Vegliare e pregare

I cristiani spesso devono combattere contro la freddezza ed il torpore del loro cuore. A volte possono esserci motivazioni fisiche e anche mediche, comunque non si può mettere in dubbio che il torpore del primo mattino sia strettamente connesso al fatto che siamo creature decadute. Molti credenti, come conseguenza di fattori sia fisici sia spirituali, si ritrovano ogni giorno, dal punto di vista spirituale, a terra e hanno un gran da fare per risollevare la loro anima e portarla ad un livello di maggior freschezza e sensibilità. Ovviamente ci sono delle eccezioni, ma crediamo che questa sia l’esperienza di molti e forse della maggior parte di noi. Consapevoli che questo torpore quotidiano è la conseguenza del peccato, diciamo fermamente a noi stessi che non dobbiamo rimanere in questa condizione neppure per un giorno, ma dobbiamo decidere chiaramente ogni giorno di portare le nostre anime nella condizione più spirituale e più elevata possibile. Fallire ci condurrà sicuramente ad un intima “apostasia” ed alla perdita della potenza della grazia nei nostri cuori.

Perdurando questa situazione, saremo esposti a grandi tentazioni e ad una maggior tendenza ad oltrepassare i confini proibiti. Quando il fuoco si spegne lentamente, gli animali selvatici si avvicinano e, se il fuoco si spegnesse del tutto, essi tenterebbero di divorarci e distruggerci. Per questa ragione la Bibbia afferma: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa poiché da esso procedono le sorgenti della vita” (Prov. 4:23).

La nostra anima ha bisogno di armarsi e rivestirsi della “completa armatura di Dio”. Possiamo dire che l’anima deve essere rianimata ogni giorno come parte di una disciplina regolare e duratura. Ci sono persone a cui questo insegnamento elementare non è ben accetto e risulta noioso: “Dobbiamo ancora essere esortati alla preghiera e alla lettura biblica regolare e giornaliera? Non potremmo procedere oltre questo livello elementare di vita cristiana? Per i credenti maturi non esiste una disciplina più nobile che richiede meno impegno di quella che si chiama Meditazione Personale?” Crediamo che la risposta a queste domande sia NO.

Ecco le ragioni.

Per prima cosa, la forza che abbiamo come credenti è presa “in prestito” e deve essere applicata scrupolosamente ogni giorno. In secondo luogo, mentre esercitiamo questa buona disciplina, Dio opera unendo alla cura che ha per noi la forza che ci dà. Le tentazioni di un adulto sono sicuramente più grandi di quelle avute da bambini in Cristo. Terzo, leggiamo nelle Scritture che ogni caduta del popolo di Dio si manifestava più frequentemente durante la fase di maturità piuttosto che in quella corrispondente all’infanzia spirituale.

Un richiamo può confermarcelo: pensiamo a Noè, Abrahamo, Mosé, Davide, Salomone e Pietro. E’ esatto credere che Dio non debba mandare i suoi servi a combattere con delle armature scadenti, ma se siamo noi a dimenticarci di indossarle ogni giorno la colpa sarà soltanto nostra per le ferite riportate. La triste verità è che troppi cristiani trascurano la loro anima. Può darsi che lo facciano perché si sono illusi di aver raggiunto una situazione di sicurezza permanente e duratura, oppure perché immaginano che sia sufficiente trascorrere solo i primissimi anni di vita cristiana nella meditazione personale quotidiana, ma che in seguito questa sia una pratica ridicola ed adolescenziale. Oppure ne fanno a meno a causa dello stress della vita. Qualunque sia la motivazione, dobbiamo ammettere che centinaia e centinaia di credenti sono mancanti nel custodire la vecchia a buona abitudine della meditazione personale. Temiamo altresì che le famiglie dei credenti non dedicano del tempo alla lode e alla preghiera ogni giorno nelle loro case. Questo non dovrebbe accadere perché la linfa vitale della nostra anima risiede in queste buone abitudini.

Troviamo più scuse per trascurare la nostra anima di quanti siano i capelli che abbiamo in testa e le potenze delle tenebre compiono ogni sforzo per convincerci che ogni tentativo, ogni fatica e ogni duro lavoro non fanno parte del “sano e moderno cristianesimo”. L’esperienza e l’osservazione ci dicono comunque che quando si abbandona una buona abitudine anche solo per un po’ di tempo, è molto difficile riacquistarla. Fino a che i nostri cuori carnali si opporranno a tutti i doveri spirituali sarà per noi molte volte più facile rinunciare ai nostri appuntamenti quotidiani con Dio anziché ripristinarli dato che ormai ci hanno nauseato. Dobbiamo mantenere sempre viva una buona abitudine. Lasciate che passi un giorno senza pregare e sarà tanto più facile far passare una settimana senza pregare e poi un mese senza pregare…

L’errore e la follia consistono nell’abbandonare una buona abitudine anche per un solo giorno. Se poi l’abbiamo abbandonata del tutto e’ necessario ritornare sui nostri passi anche se ciò comporterà molta fatica.

“Ah ma…”, dice una voce, “noi non dovremmo pregare Dio forzatamente”. E’ vero, ma è meglio pregare sforzandosi che non pregare affatto. Se non riusciamo a pregare con fervore, dobbiamo comunque pregare anche se le ceneri sull’altare dei nostri cuori si sono raffreddate. Meglio eseguire un dovere con freddezza che non adempierlo del tutto. Dicendo ciò non neghiamo di pregare sempre con la fuoco dello Spirito che arde sull’altare della nostra anima, ma intendiamo che dobbiamo comunque dedicarci alla preghiera e alla lettura della Bibbia. L’impegno segreto con il Signore non è solo qualcosa che dobbiamo alla nostra anima, ma è qualcosa che dobbiamo a Dio, non è una cortesia, ma un dovere. Non pregare e non leggere la Bibbia non fa del male solo a noi stessi, ma è un peccato contro Dio e non sarebbe incoerente con ciò che conosciamo di Lui dalla sua Parola se dovesse punirci a causa della nostra dimenticanza di queste buone abitudini lasciandoci andare per un po’ sino a permetterci di cadere in una situazione di peccato preoccupante.

L’amore di Dio non promette infatti di trattenere i cristiani dal peccato se loro sono così folli da dimenticarsi del loro impegno segreto. Noi preghiamo tuttavia non solo perché dobbiamo, ma perché possiamo. I momenti di meditazione personale non sono solo puri doveri, ma santi ed alti privilegi. L’anima che trova una vera comunione con Dio nel segreto sa molto bene che nulla in questo mondo può essere paragonato a tale esperienza. Il problema è che noi non abbiamo sempre questo entusiasmo e, impariamo a pregare con minori aspettative finendo semplicemente col recitare delle preghiere. Se dobbiamo pregare con costanza per tutta la vita dobbiamo prendere piacere nella preghiera; nessuno riesce a fare a lungo qualcosa che non gli piace. Pregare senza entusiasmo significa “onorare con le labbra mentre il cuore è lontano da Dio” (Matt. 15:8).

Dovremmo riuscire a dedicare uno spazio della giornata, come Daniele, e forse più di uno, per inginocchiarci in segreto davanti al nostro Creatore. Questo è un principio su cui concordano tutti coloro che si professano credenti, ma lo osserviamo nella pratica quotidiana? La difficoltà che pare tutti avvertano nel nostro mondo moderno, sebbene non si ammetta, è questa: “Da dove prendo il tempo per pregare almeno mezz’ora ogni giorno?” La risposta è semplice: tutti troviamo il tempo per fare ciò che vogliamo, il problema è avere il desiderio di pregare. Ammetterlo è già un aiuto perché sottolinea qual è il nostro reale bisogno. La nostra malavoglia nel trascorrere del tempo con Dio mette tristemente in evidenza che siamo creature decadute e rovinate dal peccato e che necessitano profondamente di ottenere una fresca volontà di fare di Dio la nostra massima gioia. Se arriviamo a questo punto abbiamo il cielo in terra. Il problema sta principalmente nell’allontanare il mondo dal nostro cuore. Non c’è limite all’inventiva umana quando si cercano delle scuse per trascurare la preghiera personale.

A volte si preferirebbe morire anziché pregare, ma dobbiamo farlo e leggere la Bibbia ogni giorno, affinché Dio ci chiami più vicino a Lui. E’ un lavoro duro perché “la carne è debole” (Marco 14:38). Anche per i dodici apostoli era una cosa difficile, sebbene avessero pronunciato profezie in gran quantità e compiuto miracoli. Infatti potremmo dire che il compiere miracoli è “facile” se paragonato alla difficoltà di disciplinare i nostri cuori ad agire spiritualmente ogni giorno della nostra vita, abbassandoci costantemente alla sublime presenza di un Dio grande. E’ un errore pregare troppo velocemente o troppo a lungo Dio con i nostri elenchi di richieste. Dobbiamo iniziare concentrandoci sulla Persona di Dio, sforzandoci di dirigere i nostri pensieri alla percezione di ciò che Dio è: la sua essenza, la sua persona, i suoi attributi, la sua potenza e i suoi propositi. Il nostro Salvatore c’insegnò ad iniziare così le nostre preghiere: “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”.

Non dobbiamo credere di poter chiacchierare e rapportarci con Dio come con un nostro simile. Piuttosto dovremmo abbassarci notevolmente di fronte alla sua grande maestà. Iniziamo in questo modo: guardiamo al trono invisibile ed impegniamo le nostre emozioni e risorse nel realizzare che Dio è santo, iniziamo dall’immensità, purezza e santità di Dio. Rapportiamoci con il grande Re senza mai sentirci uguali a Lui. Lo stesso apostolo Giovanni che parlò spesso dell’amore di Dio, cadde come morto davanti alla gloria di Cristo risorto (Apoc. 1:17). Questo è la giusta partenza. Coloro che iniziano dal basso scopriranno che Dio li porterà in alto in preghiera per degustare il risultato di questo loro grande coraggio. Se vogliamo pregare correttamente dobbiamo conoscere bene la Bibbia. Ciò che conosciamo del Signore lo dobbiamo alla sua Parola e se il nostro atteggiamento nella preghiera si allontana da quello che è insegnato nella Bibbia ci dobbiamo correggere. Quando preghiamo pubblicamente, inoltre, non è positivo avere lunghe liste di soggetti. Quando preghiamo in segreto non abbiamo un pubblico, ma dobbiamo vigilare a non cadere in brutte abitudini.

1 Tess. 5:17 ci dice di non smettere mai di pregare, è quindi un compito quotidiano per il cristiano anche nei suoi impegni di ogni giorno. Dobbiamo pregare regolarmente per adempiere un dovere spirituale. Inoltre, grazie a Dio, mentre svolgiamo i vari impegni giornalieri possiamo rivolgere le nostre preghiere al cielo anche durante i compiti più materiali. Questo crediamo sia il senso del “non cessate mai di pregare”; non cioè lo scartare a priori un tempo prestabilito per la preghiera, ma il non smettere di pregare anche quando lasciamo la nostra stanza. Il cristiano non può cambiare la gran parte del male che lo affligge nel mondo, non può, anche se lo desidererebbe fortemente, cambiare la gran parte della legislazione moderna per poterla osservare, difendere i bambini mai nati, proteggere le donne e i bambini esposti alla violenza, fare giustizia verso coloro che si dedicano al male. Queste cose le farebbe se potesse, ma non ne ha il potere. Comunque il cristiano può e deve avere un grande peso per sorvegliare la sua stessa anima in questa epoca carnale ed incerta in cui gli uomini di buona volontà hanno difficoltà a restare fermi sul loro cammino. Non esiste nessuna novità o formula speciale per la sicurezza, non c’è nulla se non: “Vegliate e pregate”. Questo consiglio così semplice e famigliare è spesso ignorato a favore di esperienze moderne più entusiasmanti. Tutti coloro che arriveranno sicuramente al cielo sanno comunque che per quanto sia arduo perseverare, la preghiera personale di ogni giorno è qualcosa di essenziale.

 

 

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Tematiche: Preghiera

Maurice Roberts

Maurice Roberts

 

Dopo aver insegnato latino e greco nelle scuole secondarie scozzesi, ha studiato teologia al Free Church of Scotland College di Edimburgo. Fu ministro della Ayr Free Church of Scotland dal 1974 al 1994, e poi della Congregazione dei Greyfriars, Inverness, dal 2000 una congregazione della Free Church of Scotland (Continuing).

È stato redattore della rivista The Banner of Truth dal 1988 al 2003 ed è autore di diversi libri

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