Dieci secondi dopo la morte

 

Lunedì abbiamo visto come amare bene un non credente in fin di vita, e oggi ci chiediamo cosa succede ad un credente quando muore. Siamo stati tutti ad un cimitero, con lo sguardo abbassato verso il mucchio di terra o all’erba nuova, chiedendoci:“È lì che sta solo dormendo, o è da tutt’altra parte?”. Se ti sei mai chiesto se i credenti stiano semplicemente “dormendo” nella loro tomba fino al ritorno di Cristo, o se vadano immediatamente alla presenza di Gesù, questa è una grande domanda. Per darci una risposta, dobbiamo conciliare 1 Tessalonicesi 4:16-17, il testo del rapimento, con la fiducia di Paolo nel fatto che l’anima torna immediatamente a casa dal Signore, come andremo a vedere nella nostra lettura in 2 Corinzi 5. Oggi su Chiedi al pastore John: “Dieci secondi dopo la morte”.

La domanda viene da Jessica: “Pastore John, sto studiando 1 Tessalonicesi 4 e, man mano che vado avanti, mi confondo sempre di più su cosa succeda ai credenti quando muoiono. Quando ho letto quel passaggio che dice che i morti in Cristo verranno prima risuscitati e poi incontreranno il Signore in cielo, sembra che i credenti già morti vedranno Gesù solo alla Sua seconda venuta. Forse le loro anime stanno solo dormendo, o stanno aspettando da qualche parte fino al momento della risurrezione, ed è in quel momento che incontreranno per la prima volta Cristo faccia a faccia? Ma mi è sempre stato insegnato che quando i cristiani muoiono, vanno subito da Gesù. Quindi, qual è giusta tra le due? Grazie!” Ecco come ha risposto il pastore John a questa stessa domanda nel 2018.

La ragione per cui questa sia una domanda eccellente è che 1 Tessalonicesi 4:16-17 dice che i credenti che sono morti verranno risuscitati e, in quel senso, incontreranno il Signore alla Sua seconda venuta piuttosto che subito dopo la loro morte.

Suona in questo modo, ma sono certo che non sia ciò che intendeva Paolo, e proverò a mostrarne il perché. Penso che sia chiaro, da due passaggi della Scrittura, di cosa fosse certo Paolo: quando lui e altri credenti sarebbero morti, sarebbero immediatamente andati alla presenza del Signore Gesù e l’avrebbero visto in quel momento.

 

A casa

Prima, osserva 2 Corinzi 5:6-8:

“Siamo dunque sempre pieni di fiducia e sappiamo che, mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore.”

Queste sono le due alternative che Paolo vede: posso essere qui nel mio corpo – in un senso, lontano dall’ essere a casa con il Signore – oppure posso morire, ed essere a casa con il Signore. Ora guarda il versetto 9: “Che abitiamo nel corpo o assenti” – sia che siamo con Lui, sia che siamo qui – “ci sforziamo di piacergli”.

Paolo non concepì un momento in cui il corpo muore e noi non siamo a casa dal Signore. Morire significa perdere il corpo temporaneamente ed andare a casa dal Signore. Questa non è la sua prima scelta, ed è una delle cose che potremmo correggere ai funerali: non vogliamo dare l’impressione che, l’essere a casa con il Signore, privati del corpo, sia la prima scelta apostolica, ma la sua prima scelta è che il Signore Gesù venga prima della sua morte, e rivesta il suo corpo con la vita eterna.

Ma dice anche che, se moriamo, è meglio. Quindi, la sua terza scelta è stare qui, e lavorare; la sua seconda scelta è andarsene e stare con Gesù senza il suo corpo; e la sua prima scelta è questa: “Vieni, Signore Gesù, e dammi un corpo nuovo cosicché io non debba mai esserne privato.”

 

Partire o rimanere?

L’altro passaggio è Filippesi 1:22-24:

“Ma se il vivere nella carne porta frutto all’opera mia, non saprei cosa preferire. Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio; ma, dall’altra, il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi.”

Ora, queste sono le due possibilità per Paolo, e una di queste non era morire e avere l’anima che riposa addormentata nella tomba. Quella non era la scelta, morire e avere l’anima nella tomba che dorme fino alla seconda venuta. No.

Le due possibilità erano continuare a vivere qui o partire ed essere con Cristo (il che è molto, molto meglio). Concludo che Paolo non aveva dubbi sul fatto di essere unito a Cristo con gioia consapevole, per fede, in questa vita, e che non sarebbero mai stati separati dalla morte; e quando avrebbe lasciato il suo corpo, quando avrebbe subito il martirio, sarebbe andato da qualcosa migliore anche della comunione con Cristo di cui ha goduto qui.

 

Rapiti insieme

Adesso, spendiamo qualche parola su 1 Tessalonicesi 4:14-17. Concentrati bene, perché la logica di questo testo è molto importante. Io penso che sia chiaro, ma è complicato. Il testo dice:

“Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati.” (1 Tessalonicesi 4:14)

Ora, ciò sembra che lui intenda portarseli dal paradiso, in cui sono. Di fatti, ci sono delle anime in paradiso: ne abbiamo appena discusso da 2 Corinzi 5:6-9 e Filippesi 1:23.

“Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saranno rimasti fino alla venuta del Signore, non precederanno quelli che si sono addormentati.” (1 Tessalonicesi 4:15)

Anche questo potrebbe far pensare che noi già esistiamo come anime – il corpo nella tomba, le anime con Gesù – alla presenza del Signore. In questo senso, chi è ancora sulla terra non li avrebbe preceduti alla presenza di Cristo, ma è qui che sorge il problema: adesso c’è l’argomentazione sul perché quelli rimasti, ovvero i vivi, non precederanno coloro che sono morti. Il testo dice:

“Perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo.” (1 Tessalonicesi 4:16)

È per questo che noi non li precederemo: loro risusciteranno, per primi. “Poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro” – non per primi o per secondi, ma insieme – “sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore.” (1 Tessalonicesi 4:17)

L’argomentazione per la quale chi è vivo al momento della venuta del Signore non precederà chi è morto è che i morti prima risorgeranno, e poi andremo tutti insieme. Non c’è un ordine, nessun “Oh, tu devi andare per primo”. Andremo insieme ad incontrare il Signore nell’aria. Nessun primo, nessun secondo; saremo tutti insieme.

 

Incontrare il Signore

Eccovi la conclusione a cui sono giunto nel momento in cui ho messo questi tre passaggi insieme. Precedere in 1 Tessalonicesi 4:15 non si riferisce ai morti che precedono i vivi alla presenza del Signore in paradiso (il che è ovvio). Paolo semplicemente non sta parlando di quello. Piuttosto, precedere si riferisce al precedere con corpi risorti nella gloriosa esperienza della seconda venuta.

Lasciatemelo dire di nuovo, perché questo è il significato di precedere richiesto dall’argomentazione dei versi 16 e 17. “Non precederemo i morti”, dice Paolo: precedere dove? Precederli con corpi risorti nella gloriosa esperienza della seconda venuta.

In altre parole, quello che Paolo dice in 1 Tessalonicesi 4:14-16 è che i vivi non avranno alcun vantaggio rispetto ai morti per quanto riguarda il pieno godimento di quel giorno – il giorno della resurrezione e della seconda venuta, inclusi la visione corporea e il godimento e la celebrazione corporea della seconda venuta – perché i morti in Cristo risorgeranno prima.

In altre parole, prima che ci sia qualsiasi glorioso raduno per incontrare il Signore nell’aria, i corpi di tutti i credenti che sono morti saranno risuscitati dai morti, riuniti con le loro anime, e poi l’intera chiesa cristiana, i vivi e i risorti, incontreranno insieme il Signore e gli daranno il benvenuto per stabilire il suo regno giusto.

 

 

Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: Beati

Tematiche: Domande dei lettori al pastore John Piper, Inferno, Lutto, Morte, Paradiso

John Piper

John Piper

È il fondatore di Desiring God, per il quale ricopre anche il ministero di insegnante, inoltre, è il rettore del Bethlehem College & Seminary. Ha servito per trentatré anni come pastore presso la chiesa battista Bethlehem Baptist Church di Minneapolis, in Minnesota e ha scritto più di cinquanta libri, tra cui  Non sprecare la tua vita (Ed. Coram Deo), Rischiare è giusto (Ed. Coram Deo), Coronavirus e Cristo (Ed. Coram Deo), Stupefatto da Dio (Ed. Coram Deo), La Buona Notizia di una grande gioia (Ed. Coram Deo), Le caratteristiche di un leader spirituale (Ed. Coram Deo) e Desiderare Dio.

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