Ci avviciniamo al Natale e sebbene le domande su babbo natale siano le più richieste, la seconda domanda natalizia più frequente, rappresentata da almeno 35 e-mail nella mia casella di posta, a quanto posso vedere, è questa: perché la Chiesa ha iniziato a celebrare la nascita di Cristo il 25 dicembre? Questa data sembra essere collegata a una festività di origine germanica, la celebrazione pagana dello Yule o Yuletide. In quelle e-mail, tra i testi comunemente citati figurano quelli che vietano al popolo di Dio di assecondare o adottare le tradizioni, le festività e le ricorrenze delle nazioni pagane. Vengono menzionati in particolare 1 Re 12:33, Deuteronomio 12:29–32 e le stesse parole di Gesù in Marco 7:9. Lo stesso vale per Geremia 10:1–4, un testo utilizzato persino per mettere in guardia contro gli alberi di Natale.
Quindi forse questa è una domanda terribile da affrontare prima di Natale. Non lo so. Ma tra le e-mail, eccone una rappresentativa inviata da un’ascoltatrice di nome Michelle. «Salve, pastore John! Perché i cristiani celebrano la nascita di Gesù il 25 dicembre? Prima di rinascere spiritualmente, ero pagana e celebravo lo Yule. A quanto mi risulta, Costantino fissò la data di nascita di Gesù al 25 dicembre per oscurare, in un certo senso, una festività pagana, in modo da indurli a convertirsi al cristianesimo più facilmente. Ma dopo essere rinata spiritualmente, il pensiero di celebrare il Natale mi mette a disagio. Dovrebbe essere così?»
Vorrei dire qualche parola su ciascuno di questi passi, solo qualche breve osservazione per indirizzare le persone verso una possibile riflessione, per poi dire qualcosa sul 25 dicembre e sul perché di quella data, e infine, forse, fornire un principio che ci guidi in questo periodo.
Tenetevi lontani dagli idoli
In 1 Re 12:28, il re idolatra Geroboamo fece due vitelli d’oro e chiamò il popolo ad adorarli.
Il versetto 33 dice poi che stabilì un momento per quella celebrazione «di testa sua».
Penso che sia proprio questo il punto su cui le persone si stanno probabilmente soffermando.
Quindi, il problema essenziale era la palese idolatria, i due vitelli d’oro.
L’equivalente oggi sarebbe questo: «Scegliamo un giorno a caso, diciamo il 25 dicembre, per celebrare la giustificazione sulla base delle opere, a prescindere dalla giustizia del sangue di Cristo».
Questo sarebbe l’equivalente, non importa quale giorno sia, l’essenza della questione è l’idolatria.
Deuteronomio 12:31 mette in guardia il popolo mentre entra nella Terra Promessa:
«Non farai così riguardo al SIGNORE tuo Dio, (come fanno loro) poiché esse praticavano verso i loro dei tutto ciò che è abominevole per il SIGNORE e che egli detesta; davano perfino alle fiamme i loro figli e le loro figlie, in onore dei loro dei».
E poi Dio aggiunge: «Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla ne toglierai» (vedi Deuteronomio 12:32).
Nell’Antico Testamento ci sono decine e decine di disposizioni meticolose su come avvicinarsi a Dio, su come devono operare i sacerdoti, sui sacrifici che dovevano compiere, sugli spazi sacri da utilizzare.
Ora, se anche oggi nel Nuovo Testamento siamo altrettanto regolati da specifiche così meticolose da non poter né togliere né aggiungere nulla, ne parlerò tra un attimo.
Penso che la risposta sia no.
In Marco 7:9, le persone rifiutavano il comandamento di onorare il padre e la madre, distogliendo il sostegno economico dai propri genitori per dedicare il proprio denaro, in modo apparentemente devoto, alla sinagoga, anziché ai bisogni dei genitori.
Il problema non era che ci fossero delle tradizioni, non è questo il punto, ma il fatto che contraddicessero il comandamento di Dio: «Onora tuo padre e tua madre» (Esodo 20:12) .
Geremia 10:2–5 dice:
“Così parla il SIGNORE: «Non imparate a camminare nella via delle nazioni e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni quelle che ne hanno paura. 3 Infatti i costumi dei popoli sono vanità; poiché si taglia un albero nella foresta e le mani dell’operaio lo lavorano con l’ascia, 4 lo si adorna d’argento e d’oro, lo si fissa con chiodi e martelli perché non si muova. 5 Gli idoli sono come spauracchi in un campo di cocomeri, e non parlano; bisogna portarli, perché non possono camminare. Non li temete! perché non possono fare nessun male, e non è in loro potere di fare del bene»”.
Il punto è che è una totale assurdità fare un idolo da una cosa creata, come un albero, che si modella con la propria ascia, si decora con le proprie mani, si trasporta sul proprio carro, e poi ci si prostra davanti per adorarlo.
I profeti ritenevano che ciò fosse assurdo.
Si tratta infatti di un monito implicito rivolto ai credenti di ogni epoca affinché non si allontanino mai dal Dio vivente per rivolgersi a una cosa creata, né il giorno di Natale né in qualsiasi altro giorno, e non la trattino come un oggetto di maggiore attaccamento rispetto a quello che provano per il Dio vivente.
Pertanto, non credo che nessuno di quei testi sia un’accusa nei confronti dei cristiani che scelgono un giorno in cui dare grande risalto all’incarnazione di Cristo.
Discernere la data
Ma allora sorge la domanda: «Beh, perché il 25 dicembre? C’è forse qualche confusione in merito?»
Ora, mentre esamino e riesamino le opinioni storiche degli studiosi sul motivo per cui celebriamo il Natale il 25 dicembre, mi sembra che non vi sia consenso.
Quindi, in merito alle ipotesi avanzate nella domanda, forse sì, forse no.
Esistono spiegazioni contrastanti. Ne citerò due.
Una è che il 25 dicembre fosse una festa pagana per celebrare la nascita del sole, e che i cristiani abbiano adattato e contrastato quell’idea pagana con la celebrazione della vera Luce del Mondo.
Questa è una spiegazione, e risalirebbe all’epoca romana, non solo al periodo germanico successivo.
Un’altra spiegazione è che, per varie ragioni, i Padri della Chiesa credevano che Gesù fosse stato concepito il 25 marzo, intorno alla data della sua morte, e che il Natale, quindi, per come sono andate le cose, dato il modo in cui Dio fa nascere i bambini, nove mesi dopo cadesse proprio il 25 dicembre.
Quindi, quale di queste spiegazioni è venuta prima?
Ecco cosa dice l’ enciclopedia Oxford del pensiero cristiano:
l’ipotesi secondo cui il 25 dicembre fu scelto per celebrare la nascita di Gesù sulla base della convinzione che il suo concepimento fosse avvenuto il 25 marzo «potrebbe far risalire il 25 dicembre come festa cristiana a prima del decreto di Aureliano, il quale, una volta promulgato, potrebbe aver rappresentato per la festa cristiana sia un’opportunità che una sfida».
In altre parole, di questa identificazione storica, non si sa con certezza quale sia venuta prima: l’identificazione pagana o quella cristiana, di questa data specifica come celebrazione dell’incarnazione.
Quindi, francamente, non mi sento libero di essere dogmatico sul motivo per cui i cristiani utilizzino il 25 dicembre come giorno dedicato in modo particolare all’incarnazione.
Celebrare Cristo come il Supremo
Questo ci porta, forse, a chiederci quali principi dovrebbero guidarci.
C’è un’enorme differenza tra il modo in cui l’Antico Testamento regola il culto formale, con decine e decine di prescrizioni, e il modo in cui il Nuovo Testamento tratta il culto.
Nel Nuovo Testamento non si trovano quasi prescrizioni su ciò che è obbligatorio e ciò che è proibito nel culto formale.
Ce ne sono alcune, ma non molte.
E ho già sostenuto, in precedenza, che la ragione di ciò sta nel fatto che il Nuovo Testamento, a differenza dell’Antico Testamento, è un manuale per tutte le nazioni del mondo, non un libro liturgico per Israele o per una singola cultura.
Migliaia di culture in tutto il mondo renderanno culto attingendo al Nuovo Testamento, e i dettagli delle forme saranno diversi ovunque, perché il Nuovo Testamento non specifica, come faceva l’Antico Testamento, come svolgere le nostre funzioni di culto, né i tempi né i periodi.
Il principio su cui vorrei richiamare l’attenzione è questo:
“Mangiate di tutto quello che si vende al mercato, senza fare inchieste per motivo di coscienza; perché al Signore appartiene la terra e tutto quello che essa contiene. Se qualcuno dei non credenti vi invita, e voi volete andarci, mangiate di tutto quello che vi è posto davanti, senza fare inchieste per motivo di coscienza. Ma se qualcuno vi dice: «Questa è carne di sacrifici», non ne mangiate per riguardo a colui che vi ha avvertito e per riguardo alla coscienza” (1 Corinzi 10:25–28).
Ora, il principio è questo: in Cristo, i cristiani sono liberi di mangiare carne che è stata offerta agli idoli, a condizione che non vi sia idolatria e a condizione che non stiamo inviando alcun messaggio chiaro ai pagani, al mondo, che adoriamo ciò che loro adorano.
Questo è un principio serio.
Quindi, penso che per quanto riguarda tutti i modi in cui la nostra vita si intreccia con la cultura, non solo il giorno di Natale, ma sempre, ci sono centinaia di modi in cui le nostre vite, i nostri stili di vita, si intrecciano con la nostra cultura, dovremmo fare ogni sforzo per vivere e celebrare in modo tale da mostrare che Cristo è il valore supremo nelle nostre vite, non il mondo né le cose del mondo.
È una sfida non da poco nel periodo natalizio.
Tre modi per mettere in primo piano Cristo a Natale
Vorrei concludere con un riferimento al modo in cui io e Noël mia moglie, abbiamo iniziato il nostro matrimonio e abbiamo cercato di riflettere su questo tema, senza affatto affermare di averlo fatto alla perfezione o che chiunque debba farlo come lo facciamo noi, si tratta semplicemente del principio di ragionare in un certo modo.
Arrivò il momento di festeggiare il nostro primo Natale e, come coppia sposata desiderosa di onorare le tradizioni che avevamo ricevuto dai nostri genitori e di farlo nel modo in cui lo avrebbe fatto la nostra famiglia, volevamo che fosse il più possibile distintamente cristiano.
Come avremmo potuto rendere testimonianza di Cristo ai nostri figli e alla nostra comunità a Natale?
Vorrei menzionare tre cose. Ce n’erano più di tre, ma eccone tre.
1. Mettere Cristo al centro delle tradizioni.
Non abbiamo mai avuto un albero di Natale tradizionale.
Per noi era un po’ strano. Siamo entrambi cresciuti con gli alberi di Natale.
Credo che tutti i nostri figli abbiano alberi di Natale.
Andiamo a trovare persone che hanno alberi di Natale.
Non abbiamo mai avuto un albero di Natale di tipo tradizionale a casa nostra nel periodo natalizio.
Abbiamo invece detto:
«Creiamo un grande presepe al centro di un tavolo con una tovaglia, e sotto il tavolo metteremo i regali, proprio per ricentrare simbolicamente tutto su Cristo nel presepe».
2. Donare nel nome di Gesù.
La seconda cosa che facevamo era non avere regali di natale in senso stretto.
Anzi, non abbiamo mai nemmeno menzionato Babbo Natale.
Se i bambini chiedevano di Babbo Natale, rispondevamo:
«Quella non è una storia vera. È solo una storia interessante che la gente racconta. Non c’è nulla di vero in essa. Non ha nulla a che vedere con il Natale nella sua realtà».
Invece, abbiamo creato questa cosa chiamata “bustine dei pastori” e i bambini, durante tutto il mese di dicembre, svolgevano piccoli lavoretti per Noël.
Lei li pagava un extra per le faccende per cui normalmente non venivano pagati, come lavare i piatti o aiutare con il bucato.
E dovevano mettere quei soldi poco a poco nelle buste, sapendo che sarebbero state deposte davanti al presepe proprio come i doni portati a Gesù.
Al mattino, quelle buste contenevano piccoli regali per i bambini, mentre i soldi venivano devoluti a una causa che avevamo concordato insieme come famiglia, per il bene dei bisognosi e nel nome di Gesù.
3. Fai in modo che la tua casa dica: «Il Natale è arrivato».
La terza cosa che facevamo era che cercavo di abbellire la casa nel quartiere.
Non viviamo nel quartiere più attraente.
E la nostra è una delle prime case che si vedono: la prima che si incontra attraversando il ponte per entrare nel quartiere di Ventura Village, che un tempo si chiamava quartiere Phillips.
Qual è la prima cosa che si vede?
Non volevo che fosse pacchiana, eppure volevo che dicesse: «È arrivato il Natale».
Quindi uso le stelle; ci sono stelle ovunque.
Questa è la casa delle stelle con uno striscione cristiano sulla facciata.
Chiunque voglia avvicinarsi e capire cosa significano tutte quelle stelle, può leggere la scritta attaccata alla porta d’ingresso che dice: «Gesù è la ragione di questa stagione».
Questi sono tre modi in cui abbiamo cercato semplicemente di rendere i nostri figli il più felici possibile nella celebrazione di uno dei più grandi eventi della storia dell’universo, l’incarnazione del Figlio di Dio e tuttavia di farlo con il massimo impegno cristiano possibile.
Tematiche: Chiedi al pastore John, Cultura e Società, Domande dei lettori al pastore John Piper, Natale cristiano, podcast
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