Cinque cose che diedero coraggio agli Apostoli nel proclamare il Vangelo

 

 

 

Cambiamento Profondo

È difficile non amare la storia di Cenerentola, la povera e trascurata ragazza vestita di stracci che si trasforma improvvisamente in una splendida principessa al tocco della bacchetta magica della fata madrina. Il problema è che il cambiamento che viene offerto è solo superficiale. Quando giunge la mezzanotte, la carrozza è riconoscibile come una zucca e i cocchieri sono topi elegantemente vestiti e profumati. Non si è verificato alcun cambiamento duraturo e fondamentale.

 

Non è così con i cambiamenti che Gesù apporta alla vita. Gesù cambia le persone dall’interno verso l’esterno e, di conseguenza, i cambiamenti che apporta sono reali, sostanziali e duraturi. In Atti 3 vediamo il cambiamento radicale che la potenza di Gesù ha apportato nella vita dell’uomo storpio. Fin dalla nascita, non era in grado di camminare e, poiché era fisicamente imperfetto, era escluso dal tempio dove dimorava la presenza di Dio. Ora l’uomo non solo poteva camminare, ma anche correre, saltare e balzare alla lode di Dio (Atti 3:8). Forse ancora più sorprendente del cambiamento nell’uomo storpio è il cambiamento che si è verificato nei discepoli.

 

Nel giro di poche settimane, sono passati dall’essere un gruppo di individui terrorizzati, ammassati in una stanza al piano superiore per paura delle autorità (Giovanni 20:19) a uomini che camminavano per le strade di Gerusalemme e si presentavano di fronte alle autorità ebraiche, proclamando con coraggio il messaggio di Gesù Cristo a chiunque li ascoltasse. L’audacia è un tema chiave in Atti 4 (Atti 4:13, 29, 31). Pietro, in particolare, era passato dall’essere un codardo che negava persino di conoscere Gesù, quando fu affrontato nella casa del sommo sacerdote la notte prima della sua crocifissione (Luca 22:54-60), a un coraggioso testimone del potere esclusivo e unico di Gesù come Figlio messianico di Dio, unica fonte di vita, salute e pace in questo mondo. Fu un miracolo tanto straordinario e innegabile quanto la guarigione dell’uomo storpio.

 

Cosa diede agli apostoli il coraggio di annunciare un messaggio così impopolare? Atti 4 affronta le conseguenze della guarigione dell’uomo storpio. Ci mostra Pietro e Giovanni arrestati dalle autorità ebraiche e processati per le loro azioni, nello stesso momento in cui molte altre persone stavano credendo in Cristo vedendo lo storpio guarito e ascoltando la predicazione di Pietro. Questo capitolo degli Atti identifica diverse fonti della potente audacia degli apostoli, fonti che mettono alla prova la nostra generale riluttanza ed esitazione a parlare in nome di Cristo, soprattutto se pensiamo che le persone potrebbero offendersi o arrabbiarsi con noi per ciò che diciamo. Questo capitolo incoraggia anche ognuno di noi a trovare una nuova audacia nel parlare in nome di Gesù.

 

1 – Conoscenza personale di Gesù

In primo luogo, l’audacia degli apostoli deriva dalla loro esperienza personale di Gesù Cristo. Potrebbero essere “uomini comuni e senza istruzione”, ma sono stati con Gesù (Atti 4:13). Persino i nemici degli apostoli riconoscono che il tempo trascorso con Gesù era la fonte della loro fiducia.

 

La loro fiducia non derivava da anni di lettura di eruditi trattati teologici in seminario, ma dal tempo trascorso con Gesù. Questa è una verità estremamente importante da comprendere. Alcuni potrebbero aver dedicato parecchio tempo alla lettura di libri di teologia, mentre altri no, e qui si applica a entrambe le categorie.

 

Per coloro che hanno dedicato del tempo alla formazione teologica, c’è il rischio concreto che, quando parliamo agli altri di Gesù, rendiamo le cose troppo complicate. Mia moglie è un’evangelista molto più brava di me perché ha la capacità di andare dritta al nocciolo della questione: chi è Gesù? Alcuni di noi hanno bisogno di ricordare che le persone non si convertono in ultima analisi attraverso argomentazioni intellettuali, ma piuttosto quando lo Spirito Santo dona loro una nuova nascita e apre loro gli occhi su chi è Gesù.

 

D’altra parte, c’è anche un’applicazione per coloro che non hanno ricevuto alcuna formazione teologica. Forse siete tentati di lasciare che la vostra mancanza di conoscenza vi impedisca di parlare a nome di Gesù. Non lasciate che questa mancanza di formazione vi preoccupi; andate avanti e dite alla gente ciò che sapete di Gesù. Il fatto che Dio vi abbia fatto suoi e vi tenga al sicuro nella sua mano e che vi abbia dato una speranza e una gloriosa eredità in Cristo: tutto questo è già abbastanza drammatico!

 

Comunque, non ostentate la vostra ignoranza teologica come un segno di orgoglio. Ricordate che, anche se i discepoli non avevano ricevuto un’istruzione formale, erano stati con Gesù. Si erano dedicati per tre lunghi anni a stare con lui, ascoltando il suo insegnamento, osservandolo all’opera, studiandolo e imparando ai suoi piedi. Anche se non possiamo fisicamente andare in giro con Gesù, possiamo comunque sederci ai suoi piedi mentre leggiamo le Scritture e le studiamo, aiutandoci a vicenda ad applicare queste verità nei nostri cuori e nelle nostre vite. È così che possiamo stare con Gesù, anche oggi. E un segno di questo “essere con Gesù” dovrebbe essere la nostra audacia nel dichiarare la stessa verità agli altri intorno a noi.

 

2 – Riconoscere la sovranità di Dio sulla creazione

La successiva fonte dell’audacia degli apostoli deriva dal loro riconoscimento della sovranità di Dio. Gli apostoli ricordano a se stessi chi governa il mondo in cui vivono e traggono fiducia da questa consapevolezza. L’idea della sovranità di Dio è una dottrina che a volte crea confusione, ma in realtà è pratica nella sua applicazione. Dio è sovrano su tutta la creazione perché ha fatto i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi (Atti 4:24).

 

Se Dio è sovrano su tutta la creazione, è anche Lui che deve stabilire l’agenda delle nostre vite. È il nostro Re supremo e dobbiamo sottometterci a Lui. Pietro e Giovanni riconoscono questa verità nella loro risposta ai capi ebrei: “Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio. Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite” (Atti 4:19-20). In altre parole, riconoscono un’autorità superiore a quella dei leader politici e religiosi del loro tempo. E lo stesso deve valere per noi. Crediamo in ciò che crediamo di Dio e agiamo come cristiani perché Dio ha parlato nella sua Parola e dobbiamo obbedirgli, non perché i politici, la cultura o persino la chiesa ci dicono cosa fare.

 

3 – Il messaggio di Pietro e Giovanni

Va bene essere audaci, rafforzati dallo Spirito Santo, ma se vogliamo parlare con audacia in nome di Dio, è meglio essere sicuri di aver capito il messaggio. Le assurdità espresse con audacia non aiutano nessuno. Il messaggio di Pietro e Giovanni è davvero molto semplice, sebbene risultasse offensivo per la leadership religiosa dominante, sia allora che oggi. Gesù morì sulla croce, fu risuscitato dai morti, ora esercita un potente ministero qui sulla terra ed è l’unico mezzo di salvezza (Atti 4:10-12). Qui vediamo ancora una volta un tema assolutamente unico nel cristianesimo. Il messaggio di ogni altra religione enfatizza la vita e l’insegnamento del suo fondatore, ma il cristianesimo ruota attorno alla morte e alla resurrezione del suo fondatore.

 

Il cristianesimo è una religione esclusiva; Pietro afferma che “non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12). Ci sono altre religioni che hanno insegnamenti morali per certi versi molto simili a quelli di Gesù, quindi se la salvezza consistesse nel correggere la propria moralità, ci sarebbero potenzialmente molti modi per avvicinarsi a Dio. Tuttavia nessun’altra religione sotto il cielo proclama la morte e la resurrezione di Gesù come la nostra unica speranza: che non è l’insegnamento di Gesù a salvarci, ma la sua morte sacrificale e la sua resurrezione trionfale. Nella sua giustizia, egli ha mantenuto la legge in modo impeccabile al posto nostro, la sua morte sacrificale, con tutti i nostri peccati addossati a lui, ha pagato il debito che avevamo con il Dio sovrano dell’universo e la sua resurrezione ha dimostrato il fatto che Dio ha accettato il suo sacrificio al posto nostro come pagamento completo per i nostri peccati.

 

4 – Riconoscere la sovranità di Dio sulle nazioni

Comunque, c’è un altro aspetto nell’audacia degli apostoli: comprendevano che Dio non è solo sovrano sulla creazione e sulle nostre circostanze, ma sovrano su tutte le forze che gli si oppongono. Questo è il punto della citazione di Pietro del Salmo 2 in Atti 4:25-26. L’antico salmo prediceva che i poteri costituiti si sarebbero schierati contro il Signore e il suo Cristo (o “unto”). Gli apostoli riconobbero l’adempimento di quella profezia nella cospirazione di Erode e Ponzio Pilato – i re e i governanti – con i Gentili, le nazioni del Salmo 2. Ciò che è ancora più scioccante, tuttavia, è che ora “i popoli d’Israele” (Atti 4:27) si sono uniti alle nazioni ribelli del Salmo 2. Il popolo di Dio si è rivoltato contro di Lui.

 

Tuttavia lo scopo della citazione di Pietro non è semplicemente ricordarci che Dio ci ha mostrato in anticipo come sarà la vita per i suoi seguaci e che in questo mondo dovremmo quindi aspettarci molta tribolazione. No, il salmo prosegue anche dichiarando il divertimento di Dio per tutte queste meschine prese di posizione (Sl 2:4). Quando sarà pronto, le spazzerà via e insedierà il Re da lui scelto sul monte Sion (Sl 2:6). Citando il Salmo 118:22, Pietro dichiara: “Egli è ‘la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata, ed è divenuta la pietra angolare’” (Atti 4:11). Dio è assolutamente sovrano anche su coloro che gli si oppongono.

 

Il quadro scritturale della sovranità di Dio può anche incoraggiarci quando abbiamo paura del futuro, paura di ciò che potrebbe accaderci. Anche se dovesse accadere il peggio che possiamo immaginare, Pietro ci ricorda che il Dio sovrano, che ci ama e ha dato se stesso per noi, governa anche queste circostanze. Questo può darci il coraggio di parlare in suo nome, anche quando non siamo certi dell’accoglienza che le nostre parole riceveranno.

 

5 – Ripieni di Spirito Santo

C’è un altro elemento cruciale nell’audacia degli apostoli: dopo la preghiera, il luogo in cui si sono riuniti trema e tutti sono pieni di Spirito Santo e proclamano la parola di Dio con franchezza (Atti 4:31). Non sono solo Pietro e Giovanni ad essere pieni di Spirito Santo e a parlare con franchezza: sono tutti pieni di Spirito Santo. C’è un collegamento fondamentale nel libro degli Atti tra l’essere pieni di Spirito Santo e il parlare con franchezza di Gesù Cristo. Lo abbiamo già visto in 2:4: “Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi”.

 

Ovviamente, l’audacia non è l’unico risultato dell’essere ripieni di Spirito. Ne conseguirà anche un’abbondanza dei frutti dello Spirito: amore, gioia, pace e così via. Tuttavia l’audacia è un risultato fondamentale: quando uomini e donne sono pieni di Spirito Santo, proclamano la parola di Dio con coraggio. Ciò significa che se vogliamo vedere la parola di Dio uscire da noi con potenza, dobbiamo pregare che Dio ci riempia del suo Spirito Santo affinché possiamo annunciare con coraggio e autorità il messaggio su Gesù Cristo che ci è stato affidato.

 

Certo, la realtà per la maggior parte di noi è che non siamo minimamente audaci come dovremmo nel parlare di Gesù. Molti di noi si trasformano in zucche ogni volta che si presenta l’opportunità di condividere il Vangelo, invece di parlare con grande coraggio e chiarezza, come lo Spirito Santo ci dà le parole da dire. Ecco perché la sovranità assoluta di Dio nella salvezza dovrebbe essere di grande conforto per tutti noi. Dio non è ostacolato dalla nostra lentezza nel parlare per Lui. Il buon pastore radunerà tutte le sue pecore, e nessuna di loro si perderà a causa di qualcosa che non abbiamo detto o che abbiamo detto in modo imperfetto.

 

Eppure, allo stesso tempo, Gesù ci chiama, ci incarica e ci dà la forza di annunciare quella buona notizia per Lui con grande coraggio. Potresti finire per vedere persone convertite dalle tue parole; potresti finire in prigione. Non ci sono garanzie con Dio, se non queste: che Dio ha insediato il suo unto crocifisso ed esaltato, Gesù Cristo, come Re su tutte le nazioni e che nell’ultimo giorno, tutti coloro che sono suoi entreranno nella gloria: nessuno del suo popolo mancherà.

 

Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: Coraggiosi per fede – Fiducia a misura di Dio in un mondo post-cristiano

 

 

 

Tematiche: Incoraggiamento ed esortazione, Testimonianza

Iain M. Duguid

(PhD, Università di Cambridge) è professore di Antico Testamento e preside della formazione online presso il Westminster Theological Seminary. È autore di numerosi commentari e articoli, tra cui *Turning the World Upside Down*. Oltre all’attività accademica, opera da oltre trent’anni come pastore e fondatore di chiese, avendo avviato comunità in Inghilterra, California e Pennsylvania.

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