Qui noi stiamo – Giorno 24 – L’inchiostro
Robert Estienne 1503-1559
Il frontespizio dell’edizione del 1559 dell’Istituzione della religione cristiana di Giovanni Calvino reca l’emblema del suo stampatore ginevrino: un ulivo privato di alcuni rami. I rami recisi sono raffigurati mentre cadono, circondati dal motto Noli altum sapere, ovvero “Non essere arrogante”. L’albero presenta inoltre delle fasciature nei punti in cui sono stati innestati altri rami.
Una versione precedente di questo emblema, presente nel Thesaurus Latinæ linguæ del 1531, aggiungeva la frase sed time, “ma temi”. La figura maschile nell’incisione potrebbe rappresentare l’apostolo Paolo, autore di tali parole nella Lettera ai Romani (11,19-20). D’altro canto, le pietre attorno ai piedi dell’uomo suggeriscono che la figura possa anche essere Stefano, la cui predicazione incisiva e il cui martirio sono narrati negli Atti degli Apostoli (capitolo 7).
La combinazione di queste due allusioni bibliche è significativa, poiché l’emblema apparteneva al tipografo, stampatore e studioso Robert Estienne, noto anche come “Robertus Stephanus”. La vita e la carriera di Estienne rifletterono molti degli aspetti salienti della Riforma.
Il tipografo reale
Estienne non fu solo un importante stampatore nel continente europeo tra l’inizio e la metà del XVI secolo, ma anche uno studioso della Bibbia e della letteratura classica. Durante il suo lavoro a Parigi sotto il regno di Francesco I, la sua abilità fu tale da valergli la nomina a “Tipografo reale”: stampatore del re per l’ebraico e il latino nel 1539, e successivamente per il greco nel 1542.
Il re di Francia comprendeva appieno il nuovo impulso umanistico verso lo studio dei testi antichi. Estienne scrisse: “Lungi dal negare a chiunque le opere degli antichi scrittori — che egli ha procurato dall’Italia e dalla Grecia a costi ingenti e davvero regali — intende metterle a disposizione e al servizio di tutti gli uomini”.
Durante gli anni trascorsi in Francia, Estienne compilò e stampò numerose opere di carattere linguistico: un manuale di greco, un dizionario latino-francese e il Thesaurus linguæ latinæ. Avviò inoltre la realizzazione dell’importante Thesaurus linguæ graecæ, destinato a diventare un punto di riferimento per la lessicografia greca, e di conseguenza biblica, almeno fino al XIX secolo.
Ritorno alle fonti
Come per molti studiosi dell’epoca della Riforma, l’amore di Estienne per la letteratura classica antica andava di pari passo con l’attenzione rivolta alla Bibbia, sia nella traduzione latina della Vulgata che nelle versioni originali ebraiche e greche. Stampò due volte l’Antico Testamento in ebraico e le sue numerose edizioni del Nuovo Testamento in greco esercitarono una grande influenza, rivelandosi preziose per l’opera teologica della Riforma.
Fu Estienne a ideare il sistema definitivo, e tuttora insuperato, di suddivisione e numerazione dei versetti presente nelle nostre Bibbie. La celebre Editio Regia del 1550 rappresenta un capolavoro di erudizione, arte e perizia tecnica: fu il primo Nuovo Testamento greco a includere un apparato critico che segnalava le varianti di lettura, varianti che Estienne aveva individuato nei quindici manoscritti da lui consultati. Proprio questa edizione, caratterizzata dagli splendidi caratteri greci incisi da Claude Garamond, divenne la base per la Bibbia di Ginevra in lingua inglese e per lo studio delle Scritture nei secoli a venire.
Nel 1550, Estienne aveva già stampato a Parigi numerose edizioni della Vulgata latina; tuttavia, la sua attività di studioso lo aveva spinto a muoversi “in due direzioni” a partire da quel testo ufficialmente approvato dalla Chiesa: all’indietro, “oltre la traduzione, verso i testi originali”, e in avanti, verso spiegazioni più complete e accurate destinate al “lettore comune di buona cultura”, le quali “non potevano non sconfinare nel campo dell’esegesi” (Robert Estienne, Royal Printer, 76-78).
Nell’edizione del 1545, egli inserì sia una serie di note marginali non autorizzate, (che discutevano la legittimità della resa dei testi originali nella Vulgata) sia una propria traduzione dei testi greci ed ebraici in una nuova versione latina, affiancata a quella della Vulgata. In ultima analisi, quest’opera attirò su di lui il sospetto di eresia e di adesione a “idee luterane”, costringendo Estienne a fuggire da Parigi per trovare rifugio a Ginevra nel 1550.
L’editore di Ginevra
A Ginevra, dove ormai sosteneva apertamente il movimento protestante, Estienne avviò la propria attività tipografica, divenendo lo stampatore per eccellenza della causa della Riforma. La sua Bibbia in francese del 1553 ribadiva l’enfasi della Riforma sulla lettura delle Scritture in lingua volgare da parte dei laici; inoltre, le sue edizioni dell’Istituzione della religione cristiana e dei commentari di Calvino, insieme ad altri scritti protestanti, sostennero il movimento in espansione nel suo desiderio di ascoltare chiaramente le Scritture e di lasciarsi guidare da esse.
L’edizione del 1559 dell’Istituzione rappresentò “la sintesi più completa della dottrina protestante durante la Riforma” (John Calvin’s Institutes, 219) e fu probabilmente l’opera più significativa scaturita da quel movimento, come dimostra il fatto che, entro il 1624, era già stata tradotta in altre sei (forse sette) lingue. L’edizione curata da Estienne, di agevole lettura e pregevole anche secondo gli standard odierni, contribuì in modo determinante alla crescita delle chiese riformate nel corso del XVI secolo.
Traduzione a cura di Emanuele Tosi
Questo articolo fa parte della serie “Qui noi stiamo“, per ricordare che cinque secoli fa, la coraggiosa presa di posizione di Martin Lutero diede il via alla Riforma, ma egli non era solo. La Riforma fu un movimento che vide protagonisti molti eroi, noti e ignoti, capaci di plasmare la storia.
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