Quando Cristo ritornerà

 

Perché il Natale ci fa aspettare

 

Qualche anno fa è ricorso il trecentesimo anniversario di uno dei più amati inni di Natale in lingua inglese: “Joy to the World” (Gioia nel mondo). È interessante notare, però, che il suo autore, Isaac Watts (1674-1748), probabilmente non pensava al Natale quando lo scrisse.

 

L’inno apparve per la prima volta nel 1719, quando Watts pubblicò una raccolta di inni a cui diede l’accattivante titolo di The Psalms of David: Imitated in the language of the New Testament, and applied to the Christians state and worship (I Salmi di Davide: rifatti nella lingua del Nuovo Testamento e applicati allo stato e al culto cristiano). Il suo obiettivo era quello di infondere nuova linfa vitale alla congregazione inglese che al suo tempo cantava i Salmi e di aiutare i cristiani a vedere i Salmi attraverso le lenti del Nuovo Testamento.

 

L’inno che conosciamo come “Joy to the World“, intitolato da Watts “The Messiah’s Coming and His Kingdom” (La venuta del Messia e il suo regno), è stato tratto dal Salmo 98. La “venuta” che Watts aveva in mente quando compose l’inno era la seconda venuta di Cristo. Egli pensava al culmine, non all’incarnazione.

 

Allora perché questo inno è diventato un canto di Natale? Probabilmente perché nel 1839 lo scrittore di inni americano Lowell Mason mise insieme la melodia che tutti conosciamo oggi da due diversi punti della sezione dell’avvento del Messiah di Handel. Ma qualunque sia il motivo, è una squisita provvidenza. Per il cristiano, i testi degli inni celebrano le verità passate, presenti e future di Cristo. Ricordano a tutti noi che a Natale l’avvento è solo l’inizio. Esso ci punta verso la “beata speranza” (Tito 2:13).

 

Il Signore è venuto (The Lord is Come)

È del tutto giusto per noi cantare a Natale: “Gioia nel mondo! Il Signore è venuto” (Joy to the World, the Lord is come). Lui è veramente venuto sulla terra. E perché è venuto la prima volta? Per far “elargire le sue benedizioni fin dove si trova la maledizione” (his blessings flow far as the curse is found) Gesù è nato per compiere un’opera che avrebbe pienamente redento il suo popolo e il suo mondo.

 

Ecco perché tutti i riferimenti alla nascita di Gesù nel Nuovo Testamento hanno un significativo orientamento futuro: Il Natale riguarda ciò che sta arrivando.

 

  • Quando l’angelo visita Maria, le dice che il bambino che lei concepirà miracolosamente “sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo” e che “Dio gli darà il trono di Davide suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine” (Luca 1:32-33).

 

  • Quando l’angelo visita Giuseppe in sogno, gli dice che il bambino che Maria porta in grembo “salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:21).

 

  • Quando l’angelo annuncia la nascita di Gesù ai pastori, dice: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, Il Signore” (Luca 2:11) – un bambino porterà loro la salvezza.

 

  • Quando Simeone parla a Maria nel tempio, dice: “Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione (e a te stessa una spada trafiggerà l’anima), affinché i pensieri di molti cuori siano svelati” (Luca 2:34-35).

 

  • Paolo scrisse ai Filippesi che Gesù era divenuto “simile agli uomini” perché soffrisse “la morte di croce”, per poi essere “sovranamente innalzato” e riconosciuto da tutti come “Signore” (Filippesi 2:7-11).

 

Sì, canteremo con gioia che “il Signore è venuto… per elargire le sue benedizioni” (the Lord is come…to make his blessing flow) alla sua seconda venuta, quando finalmente giungerà a porre fine al gemito maledetto della creazione (Romani 8:20, 22). Senza la croce della sua prima venuta, non ci potrebbe essere l’opposto della maledizione, e le sue benedizioni non potrebbero essere elargite. Perché è nella croce che

 

Il SIGNORE ha fatto conoscere la sua salvezza,
ha manifestato la sua giustizia davanti alle nazioni.
Si è ricordato della sua bontà e della sua fedeltà verso la casa d’Israele;
tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio. (Salmo 98:2-3)

 

Quando cantiamo a Natale che “il Signore è venuto” (the Lord is come), celebriamo il passato per via del significato che ha per il nostro futuro.

 

Regna il Salvator (the Savior Reigns)

Possiamo cantare a Natale: “Gioia nel mondo, regna il Salvator” (Joy to the earth, the Savior reigns)? Sappiamo che al suo ritorno regnerà e che ogni ginocchio si piegherà, e ogni lingua confesserà che egli è il Signore (Filippesi 2:10-11). Ma in che modo Gesù regna ora, dato che il mondo in cui viviamo è così pieno di malvagità, violenza, calamità e tragedie – dato che “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno?” (1 Giovanni 5:19).

 

La Scrittura non ha ambiguità: il Signore regna ora sul mondo e su tutti i popoli (Salmo 96:10) e il suo “trono…dura in eterno” (Salmo 45:6). Geremia dichiarò che questo era vero “d’età in età”, anche se il male sembrava correre senza freni intorno a lui (Lamentazioni 5:19). Data la nostra fragilità e le prospettive molto limitate, la vita in quest’epoca spesso non ha senso, e noi ci lamentiamo. Su tutto questo regna il Salvator.

 

Ma c’è una differenza enorme tra il regno odierno di Gesù e il regno alla sua seconda venuta. Nel descrivere il regno odierno del Signore, Paolo dice “bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi” (1 Corinzi 15:25). Paolo lo attinge direttamente dal Salmo 110:

 

Il SIGNORE ha detto al mio Signore:
«Siedi alla mia destra
finché io abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi».
Il SIGNORE stenderà da Sion lo scettro del tuo potere.
Domina in mezzo ai tuoi nemici! (Salmo 110:1-2)

 

Sì, canteremo con gioia “regna il Salvator” (the Savior reigns) alla sua seconda venuta, quando tutti “nei cieli, sulla terra, e sotto terra” riconosceranno il suo dominio (Filippesi 2:10) e la creazione redenta e rinnovata “ripeterà il suono gioioso”(repeat the sounding joy). Ma in quest’epoca decaduta e corrotta, il Salvatore sta chiamando da “ogni tribù, lingua, popolo e nazione” tutti coloro che ha riscattato con il suo stesso sangue (Apocalisse 5:9). Egli sta stabilendo ed espandendo il Regno dei cieli in mezzo ai suoi nemici (Luca 17:21), proprio come Davide profetizzava nel Salmo 110. Il che significa che durante entrambe le epoche del suo regno, possiamo

 

Canta[r]e al SIGNORE un cantico nuovo,
perch’egli ha operato prodigi;
la sua destra e il suo braccio santo l’hanno reso vittorioso. (Salmo 98:1)

 

Quando cantiamo “regna il Salvator” (the Savior reigns) a Natale, celebriamo ciò che è vero ora, anche in lacrime, nella speranza di ciò che sarà così gioiosamente vero in futuro.

 

Verità e grazia (Truth and Grace) 

È perché “il Signore è venuto” (the Lord is come) ed è perché “regna il Salvator” (the Savior reigns) che possiamo cantare a Natale “Lui comanda la terra con verità e grazia” (He rules the world with truth and grace). Questo è vero ora e lo sarà anche in futuro.

 

Nel testo di Watts, possiamo ascoltare le parole dell’apostolo Giovanni, “la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (Giovanni 1:17). Giovanni non si riferiva alla seconda venuta di Gesù, ma alla sua prima venuta. Gesù è nato nel mondo in quanto “la verità” (Giovanni 14:6) e “per testimoniare della verità” (Giovanni 18:37). La sua prima venuta non aveva l’obbiettivo di portare il giudizio, ma la grazia del perdono e il dono della salvezza: “perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo” (Giovanni 12:47).

 

Ma alla seconda venuta di Gesù, egli

 

governerà il mondo con giustizia,
e i popoli con rettitudine. (Salmo 98:9)

 

Gesù dice che sarà così: “il Padre…ha affidato tutto il giudizio al Figlio” (Giovanni 5:22). A causa della croce della sua prima venuta, il giudizio che egli porterà alla sua seconda venuta sarà giusto e benevolo. Egli è allo stesso tempo “giusto e giustific[a] colui che ha fede in [lui]” (Romani 3:26).

 

Quando cantiamo a Natale che Gesù “dà alle nazioni la dimostrazione delle glorie della sua giustizia” (makes the nations prove the glories of his righteousness), intendiamo le glorie della sua “verità e grazia” (truth and grace), della sua giustizia e misericordia, che sarà sempre la natura del suo dominio, ora e nel tempo a venire.

 

Le meraviglie del suo amore (Wonders of His Love)

Isaac Watts avrà anche scritto “Joy to the World” avendo in mente la seconda venuta, ma è un glorioso inno da cantare a Natale. Perché l’unico modo in cui possiamo cantarlo con gioia e speranza è grazie a tutto ciò che la prima venuta significa per noi.

 

Gesù è venuto la prima volta “per portare i peccati di molti”; e verrà di nuovo “per salvare coloro che lo aspettano per la loro salvezza” (Ebrei 9:28). Queste sono “le meraviglie del suo amore” (Wonders of his love). Dio Padre ci ha amati così tanto che ha mandato il suo Figlio unigenito e il Figlio ci ha amati così tanto che ha dato volentieri la sua vita per noi, affinché non perissimo, ma avessimo la vita eterna (Giovanni 3:16; 15:13).

 

L’avvento è solo l’inizio. È l’inizio della fine – la fine di tutto ciò che desideriamo vedere finire e di tutto ciò che desideriamo vedere iniziare. Gesù condivide questi grandi desideri (Salmo 110:1; Giovanni 17:24). Il Natale porta gioia al mondo (joy to the world) per ciò che promette al mondo; ci punta verso la “beata speranza”, il compimento della nostra gioia (Tito 2:13).

 

“Amen! Vieni, Signore Gesù!” (Apocalisse 22:20).

 

Traduzione a cura di Davide Ibrahim

 

N.d.T.: tra parentesi sono state riportate le parole dell’inno originale inglese

 

 

Tematiche: Gesù Cristo, Natale cristiano, Vangelo

Jon Bloom

Jon Bloom

 

È cofondatore, presidente del consiglio direttivo e scrittore per Desiring God. Ha scritto tre libri intitolati Non per visione, Realtà che non si vedono e Don’t follow your heart. Lui e sua moglie hanno cinque figli e vivono a Minneapolis.

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