IL GIORNO IN CUI HO SCAVATO LA TOMBA DI MIA FIGLIA

 

Non avrei mai immaginato di dover scavare la tomba di mia figlia.

 

Il giorno del suo funerale faceva freddo e pioveva. Sembrava giusto per ciò che stavamo facendo.

 

Mia moglie, mia figlia, ed io andammo in auto in montagna da un amico e la sua famiglia. Il posto era lontano. Non vedevamo l’orizzonte in nessuna direzione; tutto ciò che riuscivamo a vedere era la cima della strada sterrata sulla quale stavamo viaggiando. E non c’era nessuno in vista.

 

Con la pala del mio amico scavammo una tomba, lui ed io a turno.

 

Lo scavo fu solenne e silenzioso, e il terreno era stato ammorbidito dalla pioggia. Non riuscivo a smettere di pensare al missionario John G. Paton (1824-1907), che seppellì sua moglie e suo figlio a mani nude, entrambi morti giovani.

 

Pensavo che le storie di tombe scavate per le persone amate si riferissero solo per ai missionari dei secoli passati. Cose come quelle non succedevano più. Ma mi sbagliavo. Quella stessa cosa stava succedendo a me.

Con la tomba scavata, e lottando contro le lacrime, dissi alcune parole sulla nostra piccola bambina, ringraziando Dio per la sua vita. Poi pregammo insieme, calammo la bara nella tomba, la ricoprii con la terra e mettemmo un fiore e una pietra sulla tomba. E’ una tomba che non potremmo più trovare, nemmeno se lo volessimo.

 

Il mio pensiero continuo era: “Sta davvero succedendo a noi?”

 

Ann Mei

 

Il suo nome è Ann Mei.

 

L’anno scorso, più o meno in questo periodo, mia moglie Lynne era incinta di cinque mesi. Fino a quel momento la sua gravidanza stava procedendo bene. Tre anni prima aveva avuto una gravidanza sana che ci portò nostra figlia Joy. Decidemmo di far nascere la nostra seconda figlia in un ospedale cinese locale con dottori e infermieri che parlavano esclusivamente cinese, così come avevamo fatto per la nostra prima figlia.

Ma il Signore aveva altri piani per noi.

 

Una sera mentre ci preparavamo per andare a dormire, mia moglie, al quinto mese di gravidanza, mi disse che sentiva che qualcosa di strano e allarmante stesse accadendo alla bambina nella sua pancia. A tarda notte andammo al pronto soccorso del locale ospedale femminile. Le fecero un’ecografia e ci dissero che sembrava che stesse avendo un aborto spontaneo.

 

Eravamo frastornati.

 

Intervento di emergenza

Così aspettammo all’ospedale. Pregammo che il Signore salvasse la vita della nostra bambina. Una cara amica venne da una città vicina e ci parlò di una dottoressa svizzera che conosceva nella città vicina. Questa dottoressa voleva aiutare la nostra famiglia. Appresa la nostra situazione, saltò su un’ambulanza vecchia e malconcia e guidò per quattro ore arrivando al nostro ospedale verso mezzanotte. Salimmo tutti nell’ambulanza con la dottoressa svizzera. Arrivammo al suo ospedale verso le quattro del mattino, nessuno di noi era riuscito a dormire un attimo durante quel viaggio freddo, duro e accidentato.

 

Più tardi quel mattino la dottoressa svizzera eseguì un’operazione per cercare di salvare la vita della bambina. Per i primi giorni l’operazione sembrò aver funzionato. Mandammo messaggi per tutto il mondo chiedendo alle persone di pregare per noi. Sappiamo che lo fecero, molti di loro probabilmente pregarono in lacrime.

Ma salvare la vita della nostra bambina non era la volontà del Signore.

 

La febbre di mia moglie dimostrò che aveva contratto un’infezione durante l’operazione, e la dottoressa disse che sarebbe stato pericoloso per mia moglie cercare di tenere ancora la bambina.

Ann Mei nacque poco dopo. Era poco sviluppata e riuscì a compiere solo pochi respiri prima di lasciarci per l’eternità.

 

La sua vita non fu di certo come avevamo pensato, ma il Signore se la prese secondo il suo perfetto tempismo.

La chiamammo “Ann” come la prima moglie di Adoniram Judson (1788-1850), missionario a Burma. Anche Ann Judson morì giovane. E demmo a nostra figlia come secondo nome “Mei”, pronunciato come May, che in cinese significa “bello”. Era una figlia preziosa creata dalle mani di Dio, così volemmo onorare la sua vita dandole un nome e facendo una foto con lei. Alcuni nostri cari amici le fecero una bara, e un paio di giorni dopo stavo scavando la tomba per mia figlia sulle remote montagne del nord-ovest della Cina.

 

Gratitudine

Guardando indietro a tutto questo, sono molto grato per la vita di Ann Mei e di come Dio ci abbia permesso di onorarla dandole un nome, facendo una fotografia con lei, avendo un adeguato servizio funebre e provvedendole una sepoltura. In questo modo la sua grazia fu su di noi nel periodo di più grande afflizione per onorare e ricordare adeguatamente Ann Mei come una figlia preziosa creata da Lui.

 

Pensai alle parole del salmista: “Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre. Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo” (Salmo 139:13-14). Dio l’ha cucita insieme perfettamente, cellula su cellula, direttamente nel grembo materno. La sua vita non è stata uno spreco. La sua vita non è stata una gravidanza vana. No, la sua vita è stata lunga esattamente quanto Dio voleva che fosse. E’ stato un onore per mia moglie essere incinta di Ann Mei per cinque mesi. Ed è stato un onore poter essere testimoni dei pochi secondi di vita di Ann Mei fuori dal grembo.

 

Qualcuno può pensare che Ann Mei non abbia vissuto abbastanza a lungo da qualificarsi come una vera vita, una persona reale degna di un nome, di una bara e di un funerale, ma ciò sarebbe sbagliato. La durata della mia vita, della tua, e di quella di mia figlia, è grossomodo la stessa: pochi brevi respiri paragonati all’eternità che abbiamo davanti.

 

O Signore, fammi conoscere la mia fine e quale sia la misura dei miei giorni. Fa’ ch’io sappia quanto sono fragile. Ecco, tu hai ridotto la mia esistenza alla lunghezza di qualche palmo, la mia durata è come nulla davanti a te; certo, ogni uomo, benché saldo in piedi, non è che vanità. (Salmo 39:4-5).

 

 

(Traduzione a cura di Paola Rochira)

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Tematiche: Crescita spirituale, Famiglia, L'amore di Dio, Sofferenza, Vita Cristiana

Tabor Laughlin

Tabor Laughlin
Ha servito in Cina per dieci anni ed ora studia medicina nel corso di Intercultural Studies presso il Trinity Evangelical Divinity School. È direttore di una piccola agenzia missionario del nord della Cina. Scrive anche per ChinaSource.org.

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