Un nuovo tipo di pace

“Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse:
«Pace a voi!». E detto questo mostrò loro le mani e il costato.
I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono”.

(Giovanni 20:19-20)

 

Molti di noi, che hanno perso una persona cara, possono ricordare serate in cui, dopo la perdita, era difficile persino respirare. Eravamo seduti lì, con gli altri, a piangere in un silenzio scandito ogni tanto da una riflessione.

La domenica sera successiva alla morte di Gesù, possiamo immaginare che i suoi discepoli abbiano vissuto un’esperienza simile. Forse uno di loro avrà detto: “Vi ricordate quanto emozionati e speranzosi eravamo quando aveva camminato sulle acque?”. Forse un altro avrà aggiunto: “Ricordo il suo pianto alla tomba di Lazzaro. Non lo dimenticherò mai”. In tutti i loro ricordi, senza dubbio sentivano la consapevolezza lancinante che non avrebbero mai più visto il volto di Gesù su questa terra. Di questo erano convinti. Avevano paura del futuro. Avevano appena assistito all’esecuzione di Cristo e si erano chiusi la porta alle spalle (Giovanni 20:19), preoccupati di essere loro stessi i prossimi bersagli.

Gesù lo sapeva. Perciò, quando apparve silenziosamente in mezzo a loro quella notte, la prima parola che uscì dalla sua bocca fu: “Pace”, o “Shalom”. Si trattava di un saluto semitico abituale, che arrivava con calore e senza rimproveri, biasimo o delusione. Poi, mostrò loro le mani e il costato. Era lui. Il Gesù che erano convinti di non vedere mai più era realmente in mezzo a loro!

La frase: “Pace a voi!” indicava ai discepoli non solo che la loro gioia era dovuta alla consapevolezza che egli non era più morto, ma anche qualcosa di molto più grande: cioè, che con la sua risurrezione, Gesù era venuto a donare un nuovo tipo di pace come risultato del suo sangue versato sulla croce. E la pace con cui li accolse è la stessa che egli dona a ogni peccatore perdonato.

La “shalom” assume un significato completamente nuovo per coloro che scoprono questa pace. Nel nostro mondo stanco, piegato sotto il peso di tutto ciò che è difficile e rotto, macchiato dall’indifferenza o dal rifiuto di Dio onnipotente in tutta la sua maestà, sappiamo che egli ci cerca ancora. Come si avvicinò a Maria Maddalena presso il sepolcro aperto (Giovanni 20:11-18) e ai due discepoli sulla strada di Emmaus (Luca 24:13-35), così egli cerca te e me con amore, invitandoci a trovare la pace in lui, Colui alla cui nascita gli angeli cantarono: “Pace in terra” (Luca 2:14).

Di fronte alla paura, il nostro mondo desidera la pace. Ma desiderarla e cantarla non la creerà. La pace si può trovare solo nelle parole di Gesù: “Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me…” (Giovanni 16:33). La risurrezione non significa semplicemente che c’è un Cristo. Significa che Cristo è vivo per sempre e che ci dà la pace con il Padre e la pace in noi stessi, oggi e per sempre. Qualunque sia la tempesta che imperversa intorno a te o dentro di te, assicurati di sentire oggi la voce del tuo Salvatore risorto che dice: “Pace a voi!”.

 

Questo articolo è tratto da Verità per la vita, volume 2, di Alistair Begg (Ed. Coram Deo)

 

 

Foto di Kien Do su Unsplash

Tematiche: I nostri libri, Tratto dai nostri libri, Verità per la vita 2

Alistair Begg

Alistair Begg

 

È pastore della Chiesa ParkSide a Cleveland (Ohio, Stati Uniti). Scrittore e conferenziere molto stimato. La sua trasmissione radio Truth for Life è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Ogni anno organizza la conferenza BASICS dove circa 1.500 pastori si incontano per ascoltare il Vangelo di Gesù Cristo.

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