La maldicenza dice molto su chi sono io

La maldicenza ha sempre un buon sapore per il palato di chi la compie e per coloro che l’ascoltano. “Le parole del calunniatore sono come bocconcini prelibati, che scendono fino nell’intimo delle viscere” (Proverbi 18:8).

La scelta di questo boccone è emozionante e allettante, lo si inghiotte avidamente come le patatine fritte o un buon fritto misto. Però le parole di diffamazione non sono soltanto un’esplosione di gusto e di sapori sulla lingua, esse infatti “scendono fino nell’intimo delle viscere”, promettendo di soddisfare i desideri più profondi del nostro cuore.

Perché parlare male degli altri ha un sapore così gradevole? Ironicamente, mentre il contenuto del pettegolezzo di solito si concentra su altre persone, in realtà il pettegolezzo rivela chi sono io. Promette di farmi sentire in un certo modo. Facciamo maldicenza per ottenere quello che la maldicenza promette di darci. Quindi, quando calunniamo, noi stiamo servendo e adorando noi stessi (forse è questo il motivo per cui Paolo elenca il gossip come un peccato di idolatria in Romani 1:29).

 

Analizziamo quattro false promesse che questo peccato ci fa.

 

1)  “Sei interessante”

A tutti noi piace essere accettati e un gossip interessante su qualcuno può servire come biglietto d’ingresso in una conversazione o in un gruppo di persone. Ancora di più se si parla male di qualcuno e il tutto sfocia in una grande lamentela comune. La calunnia e la lamentela possono fare da legame per il gruppo (“Hai sentito l’ultima sull’amico?”).

Ma la diffamazione pretende di offrirci qualcosa che invece non può donare. Quando il gossip urla: “Sì, sei interessante” oppure, “Ora tu appartieni a questo gruppo”, sta mentendo. Per le persone che amano sguazzare nel gossip, tu sei interessante fino a quando il tuo gossip rimane interessante. Quando utilizziamo il gossip per conquistarci l’accesso ad un gruppo (una chiesa, un ambiente di lavoro, una compagnia di amici), le nostre parole lacerano quello stesso gruppo di persone alle quali desideriamo unirci.

Gesù ci ha donato una vera comunità: la chiesa. Il biglietto per l’ingresso in questo gruppo è il Suo stesso sangue, che unisce la chiesa nell’amore. Non entriamo a far parte di una chiesa sulla base di ciò che noi diciamo degli altri, ma sulla base di ciò che Dio dice di noi in Cristo Gesù.

 

2) “Tu conti”

Possedere delle informazioni su altre persone ci fa sentire potenti ed importanti. Potremmo dire a qualcuno che ha autorità su di noi: “Io non sono il solo che non è d’accordo con te. Ho sentito tanti altri che non sono contenti delle tue decisioni”. Tutto questo non è altro che un “gioco di potere” della maldicenza, cioè quello di riportare opinioni pubbliche alquanto vaghe per distruggere un progetto o una persona che intralcia il nostro cammino. Talvolta facciamo maldicenza sulle debolezze e sulle sfortune di coloro che invidiamo, perché buttarli a terra ci fa sentire davvero bene.

Ma il gossip non può mantenere la promessa di darci il potere. Ci potrebbe dare una temporanea e piccola quantità d’influenza nella comunità a cui apparteniamo, ma quando staremo in piedi di fronte al Dio onnipotente e Lui ci chiederà conto per quello che abbiamo detto di altre persone, allora ci renderemo conto che la maldicenza non ci avrà donato nessun potere reale. Era una falsa promessa, una stupida illusione.

Il Vangelo ci insegna qualcosa di molto diverso su noi stessi: noi siamo deboli e abbiamo bisogno di aiuto. Dio è potente. Le Sue parole hanno creato il mondo! Egli sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza e se noi riponiamo la nostra fiducia in Gesù, Dio metterà in opera la sua immensa potenza e ci farà parte della sua nuova creazione.

 

3) “Tu sei indispensabile”

Per chi di noi soddisfa le necessità perché ama la sensazione di sentirsi necessario, il pettegolezzo diventa uno strumento di soccorso. Potremmo sentir dire che qualcuno sta vivendo una certa difficoltà e il nostro primo impulso è quello di divulgare la notizia ovunque per permettere ad altri di essere parte di quel soccorso. A prima vista, sembrerebbe che desideriamo aiutare veramente, ma in effetti peggioriamo la situazione, poiché ci inseriamo in una vicenda che non ci appartiene.

Potremmo dire: “Ma sai che Mario è davvero arrabbiato con te?” La nostra intenzione potrebbe essere quella d’incoraggiare l’amico a parlare con Mario. Tuttavia, dovremmo dire a Mario di parlare direttamente con il nostro amico e starcene fuori da quella situazione. Invece di confidare nell’opera dello Spirito Santo, abbiamo avuto fiducia nelle nostre capacità, poiché amiamo sentirci indispensabili.

La verità è che il pettegolezzo è un pessimo strumento di soccorso. Non ci renderà mai indispensabili. Solo Gesù è il nostro Soccorritore e il nostro Liberatore e Gesù può salvarci anche dal bisogno che abbiamo di sentirci necessari per gli altri. È Gesù che ci dona il vero significato, non come “piccoli salvatori”, ma come coloro che sono stati salvati da Lui.

 

4) “Tu sei giusto”

La maldicenza ci fa sentire giusti paragonati ad altre persone. Potremmo mormorare con i nostri amici in merito alle abitudini fastidiose o deludenti del nostro coniuge o dei nostri figli. Oppure potremmo dire a un nostro vicino: “Non posso credere che Luca abbia comprato una nuova auto. Ho sentito che ha dovuto fare un grosso debito con la banca!”
Uno dei motivi per cui ci piace ascoltare pettegolezzi che riguardano le celebrità è che ci alletta sentire parlare dei fallimenti segreti delle persone che invidiamo (dopo tutto noi siamo molto meglio di loro!).

Tuttavia il gossip non ci può dare la giustizia che desideriamo. Solo Gesù lo può fare. Il Vangelo ci insegna che noi siamo ingiusti e che abbiamo bisogno che un perfetto Salvatore sia giusto per noi. Il Vangelo ci dice che, mediante la fede, la perfetta giustizia di Gesù diventa la nostra.

 

Guardiamo a Gesù

In Gesù, noi apparteniamo ad una famiglia importante. In Gesù, la potenza di Dio opera in noi. In Gesù, noi troviamo il nostro vero significato. In Gesù, noi siamo dichiarati giusti. Smettiamo di spettegolare degli altri, al contrario, iniziamo a parlare a Gesù degli altri e agli altri di Gesù.

Smascheriamo le menzogne della maldicenza e crediamo piuttosto alla verità che è in Gesù Cristo.

 

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Tematiche: L'amore di Dio, Teologia, Vita Cristiana

Stephen Witmer

Stephen Witmer 

 

E’ pastore alla Pepperell Christian Fellowship a Pepperell, Massachusetts ed insegna Nuovo Testamento al Gordon-Conwell Theological Seminary. È autore di Eternity Changes Everything e un Corso di studio di 12 settimane sull’Apocaliss.e Insieme a sua moglie Emma hanno tre figli.

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