Qui noi stiamo – Giorno 28 – Il professore pieno di gioia

Zacharius Ursinus 1534-1583

 

L’incipit del Catechismo di Heidelberg (1563) contiene una delle più solenni affermazioni di fede di tutta la storia cristiana:

 

D: Qual è il tuo unico conforto in vita e in morte?

R: Che io, con il corpo e con l’anima, sia in vita sia in morte, non sono mio, ma appartengo al mio fedele Salvatore Gesù Cristo.

 

Il Catechismo di Heidelberg fu opera di un gruppo di autori incaricati dall’Elettore tedesco Federico III, un devoto principe protestante vissuto durante i primi decenni della Riforma tedesca. Tra gli autori del catechismo spiccava la figura di Zacharius Ursinus, docente all’Università di Heidelberg.

 

Un riformatore umile

Ursinus fu allievo di Filippo Melantone, a sua volta uno dei principali discepoli del grande riformatore tedesco Martin Lutero. Lutero era morto nel 1546. Da giovane, negli anni Cinquanta del XVI secolo, Ursinus visitò molti dei principali centri della Riforma europea, incontrando, tra gli altri leader riformati di spicco, Giovanni Calvino a Ginevra.

In quell’epoca, i riformatori tedeschi erano profondamente divisi su questioni teologiche come la natura esatta della Cena del Signore. Quando, nel 1561, l’umile Ursinus fu chiamato a insegnare a Heidelberg, esclamò: “Oh, potessi rimanere nascosto in un angolo!”. Tuttavia, Dio stava chiamando Ursinus a Heidelberg affinché contribuisse a consolidare l’eredità della Riforma.

 

Il consolatore di Heidelberg

Il Catechismo di Heidelberg fu pubblicato in forma anonima, ma oggi la maggior parte degli studiosi riconosce a Ursinus un ruolo di primo piano nella sua stesura. L’enfasi posta sulla dottrina calvinista ne fece uno dei catechismi più influenti dell’epoca della Riforma.

Il Catechismo di Heidelberg fu rapidamente tradotto in diverse altre lingue, tra cui l’inglese nel 1572. Nel mondo anglofono, fu superato in notorietà soltanto dalla Confessione di fede di Westminster, redatta in Inghilterra nel secolo successivo. Uno dei motivi del grande successo del Catechismo di Heidelberg risiede nell’uso di un linguaggio volto a unire su questioni controverse, come quelle relative alla Cena del Signore; Ursinus, infatti, non voleva esacerbare ulteriormente le divisioni tra i protestanti. In linea con le convinzioni calviniste di Ursinus, tuttavia, il catechismo dipinge un quadro cupo della condizione umana al di fuori di Cristo. Nella domanda e risposta n. 5 del catechismo, Ursinus afferma (basandosi su numerosi riferimenti biblici a sostegno) che siamo “per natura inclini” a odiare Dio e il prossimo. La domanda n. 8 chiede se siamo “tanto corrotti da essere del tutto incapaci di alcun bene”. Ursinus risponde di sì: siamo corrotti a tal punto, “a meno che non nasciamo di nuovo per lo Spirito di Dio”.

Di contro, una vita redenta da Dio è caratterizzata da santità, appagamento e una gioia indicibile che dura in eterno. Il conforto racchiuso nella prima domanda deriva dalla comprensione della grande profondità del nostro peccato, della grande liberazione che Cristo offre dalla “miseria” e dall’ira che dobbiamo affrontare a causa di quel peccato, e della profonda gratitudine verso Dio che scaturisce dalla consapevolezza della nostra salvezza. Ursinus spiega che la nostra “nuova natura” in Cristo consiste in una “gioia sincera in Dio per mezzo di Cristo, e nell’amore e nel piacere di vivere secondo la volontà di Dio compiendo buone opere”. Per Ursinus, la gioia nella redenzione è il fondamento di una vita santa.

 

Un’eredità di gioia

Nonostante gli sforzi di Ursinus per unificare le fazioni protestanti in conflitto, il successore di Federico III rimosse lui e altri professori calvinisti dalla facoltà di Heidelberg negli anni Settanta del XVI secolo. Ursinus trovò impiego presso un’accademia riformata non lontano da Heidelberg. Morì nel 1583, all’età di 48 anni.

Attraverso il Catechismo di Heidelberg e le ampie lezioni pubblicate a difesa della teologia che ne è alla base, Ursinus ha lasciato un ricco patrimonio di insegnamenti biblici per le future generazioni di credenti. Gli insegnamenti di Ursinus continuano a ispirare grande gioia ancora oggi, non da ultimo grazie alla grande opera che Dio ha compiuto attraverso di lui e l’intera schiera dei Riformatori. 

 

Traduzione a cura di Emanuele Tosi

 

Questo articolo fa parte della serie “Qui noi stiamo“, per ricordare che cinque secoli fa, la coraggiosa presa di posizione di Martin Lutero diede il via alla Riforma, ma egli non era solo. La Riforma fu un movimento che vide protagonisti molti eroi, noti e ignoti, capaci di plasmare la storia.
Ogni giorno del mese di ottobre 2026 Coram Deo pubblica una nuova tappa di questo meraviglioso viaggio alla scoperta degli eroi della Riforma e delle loro vite. Se vuoi ricevere l’articolo direttamente nella tua casella di posta, iscriviti alla nostra newsletter: Coram Deo newsletter

Tematiche: Qui noi stiamo - I riformatori

Thomas S. Kidd

Thomas S. Kidd

(@ThomasSKidd) è professore di ricerca di storia della Chiesa presso il Midwestern Baptist Theological Seminary e autore di libri tra cui Thomas Jefferson: A Biography of Spirit and Flesh (Yale University Press, 2022).

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