Creati per pulire i gabinetti

“Stiamo cercando volontari per il ministero …”.

Se siete stati in chiesa per un po’ di tempo, probabilmente avete avuto modo di udire una sorta di annuncio in cui si chiedeva aiuto per servire nella chiesa. Capiamo bene la ragione: le chiese hanno dei ministeri che richiedono volontari affinché un certo servizio venga svolto.

Ma avrete notato che le chiese spesso sembrano avere difficoltà a coprire quei servizi? Nelle chiese dove ho servito o che ho visitato, negli ultimi anni ho notato che alcune richieste non sembrano mai trovare dei volontari. Si fanno annunci perenni per cercare credenti disponibili ma quel vuoto non viene mai riempito.

Ci sono diversi motivi per tutto questo. Forse è dovuto alla programmazione: il calendario della chiesa è troppo zeppo e semplicemente non ci sono abbastanza membri per riempire tutti gli spazi vuoti.

O forse è un problema di reclutamento: la dipendenza dalla comunicazione elettronica è l’impedimento maggiore per reclutare maggiori aiutanti.

O forse ha a che fare con colui a cui viene fatta la richiesta; forse è l’egoismo.

 

 

Come lo avvertiamo

 

Quando udiamo la richiesta di aiuto e consideriamo effettivamente se possiamo dare una mano, in quale modo la accogliamo? Sulla base delle scuse che produciamo (me compreso) potremmo pensare a questo partendo da una prospettiva sbagliata.

Quando ci viene chiesto di servire, tendiamo a pensare: “Perché dovrei farlo io?”. E quando cominciamo a elaborare la domanda, ci ricordiamo che siamo già abbastanza occupati. Gli impegni attuali rendono impraticabile questo tipo di servizio. Ma chi di noi non è già troppo occupato? Seriamente! Cercate di pensare all’ultima persona che vi ha detto che non era occupata. Tutti sono impegnati o almeno tutti pensando di esserlo. È così facile ignorare bisogni come questo.

Penso che la linea di pensiero di chi sostiene “Perché dovrei io?” sia inutile. Inizia con noi al centro, piuttosto che con i bisogni degli altri membri della nostra famiglia della chiesa. Sicuramente ci possono essere ragioni legittime per cui non possiamo servire, ma temo che spesso ci accontentiamo rapidamente di scuse convenienti che ci assicurano il nostro conforto piuttosto che il nostro sacrificio.

 

 

Sicuramente ci possono essere ragioni legittime per cui non possiamo servire, ma temo che spesso ci accontentiamo rapidamente di scuse convenienti che ci assicurano il nostro conforto piuttosto che il nostro sacrificio.

 

 

Riformuliamo la domanda

 

E se riformattassimo la domanda? Che cosa succede se la richiesta di aiuto e di servizio non iniziasse con noi, ma con il bisogno? E se dicessimo: “Ma questo è un bisogno nella mia chiesa. Perché non io?”.

Invece di tentare di escludere te stesso dal servizio, cerca invece di valutare il bisogno e se è qualcosa che possiamo personalmente soddisfare.

Ricordiamoci che in primo luogo la ragione per cui facciamo parte della chiesa è perché Gesù ci ha servito. Fu Cristo infatti che disse: ” Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Marco 10:45). Il nostro coinvolgimento nella vita della chiesa è il risultato di qualcuno che era molto impegnato e molto più importante, che ha messo da parte i propri interessi e si è umiliato per servire coloro che non lo meritavano (Filip 2:5-11).

 

 

Il nostro coinvolgimento nella vita della chiesa è il risultato di qualcuno che era molto impegnato e molto più importante, che ha messo da parte i propri interessi e si è umiliato per servire coloro che non lo meritavano (Filip 2:5-11).

 

 

 

Tutto questo mi aiuta a ricordare anche che parte di ciò che dimostra la nostra nuova vita in Cristo sono le buone opere che facciamo quando serviamo Dio.

“Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo”. (Ef. 2:10)

Secondo Efesini, le buone opere erano ordinate da Dio. Dio non solo ha eletto sovranamente il suo popolo, ma ha anche preparato sovranamente le nostre opere buone. Il Signore ci ha affidato delle opere da compiere.

Armati anche di questa verità, ricordiamo che serviamo il Dio della provvidenza. Egli ci ha posto in una chiesa e ha posto questi bisogni davanti a noi e, così facendo, ci ha donato l’opportunità di compiere queste buone opere di servizio che Egli ha sovranamente preparato. Questo ci aiuta a valutare adeguatamente i bisogni da una prospettiva biblica piuttosto che egoistica.

Immaginate se i bisogni della chiesa andassero a ruba come i biglietti gratuiti per vedere giocare la squadra del cuore? Ci piace pensare alla gioia di partecipare a quell’evento. Ci piace vantarci della nostra squadra (e ci piace vederli vincere.) Eppure il servizio in chiesa si vanta in Cristo. Non possiamo pensare di falciare il prato, pulire i bagni, o servire nel ministero dei bambini in questo modo, ma così deve essere. Entriamo nella gioia di essere personalmente coinvolti nello svolgere quel servizio. Riflettiamo il carattere di Dio nel servizio per Cristo e per la sua chiesa.

 

Prendiamo al volo le opportunità di servire perché sono occasioni di vanto in Cristo.

Invece di pensare, perché io? Chiediamoci perché non io? Con il testo di Efesini 2 nella nostra mente, possiamo essere più inclini a servire Gesù con gioia e tutto il suo popolo.

 

 

Tematiche: Ministero, Servire

Erik Raymond

Erik Raymond
È pastore della Emmaus Bible Church in Omaha, Ne. Lui e sua moglie Christie hanno sei figli. Lo puoi seguire su Twitter.

© TheGospelCoalition, © Coram Deo

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