Evangelizzare i seguaci del “vangelo della prosperità”

 

Una bella mattina d’inverno ero seduto nella mia caffetteria preferita leggendo le Scritture e i giornali quando un uomo che passava accanto al mio tavolo, notando che stavo leggendo la Bibbia, iniziò a parlarmi. Mi disse che era membro di una grande chiesa della nostra zona (una che predica il “vangelo della prosperità”) e che credeva che la Bibbia fosse principalmente un libro che tratta l’intenzione di Dio di benedirci.
Replicai che la Bibbia in realtà è un libro che spiega chi è Dio, chi siamo noi e ciò che Dio ha fatto per riconciliarci a Sé. Iniziai a condividere l’Evangelo e feci notare che ai cristiani era stato promesso di soffrire come conseguenza della scelta di seguire Gesù.
Mi rispose che finché avremo fede, Dio ci benedirà e ci proteggerà dalle sofferenze, gli citai vari versi in cui Dio promette che i credenti dovranno affrontare svariate prove, ma anche persecuzioni: a quel punto lui alzò le mani sulla difensiva e disse: “Io questo non lo vivo nella mia vita”.

Io e mia moglie avevamo vissuto da poco un aborto e mi sentii spinto a condividere la mia storia con lui. Gli spiegai che quando ci troviamo di fronte a prove come queste, non possiamo dire semplicemente: “Non lo voglio per la mia vita” e farle andare via. Condivisi anche la buona notizia che Gesù ha vinto il mondo e che promette di non lasciarci e abbandonarci mai nelle nostre prove e di consolarci nelle nostre sofferenze.
Credo che la mia apertura e il peso della mia prova lo abbiano colto di sorpresa, perché subito mi espresse le sue condoglianze e si sottrasse alla conversazione. Questa esperienza mi ha lasciato una domanda: come possiamo prepararci meglio per evangelizzare coloro che credono nel “vangelo” della prosperità?

 

Perché è così difficile?

Condividere l’Evangelo con persone che hanno acquisito il messaggio non biblico che Gesù è morto per darci salute, soldi e successo, è, sotto molti aspetti, una sfida, ma in particolare per due:

1. Il messaggio della prosperità piace alla carne
Il pensiero alla base della prosperità prima di tutto piace alla carne. Il “vangelo della prosperità” capitalizza il desiderio naturale di salute e benessere e promette quello che desidera il nostro cuore peccaminoso. Non c’è appello al pentimento dal peccato; non c’è l’invito a rinnegare se stessi, prendere la croce e seguire Gesù: non c’è l’invito a morire (Mr. 10:34-35).
Quindi quando condividiamo l’Evangelo con qualcuno che ha acquisito il “vangelo” della prosperità, stiamo invitandolo a rinunciare a un pensiero che piace alla carne, in cambio di un messaggio che non gli piace.

2. Usano le nostre stesse parole, ma con un significato diverso
I seguaci del “vangelo della prosperità” usano le nostre stesse parole, ma con un significato diverso. Quando uso per esempio la parola fede, intendo un dono che Dio mi ha dato per credere che la Sua Parola è vera e che Suo Figlio è il Cristo (1 Co. 2:14; Giov. 6:44,65). Quando molti seguaci del “vangelo della prosperità” usano la parola fede, invece, intendono uno strumento che usiamo per mettere Dio al nostro servizio: la fede è semplicemente la moneta che usiamo per prenderci quello che vogliamo da Dio.
Quando uso la parola Evangelo, intendo la buona notizia dell’incarnazione di Gesù, della sua morte e della risurrezione (1 Co. 15:1-4; Gal. 2:10-14), mentre molti seguaci del “vangelo della prosperità” usano la parola vangelo intendendo la “buona notizia” che Gesù desidera che siamo benestanti, in salute e prosperi.

 

CINQUE CONSIGLI PER EVANGELIZZARE I SEGUACI DEL “VANGELO DELLA PROSPERITA’”

Paolo chiarisce che tutti i cristiani, e in modo particolare i pastori, dovrebbero compiere l’opera di evangelizzazione e che dovremmo “insistere a tempo e fuor di tempo” (2 Ti. 4:1-5). Come possiamo allora evangelizzare quelli che credono nel “vangelo della prosperità”?

1. Riconosci umilmente che, se non fosse per la grazia di Dio, anche noi crederemmo in un falso vangelo.
Dobbiamo riconoscere umilmente che senza la grazia di Dio anche noi crederemmo in un falso vangelo. Se è vero che il “vangelo della prosperità” piace alla carne e che siamo nati già morti nel peccato (Ef. 2:1), allora la grazia di Dio è l’unico motivo per cui riconosciamo che si tratta di un falso vangelo. Questo ci dovrebbe spingere a parlare con umiltà a quelli che credono nella menzogna del “vangelo della prosperità”.

2. Afferma ciò che c’è di vero nel “vangelo della prosperità”.
Permettetemi di essere chiaro: il “vangelo della prosperità” è un evangelo contraffatto. Una contraffazione, per definizione, è qualcosa che sembra così simile all’originale da essere credibile. Perciò affermiamo quanto c’è di vero nel “vangelo della prosperità”.
Il “vangelo della prosperità” è basato su una concezione del mondo teistica; asserisce correttamente che ci sono delle benedizioni per chi segue Gesù anche in questa vita (Mr. 10:29-30). È basato sulla ferma convinzione che Dio ascolta e risponde alle preghiere (Gc. 5:16) e afferma la verità che Dio ricompensa la fede (Mat. 9:29).
Il “vangelo della prosperità” non è completamente privo di verità e dire altrimenti non è né accurato né di aiuto all’evangelizzazione.

3. Affronta le menzogne e le mancanze del “vangelo della prosperità”.
Ecco alcune menzogne e le mancanze del “vangelo della prosperità”. Una bugia pericolosa del “vangelo” della prosperità” è che la quantità della nostra fede determina quello che riceviamo da Dio. Tuttavia la Bibbia è chiara quando afferma che è l’oggetto della nostra fede, non la quantità, che conta. Se abbiamo grande fede negli idoli, questi non ci salveranno; se abbiamo anche una piccola quantità di fede in Gesù, Lui ci salverà (Giov. 14:1-14).
Una mancanza fatale del “vangelo della prosperità” è che non fornisce alcun aiuto quando inevitabilmente arriva la sofferenza (Giov. 16:33). Se crediamo che la nostra fede in Dio ci esenterà dal soffrire, saremo spinti a credere che Dio ci ha mentito, che non esiste o che semplicemente non abbiamo avuto abbastanza fede: questa è una menzogna.

4. Proclama la speranza del Vangelo biblico.
Proclama la speranza del Vangelo biblico. L’Evangelo ci dice che non meritiamo alcun bene da Dio. Meritiamo di essere puniti eternamente per il nostro peccato, ma Dio, che è ricco in misericordia, ci giustifica attraverso la fede nella persona e nell’opera di Gesù.
Che riceviamo o meno molte benedizioni apparenti in questa vita, la buona notizia è che attraverso la fede in Cristo, i nostri peccati sono perdonati e noi siamo adottati nella famiglia di Dio. Sapere questo ci impedirà di idolatrare le cose buone o di scoraggiarci inutilmente quando non riceviamo cose buone in questa vita.

5. Vivi una vita generosa che dimostra che la nostra gioia più grande è in Dio e non nelle benedizioni materiali che Dio ci dà.
Se controbattiamo con convinzione il “vangelo della prosperità” usando le Scritture, ma poi viviamo con l’ingordigia di acquisire soldi e possedimenti, perdiamo tutto quello che abbiamo conquistato a parole.
Quando viviamo una vita generosa, donando da ciò che, in abbondanza, Dio ci ha dato, creiamo opportunità per condividere l’Evangelo biblico. Paolo scrive: “Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi” (2 Co. 8:9).

Dare generosamente dimostra agli altri che Cristo è il nostro tesoro più grande e che riteniamo Lui e la Sua opera in noi molto al di sopra dei beni materiali che Dio vorrà mai donarci.

 

 

Traduzione a cura di Susanna Giovannini

 

Tematiche: Vangelo della prosperità

Allen Duty

Allen Duty 

E’ predicatore nella New Life Baptist Church di College Station, Texas. Potete seguirlo su Twitter a @AllenDuty.

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