Che cos’è un cristiano “carnale”?
Cos’è un cristiano carnale? Chi sono? Perché sono carnali? E cosa possiamo fare per aiutarli? Troviamo le risposte a queste domande nell’email di oggi.
“Pastore John, salve e grazie per questo podcast. Mi chiamo Micah, vengo dal Maryland, e ho una domanda per lei riguardo a 1 Corinzi 3:1. In 1 Corinzi 2:14, Paolo contrappone chiaramente la persona non spirituale, priva dello Spirito di Dio, alla persona spirituale, che possiede lo Spirito di Dio. Tuttavia, in 1 Corinzi 3:1, Paolo afferma di non aver potuto parlare ai Corinzi come a persone spirituali, ma come a “persone carnali”, definendoli “bambini in Cristo”. Questo sembra confuso perché, in 1 Corinzi 1:9 e 3:16, Paolo indica che i Corinzi sono salvati e possiedono lo Spirito di Dio, il che dovrebbe renderli spirituali. Quindi, perché Paolo dice che sono carnali e immaturi? Non avevano lo Spirito di Dio, o c’è qualcos’altro in gioco? Inoltre, sembra che Paolo si riferisca a “persone carnali” e “bambini in Cristo” come allo stesso gruppo in 1 Corinzi 3:1, ma fatico a capire come questi termini si concilino. Essere “carnali” ed essere “bambini in Cristo” significano la stessa cosa? Grazie!”
Sono d’accordo con Micah sul fatto che questo possa essere fonte di confusione. E credo che anche Paolo concorderebbe sul fatto che sta usando una terminologia in 1 Corinzi 2:14-15 e 1 Corinzi 3:1-3 per fare distinzioni che non sono facili da comprendere per tutti, ma ha una ragione per farlo. A volte i pastori devono usare la terminologia con molta attenzione e fare distinzioni che non tutti percepiscono e credo che, in questo modo, Paolo stia cercando di salvare le persone che chiama bambini o infanti in Cristo.
Sta cercando di salvarli dall’essere fuorviati in due direzioni. Da un lato, potrebbero essere indotti a presumere che non ci sia alcun problema, che siano al sicuro, anche se camminano nella loro immaturità e nel peccato. Nessun problema,sono al sicuro, sono in Cristo. Questa è presunzione. D’altra parte, potrebbero essere indotti alla disperazione, pensando: “Non sono nemmeno un cristiano. C’è così poco frutto nella mia vita”, perché sono ancora immaturi nella fede. E potrebbero dire: “Non c’è speranza per me” e arrendersi. E Paolo vuole affrontarli pastoralmente in un modo davvero efficace e utile. (Almeno, a me sembra che questo sia un passo pastorale straordinario che Paolo sta compiendo qui).
Il pubblico “in Cristo” di Paolo
Permettetemi di leggere il testo in modo che tutti lo abbiano davanti a sé, nella propria mente. “Fratelli”, inizia. Questo è significativo, non è vero? Perché sta per parlare a persone immature nella fede. “Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali” (1 Corinzi 3:1). Quindi, fin da subito, chiarisce: sono cristiani. O almeno, concede loro il beneficio del dubbio che siano cristiani.
“Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo. Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. Infatti, dato che ci sono tra di voi gelosie e contese, non siete forse carnali e non vi comportate secondo la natura umana? Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non siete forse carnali?”(1 Corinzi 3:1-4)
Questo è il testo. Quindi, ci sono due tipi di persone qui: le persone spirituali (versetto 1) e le persone carnali, immature nella fede e si rivolge a entrambi i gruppi come fratelli e come persone che sono in Cristo. Sappiamo da 1 Corinzi 1:30 che essere in Cristo significa essere giustificati, essere cristiani.
Naturale contro spirituale
Ciò che crea confusione è che, solo pochi versetti prima, in 1 Corinzi 2:14-15, Paolo contrapponeva le persone spirituali alle persone naturali, ovvero i non cristiani, il che potrebbe far pensare che tutti i cristiani siano persone spirituali, che siano nati dallo Spirito, non lasciando spazio a coloro che vengono definiti “bambini in Cristo”, cristiani ma non spirituali. Perché (in 2:14-15) sembra che esistano due tipi di persone: persone spirituali e persone naturali, cristiani e non cristiani. Eppure, ora in 1 Corinzi 3:1 afferma che esistono persone spirituali che non sono l’unico tipo di cristiano, perché ci sono anche i “bambini” che sono carnali, non spirituali.
Ecco cosa dice in 1 Corinzi 2:14-15: “L’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente”. Questi non sono cristiani. Non sono nati di nuovo; non sono salvati; non hanno lo Spirito Santo. Non c’è in loro alcun discernimento spirituale. Nel versetto 15, Paolo afferma: “L’uomo spirituale [contrapposto all’uomo naturale], invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno” — aggiungerei la parola “correttamente”: “non è giudicato correttamente da nessuno”.
Sembra che in 1 Corinzi 2:14-15 ci siano due gruppi: l’uomo naturale e l’uomo spirituale. L’uomo naturale non ha vita spirituale e non è un cristiano, mentre l’uomo spirituale ha vita spirituale e, a quanto pare, è un cristiano, senza ulteriori specificazioni. Tuttavia, pochi versetti dopo, in 1 Corinzi 3:1, Paolo afferma che esistono due gruppi di cristiani: gli spirituali e i bambini, i carnali e gli spirituali, coloro che sono nella carne e gli spirituali.
Naturale, spirituale e carnale
Quindi, cosa dobbiamo fare? Come possiamo interpretare questa apparente contraddizione? Credo che dovremmo cercare nel contesto una definizione di “spirituale” in 1 Corinzi 2:15 che dia un senso a tutto ciò. E penso che l’indizio si trovi pochi versetti prima, in 1 Corinzi 2:6, dove Paolo dice: “A quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo”. Quindi, credo che questi cristiani maturi a cui si riferisce nel versetto 6 siano gli stessi a cui si riferisce nel versetto 15 quando parla dell’uomo spirituale che giudica correttamente ogni cosa.
Anche, in 1 Corinzi 3:1, dice di non poter parlare ai bambini come a persone mature, come a persone spirituali. In altre parole, non erano maturi. Questo è ciò che intende quando dice che non erano spirituali.
Quindi, abbiamo tre categorie di persone: il non credente (chiamato uomo naturale), il cristiano maturo (che in questo contesto è chiamato uomo spirituale) e il cristiano immaturo (che in questo caso è chiamato bambino, o carnale, o di carne).
Rassicurazione e avvertimento
Ora, perché Paolo parla in questo modo? Perché introduce una categoria di cristiani carnali? La risposta è che vuole aiutarli a evitare di essere fuorviati in due direzioni. In primo luogo, non vuole che si disperino pensando che la loro immaturità significhi che non sono cristiani. Quindi, li chiama fratelli e li chiama neonati in Cristo. Queste sono forti rassicurazioni per i cristiani immaturi, a dimostrazione che Paolo non è ancora disposto a considerarli persone carnali.
Comunque ora, in 1 Corinzi 3:3, il tono cambia. Nei versetti 1 e 2, parla al passato: “Io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo. Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo”. Ora, nel versetto 3, passa al presente e le sue parole assumono un tono di avvertimento, come a dire: “Non continuate così; siete ancora carnali. Non mi arrendo con voi, ma vi comportate come se foste semplici uomini”.
Questo è devastante. Non sta dicendo che siano semplici uomini: “Vi comportate come semplici uomini, cioè senza lo Spirito Santo, senza la vita di Dio, solo semplici esseri umani decaduti. È così che vi comportate. Non sto dicendo che lo siate, ma è così che agite. E prima o poi, se agite solo come semplici esseri umani, dimostrerete di essere solo semplici esseri umani; siete persone carnali”.
Umiltà per la dottrina
Quindi, qual è il problema? Il versetto 3 ci dice: “Finché c’è gelosia e contesa tra voi, non vi comportate forse [come semplici esseri umani]?”. Quindi, perché non possono nutrirsi di cibo solido, di una dottrina matura? Perché? Beh, la risposta sarebbe (non è vero?) qualunque cosa sia alla radice della gelosia e della contesa. La gelosia e la contesa sono ciò che li contraddistingue come neonati, immaturi e incapaci di nutrirsi di ciò di cui dovrebbero nutrirsi.
E cosa c’è alla radice della gelosia e della contesa? L’orgoglio. È di questo che parlano questi primi quattro capitoli. Il motivo per cui non potevano ricevere cibo solido è che non avevano sufficiente umiltà. Il problema non è: “Oh, dottrina complessa, dottrina ricca e matura: per questo ci vuole intelligenza”. Paolo dice: “No, non è così. Dovete avere umiltà. È questo che vi serve. Dovete smettere di gonfiarvi d’orgoglio con la gelosia e la discordia. Finché agirete in modo geloso e creerete discordia, non sarete in grado di comprendere una dottrina matura.”
L’umiltà prepara una persona ad accogliere e assimilare una dottrina profonda, che esalta Cristo, centrata su Dio e ricca di insegnamenti biblici, a volte persino sconvolgente. E questo ha senso, non è vero? Se siete persone orgogliose, respingerete con forza la centralità di Dio nella Bibbia.
Quindi, sì, Micah, può essere fonte di confusione. Lo ammetto. Credo che Paolo direbbe: “Sto facendo del mio meglio, con la guida di Dio, per aiutare questi cari fratelli”. Tuttavia vi incoraggio a non scoraggiarvi, a perseverare e a cercare la saggezza dell’apostolo Paolo nel modo in cui si rapporta con persone diverse, cercando sempre di salvarci dalla presunzione e dalla disperazione.
Traduzione a cura di Emanuele Tosi
Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: Come combattere il peccato e tentazione?
Foto di Daniel Leżuch su Unsplash
Tematiche: Domande dei lettori al pastore John Piper, Peccato, Vita Cristiana
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