Un’identità biblica per chi è stato adottato
I bambini adottati affrontano problemi con la loro identità. Come possiamo aiutarli a coltivare un’identità biblica?
Una cosa che accomuna molti bambini adottati è il problema riguardante l’identità. Chi è stato adottato può avere difficoltà a formarsi una visione corretta di sé a causa della scissione che percepisce tra il suo passato biologico e la sua famiglia adottiva. I bambini adottati potrebbero non sapere quale parte del loro DNA, della loro biologia o dei loro tratti ereditari li rende ciò che sono o, invece, se sono più influenzati dalla famiglia da cui sono stati adottati e con cui vivono giorno per giorno. La questione dell’origine o della natura per tanti è rilevante al punto tale che cercano di capire meglio chi sono e cosa li ha resi tali. La persona adottata può crescere credendo che queste insicurezze e domande siano della massima importanza per il suo senso di sé e per la sua identità e, quando non vengono risolte, vive sentendosi insicura, confusa e spezzata.
Importanza di un’identità biblica
Poiché l’identità determina il comportamento, è indispensabile aiutare le persone adottate a formarsi una comprensione accurata della loro identità (Romani 6; Efesini 5:1; Romani 8:14-15). La comprensione della propria vera identità influisce sul comportamento e il comportamento, protratto per un certo periodo di tempo, forma il carattere. Quando chi è stato adottato cerca di definire chi è in base a ciò che Dio dice di lui e delle sue circostanze, invece che sulla base di ciò che sente, sperimenta o che il mondo gli dice, allora sarà ancorato e sicuro. L’individuo adottato che si interroga sulla propria identità e vuole dare un senso a ciò che è, deve guardare a ciò che la Bibbia dice sulla sua adozione spirituale (Efesini 1; Romani 8:14-17; Galati 4:4-7) come figlio scelto e permanente di Dio. Così facendo, sarà meno definito dalla propria esperienza o status di adozione terrena e sarà invece trasformato dalla bellissima realtà di chi è in quanto figlio di Dio. Quando sarà radicato nell’essere figlio di Dio, la sua identità biblica guiderà il suo comportamento e la sua reazione alle circostanze della vita (Efesini 3:14-21; 1 Giovanni 2:3-6, 3:1-3).
Una dichiarazione teologica
Al di fuori di Dio, l’adottato può percepire sé stesso in modo errato, giungendo a conclusioni sbagliate e perseguendo metodi imperfetti per trovare valore in cose che non soddisfano mai. In contrasto con queste vane ricerche, l’identità dell’adottato deve essere un’identità teologica. Si tratta di un’identità che si basa unicamente sul carattere di Dio e su ciò che Egli rivela riguardo alle persone nella sua Parola inerrante e onnipotente. Non deve essere compromessa o distorta a causa di un passato difficile o di una storia familiare complicata. L’identità del credente è una dichiarazione oggettiva e teologica resa manifesta attraverso l’opera preordinata di Dio, l’opera redentrice di Cristo e l’opera dello Spirito Santo.
Uniti a Cristo
Il credente adottato può trovare ulteriore significato, valore e scopo nel sapere che quando è salvato è unito a Gesù Cristo (Galati 2:20; Efesini 1; 1 Giovanni 4:13). Questa unione con Cristo descrive la relazione tra un figlio riconciliato e rigenerato e il Signore Gesù Cristo. Cristo vive in ogni credente e ogni credente vive in Lui (Galati 2:20). Questa unione è stata pianificata da Dio nell’eternità (Efesini 1:4) e inizia al momento della salvezza, continua per tutta la vita e poi si trasforma in una resurrezione eterna alla presenza di Cristo (Romani 8:37-39; 1 Corinzi 15:12-58; 2 Timoteo 1:10; 1 Pietro 3:18). È soprannaturale, di natura spirituale e completa. La percezione di sé è plasmata dall’unione con Cristo, perché l’identità del credente è ineluttabilmente intrecciata a Cristo. Questa reciproca inabitazione soprannaturale del credente è catturata magnificamente dall’uso che Paolo fa della metafora dell’adozione, soprattutto perché parla in modo toccante dell’iniziativa di Dio nell’adottare volontariamente e con gioia i suoi figli e a rinnovare la sua immagine in loro.
Un cambiamento di identità
L’unione a Cristo denota un cambiamento di status o, meglio, un cambiamento di identità. Questa nuova identità introduce nella vita del figlio adottivo una nuova vocazione a non vivere per se stesso, ma per Dio. Dà alla sua vita uno scopo e un significato, definendo chi è e per cosa deve vivere. Non vive più cercando i propri appetiti o piaceri personali. Anzi, la sua identità e il suo scopo sono stati radicalmente cambiati. Il figlio di Dio non è più morto nei suoi peccati e non è più schiavo del peccato. La nuova identità influisce naturalmente sul modo in cui il figlio di Dio deve vivere la sua vita. In sostanza, l’adozione nella famiglia di Dio modella l’identità teologica del figlio in modo da influenzare la sua percezione della vita e le sue risposte alle circostanze della vita, come conseguenza naturale della sua nuova identità. Il figlio di Dio vive, quindi, la sua nuova identità come colui che obbedisce al Padre, si fida di Lui e lo serve con la sua vita.
Prosperare come individui
I bambini adottati non sono diversi da ogni altro essere umano l’umanità in quanto cercano di trovare significato e felicità nelle cose della terra. Possono concentrarsi sulla loro esperienza di adozione o sulla loro biologia e ascendenza come mezzo per definire la loro identità. Certamente, capire da dove vengono è determinante per la formazione della loro identità e può portare conforto e comprensione. Tuttavia, loro hanno un valore maggiore di quello legato alla sola biologia. Sono creati a immagine e somiglianza di Dio come una persona intera, con un corpo e un’anima che non sono mai stati separati l’uno dall’altro. In quanto loro Creatore, la conoscenza che Dio ha di loro, della loro natura, del loro scopo e di ciò che li porterebbe a prosperare nella vita è perfetta, senza errori e sufficiente. Così, Dio informa autorevolmente l’identità del bambino adottato. Essa è radicata nel Vangelo di Gesù Cristo. È resa manifesta nella vita del figlio adottivo dallo Spirito Santo (Galati 4:6; Efesini 1:13; Romani 8:14-16). Egli assicura al figlio adottivo una relazione filiale legittima, permanente e intima nella quale Dio è padre.
La dottrina dell’adozione individua nell’identità di una persona unita a Cristo la causa primaria della fioritura individuale della persona. I bambini riusciranno a vivere pienamente anche nei misteri della loro vita, soprattutto quando sapranno chi sono, secondo quanto rivelato dal loro creatore attraverso la Parola sufficiente e autorevole di Dio. Sapranno che, in quanto figli adottivi di Dio, sono amati (Giovanni 3:16; Romani 5:8; 1 Giovanni 3:1-3), che sono peccatori perdonati e riconciliati (Atti 10:43; 2 Corinzi 5:18-19; Efesini 1:7; Colossesi 2:13-14), che sono nati di nuovo (Giovanni 3:3; 1 Pietro 1:3, 23; 1 Giovanni 5:1), che hanno accesso a Dio (Giovanni 14:6; Efesini 2:18; 3:11-12; Ebrei 10:19-22), sono membri della famiglia di Dio (Giovanni 1:12; Galati 3:26; Efesini 1:5; 1 Giovanni 3:1-2), lo spirito Santo dimora permanentemente in loro e hanno la garanzia di entrare in Paradiso (Romani 11:29; Efesini 1:13; 4:30). Con i privilegi dell’adozione, essi comprenderanno le responsabilità associate al loro rapporto filiale con Dio. Come eredi congiunti di Cristo, ora cresceranno a somiglianza di Cristo (Filippesi 2:12-13; 2 Pietro 1:3-11), amando e prendendosi cura della sua famiglia (Giovanni 15:17; Romani 12:10), dipendendo dalla verità, dalla saggezza, dall’autorità e dalla sufficienza della Parola di Dio per vivere (Proverbi 3:5-8; 16:20; Salmi 19:7-11; 84:12; Efesini 5:15-17), e il loro senso e scopo nella vita sarà vivere per la gloria e il piacere del padre (Ecclesiaste 12:13; Matteo 28:18-20; Luca 9:23; Galati 2:20; Filippesi 1:21).
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