Comunicare l’amore
“Così, nel nostro grande affetto per voi, eravamo disposti a darvi non soltanto il vangelo di Dio,
ma anche le nostre proprie vite, tanto ci eravate diventati cari”.(1 Tessalonicesi 2:8)
Non c’è comunicazione d’amore più grande dell’annuncio del vangelo di Dio. Un tale amore rinuncia a benefici minori – essere ben considerati, soddisfare le aspettative altrui, possedere un titolo prestigioso, godere di una vita confortevole, e così via – per far conoscere la buona novella di Gesù. Non che queste benedizioni non ci siano date da Dio, ma non sono primarie.
Nota che Paolo e i suoi partner missionari cercavano di condividere tanto il vangelo quanto se stessi. Il vangelo è comunicato al meglio nell’ambito di un’amicizia affettuosa. Ma un’amicizia affettuosa non è la stessa cosa della comunicazione del vangelo. Nessuno proclama il vangelo in maniera passiva; esso dev’essere condiviso in modo attivo.
Così, vediamo che, mentre Paolo si sforzava di costruire relazioni solide, “lavorando notte e giorno, per non essere di peso a nessuno … [predicava] il vangelo di Dio” (1 Tessalonicesi 2:9). La parola “predicava” in questo versetto indica l’azione di un araldo, che dichiara ciò che gli viene dato da dire. Il compito di un araldo non è quello d’inventarsi le cose, di rispondere a tutti i bisogni sentiti di coloro che lo circondano, o di far sentire bene le persone… ma è quello di alzarsi e di parlare.
Se sei un credente del vangelo, sei un araldo del vangelo. L’unica domanda è: quanto sei efficace come araldo? Non possiamo sostituire il messaggio della croce, dato da Dio, con le nostre opinioni. Se ci lasciamo prendere dal desiderio d’impressionare gli altri, trascureremo rapidamente ciò che è più importante. Noi siamo destinati ad andare nella Sala del Trono del Re, a ricevere il suo messaggio, a entrare nelle nostre piccole sfere d’influenza e a condividere ciò che egli ha detto – niente di più, niente di meno. Come scrive John Stott: “Ogni autentico ministero cristiano comincia qui, con la convinzione che siamo stati chiamati a maneggiare la Parola di Dio come suoi custodi e araldi. Non dobbiamo accontentarci di «voci su Dio» come sostituto della «buona novella da parte di Dio»”.¹
Alcuni di noi, quindi, hanno bisogno di amare gli altri abbastanza da passare del tempo con loro, servendoli e dimostrando che siamo per loro, in modo da poterli amare condividendo con loro il vangelo dell’amore. Altri di noi, invece, devono usare le amicizie e le reti di cui già godono come ponti per il vangelo. Che aspetto avrà per te l’amore per gli altri attraverso il vangelo, nel luogo e tra le persone che Dio ti ha assegnato oggi? Qualunque sia la risposta, ricorda questo: non c’è modo migliore per amare e prendersi cura degli altri di quello di offrire loro la buona novella di Gesù Cristo.
—-
¹ The Message of 1 and 2 Thessalonians, The Bible Speaks Today (InterVarsity, 1991), p. 68.
Questo articolo è tratto da Verità per la vita, volume 2, di Alistair Begg, Ed. Coram Deo

Tematiche: Amore di Dio, Tratto dai nostri libri, Verità per la vita
© Coram Deo
Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.
