PUO’ L’EVOLUZIONE GENERARE UN’OCCHIO? NEANCHE PER IDEA!

Il cervello umano è costituito approssimativamente da dodici miliardi di cellule, le quali formano centoventi trilioni di interconnessioni. La retina dell’occhio sensibile alla luce (parte del cervello) contiene più di dieci milioni di cellule che fungono da fotorecettori. Queste cellule catturano la luce tramite le lenti e la convertono in complessi input elettrici che vengono poi inviati ad una sezione speciale del cervello dove vengono trasformati in quella sensazione che percepiamo come visione.

 

In un articolo della rivista “byte” (aprile 1985), John Stevens paragona l’abilità progressiva delle cellule presenti nella retina di generare questi input alla capacità del più sofisticato computer creato dall’uomo, il supercomputer Cray:

 

“Mentre l’hardware digitale di oggi è estremamente impressionante, è evidente che la prestazione in tempo reale della retina umana è imbattuta. In realtà, per stimolare dieci millisecondi (che sarebbe un centesimo di secondo) del processo completo di una singola cellula di un nervo della retina, ci sarebbe bisogno di circa cinquecento equazioni non lineari differenziali simultaneamente per cento volte e ciò richiederebbe molti minuti di elaborazione per un supercomputer Cray. Tenendo a mente che ci sono più di dieci milioni di cellule che interagiscono tra loro in modi molto complessi, un dispositivo Cray impiegherebbe un minimo di cento anni per creare tutto quello che succede nel tuo occhio più volte al secondo.”

 

Se un supercomputer è ovviamente frutto di un design geniale, quanto di più lo è la struttura dell’occhio? Nonostante questo, gli evoluzionisti sono assolutamente convinti che l’occhio umano (e ogni altra cosa in natura) sia venuto all’esistenza per puro caso e grazie alle proprietà intrinseche della natura! Essi occasionalmente ammettono che una cosa del genere è difficile da credere persino per loro. Ernst Mayr, per esempio riconobbe che:

 

“E’ un considerevole affronto alla credulità di qualcuno presupporre che sistemi così finemente equilibrati come alcuni organi (l’occhio dei vertebrati o la piuma di un uccello) possano essere perfezionati da una mutazione casuale.” (La sistematica e l’origine delle specie, p.296)

 

Gli evoluzionisti raramente cercano di calcolare le probabilità di un succedersi casuale di eventi nei loro scenari evoluzionistici. Mentre non c’è modo di calcolare le probabilità di un succedersi di eventi casuale di qualcosa di complesso come l’occhio, ci sono modi per calcolare queste probabilità per quanto riguarda le molecole delle singole proteine che sono essenziali per vivere. Più di centomila tipi differenti di proteine sono state identificate nel corpo umano e ognuna di esse ha una composizione chimica unica necessaria alla propria funzione specifica.

 

Le proteine sono polimeri, la cui composizione chimica dipende dalla combinazione di molte subunità più piccole chiamate aminoacidi. Ci sono venti tipi differenti di aminoacidi i quali costituiscono le proteine di ogni organismo vivente, incluso l’uomo. Questi aminoacidi sono legati tra loro da un capo all’altro (come una catena di perle) per formare una singola macromolecola proteica. In media le proteine sono costituite da una catena di cinquecento aminoacidi. Il numero totale di combinazioni di venti aminoacidi per una catena del genere è, per ogni intento pratico, illimitato. Ogni proteina nel nostro corpo, deve comunque contenere una sequenza specifica di aminoacidi perché funzioni propriamente. E’ obiettivo del sistema genetico delle nostre cellule organizzare l’assemblaggio degli aminoacidi esattamente nella sequenza giusta per ogni proteina.

 

Le proteine sono macromolecole informazionali perché la sequenza dei loro aminoacidi fornisce informazioni, nello stesso modo in cui le lettere dell’alfabeto possono essere disposte in modo tale da formare una frase o un paragrafo. Potremmo paragonare l’improbabilità di assemblare casualmente una delle proteine essenziali per la vita all’improbabilità di ottenere anche soltanto una semplice frase mettendo casualmente insieme le lettere dell’alfabeto.

 

Immagina se volessimo ottenere le 25 lettere e spazi che formano la frase “La teoria dell’evoluzione” utilizzando l’evolutivo principio del caso. Potemmo farlo estraendo casualmente caselle dallo scarabeo costituito dalle 26 lettere dell’alfabeto più uno spazio (per un totale di 27). La probabilità di estrarre una qualsiasi delle lettere o spazi presenti nella nostra frase applicando questo metodo sarebbe una su 27 (espresso come 1/27). La probabilità di ottenere tutti e 25 i componenti della nostra frase può essere calcolata moltiplicando la probabilità di estrarre ogni lettere e spazio (1/27 x 1/27 x 1/27 – per un totale di 25 volte). Questa operazione ci mostra che possiamo aspettarci di avere successo nell’assemblare questa frase in modo casuale, approssimativamente una volta su ottocento milioni, trilioni di estrazioni! Se volessimo velocizzare il processo ed estrarre le lettere con una frequenza di un miliardo al secondo, potremmo aspettarci di estrarre la nostra semplice piccola frase una volta in ventiseimila trilioni di anni! Ma anche questa è una “certezza virtuale” rispetto alla probabilità di assemblare correttamente in modo casuale una qualsiasi delle proteine biologiche conosciute!

 

I 500 aminoacidi che costituiscono una proteina di dimensioni medie possono essere disposte in più di 1 x 10600 modi differenti (la cifra sta ad indicare il numero 1 seguito da 600 zeri)! Questo numero è notevolmente più vasto del numero totale di particelle atomiche che potrebbero essere contenute nell’universo fin ora conosciuto. Se avessimo un computer in grado di arrangiare i 500 aminoacidi di una specifica proteina con una frequenza di un miliardo di combinazioni al secondo, essenzialmente non correremmo alcun rischio di beccare la combinazione giusta nei 14 miliardi di anni di vita che possiede l’universo secondo il parere degli evoluzionisti. Anche se il nostro computer ad alta velocità venisse ridotto alla misura di un elettrone e avessimo un numero sufficiente di questi computer da poter riempire una stanza di 10 miliardi di anni luce cubici (circa 1 x 10150 computer!), sarebbe comunque altamente improbabile ottenere la combinazione corretta. Una “stanza” piena di computer potrebbe semplicemente arrangiare circa 1 x 10180 combinazioni in 300 miliardi di anni. Infatti, nonostante tutte le proteine sempre esistite sulla terra siano tutte diverse, per la nostra “stanza” piena di computer sarebbe comunque quasi impossibile poter estrarre una qualsiasi di loro in soli 300 miliardi di anni!

 

Gli evoluzionisti, al contrario, sostengono che l’intera questione della probabilità sia irrilevante dal momento che l’evoluzione è assolutamente senza scopo, e quindi non tenta mai di raggiungere alcun obiettivo in particolare! Inoltre, affermano insistentemente che “la selezione naturale” rende l’impossibile possibile. Ma gli evoluzionisti sono stati vigorosamente provocati dai matematici riguardo a questa loro convinzione in un composio tenutosi nell’istituto di tecnologia del Massachusetts (i rendiconti sono pubblicati nel libro contestazioni matematiche all’interpretazione Neo-Darwiniana dell’evoluzione). Murray Eden, professore d’ingegneria alla M.I.T. disse:

 

“La casuale emersione dell’uomo è comparabile alla probabilità di copiare casualmente una significativa libreria di migliaia di volumi usando la seguente procedura: cominciare da una frase di senso compiuto, ricopiarla con qualche errore, renderla più lunga aggiungendo altre lettere; poi esaminare il risultato per controllare se la nuova frase abbia un senso. Ripetere questo processo finché l’intera libreria non sia completa”.

 

Lascerò che sia il lettore a considerare la probabilità che un’intelligente progettista e costruttore riesca impeccabilmente a progettare e costruire un occhio.

 

Traduzione a cura di Farolfi Francesca

Tematiche: Creazionismo biblico

David Menton

 David Menton

Il dottor David Menton ha conseguito un dottorato di ricerca in biologia presso la Brown University ed è stato per 34 anni professore pluripremiato alla Washington University School of Medicine di St. Si è ritirato come Professore Associato Emerito e ora serve con Answers in Genesis come relatore, scrittore e ricercatore.

 

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