La volgarità è peggio di quello che pensi

 

Crescendo, la mia prima risposta davanti alle circostanze deludenti era un sonoro sbuffare. Se ce l’avevo con qualcuno, violavo le regole date dai miei genitori (quando loro non erano in casa) lanciando qualche “stupido!” alle vittime della mia violenza verbale. Questo è il massimo che facevo. I miei genitori erano molto severi da questo punto di vista. Le parole erano importanti. Certe parole semplicemente non erano tollerate.

Se da ciò qualcuno dovesse intuire che io non sia mai stato volgare, si sbaglierebbe. La dura verità è che, come afferma Gesù, anche chiamare qualcuno “stupido” (o “pazzo”, raca, “buono a nulla”) è un’oscenità paragonabile all’omicidio, una forma di disprezzo della dignità altrui che merita l’inferno non meno di altre (Matteo 5:21-22). Non sbagliate: sono stato volgare, proprio come tutti. Ho solo scelto un vocabolario diverso.

Un’altra forma di volgarità è quella che io chiamo “la profanità della ridicolizzazione”. Ecco cosa intendo: quando sminuiamo gli altri, profaniamo l’immagine di Dio. La profanità include certamente alcune parole che ben conosciamo, ma comprende anche una particolare attenzione verso tutto ciò che è brutto, osceno o volgare.

 

La mancanza di rispetto per Dio e per gli esseri a Sua immagine

Sono convinto che, nella Scrittura, la volgarità corrisponda spesso all’irriverenza – una mancanza di rispetto verso Dio e le persone, che banalizza ciò che è bello, santo, maestoso, buono, e perfino ciò che fa paura (come l’inferno o la dannazione).

Siamo profani quando non veneriamo la santità di Dio, non onoriamo la sua legge, non temiamo la Sua giustizia, non rispettiamo la Sua immagine negli altri, quando non siamo grati per la Sua creazione.

Quando parla attraverso Mosè (Levitico 19:8), Dio dice che le persone “porteranno il peso della loro iniquità, perché avranno profanato ciò che è sacro al Signore”. Egli insiste sul fatto che ciò che è sacro sarà trattato come tale. Lo stesso vale per ciò che è buono. Paolo dice che coloro che “vieteranno il matrimonio e ordineranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato” hanno abbandonato la fede e sono stati ingannati dai demoni (I Timoteo 4:1-3). Perché questi tabù sono così importanti agli occhi di Paolo? Perché “tutto ciò è stato creato da Dio, e nulla è da respingere, se usato con rendimento di grazie, perché è santificato dalla Parola di Dio e dalla preghiera (vv. 4-5).

Scegliere il celibato o altre limitazioni imposte dall’uomo perché pensiamo che l’intimità coniugale, il divertimento e o il cibo siano sbagliati non è sinonimo di santità. Al contrario, è sinonimo di profanità: vuol dire degradare ciò che Dio ha fatto, che Egli stesso ha definito “buono” e che ha creato per il nostro piacere e la nostra felicità. (Genesi 1:31, Atti 10: 9-16, 14:17)

Dio applica questo principio anche al modo in cui trattiamo le persone, quando dice a Pietro (riguardo ai gentili): “Le cose che Dio ha purificate, non farle tu impure” (Atti 10:15). Pietro e la maggior parte degli ebrei suoi contemporanei erano colpevoli quando escludevano, sminuivano o disprezzavano le altre persone create a immagine di Dio.

 

Peggio di una semplice parola

La volgarità, dunque, non riguarda solo le parole che usiamo; riguarda il modo in cui trattiamo le persone, il modo in cui parliamo di loro, il mancato rispetto delle cose e delle persone che Dio ha creato. La volgarità è sbagliata perché dipinge in modo negativo ciò che invece è buono. Queste cose buone includono tutto ciò che Dio ha fatto, compresi gli uomini, fatti a Sua immagine (Genesi. 1:26-31).

Come cristiani dovremmo sforzarci di avere una comprensione più completa del concetto di profanità, in modo da evitarne ogni espressione sia nel cuore che sulla lingua. Una volta che, attraverso le Scritture, abbiamo identificato tutto ciò che Dio definisce santo, pulito, buono, dobbiamo capire se noi trattiamo queste cose con il giusto rispetto e la giusta gratitudine.

Qui c’è in gioco molto più dell’evitare la volgarità; si tratta di guardare con rispetto e con gioia tutto ciò che Dio considera giusto, bello, maestoso, santo e vero. C’è in gioco una scelta: continuare a trattare Dio con insolenza, senza rispettare gli altri, o vivere una vita di gratitudine, stupore, gioia e stima reciproca.

 

Un profeta sboccato?

Quando si trovò davanti a Dio, Isaia era convinto di essere sboccato (Isaia 6:5). Non pensava tanto di essere una persona volgare, ma quando incontrò il Santo (Isaia 6:4), Isaia si rese conto che tutto ciò che finora aveva detto di Dio era volgare, profano, paragonato a Dio stesso.

In quel momento apprese che Dio era così, santo, buono, meraviglioso, spaventoso, così pieno di luce e d’amore che tutte le parole che finora Isaia aveva detto su di Lui erano in qualche modo sporche, paragonate alla Sua persona.

Dobbiamo “maledire il profano”, dichiarare danno e rovina su tutto ciò che merita di morire: le nostre menti insolenti, i nostri cuori ingrati, le parole offensive. Dobbiamo avere la stessa percezione di Dio che aveva Isaia. Abbiamo bisogno di comprendere la Sua divina maestà e la Sua giustizia, e dunque avere un rispetto per la Sua immagine riflessa negli altri, che influenzi il modo in cui parliamo di Lui e degli altri (e con Lui e gli altri).

Solo questo si addice a coloro che portano il Sacro Nome in un mondo secolare e profano.

 

Nota dell’editor: alcune porzioni di questo articolo sono state estratte dal libro Rispetta l’immagine: riflettere il valore umano nel modo in cui ascoltiamo e parliamo di Timothy M. Shorey (P&R, 2020).

 

Traduzione a cura di Rebecca Iacone.

Tematiche: Crescita spirituale, Peccato, Purezza, Santificazione, Vita Cristiana

Tim Shorey

Tim Shorey è pastore della Risen Hope Church, una comunità multietnica di Drexel, in Pennsylvania. Oltre Rispetta l’immagine: riflettere il valore umano nel modo in cui ascoltiamo e parliamo, è autore di Degno di lode: adorazione allitterativa e Col senno di poi: 30 riflessioni su un mal di testa lungo 30 anni. Tim e sua moglie Gayline hanno sei figli e tredici nipoti. Per ulteriori informazioni, visita timothyshorey.com.

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