Quando non c’è visione…

 

 

L’uomo moderno possiede ogni cosa per vivere, ma nessuna ragione per cui vivere.

Se si preme un pulsante si parla con amici che stanno dall’altra parte dell’emisfero. Con il telefono l’Australia ed Hong Kong sono vicine quanto due provincie di confine. Se si preme un altro pulsante chi possiede un’antenna sufficientemente potente è in grado di vedere perfino i programmi televisivi di New York e Honolulu. Premendo un tasto una lettera viene trasmessa via fax dall’altra parte del mondo in un periodo di tempo inferiore di quanto si impieghi a leggerla. I negozi esplodono di ogni genere di comodità per renderci la vita facile e piacevole da vivere.

La cosa strana è che comunque la vita per l’uomo di questo secolo è lontana dall’essere facile o piacevole. Talvolta fastfood e divertimenti non bastano a coloro che ricercano la felicità. Le macchine che l’uomo ha creato si fanno beffe di chi le usa. Quando l’uomo arriva al punto di aver perfezionato le sue capacità necessarie per maneggiare computer e wordprocessor, sopraggiunge inesorabilmente l’antica noia. Un istinto profondissimo gli sussurra di aver bisogno di trovare “qualcosa di nuovo” che tutte le scoperte moderne non possono soddisfare.

La società, se non ci stiamo sbagliando, è in uno stato di sgretolamento a dispetto della retorica politica che afferma l’esatto contrario. Nei luoghi in cui il matrimonio e la moralità stanno diventando perfino rari, dove la gente scarsamente legge e perfino pensa, dove i piaceri vengono carpiti a caso per alleviare la monotonia e la durezza della vita, dove l’amore vero – o la famiglia, o la speranza, o la religione sono virtualmente inesistenti – difficilmente si può dire che la gente vive. Anche i personaggi più istruiti del mondo moderno sembrano contenti di rimanere, almeno apparentemente, in una condizione vegetativa permanente.

La società moderna sta morendo in modo evidente. Fermatevi all’angolo di una via di qualunque città, leggete qualsiasi quotidiano, parlate con qualunque cittadino e scoprirete il timore che risiede nel cuore di ogni persona spirituale: “Io vivo in una valle di morte. Le persone che mi circondano benché vivano sono morte. La società moderna vive in un paradiso di empi”.

Salomone dichiarava che “Quando non c’è visione, il popolo è senza freno”, Proverbi 29:18. La condizione della società è perfettamente diagnosticata da quella breve frase. Le persone sono prive di visione, non hanno ideali che li stimolino e di conseguenza non hanno nulla per cui combattere, nulla a cui tendere, nulla per cui impegnarsi e nulla per cui sacrificarsi. La vita si è svuotata da ogni proposito poiché ha perso ogni significato vero. Il wordprocessor e la televisione non possono insegnare all’uomo ciò di cui ha principalmente bisogno. “Perché vivo? Chi mi ha messo qui? Chi è Dio? Cosa vuole che io sia o faccia? Cosa mi accadrà alla fine dei miei giorni?”

La storia del mondo dell’ultimo secolo è l’immagine di distruttori di visione che hanno mandato in frantumi quella su cui un tempo la nostra civiltà si basava (il riferimento è alla storia inglese. N.d.T.). Charles Darwin era uno di questi pionieri. Faceva parte dello schieramento di prima linea atto ad annientare la grande visione di un Dio Creatore di tutte le cose e sovrano su tutto con sapienza, potenza ed amore. A Darwin succedettero uomini come Herbert Spencer e Thomas Huxley i quali non ebbero fiducia in nulla in cui Dio disse, ma solo in coloro che possedendo un animo agnostico ed umanista, operarono per rimpiazzare la “visione celeste” dei nostri padri con il materialismo odierno.

L’illusione dell’epoca Vittoriana di una umanità che si sarebbe andata sempre più migliorando è andata in frantumi dall’esplosione della Prima Guerra Mondiale. La visione umanista di un domani migliore, non proveniente da Dio, ma dalle forze impersonali della “Natura”, ricevette il colpo mortale quando i soldati ritornarono dalle trincee raccontandoci storie sul fango, sulle mitragliatrici e sul massacro avvenuto al confine nel nord della Francia. Poi sopraggiunse l’epoca squallida dei “Poeti Moderni”. Costoro erano gli araldi di un pessimismo privo di visione del nostro secolo; sebbene conservassero la mente secolare degli umanisti Vittoriani aggiunsero al loro sogno i colori ottenebrati della disperazione: “Per quale motivo andare in chiesa ad adorare un Dio che permette agli uomini di morire in un mare di fanghiglia e pallottole?”

Negli anni ’20 e ’30 la gente voltò le spalle alla religione dei loro padri: “Dio ci ha deluso. Gli intellettuali non credono più nella Bibbia per la quale i nostri padri vissero. Andare in chiesa significa perpetuare la delusione di una antichità ignorante”.

Negli anni ’40 e ’50 le chiese iniziarono a sentire gli effetti di questo allontanamento progressivo dall’evangelo. Il popolo allora definì il Cristianesimo “fuori moda”. La visione di Dio e del suo Vangelo divenne debole ovunque, era il periodo del cinema e Hollywood fece la sua parte. Uomini fedeli rimasero aggrappati alla Bibbia mentre la massa della gente andava in una direzione opposta.

La generazione che visse gli anni della Seconda Guerra Mondiale credette fermamente che i “loro figli avrebbero fatto delle cose buone”. Ciò significava ricevere una buona istruzione, molti più soldi, libertà e felicità rispetto alla generazione precedente. Come risultato la gioventù che sorse nel periodo successivo alla guerra provvedette allo sviluppo del materialismo. Parlando in generale, la gente di questo periodo “non è mai stata così bene”, tuttavia l’affluenza del materialismo lasciò quella generazione in uno stato di degrado morale e spirituale. Negli anni ’60 la vecchia moralità, residuo del protestantesimo del passato, si disgregò sotto la pressione della concupiscenza dell’uomo per godere di quelle passioni di cui gli uomini un tempo giustamente si vergognavano.

Gli anni ’60 testimoniarono un balzo quantitativo dalla decenza alla decadenza nell’ambito della morale. L’Occidente adottò un modello veritiero solo nella sua sembianza esteriore e ora i diritti di Dio sulle coscienze degli uomini venivano rigettati senza vergogna; al loro posto venne affermato che era l’uomo ad avere ogni forma di diritto. Questo fu la goccia che fece traboccare il vaso. “Una “nuova moralità” stava emergendo in ogni luogo. Si dichiarava: “gli uomini hanno i loro diritti” e anche le donne scoprirono di possederne.

Era l’epoca nostalgica della “musica pop”. Gli artisti erano molto giovani, non avevano tempo per Gesù Cristo e non avevano nemmeno timore di confessarlo. Coloro che continuarono a credere in Dio o che seguirono gli esempi delle Scritture furono “squadrati” e presumo si sentissero disadattati in quel mondo impavido ed amorale. Ci si sentiva bene ad essere persone vive (a condizione di essere giovani e di poter godere della nuova libertà che stava annientando tutte le vecchie barriere). Non esisteva più nessun crimine eccetto quello di essere una persona all’antica e moralista. Chiunque si ubriacava, ballava e faceva uso di droghe.

Il peccato (termine non molto diffuso durante quel periodo) è un mostro che giace davanti alla porta. Non passa molto da quando l’uomo abbandona le vie di Dio e diventa una tragica vittima dei nuovi piaceri da poco inventati. Una malattia senza precedenti oggi sta colpendo l’umanità e coloro che hanno giocato con il fuoco si sono scottati le dita. Così è accaduto quando proprio nel momento in cui “il nulla” e “l’ogni cosa” si mischiavano insieme in un’orgia di piacere. La nostra triste società priva di visione scoprì allora che il piacere che ricerca cose nel posto sbagliato è un scorpione il cui pungiglione è ancora nella coda. Tutte le risorse delle nazioni ricche non hanno potuto trovare una soluzione alla nuova forma di morte che porta un ragazzo forte e in salute ad essere un’ombra vivente, vulnerabile ad ogni virus. La visione di un piacere illimitato si è tradotto in un incubo.

Conoscere se la nostra società triste, priva di visione e profondamente perduta stia sprofondando ancora di più nel pantano prima che gridi a Dio per ricevere soccorso non è nelle nostre capacità. Noi speriamo con tutto il cuore che non cada più in basso. Rabbrividiremmo al pensiero di quale società diventerebbe se la mano di Dio dovesse permetterle di slittare ancora più lontana dalla luce dalla verità della Bibbia nelle tenebre più profonde.

Ciò che vediamo e conosciamo attorno a noi è già sufficientemente doloroso per la mente del cristiano. Con estrema gratitudine noi ringraziamo Dio che l’apostasia non è totale, l’eclissi del Vangelo non è completa e l’abbandonarsi al peccato non è universale. Ma l’immagine deve sicuramente essere squallida se le nostre nazioni non riceveranno la grazia di avere la visione che un tempo le resero grandi per la misericordia di Dio.

Non esiste via di fuga se non dall’antica visione che la Parola di Dio ci pone di fronte: Dio sul trono; l’uomo bisognoso di un vangelo di misericordia; Cristo un salvatore pieno di amore e vivente pronto a “portare la salvezza fino alle estremità della terra” a coloro che credono a Lui per fede. Questa è la visione che innalza gli uomini e le nazioni per compiere gesta degne di essere ricordate. Questa fu la visione di Lutero quando affrontò a Worms un mondo minaccioso. Questa fu la visione di Calvino che lo preservò da un tranquillo isolamento accademico e che gli infuse coraggio per affrontare mille malattie a Ginevra. Questa fu la visione che costrinse i martiri di Oxford, Latimer e Ridley, ad “accendere la loro candela” nella Riforma dell’Inghilterra. La stessa visione la ritroviamo davanti agli occhi di quegli impavidi Padri Fondatori che salparono nel 1620 verso il New England. Essa guidò W. Carey in India, Livingstone in Africa, Judson in Birmania… ed un esercito di molti altri ai confini remoti della terra.

Senza questa visione dell’Evangelo le nazioni periscono! Quando la società perde o qualcun altro rigetta la verità del Vangelo si scivola indietro nei vizi che fecero cadere in disgrazia il mondo antico prima del Diluvio e che fecero cadere dal cielo il fuoco di Dio sopra Sodoma e Gomorra. Cristo disse che se quelle società avessero conosciuto ed amato il Vangelo sarebbero sopravvissute fino ad oggi (Matt 11:23). La visione che proviene dal Vangelo è ciò che integra la società, dà coesione, unità e motivazione. La nazione che adora Dio nella verità cammina correttamente, vince i nemici, diffonde il suo profumo in ogni angolo della terra, pone il suo marchio nella storia per sempre e per il bene.

La visione nobile è quella che indirizza i peccatori alla Croce di Cristo e promette pace con Dio per mezzo del sangue di Gesù. Un tempo questa visione si sparse con potenza nella mente degli uomini in tutta l’Europa e fu la luce di tutte le nazioni. Noi dobbiamo afferrare questa visione di nuovo, non solo in Europa ma in tutte le nazioni: Gesù è il Signore!

Solo fin a quando la società degli uomini e delle donne rimarrà tesa all’ascolto della Parola di Dio e modellerà la sua vita in conformità alle Scritture, ravvedendosi dal peccato e avendo fede in Cristo, sarà al sicuro. Potrebbe essere che venga chiamata “primitiva” o “all’antica” o “fuori moda” ma non mancherà dell’aiuto dall’alto: “Egli abiterà in luoghi elevati, le rocche fortificate saranno il suo rifugio; il suo pane gli sarà dato, la sua acqua gli sarà assicurata”. Questi favori gli sono concessi in quanto “gli occhi tuoi ammireranno il re (Cristo) nella sua bellezza, contempleranno il paese, che si estende lontano” Isaia 33:16-17.

Forse mai nella nostra storia abbiamo avuto così bisogno di ricordare le parole di Salomone: “Quando non c’è visione, il popolo è senza freno” (Proverbi 29:18). Non c’è bisogno di un dono profetico per comprendere che la società moderna è profondamente malata. Non c’è un rimedio semplice che possa ridonarci la via della salute e della guarigione. Un rimpasto dei ministri di governo non può farlo, nemmeno un nuovo disegno dei confini della nazione, né l’introduzione di nuove leggi – benché alcune nuove leggi (o ancor meglio, alcune delle vecchie leggi) siano auspicabili. La verità è che la visione di Dio e di Cristo è scomparsa quasi completamente da coloro che ci governano e se non saremo vigili potrebbe scomparire anche dalle nostre chiese.

La nostra società è drogata e avvelenata dall’ateismo, dallo scetticismo, dall’umanesimo, dal modernismo, dal post-modernismo e dal nichilismo. Gli uomini non riescono a vivere in questa società senza essere soffocati e repressi. C’è bisogno di “aria pulita”: mettiamo l’ossigeno della verità e la fede pura nelle case dell’uomo e viviamo! Tutta la nazione, dal palazzo alla casa del povero, ha bisogno di aria ed idee fresche per respirare.

E’ giunto il tempo di togliere il vecchio ed annunciare l’arrivo del nuovo. A tutti coloro che hanno orecchi da udire noi diciamo: smettiamola con la vecchia irreligiosità e superstizione ed annunciamo l’arrivo del vangelo di Cristo. Facciamo in modo che la società oda in un linguaggio molto chiaro che Dio è pronto a perdonare ogni peccato ed ogni bestemmia, che il paradiso e la gloria sono offerte a tutti coloro che si ravvedono e vengono a Cristo.

C’è un nuovo millennio che sta per sorgere davanti a noi. È giunto il tempo di abbandonare i vecchi sentieri privi di visione che hanno condotto la civiltà fino a questa situazione. La vera visione è quella che ci mostra l’Agnello sul trono e tutto l’esercito celeste che lo corona di molte corone.

La visione nobile è quella che indirizza i peccatori alla Croce di Cristo e promette pace con Dio per mezzo del sangue di Gesù. Un tempo questa visione si sparse con potenza nella mente degli uomini in tutta l’Europa e fu la luce di tutte le nazioni. Noi dobbiamo afferrare questa visione di nuovo, non solo in Europa ma in tutte le nazioni: Gesù è il Signore!

Benedetto colui che Dio farà sorgere per predicare con grande potenza al nuovo millennio e che annuncerà agli uomini la grazia e l’amore del Salvatore. Nel frattempo, benedetti siano coloro che perseverano in questo compito nel giorno nebuloso. Al termine, sia i seminatori sia i mietitori nell’opera del vangelo gioiranno insieme (Giov. 4:36). Dopo tutto, solo la visione data dal vangelo è la verità.

 

Tematiche: Cristianesimo, Vangelo, Verità, Vita Cristiana

Maurice Roberts

Maurice Roberts

 

Dopo aver insegnato latino e greco nelle scuole secondarie scozzesi, ha studiato teologia al Free Church of Scotland College di Edimburgo. Fu ministro della Ayr Free Church of Scotland dal 1974 al 1994, e poi della Congregazione dei Greyfriars, Inverness, dal 2000 una congregazione della Free Church of Scotland (Continuing).

È stato redattore della rivista The Banner of Truth dal 1988 al 2003 ed è autore di diversi libri

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