DIO E’ GELOSO, PER LA TUA GIOIA

 

Gelosia è una parola che ha una connotazione negativa nella nostra cultura, per buone ragioni. E’ associata ad un fidanzato molesto che perde le staffe in un attacco d’ira. O è associata all’avidità. Essere geloso vuol dire invidiare e bramare ciò che ha qualcun altro. La gelosia rievoca immagini di un comportamento irrazionale, rabbia ingiustificata, e avidità che conduce a vetriolo.

 

Quindi, comprensibilmente, la maggior parte delle persone rabbrividiscono quando sentono usare questa parola nei confronti di Dio. “Dio – geloso? Neanche per sogno! Lui è santo, no geloso.” Ma apri la tua Bibbia e scoprirai che essa è spesso applicata a Dio. Infatti, non solo è scritto che Dio è geloso (Esodo 20:3-5), ma il suo stesso nome è Geloso (Esodo 34-14). Egli non solo agisce in modo geloso, ma è geloso di natura.

 

Com’è possibile?

 

La santità della gelosia

 

La Bibbia non utilizza la parola geloso nello stesso modo un cui è utilizzata nella nostra cultura, almeno quando è riferita a Dio. Invece, gelosia racchiude l’ardente dedizione di Dio nel glorificare se stesso, così come il suo comandamento, per noi che lo seguiamo, di non compromettere la nostra esclusiva consacrazione a Lui. Nelle scritture, la gelosia divina riflette l’amore di Dio, ma è un amore intollerante, un amore che non permetterà che venga infangato dall’idolatria del suo popolo.

 

Quindi è evidente che la gelosia – se è un amore intollerante per la gloria divina e una dedizione da parte delle persone nel glorificare Dio – riflette la santità di Dio. Lontana dal qualsiasi concetto immorale, la gelosia protegge il carattere giusto di Dio e mostra la sua perfetta santità, una santità che deve riflettersi nelle persone che fatto parte del suo patto.

Eterna, immutabile gelosia

 

Non dovrebbe sorprenderci che la gelosia di Dio sia diversa da come l’uomo la vede (anche in modo peccaminoso). Lui è il Creatore infinito ed incomprensibile, non la creatura finita. Mentre in noi la gelosia è spesso il risultato di un incontrollato e ingiusto sfalso di umore, non è così in Dio.

 

Ricorda, Dio è un Dio di semplicità (la sua essenza è identica ai suoi attributi perché lui non ha parti separate), eternità (non ne inizio ne fine, non ha tempo), immutabilità (non cambia) ed impassibilità (non è soggetto ad oscillazioni emotive e sofferenza). Questo vuol dire che Lui non diventa geloso, come se non fosse stato geloso della sua gloria fin dall’inizio. Piuttosto, Lui semplicemente è geloso, e lo è eternamente e immutabilmente.

 

Se la gelosia non è qualcosa che cambia in Dio, uno sfalso di umore che ha la meglio su di Lui, ma è un attributo essenziale del Dio che è il primo a preoccuparsi di preservare la sua gloria, allora non c’è da meravigliarsi del fatto che ripeta ancora e ancora che non darà la sua gloria a qualcun altro (Isaia 42:8).

 

Questo è il problema principale con l’idolatria. Nel momento in cui mette radice, l’idolatria non solo capovolge l’immagine di Dio, ma deruba Dio della gloria che è solo sua. E’ per questo che il viaggio di Israele comincia al monte Sinai con questo comandamento: “Non avere altri dei oltre a me. Non farti scultura… non ti prostrare davanti a loro e non li servire.” Ma perché? “Perché io, il signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso (Esodo 20:3-5).”

 

Dio è egoista?

 

Ma questo non è egoista da parte di Dio? Se fossimo gelosi della nostra gloria sopra ogni cosa, saremmo individui narcisisti. Si è vero. Ma Dio non è come noi. Come dice Geremia, distinguendo Yahweh dagli dei delle nazioni, non c’è nessuno come Dio (Geremia 10:6).

 

Anselmo lo spiega in questo modo: nessuno di più grande di Dio può essere concepito. Lui è l’essere perfetto. Anselmo non intende, come potremmo pensare, che Dio sia semplicemente una più grande, migliore versione di noi, solamente più grande in misura e quantità. In realtà, Dio è totalmente un altro tipo di essere. Non è solo più grande in dimensioni; Ma è più grande in essenza. Questo perché la sua essenza divina è incommensurabile, illimitata e va oltre la nostra comprensione. In parole povere Lui è l’essere perfetto perché è l’essere infinito, colui che la chiesa chiama “essere puro” o “azione pura”.

 

Se Lui è l’essere perfetto ed infinito, quindi qualsiasi cosa che limiterebbe in qualche modo Dio dovrebbe essere esclusa a prescindere. Quali cose possono essere? Cambiamento, instabilità emotiva, dipendenza dalla creatura, parti divisibili, successione di momenti, mancanza di sapienza – tutto questo potrebbe limitare Dio in qualche modo, sminuendo la sua infinita perfezione.

 

Ad un essere perfetto certamente devono seguire attributi perfetti, i quali riparano dio da queste limitazioni, come immutabilità e impassibilità divine, aseità, semplicità, eternità, onnipotenza, onniscienza. Solo allora il nostro Dio sarà colui che non può essere eguagliato in grandezza, colui che ha il pieno diritto di pretendere la nostra esclusiva devozione e consacrazione a Lui.

 

Come Anselmo, Jonathan Edwards comprese questo essere perfetto. Come afferma in “The nature of true virtue”, Dio è “l’essere degli esseri, infinitamente grande e migliore di ogni essere” (550). Se questo è vero, le implicazioni riguardanti la vita cristiana sono enormi. Per cominciare, la gelosia di Dio per la sua stessa gloria deve definire chi siamo. Siamo fatti ad immagine di Dio per glorificarlo. Ciò non è antitetico alla nostra gioia ma è essenziale per essa.

 

Se il minore dei catechismi di Westminster dice: “lo scopo dell’uomo è glorificare Dio e godere della sua presenza per sempre”. John Piper ha chiarito questa affermazione dicendo: “ lo scopo dell’uomo è glorificare Dio godendo della sua presenza per sempre”. Dubito che i membri dell’assemblea di Westminster avrebbero disapprovato.

 

Come si nota, l’accusa di essere egoista è completamente decaduta. Se Dio è perfetto, colui che è ineguagliabile in grandezza, allora sarebbe egoista se ci indirizzasse verso qualcun’altro o qualcos’altro per trovare gioia e felicità eterna. Infatti, se facesse così non avrebbe amore. Questo perché, se lui è l’essere supremo, allora la gioia e la felicità più grandi possono essere trovate in Lui e Lui soltanto.

 

Alla fine dei conti, il gesto d’amore più grande che Dio possa fare è mostrarci la sua gloria per essere sempre di più nella nostra vita.

 

 

Traduzione a cura di Viola Sharon

 

Tematiche: Teologia, Vita Cristiana

Matthew Barrett

Matthew Barrett

 

Matthew Barrett è l’autore di “None greater: the undomesticated attributes of God”. E’ professore di teologia cristiana al “Midwestern Baptist Theological Seminary” ed editore della rivista “Credo”, dove espone la sua rubrica podcast Credo.

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