Sappiamo che stanno uccidendo bambini — Tutti noi lo sappiamo!

Un principio biblico di giustizia è che più ci rendiamo conto che la nostra azione è sbagliata, più siamo colpevoli e più meritevoli della punizione (Luca 12:47–48).

Il punto di questo articolo è che, quando si parla di aborto, sappiamo cosa stiamo facendo — tutti lo sanno. Stiamo uccidendo bambini!

Questo lo sanno sia quelli a favore di questa scelta, sia quelli a favore della vita.

 

Ma prima di dimostrarvelo, vorrei chiarire cosa fece la Corte Suprema 45 anni fa. Nella sentenza Roe contro Wade, la Corte Suprema in effetti rese l’aborto su richiesta intoccabile per legge. Il modo in cui questo fu fatto avvenne in due passaggi.

 

Un passaggio fu quello di dire che le leggi non possono impedire l’aborto, anche durante tutti i nove mesi, se l’aborto è per “preservare la vita o la salute della madre”. L’altro passaggio fu definire come salute “tutti i fattori – fisico, emotivo, psicologico, familiare e l’età della donna – rilevanti per il benessere del paziente”.

 

Quando i feti sono voluti, vengono trattati come bambini e pazienti.
Quando non sono voluti, non sono bambini

 

Per 40 anni questo ha significato che ogni “stress percepito” è un motivo legale per sopprimere il bambino. Negli Stati Uniti abbiamo ucciso oltre 50 milioni di bambini (in Italia il Ministero della Salute ha reso noto che ci sono stati 87.639 aborti volontari nel 2015, cioè 185 decessi ogni 1.000 abitanti, n.d.e.). E ciò che rende maggiore la nostra colpa come nazione è che sappiamo ciò che stiamo facendo.

Ecco la dimostrazione che sappiamo che stiamo uccidendo bambini.

 

  1. Un breve racconto, gli abortisti ammetteranno che stanno uccidendo bambini.

Molti dicono semplicemente che è il minore dei due mali. Una volta andai a pranzo con un abortista, pronto a dargli dieci motivi per cui i non nati sono esseri umani. Mi fermò e disse: “Lo so. Stiamo uccidendo bambini”. Rimasi stupefatto. Disse: “È semplicemente una questione di giustizia per le donne. Sarebbe un male più grande negare alle donne lo stesso diritto alla libertà riproduttiva.”

Il che significa che le donne non dovrebbero essere ingombrate dalle conseguenze di una gravidanza non pianificata ne più ne meno degli uomini. Quella stessa libertà dal peso di portare figli indesiderati è la base per l’aborto che il Presidente Obama ripetutamente menzionava in pubblico quando parlava della parità di diritti per le donne. Sappiamo cosa significa. Stiamo uccidendo bambini.

 

  1. Gli Stati trattano l’uccisione del feto come omicidio.

Sappiamo cosa stiamo facendo, perché 38 stati americani (incluso il Minnesota) considerano l’uccisione di un bambino non ancora nato come una forma di omicidio. Hanno le cosiddette “leggi sull’omicidio fetale”.

È illegale prendere la vita del non-nato se la madre vuole il bambino, ma è legale prenderla se lei non lo vuole. Nel primo caso la legge tratta il feto come un essere umano con diritti; nel secondo caso la legge tratta il feto come non umano senza diritti.

L’umanità è quindi definita dal desiderio del più forte. Potere è diritto. Respingiamo questo diritto di definire la personalità nel caso dell’antisemitismo nazista, della schiavitù confederata basata sulla razza e dei gulag sovietici. Quando definiamo l’umanità del non nato dalla volontà dei potenti, sappiamo quello che stiamo facendo.

 

  1. La chirurgia fetale tratta i nascituri come bambini e pazienti.

Lo specialista in gravidanza ad alto rischio, dott. Steve Calvin, in una lettera di alcuni anni fa all’Arizona Daily Star, scrisse: “C’è una inevitabile schizofrenia nell’abortire un feto perfettamente normale di 22 settimane mentre allo stesso tempo nello stesso ospedale, si esegue un intervento intrauterino sul cugino”. Quando i feti sono voluti, vengono trattati come bambini e pazienti. Quando non sono voluti, non sono bambini. Sappiamo ciò che stiamo facendo.

 

  1. Essere piccoli non esclude la personalità.

L’altezza di un metro e ottanta di un figlio adolescente non gli dà più diritto alla vita di quanto ne possa avere la sorellina di 60 centimetri tra le braccia di sua madre. Sappiamo che la dimensione è moralmente irrilevante. 2 centimetri, 60 centimetri, un metro e ottanta – non importa. È moralmente irrilevante decidere chi dovrebbe essere protetto. Sappiamo cosa stiamo facendo uccidendo il più piccolo.

 

  1. Non avere un potere di ragionamento sviluppato non esclude la personalità.

Un bambino di un mese, allattato al seno della madre, non ha potere di ragionamento. Ma solo alcuni osano quindi sostenere che l’infanticidio è accettabile. La gran parte delle persone lo sa bene. Fuori e dentro l’utero il bambino non può ancora ragionare, ma, nonostante ciò, è una persona umana. Sappiamo ciò che stiamo facendo.

 

  1. Essere nel grembo materno non esclude la personalità umana.

Il luogo o l’ambiente non determinano il diritto alla vita. Scott Klusendorf chiede: “In che modo un semplice viaggio di sette pollici lungo il canale del parto trasforma improvvisamente la natura essenziale del feto da non-persona a persona?” Sappiamo ciò che stiamo facendo.

 

  1. Essere dipendente dalla mamma non esclude la personalità.

Noi consideriamo le persone con i respiratori o in dialisi come esseri umani. Il nascituro non si può interdire dall’essere umano perché dipende dalla madre per il cibo e l’ossigeno. Anzi, noi operiamo secondo il principio esattamente opposto: più un piccolo è dipendente da noi, più noi sentiamo la responsabilità di proteggerlo, non di meno. Sappiamo ciò che stiamo facendo.

(Le ultime quattro osservazioni, punti da 4 a 7, sono state riassunte da Scott Klusendorf con l’acronimo SLED: Dimensione, Livello di sviluppo, Ambiente, Grado di dipendenza (in inglese: Size, Level of development, Environment, Degree of dependence) — nessuno di questi è moralmente rilevante per la definizione di vita umana.)

 

  1. La composizione genetica degli esseri umani è unica.

Il corredo genetico di un essere umano è diverso da tutte le altre creature dal momento del concepimento. Il codice umano è completo e unico fin dall’inizio. Una volta questo non era noto. Ora lo sappiamo.

 

  1. Tutti gli organi sono presenti a otto settimane di gravidanza.

A otto settimane di gravidanza tutti gli organi sono presenti. Il cervello funziona, il cuore pompa, il fegato produce le cellule del sangue, il rene pulisce i fluidi, il dito ha un’impronta. Eppure quasi tutti gli aborti avvengono dopo questa data. Sappiamo ciò che stiamo facendo.

 

  1. Abbiamo visto le fotografie.

La meraviglia degli ultrasuoni ha dato una splendida finestra nell’utero che mostra il feto, ad esempio, a 8 settimane mentre succhia il pollice, reagisce ritirandosi se viene punto, risponde al suono. Guarda questo video di 4 minuti del feto in via di sviluppo. Sappiamo che sono bambini.

 

  1. Quando due diritti sono in conflitto, il valore più alto dovrebbe essere tutelato.

 

Conosciamo il principio di giustizia che quando due diritti legittimi entrano in conflitto, dovrebbe prevalere il diritto che tutela il valore più alto. Neghiamo il diritto di guidare a 160 km all’ora perché il valore della vita è maggiore del valore di essere in orario o del brivido che si prova. Il diritto del feto di non essere ucciso e il diritto di una donna di non essere incinta possono essere in contrasto. Ma non sono gli stessi diritti. Rimanere in vita è più prezioso e più basilare del non essere incinta. Sappiamo ciò che stiamo facendo quando uccidiamo un bambino.

 

 

Per i cristiani che credono nella Bibbia, potremmo aggiungere almeno altre dieci ragioni per cui sappiamo cosa accade con l’aborto e perché è sbagliato. Ma l’obiettivo qui è triplice:

  1. Miriamo a chiarire che non saremo in grado di difenderci con la scusa dell’ignoranza. Lo sapevamo. Tutti noi. È sorprendente quanto sia pertinente Proverbi 24:11–12 per la nostra attuale situazione sull’aborto: “Libera quelli che sono condotti a morte, e salva quelli che, vacillando, vanno al supplizio. Se dici: “Ma noi non ne sapevamo nulla!,” Colui che pesa i cuori non lo vede forse? Colui che veglia su di te non lo sa forse? E non renderà egli a ciascuno secondo le sue opere?”
  2. Puntiamo a consolidare la nostra convinzione di resistere a questo orribile male.
  3. Intendiamo intensificare la nostra preghiera e la nostra predicazione verso il rinnovamento dell’anima basato sul Vangelo nella nostra terra, perché la peccaminosa durezza del cuore, non l’innocente ignoranza, è alla base di questa carneficina.

 

 

(Traduzione a cura di Maddalena Bennardo)

Tematiche: Aborto, Famiglia, Matrimonio

John Piper

John Piper è fondatore di Desiring God e insegnante al Bethlehem College & Seminary. Per 33 anni ha servito come pastore della chiesa Bethlehem Baptist Church, Minneapolis, Minnesota. È autore di più di 50 libri, alcuni dei quali sono stati pubblicati anche dalla Casa Editrice Coram Deo

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