Il pericolo delle conversazioni da “fast food”

 

Recentemente, con i miei figli stavo riflettendo su Efesini 4:29, su cosa questo significhi per le nostre conversazioni. “Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta.” In questo verso due modi di parlare sono messi a confronto: da un lato il modo negativo e distruttivo e dall’altro il modo positivo e benefico. Nelle interazioni personali con gli altri siamo chiamati ad imitare Cristo e a usare le nostre parole per dare forza, edificare, trasmettere grazia gli uni agli altri, dire la verità con lo scopo di costruire, non distruggere.

 

È ovvio quindi (anche a dei bambini) che insulti, maledizioni e altre parole sprezzanti sono empie, ma sono solo queste le parole malsane? Se l’intento di Efesini 4:29 è di chiamarci a parlare in un modo che sia costruttivo ed edificante, contrapponendolo a ciò che è indigestibile o marcio, anche altre conversazioni sono incluse? Se l’obiettivo delle nostre parole è trasmettere grazia e vita ai nostri ascoltatori, in quale altro modo questo verso può istruirci?

 

Avete mai visto il documentario Super Size Me? Se lo avete visto sarete stati sicuramente lontano dai fast food per un bel po’. È molto efficace per i giovani perché mostra qual è l’effetto nel tempo di un certo comportamento. In questo documentario, un uomo esamina gli effetti dei fast food sul corpo umano, usando se stesso come soggetto del test. Per un mese mangia solo al McDonald’s, ordinando tutto quello che c’è sul menù e prendendo la misura più grande quando gli viene richiesto.

Il risultato è un’analisi che fa riflettere su come le persone si nutrono e il ruolo ha che l’industria del cibo su queste scelte.

 

In meno di 30 giorni, dall’essere un sano, energetico newyorkese con valori normali nel sangue e un buon colesterolo, passa ad essere un uomo malato che si trova regolarmente nauseato, debole e letargico. Si indebolisce fisicamente a causa del cibo che sta consumando e i dottori coinvolti nel monitoraggio gli fanno sospendere l’esperimento. Quello che lui scopre quindi è che il sostentamento non equivale al nutrimento. Dare semplicemente del cibo al tuo corpo non implica necessariamente che tu ti stia facendo del bene o che ci sia per forza alcun elemento nutrizionale.

 

Questa immagine è vera anche nelle nostre conversazioni. Quante famiglie coesistono per lunghi periodi con interazioni da “fast food”?

Queste conversazioni sono veloci, facili e immediate. Parliamo di ciò che è necessario per mandare avanti la famiglia. Diciamo il minimo indispensabile per prendere decisioni, affrontare una giornata molto impegnativa, o per provvedere correzioni al comportamento dei figli. Ma raramente ci fermiamo e offriamo davvero qualcosa di costruttivo, edificante o che trasmette grazia. E anche se il nostro discorso può non essere cattivo e derisorio, questa dieta costante da fast food non offre alcun valore nutrizionale alla tua famiglia, ma anzi, può diventare la vera causa dell’erosione delle relazioni.

 

Invece, le nostre conversazioni dovrebbero riflettere su come Cristo si relaziona a noi. Noi lo imitiamo nel coltivare profonde, ricche, nutrienti conversazioni con i nostri figli che costruiscono ponti relazionali. Noi camminiamo affianco ad essi, guidandoli, aiutandoli a dare un senso ai loro giorni, esperienze scolastiche e relazioni. Il vero nutrimento proviene dal prendersi cura della loro condizione spirituale. È di aiuto sviluppare una santa ricchezza e vitalità nella vita dei nostri figli, indirizzandoli a Cristo come a colui che, con il suo amore e la sua saggezza, li sostiene e li guida.

 

Questo studio su Efesini mi ricorda che le nostre parole non sono neutrali. Possono trasmettere valori e nutrimento, oppure come i fast food, portare solo al declino. Tutti abbiamo bisogno che le nostre conversazioni siano cambiate da un desiderio di costruire e dare nutrimento gli uni agli altri con l’obiettivo di condurci a Cristo.

 

 

 

(Traduzione a cura di Ruthi Nita)

 

Tematiche: Comunicazione, Vita Cristiana

Julie Lowe

Julie Lowe

 

Julie Lowe è membro della facoltà del CCEF. Ha conseguito un Master in consulenza presso il Seminario Teologico Biblico. È un consulente professionale autorizzato con oltre quindici anni di esperienza di consulenza. Ha una vasta esperienza con i problemi delle donne, abusi sessuali, problemi di immagine corporea, genitorialità e maltrattamento dei bambini, e parla regolarmente in occasione di eventi su questi argomenti. Julie è anche una play therapist registrata e ha sviluppato un ufficio di play therapy al CCEF per servire meglio le famiglie, gli adolescenti e i bambini. È una facilitatrice qualificata per Stewards of Children, un’organizzazione no-profit che fornisce formazione sull’abuso sessuale su minori. Julie ha addestrato un cane terapeutico con cui lavora sia professionalmente sia su base volontaria. Julie e suo marito, Greg, hanno sei figli e fungono da genitori adottivi e affidatari.

 

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