiesa locale ci sono molte persone diverse che influenzano e toccano la vita dell’individuo in questione, che vedrà quindi l’esempio di anziani e guide, come dice in Ebrei 13:7. Ha potuto valutarli e loro lui. C’è dunque una naturale esperienza di apprendimento, attraverso rapporti e relazioni di vita reale.
9M: Se un pastore e una chiesa non stanno formando la prossima generazione di pastori, li definiresti irresponsabili?
Dever: Beh, la risposta semplice secondo me è “sì”. Voglio essere generoso e mi rendo conto che ci sono alcune chiese che sono troppo piccole o che non hanno i mezzi. Ma, fondamentalmente, bisogna rendersi conto che suscitare futuri pastori e insegnanti è un’opportunità che il Signore ci mette davanti. E bisogna aspirare a, e pregare per, quest’opera.
9M: Tu dici che è importante per una chiesa avere una visione a 360 gradi della vita della persona e ti basi su una certa filosofia di ministerio. Quali sono le tue premesse su come funziona il lavoro della chiesa insieme alla crescita del credente? Perché non basta dare semplicemente una formazione in greco e in omiletica e l’opportunità di predicare, come fa una scuola di teologia?
Dever: Questa è un’ottima domanda. Do per scontato che predicare è più che semplicemente annunciare. La semplice proclamazione è essenziale per il ministerio e non si discute. Ma questo poi avviene in un contesto di comunità, di persone che si conoscono, che si riuniscono, geograficamente parlando, nello stesso luogo, che si ritrovano regolarmente, e di conseguenza si conoscono. Nel Nuovo Testamento mi sembra ci sia una premessa: l’autorità pastorale è accompagnata da relazioni pastorali, e lo vediamo in Ebrei 13, dove ai membri della chiesa viene detto di considerare le vite dei loro conduttori (nel versetto 7) e poi di obbedire e sottomettersi a loro (nel versetto 17).
L’importanza di conoscersi a vicenda coincide perfettamente anche con quello che ci dice il Signore in Giovanni 13 riguardo alla nostra testimonianza: che il mondo conoscerà che siamo suoi discepoli dall’amore che abbiamo gli uni per gli altri.
Non voglio in alcun modo denigrare la centralità della predicazione della Parola. Ma se la Parola è predicata senza questa rete di relazioni, senza il contesto del ministerio, senza la chiesa locale in altre parole, non sapremo mai né cosa significa essere membri della chiesa, né come esercitare la disciplina, né come discepolare. Non saremo nemmeno in grado di dare un buona testimonianza (o se lo facciamo, succede per puro caso).
I frutti dello Spirito di cui parla Paolo in Galati sono virtù, espresse verso gli altri. E il contesto di relazioni all’interno della chiesa è assolutamente perfetto per individuare chi ha il dono di pastore o insegnante, per metterlo alla prova e per incoraggiarlo nella crescita. Quindi, se posso andare un attimo sul personale, poterti ascoltare mentre insegnavi alla Scuola Domenicale mi ha aiutato a capire alcune cose riguardo alle tue capacità di essere un pastore. Vederti discepolare altre persone, vederti scomodare te stesso, vederti trasferire lo studio biblico alla stanza di Helen mentre si stava riprendendo dall’ictus, mi mostra chi sei e mi convince del tuo futuro come pastore in un modo che non sarebbero mai possibile se tu fossi solo un mio studente in classe.
Riguardo alle scuole di teologia e la loro utilità
9M: Sarebbe interessante considerare le implicazioni di tutto quello che hai appena detto per quanto riguarda le grandi chiese con culti e sedi multiple. Comunque, qual è il ruolo delle scuole di teologia, come possono essere meglio usate?
Dever: Queste scuole sono per noi un dono meraviglioso da parte di Dio e ci danno la possibilità di comunicare una quantità enorme di informazioni specifiche, su studi linguistici, teologia sistematica e storia del Cristianesimo, una mole di contenuti per la quale in genere una chiesa locale non avrebbe competenze sufficienti.
Per cui la mia intenzione non è affatto quella di suggerire che le scuole di teologia siano dannose o inutili. Ma vengono spesso, anzi, oserei dire “di solito” usate per scopi sbagliati. Quando un giovane mostra qualche dono di pastore o insegnante, molte chiese decidono semplicemente di spedirlo alla scuola di teologia per fare di lui un pastore. E poi, beh, Dio aiuti le scuole… e penso che la storia sia questa per quasi tutte. Non sono fatte per creare pastori. Sono le chiese che formano i pastori.
9M: Nello scenario urbano di oggi, per un giovane che sente la chiamata ad essere pastore, la scuola teologica è “necessaria”, “consigliabile” o altro ancora?
Dever: Sicuramente non è necessario. E non è nemmeno necessariamente consigliabile. Quindi la risposta è un’altra: a volte è consigliabile.
Dalla nostra chiesa abbiamo mandato dei fratelli per essere pastori in altre chiese locali; non hanno una qualifica in teologia, ma conoscono il Signore, conoscono la Sua Parola, la mettono in pratica con impegno nella loro vita e nelle loro famiglie, sono uomini saggi anche nel mondo. Ora, sono convinto che una preparazione a livello di scuola di teologia sarebbe stata un beneficio per ognuno di questi uomini. Ma ci sono molte questioni pratiche da considerare: l’età della persona, le opportunità di ministerio che si presentano, e così via. Direi quindi che la scelta è da valutare caso per caso. In generale, se sei giovane, fa’ la scuola di teologia. Sarei più propenso a incoraggiare un ragazzo di 22 anni che non uno di 32 ad andare a fare un master in teologia. E comunque, in certi casi potrebbe invece essere ancora più utile rimanere più a lungo nella propria chiesa locale, sviluppando lì relazioni più profonde e trascorrendo più tempo servendo tra di loro.
Il tirocinio della Chiesa Battista di Capitol Hill
9M: Se confrontato con altre esperienze formative per pastori, il tirocinio nella Chiesa Battista di Capitol Hill è abbastanza unico. Non date ai ragazzi nemmeno l’opportunità di predicare o insegnare! Quali sono i vostri obiettivi col tirocinio CHBC? E quali sono gli obbiettivi che non perseguite affatto?
Dever: Cerco di creare quello che chiamiamo un “centro di addestramento” in ecclesiologia: cerco di presentare a questi giovani pastori una storia di riflessione cristiana su ciò che la Bibbia dice sulla chiesa. Oggi, in Nord America, tendiamo ad essere molto pragmatici. Miriamo a un successo visibile e immediato. Eppure, quando cominciamo a parlare con i credenti che hanno vissuto in epoche precedenti alla nostra, e che hanno vissuto altrove, troviamo secoli di riflessioni su ciò che una chiesa dovrebbe essere e fare; e questo non c’entra nulla con una chiesa guidata in base a ciò che darà risultati veloci e visibili.
Fondamentalmente, quindi, vogliamo aiutare pastori e insegnanti a ragionare su ciò che la chiesa dovrebbe essere, e vogliamo insegnare loro, dalla Parola, che Dio si preoccupa di cose di cui forse non si rendono nemmeno conto. In passato i credenti lo sapevano; la nostra è un’amnesia relativamente recente, forse del secolo scorso.
Quello che non vogliamo fare? Non cerchiamo, da soli, di formare dei pastori. Come hai detto tu, durante questo periodo non diamo a questi fratelli l’opportunità di predicare (anche se, come chiesa, con i membri della nostra comunità lo facciamo, cioè con persone che sono qui per ben più di qualche mese). Piuttosto, in modo aperto, stimoliamo le loro menti, dando loro tanto materiale da leggere e facendo loro scrivere un sacco di articoli. E diamo loro un assaggio di chiesa: partecipano alle riunioni degli anziani e vivono per cinque mesi l’esperienza di essere membri.
9M: Potrei riassumere l’idea dicendo che tentate di dare ad aspiranti pastori una visione di vita cristiana “chiesa-centrica” o “modellata dalla comunità”? Che volete raggiungere in loro una nuova visione del mondo, vedere un cambio di marcia nel loro modo di pensare?
Dever: Esattamente. Vogliamo farlo a livello cognitivo attraverso la lettura e le discussioni, ma anche a livello di esperienza mentre per alcuni mesi sono parte di questa chiesa.
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Foto di Tanner Yould su Unsplash
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